“Un paese vuol dire non essere soli, sapere che nella gente, nelle piante, nella terra c’è qualcosa di tuo, che anche quando non ci sei resta ad aspettarti.”
– Cesare Pavese
Quale sia la funzione dell’arte in questo millennio è una domanda che ci poniamo spesso. Cosa costruisce, cosa lascia nelle persone che ne fruiscono, come si pone nei confronti della società. Il lavoro di Valentina Vannicola (Tolfa, Roma, Italia, 1982), esponente della staged photography – la tendenza della fotografia contemporanea a presentare come reali scene costruite secondo le dinamiche proprie della cinematografia – risponde al quesito:
l’arte è un processo collettivo, oppure l’arte è un atto psicomagico?
La Processione mistica è, come tutti i lavori dell’artista, una performance partecipata in cui la fase dello scatto è solo il risultato finale di un processo più ampio. È preceduto da bozzetti preparatori in cui la scena è riprodotta interamente o solo accennata nel caso del suo più iconico lavoro, L’Inferno di Dante (Tolfa, 2011).
Inizia oltre dieci anni fa questo viaggio all’interno delle tre cantiche, che viene messo in pausa per qualche anno, il tempo necessario per l’autrice di rispondere ad alcune committenze e sperimentare la sua tecnica uscendo dal proprio territorio, confrontandosi con realtà culturali diverse e in parte a lei sconosciute.
È interessante come questa grande opera corale arrivi proprio come se fosse un viaggio di ritorno alla sua terra e come questa sia l’elemento che condiziona l’interpretazione del suo percorso dantesco.
Realizzata con il sostegno del MAXXI Museo nazionale delle arti del XXI secolo e acquisita nel 2022 nella Collezione di Fotografia del Museo stesso, La Processione mistica si ispira alla processione descritta da Dante nel XXIX Canto del Purgatorio, ed è ospitata insieme a quattro ritratti di personaggi danteschi: Santo Stefano, Santa Lucia, Pia De’ Tolomei e Invidioso Cornice II, una video installazione, disegni, materiali di lavoro, costumi e accessori utilizzati durante la lavorazione e il documentario di Alessandro Toscano che racconta la sua genesi e la realizzazione.
La processione mistica è senza alcun dubbio un atto psicomagico, una messa in scena della realtà che, attraverso l’azione, porta un cambiamento. Lo penso quando Valentina mi chiama a far parte dei 49 figuranti in quell’unico scatto che diventa una fotografia lunga sette metri.
Ne ho conferma dopo l’incontro che si è tenuto il 24 febbraio al Cinema Teatro Claudio di Tolfa, paese d’origine di Valentina in cui sono ambientati la maggior parte dei suoi lavori.
Mi chiama, come fa con tutti, senza spiegarmi cosa dovrò fare. Mi prende le misure per il vestito insieme al meraviglioso gruppo di sarte, la maggior parte locali, e mi chiede di tenermi impegnata un giorno del mese successivo. E io come, come tutti gli altri 48 figuranti, non ho fatto domande, ho spostato tutti gli appuntamenti che avevo e nel mese successivo sono tornata da lei per fare le prove del vestito ma soprattutto per andare a visitare il Polo Culturale di Tolfa che lentamente diventava atelier.
Valentina Vannicola è un’artista incredibilmente completa: ha in sé il dono sciamanico o streghesco della visione, lo sappiamo quando ci descrive quello che sarà; è capace di grande intelligenza emotiva, il che le permette di avere un paese intero a disposizione ogni volta che mette in piedi un progetto – lo vediamo anche dal documentario, Una processione mistica, realizzato da Toscano e voluto dal MAXXI di Roma e in cui Valentina è spesso coinvolta in ragionamenti tecnici con Renzo, il fabbro del paese, o Vasco, proprietario del terreno in cui si terrà la processione; ama incondizionatamente la sua terra e le persone che la abitano.
Questo mix di qualità portano la sua arte a muoversi in due direzioni: l’ordinario diventa straordinario e quindi personaggi comuni diventano rappresentanti iconici del testo dantesco, e lo straordinario ritorna in forma di stupore proprio a lei, nel momento in cui il progetto terminato viene spiegato e accolto dalla popolazione.
Il 24 febbraio di nuovo ho dovuto spostare tutti gli appuntamenti che avevo per essere a Tolfa a vedere cosa sarebbe successo: Valentina prima di salire sul palco si assicurava le che prime file del teatro non rimanessero vuote.
Una preoccupazione vana poiché il paese intero è accorso. Sono intervenuti all’incontro, moderato dalla docente universitaria e storica dell’arte Benedetta Cestelli Guidi, al quale sono intervenuti Simona Antonacci, Responsabile Fotografia MAXXI Architettura e Design contemporaneo e Giordano Iacomelli, Direttore del Museo Civico Archeologico di Tolfa.
È stata l’occasione per raccontare l’importanza della dimensione partecipativa del lavoro di Vannicola, rivelando quanto possa essere sfaccettata la ricerca sul paesaggio contemporaneo, ma è stata a mio avviso soprattutto il momento in cui tutti gli attori coinvolti, dalla committenza, alle collaborazioni ai fruitori le hanno potuto ricordare quanto la sua opera sia fuori dal comune.
Il lavoro di Valentina Vannicola oltre ad avere una visione, uno sguardo artistico, competenze tecniche ed estetiche che lo rendono di rara fascinazione, ha anche la capacità di trasfigurare: quello che era non è più.
Lo dice durante l’incontro il direttore del Polo Culturale di Tolfa, che racconta come l’intervento di Valentina sia avvenuto in un momento di cambiamento strutturale ed abbia accelerato la trasformazione di un’ala del Museo.
Lo dice anche Simona Antonacci raccontando le difficoltà di allestimento dell’opera (immaginate cosa abbia significato per il corniciaio realizzare e trasportare una cornice di sette metri non divisibile in sezioni).
“La Processione Mistica non è solo un’opera ma è stato un catalizzatore di energie, saperi, pareri, conoscenze, genti: una immensa impresa comunitaria. Ho sempre pensato che per dare vita ad un’operazione di questo genere sarei dovuta tornare a Tolfa, la terra dove sono nata, la scelta ha dato vita ad un processo inarrestabile.”
– Valentina Vannicola
Specialista in letteratura ispano americana, ha conseguito il dottorato di ricerca in "Studi Euro Americani" con una tesi sulla guerra delle Malvinas-Falkland analizzata attraverso la produzione letteraria argentina. Ha tradotto Memorie dal Calabozo di Mauricio Rosencof ed Eleuterio F. Huidobro (Iacobelli editore, 2009), Le leggende del nonno di tutte le cose di Mauricio Rosencof (Novadelphi, 2011) e Olio su tela di Gina Picart (Novadelphi, 2014). Svolge attività di promozione della lettura attraverso la collaborazione con festival letterari o il coordinamento di gruppi di lettura. Lavora presso la Fondazione Maria e Goffredo Bellonci, che organizza il Premio Strega, come assistente di direzione. Per Iacobelli Editore ha pubblicato Il piccolo libro vegano (2019).
- Serena Ferraiolo























