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Io dipinto: la collezione Nobili

di Valeria Biacioni

Come scrive Sandra Petrignani nel suo romanzo Addio a Roma: “Roma negli anni Cinquanta  è al centro di un miracolo”.
Le persone vogliono dimenticare gli orrori della guerra, fare cinema, festa, aprono i cinematografi e le sale da ballo. Tra le rovine ovunque c’è la voglia di curare le ferite, ci sono la Rai e Cinecittà, le gallerie d’arte spalancano le porte alla bellezza e all’avanguardia.
Gli anni Cinquanta e Sessanta sono quelli più floridi per l’attività di collezionismo di Franco Nobili. Figlio di Costantino Nobili, esponente del sindacalismo cattolico vicino a Don Luigi Sturzo, imprenditore di opere di infrastrutture, laureato in Giurisprudenza, presidente dell’IRI, militante durante l’adolescenza e la giovinezza con la Democrazia Cristiana. Sposa Maria Antonietta Trojani, conosciuta tra le file della DC, da cui avrà cinque figlie Susanna, Flavia, Cecilia, Costanza e Giulia.
La collezione di autoritratti fa parte di una più ampia raccolta di famiglia: di circa settanta, sessantaquattro opere sono in mostra ai Musei Vaticani. L’esposizione, Io dipinto, curata da Rosalia Pagliarani, che ci ha gentilmente accompagnati in questo percorso allestito tra le sale della torre dei Borgia, spiegando con passione unita ad una ancora più alta formazione culturale, è stata pensata per il grande e variegato pubblico dei Musei Vaticani.

immagine per Io dipinto, Musei Vaticani
Io dipinto, Musei Vaticani

Suddivisa in spazi che affrontano nuclei tematici ben definiti: l’autoritratto nella letteratura, l’altro da se stesso, la celebrazione dell’artista, per citarne alcune. Opere di impostazione accademica, ma anche autoritratti più intimi, autori più amatoriali accanto ad artisti già acclamati rivelano l’attitudine di Franco Nobili nei confronti dell’artista emergente da seguire e sovvenzionato con l’acquisto delle opere.

Come dimenticare a questo proposito la presenza nella collezione di Mario Martini, artista di strada che viveva nei pressi di Piazza del Popolo. Si tratta di opere del Novecento italiano con tre incursioni ottocentesche: Mancini, Palizzi e Xiemenes. Tra gli altri Cocteau, De Chirico, Failla, Delle Site, Greco, Levi, Rosai, Pirandello, Trilussa, Marussig.

Nel 2019 le figlie di Franco Nobili avviano il dialogo con la direzione dei Musei Vaticani affinché si compia il volere dei genitori di donare a questo spazio, il più affine per la vicinanza al cattolicesimo di Nobili, questa collezione affinché se ne abbia una pubblica fruizione. Nel 2021 la donazione è firmata presso lo Stato Vaticano.

La curatrice dell’esposizione e autrice del saggio contenuto nel catalogo della mostra, racconta come  l’allestimento sia stato ulteriormente  pensato in una continuità ideale con l’originario alloggio delle opere in casa Nobili in piazza di Priscilla, nel quartiere romano Trieste.

Abitazione che occupava attico e superattico della palazzina Alfieri, storico edificio realizzato da Ernesto Nathan Rogers e che vedeva al suo ingresso, così come nella mostra, l’autoritratto di Linda Buonaiuti in veste da amazzone, e che accomoda sulla parete di appoggio di una scala ellittica sorretta da un pavimento nero e bianco a scacchi, questo ricco florilegio di quadri. Approntamento che trova testimonianza nelle foto in mostra di Flavia Rossi.

Il collezionismo di Nobile si fa stretto alla fine degli Sessanta per toccare dei picchi tra gli anni Ottanta e Novanta.

Il percorso di questa lunga acquisizione è dettagliatamente redatto da documenti di compravendite, prestiti, appunti, conservati con scrupolo dalla famiglia. Franco Nobili inizia ad acquistare attraverso la libreria Prandi di Reggio Emilia e Brerarte, da cui provengono gli autoritratti di Pirandello, Marussing e Montanarini. Ed ancora le gallerie di via del Babuino, quella di Gaetano Chiurazzi, da cui provengono Levi, Mafai e Rosai; ma soprattutto il rapporto con Giuseppe Appella e con Maurizio Fagiolo negli anni Novanta.

Perché l’autoritratto? Sin dagli anni giovanili, quando Nobili è redattore de “Il Popolo”, dimostra una certa afferenza sul formato, sul taglio fotografico delle immagini; sicuramente la conoscenza della collezione di autoritratti agli Uffizi e non ultimo un profondo lavoro di ricerca iconografica che Nobile svolge per una pubblicazione sul volto dei santi, e poi la casualità.

La casualità, che determina nella formazione germinale della collezione, una scintilla di abbrivio; legata imprescindibilmente ad un animo dal profondo sentire umanistico.

La collezione donata ai Musei Vaticani rappresenta la testimonianza di un volere personale e al contempo la fotografia esatta della Scuola Romana che per lungo tempo ha determinato il volto e i luoghi di questa città.

Come scrive Rosalia Pagliarani, l’autoritratto è sempre ritratto d’artista, lo sguardo ne è poi il vero protagonista. L’autorappresentazione dell’artista, attraverso il volto, spesso lo specchio e, sempre lo sguardo, apre ad un confronto incessante con la conoscenza di se stessi e della propria interiorità.

Si giunge al termine dell’esposizione pensando che, forse, quello che vorremmo che fosse rappresentato è il nostro di volto.

Info mostra Io Dipinto – La collezione di autoritratti del Novecento di Franco e Maria Antonietta Nobili

  • fino al 27 aprile 2025
  • Salette della Torre Borgia, Musei Vaticani
  • +39 06 69883145
    info.musei@scv.va
immagine per Valeria Biacioni
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Classe 1984, vive e lavora a Roma. Storica e critica d’arte specializzata nell’indirizzo della semiotica, è docente, lavora come storica dell’arte presso alcuni musei di Roma quali la Galleria Colonna, Palazzo Farnese, Villa Bonaparte e scrive di arte e di semiologia su riviste di settore e su testate on line. Ideatrice e curatrice di lezioni e conferenze su Roma letta attraverso il cinema, l’arte e la letteratura, ha curato esposizioni fotografiche che hanno fatto parte del circuito del Festival Internazionale di Fotografia presso la galleria d’arte romana Acta International di Roma.

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