A cento anni dalla nascita e a due dalla morte, Villa Farnesina celebra, nelle sue storiche stanze affrescate, l’artista Gianfranco Baruchello (Livorno, 1924 – Roma, 2023) con una mostra curata e voluta dalla storica dell’arte e stimata docente universitaria, nonché sua compagna di vita e complice di pensiero, Carla Subrizi. L’esposizione ha avuto il forte appoggio del presidente dell’Accademia dei Lincei Roberto Antonelli, ha chiuso il convegno tenutosi il 23 e il 24 gennaio dal titolo Il possibile. Istruzioni per l’uso ed è stata prorogata sino al 18 maggio.

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Rilievo – Il possibile. Istruzioni per l’uso, Gianfranco Baruchello. Villa Farnesina

Nato a Livorno, terminati gli studi classici liceali, Gianfranco Baruchello si laurea nel 1946. Gli anni Sessanta sono quelli delle prime esposizioni a New York e Roma.

Un incessante lavoro lo vede protagonista di sperimentazioni artistiche che spaziano dall’abitare all’agricoltura, soprattutto tra gli anni Settanta e Ottanta.
Cardine della poetica di Baruchello è, soprattutto, il concetto di centro e di margine: la possibilità di entrare e uscire, di spostarsi fino al limite, in limine.

Esemplificativo in questo senso, il lavoro La casa: una struttura aperta in fil di ferro che, insieme ai giunchi metallici, rappresenta l’unica forma materiale. L’artista negli anni Settanta si concentra sull’abitare e, in particolar modo, sull’idea di oltrepassamento del muro, della soglia. Ecco quindi che La casa, originariamente pensata anche con un rivestimento di carta, conversa con gli affreschi della stanza nella quale si trova. Le opere sono testi che nel tempo continuano a parlare.

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Casa – Il possibile. Istruzioni per l’uso, Gianfranco Baruchello. Villa Farnesina

Nella Sala del Fregio dove è collocata l’installazione, infatti, le dodici fatiche di Ercole corrono lungo le quattro pareti a voler esprimere quanto la fatica fisica, in realtà, diventi allegoria di una trascendenza spirituale.

Tutto diventa presente attraverso una coralità di voci, delle quali non si capisce a chi appartenga il centro. Ne è un esempio l’opera Murmur. Ci si imbatte in essa appena entrati nella Villa, sotto alla celebre loggia affrescata da Raffaello con le Storie di Amore e Psiche.

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Murmur – Il possibile. Istruzioni per l’uso, Gianfranco Baruchello. Villa Farnesina

Nell’opera di Baruchello le sagome delle teste sono aperte: qui troviamo immagini piccolissime rappresentate attraverso un linguaggio ridotto al minimo. Se le teste si schiudono significa che ciò che è all’interno dialoga inevitabilmente con l’esterno. Provocare una fenditura rivela, altresì, che a spalancarsi sia la psiche: ecco di nuovo il muto colloquio con la storicità di Villa Farnesina e dei suoi celeberrimi artisti.

Le immagini ridotte al minimo diventano segno, mormorio circostante.

Nel pensiero di Gianfranco Baruchello lo spazio diventa spazio aperto alle connessioni che esprimono loro stesse anche attraverso differenze e cortocircuiti, in una simultaneità di punti di vista, sotto forma di discussione costante.

Il fiume estrinseca proprio questa poetica. Allestito per la prima volta in orizzontale nella Loggia di Galatea, la quale anch’essa corre nelle acque per sfuggire alla seduzione di Polifemo, il percorso rappresenta un autoritratto, una biografia. Troviamo i topoi della sperimentazione di Baruchello, le Bucoliche di Virgilio, l’immagine dell’operaio di cui rimane solo la pelle, ci sono storie di vita, ma anche del mondo.

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Il fiume – Il possibile. Istruzioni per l’uso, Gianfranco Baruchello. Villa Farnesina

Il fiume come iter esistenziale coincidente con un momento critico dell’artista, ma anche come evoluzione della storia del mondo con la speranza che trovi un luogo in cui sfociare. Ecco il cortocircuito: non un modo simbolico, ma un modo allegorico di accedere al sapere.

Altri i lavori in mostra al piano superiore dove sono ancora attivi i lavori di restauro della Villa, ma anche all’esterno dove ad accogliere il visitatore c’è Il giardino di piante velenose installato nello storico giardino farnesiano, protetto dalla Soprintendenza: la contemporaneità dialoga con la storicità. Anche il giardino è il frutto e prodotto di quelle sperimentazioni degli anni Settanta.

Con lo scopo di rielaborare miti, culture e tradizioni agricole, nel 1973 fonda l’Agricola Cornelia, situata nella campagna romana. Già nel 1962 con il libro Io sono un albero Baruchello identificava il proprio cervello con un albero e la propria immaginazione con un bosco. La fondazione Baruchello divenne poi il suo viridarium philosophicum; solo così possiamo comprendere, appena arrivati alla mostra, che quelle che si trovano lì non sono solo piante, ma idee.

Informazioni Il possibile. Istruzioni per l’uso, Gianfranco Baruchello

immagine per Valeria Biacioni
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Classe 1984, vive e lavora a Roma. Storica e critica d’arte specializzata nell’indirizzo della semiotica, è docente, lavora come storica dell’arte presso alcuni musei di Roma quali la Galleria Colonna, Palazzo Farnese, Villa Bonaparte e scrive di arte e di semiologia su riviste di settore e su testate on line. Ideatrice e curatrice di lezioni e conferenze su Roma letta attraverso il cinema, l’arte e la letteratura, ha curato esposizioni fotografiche che hanno fatto parte del circuito del Festival Internazionale di Fotografia presso la galleria d’arte romana Acta International di Roma.

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