Il lavoro culturale ha cambiato forma, cerca di combattere la velocità e il ritmo che ci impone la vita invece di cavalcarlo, in alcuni casi, come in questo.
Nel 2024 nasce Storie di Periferia. Riportare le periferie al centro della storia.
L’idea era quella di proporre un progetto culturale che invadesse (letteralmente) alcuni territori periferici – nella prima edizione Tor Bella Monaca (RM) e Caivano (NA), contribuisse alla formazione di studentesse e studenti dei territori individuati.
La prima azione del progetto avviene a inizio giugno 2024 ed è la finale del Premio Strega Giovani al teatro di Tor Bella Monaca.
Succede quindi che 300 tra i mille giurati del Premio Strega Giovani hanno raggiunto la periferia di Roma letteralmente da tutta Italia – da Foggia a Sanremo – per incontrare i 12 autori in gara e scoprire la vincitrice designata dal loro voto: Donatella Di Pietrantonio.
C’erano le istituzioni nazionali e locali, c’erano gli attori del territorio che si occupano di cultura: Alessandra Laterza della Libreria Le Torri, Claudia Bernabucci della biblioteca Cubolibro, Filippo D’Alessio direttore del Teatro di Tor Bella Monaca e ovviamente docenti – In uno degli incontri pensati con loro per mettere in piedi il progetto mi avrebbero poi raccontato che era la prima volta che si trovavano intorno a un tavolo a parlare di cultura.
C’erano soprattutto i ragazzi, bellissimi nel loro modo di indossare i 16 anni, con la loro naturale dose di illusione e disillusione che a noi commuove. I ragazzi con le recensioni dei libri in forma di racconto o in forma di illustrazione.

Ma il mio primo giorno a Tor Bella Monaca è stato quando Alessandra Laterza, libraia della Libreria le torri, mi ha caricata in macchina e mi ha portata a incontrare i dirigenti scolastici degli istituti comprensivi per convincermi che il progetto doveva aprirsi a loro, a ragazze e ragazzi dalla prima alla quinta elementare che dovevano assolutamente sapere che il Premio Strega era a Tor Bella Monaca. Quindi arrivo nel piazzale antistante alla libreria e Alessandra mi carica in macchina. E così farà più o meno per tutti gli incontri successivi: abbiamo incontrato almeno 500 bambini, dalla prima alla quinta elementare.
Alessandra ha raccontato loro una favola, scritta da lei, che ha come protagonisti i gatti di Maria e Goffredo Bellonci, Teodolinda e Serafino, e i libri. La fiaba è stata illustrata da Laura Re.
I laboratori del Cubolibro hanno dato vita ad altre esperienze emotive. Ci sono storie che non siamo più in grado di immaginare e invece poi ci sono gialli da scoprire che raccontano quello che sanno vedere occhi e menti liberi da condizionamenti e dalla conoscenza della storia e dei personaggi, o dalla reverenza nei confronti di un premio letterario che compie 79 anni.
Ecco le storie immaginate dai ragazzi di Cubolibro.
Il giallo del biglietto
La bizzarra vicenda di un premio
La storia rivisitata del Premio Strega e della famiglia Bellonci
Da Cubolibro posso vantare di aver salvato una pianta grassa, in cambio di una pianta di avocado. L’amicizia mette le radici anche così.
Il nostro progetto era un altro, nonostante i deragliamenti e la moltiplicazione di attività, proposte, richieste e sollecitazioni. Volevamo leggere L’Isola di Arturo di Elsa Morante, con Elena Stancanelli e le ragazze e i ragazzi iscritti al progetto. E l’abbiamo fatto.
Elena è entrata nella libreria Le Torri, dove abbiamo tenuto gli incontri – un presidio culturale che resiste senza aiuti e io vorrei che li avesse – la prima volta con il suo cane Jo e ha chiesto a tutti di stendersi a terra per fare 15 minuti di training autogeno, per concentrarsi su quello che avremmo fatto insieme.
Tutti rapiti. Tutti conquistati. Tutti in silenzio quando richiesto e attivi e partecipi invece in tutto il dibattito. Abbiamo fissato nella memoria collettiva la varietà di uccelli descritti da Elsa Morante nelle prime pagine del libro, le leggende intorno al nome di Arturo e la morfologia dell’isola.
Abbiamo scoperto che tutte e tutti loro sentivano il bisogno di un contatto più frequente con la natura (Leonardo ci ha raccontato delle sue fughe serali in campagna). Siamo poi andati avanti nella lettura e nel racconto e anche nella conoscenza di questo gruppo di giovanissimi studenti (tra i 12 e i 14 anni).
Sono passate le settimane e Andrea ha tolto il gesso, Alice si è fidanzata (con Leonardo), Rukye ci ha salutato perché si trasferisce a Milano, ci siamo dati appuntamento dopo l’estate. I ragazzi vanno ancora ogni tanto in libreria, io continuo a sapere cosa combina Alessandra con i suoi festival e seguo l’account IG del Cubolibro per incursioni nella programmazione futura.
Abbiamo ospitato per delle lezioni speciali Maria Grazia Calandrone, Gaja Cenciarelli e Daniele Mencarelli. Qualche settimana fa un ufficio stampa di una casa editrice mi ha detto di aver sentito uno di loro e di aver scoperto del progetto. Ho pensato “ancora ne parlano”. Ho pensato che ci è rimasto nel cuore.
A Caivano è iniziato tutto in un altro modo, con Nadia e Angela, responsabili di un’associazione del territorio, che mi aspettavano in un bar per parlare del progetto, del territorio, delle attività. Ma io purtroppo ero stata coinvolta in un tamponamento a catena e non avevo fatto in tempo. Ho pensato, come direbbe qualcuno “cominciamo bene”.
E invece abbiamo cominciato con il piede giusto, con un incontro informale con il preside Claudio Mola del Liceo Braucci. Il territorio, la comunità che si stringe intorno al mondo culturale, le opportunità a Caivano hanno una forma diversa. Abbiamo incontrato circa 60 studentesse e studenti degli istituti superiori di Caivano (Liceo Braucci, in cui si sono svolti gli incontri, liceo Artistico Sereni di Cardito e Liceo Gandhi di Casoria) per quattro pomeriggi durante i mesi di febbraio, marzo e aprile.
Ha guidato il corso Massimiliano Virgilio, attraverso la lettura di Vita mortale e immortale della bambina di Milano di Domenico Starnone. Ha stimolato riflessioni e la condivisione di testi da parte di studentesse e studenti.
Ha coinvolto autrici e autori in carne e ossa – oltre ai vari evocati dalla loro scrittura, secondo l’idea iniziale alla base di Storie di periferia: rendere la lettura sì, accattivante, ma soprattutto accessibile e riportare le periferie al centro del dibattito, accendere dei fanali su luoghi messi ai margini.
Sono intervenuti Sabrina Efionaji, Domenico Dara e Paolo Di Paolo.
Sono intervenute tra le studentesse Rosa Caropreso, che ci ha raccontato la storia di un anello di famiglia, e Olga, che ha raccontato la sua storia, mescolandola al colore carota e ai bignè alla crema. Tutte storie che spero saranno coraggiose e caricheranno sul portale leggiamoci.it, dove vorremmo pubblicarli tutti.
Abbiamo coinvolto la libreria “L’acrobata” di Mugnano per l’acquisto delle copie del libro. Abbiamo scoperto che non ci sono librerie indipendenti in zona. Speriamo ci sia tempo per poter lavorare su questo aspetto e sul coinvolgimento di altre fasce d’età di studentesse e studenti, magari anche attraverso la biblioteca comunale.
Come continua questa storia?
Il 3 giugno saremo sul territorio per annunciare il vincitore del Premio Strega Giovani 2025. Le scuole di tutta Italia a incontreranno autrici e autori dei libri in gara al premio. Scopriremo insieme il libro più votato. Accenderemo un faro un po’ più forte anche qui. Io spero di incontrare studentesse e studenti che hanno seguito il corso. Spero che addirittura qualcuno di loro vinca il premio leggiamoci.it e spero ci sia un prossimo anno, una nuova opportunità.
Storie di Periferia. Riportare le periferie al centro della storia è un progetto promosso dalla Fondazione Maria e Goffredo Bellonci, con il sostegno di Enel Cuore, la onlus del gruppo Enel, e con la collaborazione speciale della Commissione Parlamentare d’Inchiesta sulle Periferie.
Storie di Periferia. Riportare le periferie al centro della storia si inscrive nell’ambito delle attività organizzate dalla Fondazione che hanno come obiettivo la diffusione della letteratura contemporanea, specialmente nelle scuole in Italia e all’estero, e la valorizzazione del patrimonio storico, artistico e letterario del nostro paese.
Specialista in letteratura ispano americana, ha conseguito il dottorato di ricerca in "Studi Euro Americani" con una tesi sulla guerra delle Malvinas-Falkland analizzata attraverso la produzione letteraria argentina. Ha tradotto Memorie dal Calabozo di Mauricio Rosencof ed Eleuterio F. Huidobro (Iacobelli editore, 2009), Le leggende del nonno di tutte le cose di Mauricio Rosencof (Novadelphi, 2011) e Olio su tela di Gina Picart (Novadelphi, 2014). Svolge attività di promozione della lettura attraverso la collaborazione con festival letterari o il coordinamento di gruppi di lettura. Lavora presso la Fondazione Maria e Goffredo Bellonci, che organizza il Premio Strega, come assistente di direzione. Per Iacobelli Editore ha pubblicato Il piccolo libro vegano (2019).
- Serena Ferraiolo
- Serena Ferraiolo




























Una risposta
sei la mia genia della lampada.