Nella città di Palermo, quest’anno, ricorre il Giubileo Rosaliano corrispondente al quarto centenario dal ritrovamento delle spoglie di Santa Rosalia.
La celebre santuzza, punto di riferimento fondamentale per i cittadini del capoluogo siciliano, i quali dal 1624 riversano la loro fervente devozione in manifestazioni di forte impronta antropologica, diventa indiscussa protagonista di un vivace contesto culturale caratterizzato da eventi espositivi altrettanto entusiasmanti.
La Fondazione Sicilia, in particolare, ospita nelle sue prestigiose sedi, Palazzo Branciforte e Villa Zito, due progetti espositivi a lei interamente dedicati.
Fino al 29 settembre 2024, Palazzo Branciforte (Largo Gae Aulenti, 2) offre al pubblico di visitatori la mostra Rosalia 400.
Con la direzione artistica di Laura Barreca, Direttrice Scientifica del mudaC |Museo delle arti Carrara e del Museo Civico di Castelbuono, l’esposizione si colloca nell’ambito del progetto europeo CHANGES: Cultural Heritage Active Innovation for Next-Gen Sustainable Society PNRR (2023-2025).
La struttura architettonica che ne fa da preziosa cornice – un edificio cinquecentesco elevato oggi a centro polifunzionale, interamente rinnovato dall’architetto e designer Gae Aulenti, la quale redisse i lavori di restauro dal 2007 fino al 2012 – risulta essere uno spazio particolarmente congeniale al significato stesso della mostra.
Con riferimento specifico al monumentale Monte dei Pegni di Santa Rosalia, un tempo utilizzato come deposito di beni non preziosi che i cittadini più poveri cedevano in cambio di denaro, la rassegna enfatizza anche alcuni aspetti della cultura immateriale e materiale del popolo palermitano in relazione alla Santa.
Già a partire dal portone d’ingresso, il visitatore viene irrimediabilmente attratto da quattro piccole luminarie a forma di rosa capeggiate da una versione più grande che fa da punto di mediazione tra il varco di accesso e la lunetta a trama metallica che lo sovrasta.
L’elemento iconografico principale della Santa Patrona di Palermo funge, pertanto, da richiamo seducente verso uno spettacolo più articolato di luci che compongono la luminaria “Viva Palermo” – situata all’interno della corte del palazzo – di Domenico Pellegrino, realizzata in collaborazione con gli studenti dell’Istituto Comprensivo Karol Wojtyla/Arenella della città.
Proseguendo al piano terreno, quindi accedendo alla Sala della Cavallerizza, una linea temporale rossa ripercorre i momenti salienti che compongono la storia di Rosalia: dal ritrovamento dei resti umani sul monte Pellegrino, e di conseguenza la liberazione della città dalla terribile piaga della Peste nel 1624, fino alla nota celebrazione che nel mese di luglio viene organizzata in onore di tale miracoloso evento.
La parte della mostra dedicata al “Festino” di Santa Rosalia, intitolata “Il Carro, la Festa, la Santa”, vede il coinvolgimento di un Comitato Scientifico costituito da docenti dell’Accademia di Belle Arti di Palermo.
La ricorrenza del “Festino” – sorta di magnificente corteo che durante la sera del 14 luglio vede sfilare tra le vie principali di Palermo il grande “Carro Trionfale”, ogni anno diverso nella forma ma sempre contenente la statua di Rosalia in gloria – è motivo di grande orgoglio per il popolo palermitano.
Nelle due stanze attigue alla Sala della Cavallerizza, spazi nei quali si articola appunto la parte iniziale dell’esposizione, si concentra quindi il vero significato culturale, storico, ma soprattutto sociale, delle tradizioni locali sorte conseguentemente all’evento mistico legato alla Patrona di Palermo.
Il primo ambiente ospita i modellini della “Parata Kounellis”, il cui strabiliante “Carro trionfale” progettato dal celebre artista greco nel 2007 porta il ricordo di quello spettacolo luccicante che fu la gigantesca vela rivestita di pietre Swarovski che, fluttuante, percorse quell’anno le strade della città.
A seguire, nel secondo spazio, le opere fotografiche di Fabio Sgroi, Letizia Battaglia, Sandro Scalia, Melo Minnella e Fabio Lombardo testimoniano, attraverso significativi ed eloquenti dettagli, una realtà fortemente identitaria composta da gesti, litanie, rumori, colori, sapori e azioni che nel tempo hanno mantenuto la loro originaria essenza culturale pur essendo prede dell’inevitabile trascorrere del tempo.
Tra i policromatici manifesti risalenti agli anni Settanta di Francesca di Carpinello, una piccola raccolta di foto d’epoca e il materiale grafico che ricostruisce l’evoluzione del Carro e dei suoi apparati effimeri, si fa spazio l’opera video “I trionfi di Palermo” di Salvo Cuccia.
Girato nelle notti tra il 3 e il 7 settembre 2001 – giorni cruciali in cui la comunità locale commemora il dies natalis di Rosalia intraprendendo la tradizionale acchianata (salita) verso il Monte Pellegrino – il video riporta in slow motion le figure a infrarossi dei palermitani che alle primissime luci dell’alba affrontano il faticoso percorso che conduce verso il Santuario Rosaliano.
Fatta esperienza della coinvolgente atmosfera del “Festino” che l’esposizione al piano terreno vuole rievocare, il percorso prosegue nell’ambiente tutto suggestivo del “Monte dei Pegni di Santa Rosalia”, situato nel primo piano dell’ala prospiciente del palazzo.
La caratteristica fusione tra la struttura di scaffalature lignee sviluppate in altezza e le opere presenti al suo interno determina un effetto di piacevole straniamento, accentuato senz’altro dalla scarsa penetrazione della luce solare e dal colore scuro del legno che, in certi locali, rendono lo spazio quasi del tutto buio. Proprio giocando su tale naturale effetto, la voce placida di Dacia Maraini richiama l’attenzione del visitatore indicandogli il percorso da seguire con la sola stimolazione dell’udito:
Il tempo mi è amico ma anche nemico.
Passano le cicogne nel cielo dirette a Gerusalemme.
Passano i tonni nelle profondità marine dirette a Gerusalemme.
Ma io sono qui, ferma, e non posso muovermi…
Giunti a destinazione, la narrazione tutta centrata sulla figura della santuzza, una preghiera redatta dalla scrittrice per l’occasione, si espande nel vuoto della stanza unendosi dolcemente con la candida scultura in alabastro di Rosalia (1717), modellata dallo scultore trapanese Giacomo Tartaglia.
Il fasto e i colori della storica opera dei Pupi del Maestro Mimmo Cuticchio, la cui raccolta è divenuta parte costituente della collezione permanente della Fondazione Sicilia, consente di ritornare ancora una volta al clima festevole, e per certi aspetti ludico, della celebrazione.
È quindi la Storia di Santa Rosalia, filmato video che riproduce uno spettacolo progettato da Mimmo Cuticchio e dall’Associazione Figli d’Arte Cuticchio, incentrato sulla vita spirituale della Santa, a segnare il passaggio verso la successiva parte della mostra.
Si ritorna quindi alla scultura nella Sala dei Bronzi, con un calco in gesso di Antonio Ugo raffigurante l’effigie di Santa Rosalia, la cui versione in bronzo era stata costruita per la facciata della chiesa a lei intitolata, e ancora oggi esistente, progettata da Ernesto Basile poco prima della sua scomparsa.
Il modello in gesso manca di un arto destro, un difetto che può, tuttavia, essere idealmente corretto osservando il pannello didattico che restituisce alcune immagini della facciata e importanti informazioni sul progetto architettonico di Basile.
Il percorso trova infine il suo epilogo con l’ultima opera esposta, una “Boccia di spezieria” con l’immagine di Santa Rosalia. Situata nella sala riservata alla collezione di maioliche, l’opera, datata al 1628, risulta interessante per il suo carattere inedito, non essendo stata ancora indagata esaustivamente, ma soprattutto per la comunicazione che intercorre tra il vaso e il resto delle opere di maiolica esposte, secondo un gioco di rimandi e differenze stilistiche che giova pure all’intera collezione presente nella stanza.
Se in qualche modo “Rosalia 400” può essere menzionata per il suo carattere profano rispetto all’argomento religioso sottinteso al personaggio di Rosalia Sinibaldi, l’equivalente mostra allestita nella Pinacoteca di Villa Zito (via della Libertà, 52), visitabile fino al 19 maggio 2024, si riappropria dell’aura solenne che generalmente le pertiene.
A cura di Maria Concetta Di Natale, “Le estasi di Santa Rosalia. Antoon van Dyck, Pietro Novelli, Mattia Preti, Luca Giordano” propone un gruppo di opere di straordinario rilievo storico-artistico appartenente al contesto europeo del Seicento.
La prima sala, propedeutica agli ambienti successivi, accoglie il visitatore con un gruppo di volumi e incisioni dedicati alla Santa, tramite cui è possibile ripercorrerne l’evoluzione iconografica anche grazie al supporto di appositi pannelli didattici.
Tra i testi, spicca in particolare l’esemplare della quinta edizione di Corona di rose e gigli intrecciata di varie Divozioni da offerirsi alla Gloriosissima Romitella S. Rosalia Vergine Palermitana del Padre gesuita Domenico Stanislao Alberti, rinvenuto presso la Biblioteca della Fondazione Sicilia.
Il fortunato ritrovamento ha consentito di individuare, in seno al volume, la presenza di una raccolta di incisioni, cavate da Cornelis Galle sui disegni forniti dal celebre Van Dyck, intitolata Vita S. Rosaliae Virginis Panormitanae Pestis Patronae iconibus expressa, mediante cui è possibile osservare il rinnovamento iconografico della Santa secondo gli stilemi della produzione artistica Barocca.
Si procede quindi nel pieno sviluppo espositivo con le opere pittoriche protagoniste della mostra, enfatizzate da uno studiato uso dell’impianto illuministico tutto giocato sul contrasto suggestivo di luci e ombre.
“Rosalia, incoronata dagli angeli, intercede per la città di Palermo” è il dipinto attribuito all’ambito del pittore fiammingo Antoon van Dyck, giunto nel capoluogo siciliano nel 1624, durante la fase più critica della diffusione della Peste.
Datata al 1625 circa, l’opera restituisce la prima identità iconografica di Rosalia – consistente nella corona di rose e il ramo di giglio –, successivamente al rinvenimento delle sue spoglie umane presso Monte Pellegrino e la conseguente liberazione di Palermo dalla Peste.
Nella parete a fianco, la “Santa Rosalia” (1677) di Mattia Preti, proveniente dalla Chiesa dell’Immacolata Concezione di Sarria (Malta), sembra apparentemente richiamare l’opera compagna per una similare impostazione scenografica; nel raffronto, tuttavia, il visitatore gode dell’opportunità di captare alcune differenze fondamentali, come ad esempio la presenza di ulteriori elementi iconografici attribuiti alla Santa posteriormente.
A seguire, anche il secondo ambiente, che ospita “Santa Rosalia” (1625 ca.) dell’ambito di Antoon van Dyck e il dipinto di medesimo soggetto di Luca Giordano (1697), quest’ultimo proveniente dal Museo del Prado di Madrid, invita ad attuare lo stesso tipo di indagine iconografica.
A essere più evidente, in questo caso, è forse l’atteggiamento di estatica contemplazione che assume visibilmente la Santa palermitana, espediente che si attribuisce ad Antoon van Dyck e che congiunge, come lo stesso titolo della mostra suggerisce, tutti i lavori prescelti per l’occasione espositiva.
La sala successiva è invece interamente dedicata alla visione della maestosa “Santa Rosalia di Palermo in Gloria” (1647) del monrealese Pietro Novelli.
La scelta museologica di isolare la tela, senza dubbio concede l’opportunità di studiare con grande attenzione i particolari che compongono l’opera: per esempio, l’impostazione centripeta dei putti alati e la raffigurazione della Santa, in estasi e dal volto dolce, i cui attributi iconografici le vengono offerti dagli angeli che animano la parte inferiore della tela.
L’ultima opera che completa tale piccola ma preziosa collezione di capolavori è la “Santa Rosalia” di Antoon van Dyck (1625), anch’essa proveniente dal Museo del Prado di Madrid.
Questa bellissima versione della Patrona di Palermo, nell’atto di essere incoronata di rose da un delicatissimo puttino biondo, si ricongiunge cronologicamente con il primo dipinto visibile in mostra, determinando in questo modo la chiusura di un cerchio che vede al centro l’interessante storia iconografica di Santa Rosalia.
Mesi importanti, quindi, per Palermo: città tanto contraddittoria quanto affascinante, non poteva che ricevere una donna, Rosalia Sinibaldi, come sua Santa protettrice. Non a caso, come recita un piccolo passo del “Triunfu di Rusulia”:
Per essere di Dio celeste sposa
dal cielo in terra le fù dato l’onore,
apposta in questo mondo fù mandata,
per essere di Palermo l’avvocata…
Dopo avere conseguito, presso l'Università degli Studi di Palermo, la laurea triennale in Scienze della Comunicazione per le Culture e le Arti, e la laurea magistrale in Storia dell'Arte, frequenta la Scuola di Specializzazione in Beni Storico - Artistici dell'Università di Pisa. I suoi interessi di ricerca si concentrano su temi di Estetica applicata all'Arte Contemporanea, Editoria d'Arte e Antropocene. Per occasioni espositive, ha collaborato con la Galleria Rizzuto, con la Francesco Pantaleone Arte Contemporanea di Palermo, e con il Palazzo Reale di Pisa. Attualmente lavora in veste di editor per la Casa Editrice Serradifalco, e progetta contenuti di valorizzazione del territorio per la Società Aedeka di Pisa




















