In questi tempi tristi e ingarbugliati parlare di Ucraina vuol dire soprattutto discutere di guerra, d’invasioni e invasori, di bombe e di soldati.
La mostra nella Dipendenza della Casina delle Civette di Villa Torlonia a Roma che avrebbe dovuto terminare il 14 settembre e che invece è stata prorogata fino al 18 gennaio del 2026, ci regala la splendida opportunità di restituire a questa martoriata nazione, almeno nella durata della lettura di questo articolo, almeno nelle due sale che compongono l’esposizione e nel tempo necessario per visitarle, una dimensione di pace e di bellezza nella quale riposare il cuore, ampliare lo sguardo e gioire della poetica arte dei Pysanky.

Ci troviamo di fronte a 74 uova crude e svuotate, decorate con la tecnica Pysanka e a 18 opere pittoriche realizzate da quattro importanti artisti ucraini contemporanei che hanno avuto il compito d’illustrare l’evoluzione di questa arte solo apparentemente folcloristica.
Arte che diventa, oggi più che mai, una potente rappresentazione dell’identità e della tenace resistenza culturale ucraina, emblema di quella resilienza, parola ampiamente abusata, ma qui pienamente corretta, tipica dei popoli che ben conoscono la loro complicata storia e che hanno attraversato i secoli ancorandosi saldi al loro retaggio di valori e usanze.
Non è un caso infatti che il 4 dicembre del 2024 la tradizione ucraina della Pysanka sia stata riconosciuta come Patrimonio Immateriale dell’Umanità dall’UNESCO confermandone così la qualità culturale, sociale e artistica che merita.
La stretta connessione tra la Pysanka e i vari riti religiosi e in particolare quelli cristiani della Pasqua ortodossa, impedirono al popolo ucraino, durante il regime sovietico, di praticare liberamente questa consuetudine tanto che la si credeva definitivamente perduta.
Fu solo dopo la dichiarazione d’indipendenza del 1991 che i pysankar, cioè i custodi di tale tecnica, poterono svelarsi riappropriandosi a pieno titolo del loro ruolo. Nel 1992 a Kiev si tenne perfino il Congresso Internazionale dei Pynsankari e vennero redatti e pubblicati manuali metodici che codificavano ogni aspetto di quest’arte che solo a uno sguardo superficiale appare poco più di uno svago decorativo.
Quella della Pysanka è invece una tradizione intensa, colma di contenuti radicati nell’essenza stessa delle varie popolazioni dell’Europa orientale che l’hanno praticata.
Essa affonda le sue radici in epoca precristiana quindi in tempi antichi e pagani. Il termine Pysanka deriva dal verbo ucraino Pysaty che significa “scrivere” in riferimento proprio a quel processo di scrittura sull’uovo con cera e pigmenti naturali. Di solito, ma non necessariamente, l’uovo è di gallina. L’importante è che sia bianco.
Deve essere liberato dal suo contenuto e per fare ciò si praticano due piccoli fori, uno su ciascuna estremità, usando un ago o, in tempi più recenti, un trapano con punta fine. Il tuorlo viene rotto con uno spillo per facilitarne la fuoriuscita che viene agevolata soffiando attraverso uno dei due buchi.
L’interno viene sciacquato con semplice acqua e poi lasciato ad asciugare completamente. Una volta ottenuto questo supporto si può cominciare la decorazione che ha sempre motivi molto dettagliati, linee e colori che corrispondono a un concetto ben preciso che l’artista conosce e rispetta perché tramandato per millenni dalle generazioni precedenti alle successive affinché ne consolidassero la memoria e la coscienza.
Ogni dettaglio tracciato ha quindi un fine esatto che è immediatamente comprensibile a chi sa leggerlo. Il giallo ad esempio indica saggezza e si usa per augurare ricchezza e abbondanza, il bianco e l’acqua sono per la purezza, il verde esprime rinascita e benessere…
Anche i segni grafici e gli animali riprodotti hanno una specifica indicazione simbolica per la quale ad esempio i cervi e i cavalli auspicano prosperità, le galline e le cicogne esaudiscono i desideri di chi le riceve, gli uccelli in generale rappresentano le anime, lo sviluppo spirituale e la speranza di un futuro sereno, la linea ondulata raffigura l’eternità, il cerchio è simbolo di infinito, del ciclo della vita e della protezione dal male, e così di seguito con simboli religiosi come pesci, croci e chiese il cui senso è più diffuso e palese.

La creazione delle uova decorate è dunque un rito importante per molte famiglie che trasformano ogni guscio ornato in un talismano magico, un simbolo di vita, di resurrezione e di protezione dagli spiriti maligni e dagli eventi della natura.
La più diffusa tra le leggende racconta di un mostro crudele incatenato nelle viscere della terra affinché non distruggesse l’assetto del mondo. Queste catene venivano rese indistruttibili proprio dal potere delle Pysanky. Il popolo che unito lotta contro una belva furente. Vi ricorda qualcosa?
L’uovo è già di suo una rappresentazione ancestrale di rinnovamento e di fertilità in quasi tutte le culture di ogni tempo e luogo. La potenza della sua forza germinativa associata all’insita energia vitale, gli assegna un ruolo fondamentale nella magia curativa e nei riti della fecondità. All’opposto diventa un viatico per l’oltretomba come elemento nelle offerte sepolcrali.
Nell’iconografia alchemica l’uovo filosofale che diverrà successivamente pietra, porta già in embrione l’attitudine allo sviluppo e alla metamorfosi e rappresenta la materia primordiale da cui la Vita stessa non può prescindere. La sua fragilità non ne limita l’efficacia, ma diventa monito e addestramento alla cura.
Unendo questa intensa simbologia ai disegni e ai motivi ornamentali espressivi, il pysanka si fa desiderio, preghiera e ringraziamento di chi lo ha voluto o realizzato, mostrando nella sua frangibilità, tutta la forza, il potere e l’energia di cui è capace in modo d’attirare ogni benevolenza tenendo lontano gli spiriti malefici.
Perché l’incanto accada bisogna padroneggiare la tecnica. Le decorazioni si ottengono tracciando i disegni con un pennino chiamato kistky o pysachok che viene intinto nella cera d’api calda. Cera di api vera, non i moderni surrogati di paraffina. Quando questa si indurisce le uova vengono immerse in bagni di tintura ottenuti con pigmenti naturali ripetendo poi l’operazione ad ogni cambio di colore. Successivamente la cera viene sciolta con il calore svelando così i decori sottostanti.
È evidente che sia un compito per il quale occorre una decisa manualità senza la quale sarebbe impossibile elaborare alcunché. Alle tecniche tradizionali negli ultimi decenni si sono affiancate espressioni contemporanee più innovative che nulla tolgono alla profondità del significato originale il quale, semmai, ne viene amplificato.

Nelle opere esposte degli artisti coevi non si vuole solo mostrare la bellezza e la fragilità di questi oggetti tanto poveri nei materiali quanto preziosi intrinsecamente, ma c’è il forte invito a riflettere sulla capacità identitaria, sulla memoria educativa e sul bisogno che abbiamo di credere nella speranza, nel bello o nella stessa natura umana.
Ciò rende l’esposizione un ponte culturale, un passaggio di consegne fra generazione di epoche e mondi diversi, ma tutte accumunate dalla necessità di portare la meraviglia nella vita quotidiana trasformando la Pysanka da oggetto popolare, poco più che un souvenir, a vera e propria opera d’arte.
Gli artisti contemporanei ucraini presenti sono:
- Ala Zarvanytska (Ternopil, 1976) che è anche la curatrice della mostra ideata dall’Associazione culturale OBERIG e promossa da Roma Capitale con il patrocinio dell’Ambasciata d’Ucraina e la collaborazione dell’Associazione Futura Nostra. Di lei possiamo ammirare gli acquarelli che con la delicatezza dei loro colori e la varietà delle forme, trovano un riscontro immediato nei lavori degli altri tre artisti in mostra
- Larysa Iskiv (Leopoli, 1952), una personalità importante soprattutto nelle arti applicate. I suoi lavori sono principalmente tessili e sono pervasi da una profonda spiritualità che pur mantenendo ben salde le tradizioni dell’arte ucraina, è pervasa da una grandissima originalità
- Volodymyr Lutsyk (Zolochiv, 1968), un pittore e artista grafico fortemente ispirato dalle icone su vetro ucraine. Nelle sue opere è riuscito a coniugare perfettamente lo spirito delle sue radici con la modernità del suo estro creativo.
- Lilia Babiak (Zolochiv, 1963) tra di loro è colei che forse più di tutti si è occupata specificatamente dell’arte della Pysanka non solo contribuendo a preservarne la tradizione, ma dandole una sua originale connotazione artistica che rende i suoi lavori subito riconoscibili.
Informazioni Pysanka – La bellezza fragile dell’arte Ucraina
- Fino al 18 gennaio 2026
- Promossa da Roma Capitale, Assessorato alla Cultura, Sovrintendenza Capitolina ai Beni Culturali
- Patrocinio: Ambasciata Ucraina nella Repubblica Italiana
- Organizzata da: Associazione Culturale OBERIG
- Collaborazione: AcquArt – cartoleriArtistica con il contributo dell’Associazione cristiana degli Ucraini d’Italia
- Servizi museali a cura di Zètema Progetto Cultura
- Dipendenza della Casina delle Civette all’interno del parco di Villa Torlonia
- Via Nomentana 70, Roma
- Informazioni orari e biglietti
Di Roma, si considera però cittadina del mondo. Convinta di aver sbagliato secolo, da sempre vive in bilico tra arte e artigianato. Nutre un amore folle per tutte le arti applicate. Nasce infatti come ceramista, ha competenze elevate in tessitura, ma soprattutto ha sviluppato la sua professionalità in campo orafo. Se vuole riposarsi, si dedica al ricamo creativo. Ogni punto, un mantra. Avrebbe voluto prendere un caffè con Marianne Brandt, Yayoi Kusama e Artemisia Gentileschi.








