“Li chiamavano Morante Moravia tutto attaccato come se la loro fosse un’unica vita, come se fossero parte di un binomio inscindibile. Eppure non potevano essere più diversi. Elsa e Alberto si conoscono nel novembre del 1936 a Roma. Lei ha venticinque anni, occhi grandi e accesi una gran massa di capelli ricci, lo sguardo color pervinca e una risata che trascina“ così li racconta Anna Folli nel suo romanzo Morante Moravia. Una storia d’amore edito da Beat nel 2020.

Il locale in cui si conoscono è la birreria Dreher di Piazza Santi Apostoli, accanto a Palazzo Colonna, vengono presentati dal pittore Giuseppe Capogrossi. Arrivati ai saluti dopo la cena, Elsa Morante aveva fatto scivolare le chiavi di casa nella tasca di Moravia e il resto è storia.

La Roma di Alberto Moravia e di Elsa Morante, più che dei loro romanzi o racconti, è quella che loro hanno vissuto perché è quella ad essere messa nelle loro opere e perché sono stati testimoni delle trasformazioni che hanno interessato la città per quasi un secolo: Moravia muore nel 1990 e Elsa Morante nel 1985.

immagine per Roma attraverso gli occhi dei grandi scrittori. Morante Moravia
Elsa Morante e Alberto Moravia

Alberto Moravia cresce in un villino stile liberty progettato dal padre Carlo Pincherle Moravia nella zona dei Parioli, in via Gaetano Donizetti, affacciato su Villa Borghese; frequenta il ginnasio al Tasso prima di cadere a causa di una tubercolosi ossea che lo costringe in sanatorio a Cortina per più di un anno.

Tornato a Roma, dopo quella esperienza, scriverà a soli vent’anni Gli indifferenti nel 1929. La Roma degli anni intorno al 1920 era più o meno quella che ci descrive D’Annunzio ne Il Piacere, con pochi cambiamenti.

Qualcuno aveva raccontato che, essendo salito sopra una carrozzella intorno al 1920 e avendo dato al vetturino l’indirizzo di via Paisiello, si sentì rispondere con tono indignato “ma che abiti nella foresta nera?” Moravia racconta “Roma era piena di carrozzelle, c’era un forte odore di cavalli in giro, orina di cavalli, letame di cavalli. Quando tornavamo dalla villeggiatura col treno, mi piaceva ascoltare il rintocco degli zoccoli sulle selci di Roma”.

Il villino in cui cresce è una palazzina di quattro piani, con un giardino piccolo, ma folto con fontanelle, aiuole, vialetti ghiaiati e un berceau ricoperto di roselline bianche. Simile a quello tra Via Po e via Salaria allora chiamato Villa Ceci ora Villa Levi, quello al quale si è ispirato per la Villa de Gli Indifferenti.

Tutt’altro che ricco e alto è il quartiere dove nasce Elsa Morante.
Nata in via Anicia nel 1912, Elsa Morante invece trascorre i suoi primi dieci anni in via Vespucci nel quartiere di Testaccio, oggi sede di un asilo comunale, nella quarta scala di un rumoroso “palazzo popolare che trasuda povertà unica sua flora alto e scolorato palmizio.”

Proprio a pochi metri da via Amerigo Vespucci vagabondano Useppe e la sua compagna Bella, in libera uscita nel quartiere Testaccio e dintorni tra via Bodoni Via Marmorata e lungotevere Sublicio. Anche Ida, la madre Useppe, i protagonisti del grandissimo romanzo di Elsa Morante La storia, dopo un breve passaggio per Pietralata, arriverà con figli e cane a Testaccio.

Quando a sei anni viene affidata dalla madre Irma Poggibonsi ad una conoscente, che aveva scelto come madrina, per un lungo periodo va a vivere a casa di questa nobildonna Maria Guerrieri Gonzaga Maraini proprio nella villa a Largo di Villa Massimo a un passo dalla Nomentana, Villa Maraini, appunto.

Una volta tornata a casa, da adolescente, si trasferisce con la famiglia in via Camillo de Lellis nel quartiere di Monteverde Nuovo.

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Elsa Morante e Alberto Moravia

Tuttavia, in un primo momento a diciotto anni, e poi definitivamente a ventitré, abbandona la famiglia e comincerà ad alloggiare in camere ammobiliate. Questo è il periodo in cui scrive sul Corriere dei piccoli in cui esce a puntate il suo romanzo Qualcuno bussa alla porta. Alla fine del 1936 ha già conosciuto Moravia, vive in Corso Umberto vicino a Piazza Venezia.

I due scrittori, ormai insieme, si sposeranno nella chiesa del Gesù ma nell’estate del 1943 tutto precipita. Sono costretti a scappare e rifugiarsi a Sant’Agata a Fondi. Finita la guerra, una volta tornati a Roma vivranno in un piccolo attico a via Sgambati e poi si trasferiranno in Via Dell’oca 27.

Via Dell’oca 27 è a un passo da Piazza del popolo, Elsa Morante compra il pane a via Ripetta, i quaderni neri dal taglio rosso sui quali scriverà L’Isola di Arturo in una cartoleria al numero 23 di via Frattina.
Questo è il periodo in cui pranzano da Gigetto, dal Bolognese in Piazza del Popolo Elsa Morante frequenta la libreria Bocca.

Ai Parioli, intanto, in Viale Liegi a casa di Maria Bellonci e del marito Goffredo si ritrovano con gli amici della domenica e il 1944 e non si nascondono più insieme ad Ungaretti, Gadda, Aleramo, Guttuso, Palazzeschi e Pratolini.

Nel 1947 da queste domeniche trascorse a bere il tè e a mangiare la torta al limone che preparava Maria Bellonci per questi poeti e per questi artisti che non avevano soldi ma avevano fame, nascerà Il Premio Strega.

Poco tempo dopo, Elsa Morante prenderà per sé un piccolo studio in via Archimede; sostituito poi da una casa studio in via del Babuino: qui vedrà la luce L’Isola di Arturo e, solo in seguito alla definitiva separazione da Moravia, Elsa Morante tornerà a lavorare in Via Dell’oca.

Qui, nello studio che è stato ricostruito alla Biblioteca Nazionale Centrale di Roma, ci sarà la macchina da scrivere con cui ha redatto Aracoeli, Il mondo salvato dai ragazzini e La storia, la sua collezione di dischi e i ritratti di Carlo Levi, Leonor Fini e quelli del suo ultimo compagno Bill Marrow.

Dopo la separazione invece troveremo Alberto Moravia in una casa al Lungotevere della Vittoria nella quale lo scrittore abitò dal 1963 al 1990, anno della sua morte.

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Per i romani basta passare per Lungotevere della Vittoria per pensare a Moravia, il suo è stato un amore lungo e difficile fatto di pietà e polemica.

In un articolo pubblicato su Omnibus nel 1937 scrive “in Roma non solo i monumenti, ma anche il clima il variare della luce, gli aspetti più banali hanno un valore poetico e autobiografico. Roma l’ho conquistata e capita lentamente e nella maniera migliore, vivendoci tutti i giorni, Roma è una delle esperienze della mia vita”.

Nelle sue opere Moravia rappresenta e non descrive Roma: la città è invadente. I racconti romani, più di centotrenta, pubblicati tra il 1948 e il 1959 sul Corriere della Sera e su La lettura, nacquero con la convinzione che non esistono classi sociali dal punto di vista della psicologia e che gli uomini del popolo sono uomini a tutto tondo come chiunque altro.

Rappresentano stralci di vita quotidiana nella capitale del secondo dopoguerra narrati in prima persona da personaggi di diversa estrazione sociale. Attraverso l’inflessione romanesca Moravia arriva alla psicologia della città.

Sicuramente fu influenzato dal Neorealismo cinematografico, al quale partecipa ab initio, collaborando con Ossessione di Visconti.
Il gusto per il taglio rapido dell’inquadratura, l’uso di una certa povertà di mezzi accomunano i sessanta Racconti Romani a una sorta di poetica individuabile nel neorealismo cinematografico.

Già nel 1955 Gianni Franciolini ne trae un film con la sceneggiatura di Age, Scarpelli, Francesco Rosi e nel cast Maurizio Arena, Giovanna Ralli, Totò e Vittorio de Sica.

Ad essere rappresentata è una realtà autentica: è quella realtà che irrompe nella vita di tutti i giorni e non viene trasformata in spettacolo.

Ad essere trasformata in spettacolo ci penserà poi Fellini con l’occhio del mostro marino arenato sulla spiaggia di Fregene ne La dolce vita.

immagine per Valeria Biacioni
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Classe 1984, vive e lavora a Roma. Storica e critica d’arte specializzata nell’indirizzo della semiotica, è docente, lavora come storica dell’arte presso alcuni musei di Roma quali la Galleria Colonna, Palazzo Farnese, Villa Bonaparte e scrive di arte e di semiologia su riviste di settore e su testate on line. Ideatrice e curatrice di lezioni e conferenze su Roma letta attraverso il cinema, l’arte e la letteratura, ha curato esposizioni fotografiche che hanno fatto parte del circuito del Festival Internazionale di Fotografia presso la galleria d’arte romana Acta International di Roma.

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