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Sergio Lombardo, Progetto di Morte per Avvelenamento nella mostra Facile ironia al MAMbo

di Emma Montella

Facile ironia. L’ironia nell’arte italiana tra XX e XXI secolo curata da Lorenzo Balbi e Caterina Molteni al  MAMbo (in corso fino al 7 settembre 2025) ha aperto durante Art City Bologna e in occasione dei 50 anni dalla fondazione della Galleria d’Arte Moderna.

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Sergio Lombardo, Progetto di Morte per Avvelenamento nella mostra Facile ironia al MAMbo

Come suggerisce il titolo, la mostra segue l’idea di ironia in quanto rovesciamento simultaneo del senso comune, un concetto affrontato diversamente da artisti italiani prevalentemente a partire dagli anni 50 ad oggi.  Dietro  questo tema apparentemente giocoso si nascondono fenomeni di natura intrinsecamente complessa e giochi di contraddizioni.

Apprezzabilmente, opere iconiche di artisti come Carla Accardi, Piero Manzoni, Michelangelo Pistoletto, si alternano a lavori meno conosciuti o inediti, come il video La Conta di Marisa Merz, recentemente trovato presso il suo archivio. In quest’ultimo l’artista viene inquadrata mentre apre una scatola di piselli, ma al posto di cucinarli li conta pazientemente uno ad uno: un gesto paradossale e poco funzionale.

All’ingresso il visitatore viene accolto dalla grande carrozza di Gino De Dominicis, artista misterioso e sfuggente, esposta nuovamente in un museo pubblico dopo quasi 15 anni.  Opera che prende alla lettera la specialità campana, Mozzarella in Carrozza consiste in una grande carrozza nera con a bordo una mozzarella.

La visione che l’arte debba esistere solo come capolavoro è stata superata nel corso del Novecento e le opere esposte nella grande sala delle ciminiere sviluppano un linguaggio contrario a un sistema dominante, sperimentando nuovi codici estetici ed esistenziali.

Progetto di Morte per Avvelenamento, parte di un’omonima serie, è stata realizzata da Sergio Lombardo ed è esposta accanto a Merda d’Artista di Piero Manzoni. Entrambi i progetti, carichi di valore simbolico, suscitano reazioni contrastanti, assumendo un valore critico paradossale, particolarmente in linea con la tematica della mostra.

Lombardo fu tra i principali artisti italiani a rinnovare il linguaggio artistico europeo tra la fine degli anni 50 e inizio anni 60. L’artista aderì al gruppo della cosiddetta Scuola di Piazza del Popolo, un movimento artistico di cui facevano parte anche Mario Schifano, Jannis Kounnellis, Tano Festa, Franco Angeli etc..

L’opera di Lombardo fu esposta per la prima volta presso la galleria La Salita a Roma nel 1970 e consiste in una fiala di nicotina grezza con accanto una lettera che riporta testuali parole “open this envelope only after the death of the person who takes the poison”.

Caratterizzato da un certo dark humor, il  progetto voleva porre il problema della morte e della possibilità di sceglierla volontariamente. Qui, la provocazione è palpabile e l’opera ha senso di esistere solo in relazione a un pubblico: cosa c’è nella busta?, e perché uno deve morire per scoprirlo? sono domande paradossali destinate a rimanere senza risposta e portare quindi ad altre domande.

Secondo la filosofia socratica quella di fare domande era un’arte vera e propria: è infatti solo attraverso la curiosità che l’uomo può avere uno sguardo lucido sulla realtà.

L’opera altamente provocatoria può essere intesa come gioco superficiale ma ha un profondo coinvolgimento con l’osservatore la cui interazione può essere volontaria o involontaria, distruttiva o costruttiva portando a riflessioni più articolate sulla psicologia relazionale che non è legata al semplice spettacolo.

“Per me, con i Progetti di Morte per Avvelenamento, la sollecitazione di una scelta consapevole fra un progetto di vita e un progetto di morte aveva raggiunto il suo limite estetico invalicabile e non poteva più essere approfondita senza regredire nel comportamento psicotico, nel comportamento criminale, o nel terrorismo.”

L’opera di Lombardo fece scalpore quando durante una collettiva di arte italiana contemporanea tenuta presso l’Accademia di Belle Arti di Vienna venne sequestrata dalla polizia in seguito ad un malore registrato da uno studente il quale aveva ingerito parte della fiala di nicotina. L’evento fu poi denunciato in sede parlamentare da un deputato democristiano.

In realtà parrebbe che lo studente avesse finto il malessere come parte di una performance, ma questo evento contribuì all’immaginario outsider dell’artista che fu condannato pubblicamente da molte testate giornalistiche. Scrive l’artista:

“La critica d’arte e la stampa, ormai completamente naufragate sul piano dell’interpretazione teorica, affrontarono i Progetti di Morte per Avvelenamento solo dal punto di vista scandalistico e molti si indignarono per il fatto che dei “veri” veleni potessero costituire materiale artistico, nonché per il fatto che gli stessi potevano mettere in pericolo il pubblico.”

Secondo Lombardo, la tendenza del pubblico ad avvicinarsi al conformismo mondano porta ad un rapido decadimento estetico.

Non a caso l’artista romano si distaccò dalla pratica pittorica, favorendo un percorso di ricerca concettuale che intreccia arte e psicologia e che caratterizza tutte le sue opere a partire dalla metà degli anni sessanta.

ufficiostampabolognamusei@comune.bologna.it
sergio.lombardo.prof@gmail.com

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Laureata in AMAC (arts, curatorship and museology) presso l’Università di Bologna, con un master in Management dell’Arte e una triennale in Beni culturali. Italia, Grecia, Canada, Inghilterra e Spagna sono i paesi che ha potuto chiamare casa nel corso degli anni. Dopo il tirocinio formativo presso l'Istituto dell'Enciclopedia Italiana Giovanni Treccani oggi lavora per la casa editrice bolognese Scripta Maneant specializzata in libri d'arte.

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