di

5 settembre del 1981: abrogati in Italia Delitto d’onore e Matrimonio riparatore. Ricordando anche Franca Viola

Tanto, ci volle, per cancellare infamità del “delitto d’onore” ma anche del “matrimonio riparatore” in Italia: la data? 1981 .

Fu il Parlamento Italiano ad abrogare la “rilevanza penale della causa d’onore”, una disposizione tremenda, retriva e umiliante specialmente per le Donne che ne erano le prime vittime. Si trattava di un “residuo legislativo” del Codice Rocco (anni Venti), in vigore dal Fascismo, e in forte contraddizione con il Nuovo Diritto di famiglia e il divorzio, vigenti da tempo nella legislazione italiana.

Su tutto ciò ironizza, con un fondo di tragico realismo, anche il nostro Cinema migliore, pluripremiato anche all’estero, con i film: Divorzio all’italiana, di Pietro Germi, con Marcello Mastroianni, Stefania Sandrelli, Daniela Rocca, Lando Buzzanca e Leopoldo Trieste, tratto dal romanzo Un delitto d’onore di Giovanni Arpino; Sedotta e abbandonata pure di Germi, del 1964, con Stefania Sandrelli e Saro Urzì; La ragazza con la pistola, una coproduzione Italia-Gran Bretagna del 1968, diretto da Mario Monicelli, con protagonisti Monica Vitti, Carlo Giuffrè, Stefano Satta Flores e Stanley Baker; La moglie più bella, del 1970, di Damiano Damiani che, segnando l’esordio assoluto nel cinema italiano di Ornella Muti come protagonista, all’età di soli 14 anni, è ispirato alla storia di Franca Viola, di cui diremo; Pasqualino Settebellezze, con Giancarlo Giannini, Shirley Stoler, Fernando Rey, Elena Fiore, Roberto Herlitzka, in cui Lina Wertmuller, nel 1976, trattò il delitto d’onore in epoca fascista (poi nominato per quattro Premi Oscar nel 1977).

All’inizio del 1963, quando Pier Paolo Pasolini viaggiò con Alfredo Bini sul territorio italiano realizzando un’inchiesta sulle abitudini sessuali degli italiani, e attraverso domande quali “Secondo lei, c’è una parità sessuale tra l’uomo e la donna, o no?”, e “Cos’è l’onore di un uomo?”, ci consegnò una realtà sconfortante, nella disarmante verità e semplicità degli intervistati o nella loro capacità di analisi; per esempio:

PASOLINI: “Secondo lei, Cambria (Adele, n.d.R.), c’è una parità sessuale tra l’uomo e la donna, o no?”

ADELE CAMBRIA: “Non c’è ancora perché io direi che nemmeno la donna ha il coraggio di pretenderla. Ha paura di perdere alcuni vantaggi tipicamente borghesi, per esempio in Italia ancora il concetto della ragazza-madre è una colpa gravissima, a meno che non sia riscattata dalla popolarità.”

PASOLINI: “Ma strano però questo, perché quando una donna è libera in tutti gli altri campi, perché ancora nel campo sessuale deve essere arretrata e schiava?”

CAMILLA CEDERNA: “Sono sempre casi isolati, di una classe un po’ avanzata, insomma, sono casi di una élite a cui lei ha la fortuna di appartenere, no?”

Cercando il suo protagonista – il Cristo, poi interpretato dallo studente Enrique Irazoqui – per Il Vangelo secondo Matteo, diede alla luce quel Comizi d’amore, film-documentario del 1965 in cui emerse il blocco culturale e morale di un Paese assai indietro anche e soprattutto sulle questioni attinenti alla parità e libertà sessuale che la Chiesa cattolica inibiva e che la stessa legge italiana disattendeva da tanto.

Ricordiamo qui il dettato originario della norma del Codice Penale, art. 587:

“Chiunque cagiona la morte del coniuge, della figlia o della sorella, nell’atto in cui ne scopre la illegittima relazione carnale e nello stato d’ira determinato dall’offesa recata all’onor suo o della famiglia, è punito con la reclusione da tre a sette anni. Alla stessa pena soggiace chi, nelle dette circostanze, cagiona la morte della persona che sia in illegittima relazione carnale col coniuge, con la figlia o con la sorella.
(…)
Non è punibile chi, nelle stesse circostanze, commette contro le dette persone il fatto preveduto dall’articolo 581”.

E’ questo l’articolo che fu finalmente soppresso il 5 agosto 1981 grazie al n. 442, che abroga la rilevanza penale della “causa d’onore” ( http://www.normattiva.it/uri-res/N2Ls?urn:nir:stato:legge:1981-08-05;442). Leggendo le date, si evidenzia come, addirittura anche dopo il referendum sul divorzio (1974) e la riforma del diritto di famiglia, il codice penale concedesse, quindi, la riduzione della pena per chi uccidesse la moglie (o il marito, nel caso che fosse la donna ad essere stata tradita: ma in questo caso – i numeri parlano chiaro – la reazione estrema e sanguinosa era assai più rara), la figlia o la sorella, in uno stato d’ira che si riteneva sempre inevitabile e presunto, al fine di difendere, appunto, “l’onor suo o della famiglia” leso a causa di una “illegittima relazione carnale”.

Nell’ordinamento penale italiano, la prima innovazione si deve alla Corte Costituzionale che aveva sancito l’incostituzionalità dell’art. 559 del codice: esso prevedeva la punizione del solo adulterio e concubinato da parte della moglie ma non considerando anche quella del marito.

Quanto all’istituto del “matrimonio riparatore”, esso annunciava l’estinzione del reato di stupro nel caso in cui il colpevole accettasse di sposare la propria vittima, come richiesto dai parenti di costei, spesso minorenne, che così era martirizzata due volte e per sempre… Tale incivile pratica presumeva di salvare “l’onore della famiglia” poiché, ancora, la violenza carnale era considerata un reato non contro la persona (abusata) ma contro la morale… Il Dispositivo dell’art. 544 Codice Penale, pure abrogato dalla l. 5-8-1981, n. 442 , nel testo originario così disponeva:

“Per i delitti preveduti dal capo primo e dall’articolo 530, il matrimonio, che l’autore del reato contragga con la persona offesa, estingue il reato, anche riguardo a coloro che sono concorsi nel reato medesimo; e, se vi è stata condanna, ne cessano l’esecuzione e gli effetti penali”.

Un disegno di legge dell’on. Reale, mentre era Guardasigilli, e la revisione dell’ordinamento penale condotta da Giuliano Vassalli avevano tentato di abrogare le norme del Codice Rocco senza riuscirvi, per interruzione della legislatura, già nel 1968; e se i movimenti delle donne (non solo quelli femministi) avevano da tempo lottato perché le norme fossero abolite, rivedendo tutto l’impianto giuridico italiano relativo al matrimonio, allo stupro, alla separazione, ai figli, si deve a una giovanissima ragazza siciliana un grande atto che cambiò fortemente le cose: Franca Viola (Alcamo, 9 gennaio 1947), che fu la prima donna italiana a rifiutare la legge del “matrimonio riparatore”.

Nel 1965 Franca fu violentata ad Alcamo da un mafioso della zona e per evitargli la condanna, come previsto dal famigerato citato art. 544 del Codice Penale, avrebbe dovuto sposare il suo aguzzino ma la ragazza si ribellò respingendo quello che sarebbe stato per lei un insopportabile, avvilente destino mascherato da tutela per sé e per la sua famiglia.

“Al tuo corpo dolente, al tuo corpo violato dovrai dire niente ci fu!” [1]

La ragazza – strenuamente difesa e aiutata da quel Ludovico Corrao che fu Sindaco di Gibellina, intellettuale e mecenate, oltre che abile avvocato – divenne, per questo suo gesto di grande coraggio e dignità, un simbolo della crescita civile dell’Italia nel secondo dopoguerra e dell’emancipazione delle donne italiane. In molte imitarono la sua scelta, fino a quando, nel 1981, l’articolo del Codice penale fu abolito. Tempo dopo, Franca, che trascorse una vita lontana dai media e nell’assoluto anonimato, raccontò:

“Non fu un gesto coraggioso. Ho fatto solo quello che mi sentivo di fare, come farebbe oggi una qualsiasi ragazza: ho ascoltato il mio cuore, il resto è venuto da sé. Oggi consiglio ai giovani di seguire i loro sentimenti; non è difficile. Io l’ho fatto in una Sicilia molto diversa; loro possono farlo guardando semplicemente nei loro cuori” [2]

Passò molto tempo da questa ribellione sacrosanta, e dai piccoli grandi rifiuti di donne abusate; poi, i grandi movimenti d’opinione e civili, la travolgente trasformazione dei costumi, il referendum sul divorzio del 1974 e sull’aborto del 1981, le modificate condizioni politiche nel paese e in parlamento ma anche le Arti visive e il lavoro di tante intellettuali, creative e artiste donne, portarono, finalmente, alla legge n. 442. Tanto, però, c’è ancora da fare, per dare al nostro Paese una vera equità giuridica, etica e sociale, una reale parità tra generi e il rispetto del corpo, dell’anima e della dignità di un cosiddetto Sesso debole – o Secondo sesso [3] – per i quali le prime a impegnarsi debbono essere proprio le Donne, iniziando a non permettere che continui a passare la liceità della propria mercificazione, pretendendo leggi a propria tutela, e battendosi insieme, al di là delle divisioni politiche, contro un “femminicidio” in allarmante crescita costante e che solo in una Penisola delle favole potremmo non considerare (essendo il delitto un crimine a prescindere: contro la persona, qualunque essa sia) ma che in Italia – ma solo per fermarsi qui – è, come l’omofobia, contro “una categoria” perché considerata tale.

 

Altro qui: http://legislature.camera.it/_dati/leg08/lavori/schedela/trovaschedacamera.asp?pdl=1699

Il cursore diretto sulle immagini visualizzerà le didascalie; cliccare sulle stesse per ingrandire.

Note

1.  dal libro di Beatrice Monroy Niente ci fu,  2012, ed. La Meridiana, che narra del rapimento, dello stupro e del caso Franca Viola.

2.  Franca Viola, da un’intervista di Riccardo Vescovo Riccardo Vescovo (17 gennaio 2006) su http://www.ateneonline-aol.it/060117ric.php

3.  Il secondo sesso (Le deuxième sexe) è un saggio della scrittrice francese Simone de Beauvoir pubblicato a Parigi nel 1949 (Gallimard editore) ma in Italia uscito solo nel 1961 con la casa editrice il Saggiatore

6 commenti

clicca qui per inviare un commento

teniamo a bada lo spam * Time limit is exhausted. Please reload CAPTCHA.

  • In realtà non è cambiato nulla.
    Le donne continuano ad essere massacrate.
    Le leggi sono punitive.
    Le uniche cose che servirebbero, ovvero la conoscenza, il supporto (per uomini e donne), il tentativo di uscire fuori dagli stereotipi di genere, non sono praticati.
    Gli stereotipi soprattutto sembrano rinvigorirsi ovunque.
    L’unica possibilità è continuare a parlarne. Fino a stancarsene.

  • Brave Barbara e Isa, ottima “Art a part of cult(ure)” a scriverne e a diffondere: un passo o due furono fatti, va sottolineato, ma è necessaria, adesso, una maratona, fiato e tenacia per andare avanti… E guardatevi intorno: accanto a voi avete anche tanti uomini, non siete sole poiché nemmeno noi siamo una “categoria” né tutti satrapi, stolker, violenti e timorosi di voi e della vostra autonomia e completezza. Procediamo…!!!

    Paolo

  • Complimenti all’autrice di questo saggio che è bellissimo e avvincente e ricorda cose da tantissime persone dimenticate e qui espresse benissimo. Ci onorano queste letture e servono “per non dimenticare” oggi che la memoria sembra difettare a molti, spesso a chi ci governa e non dovrebbe. Grazie. Amalia Tripodi

  • Ancora con la storia donne e uomini, ma quando capiremo che è un metoto per dividere? Vedi, eterossessuali – omosessuali, dipendenti – partite iva, cattolici – mussulmani.
    Se dividi il popolo nella sua componente centrale, hai più del pareggio assicurato, quando poi istituisci altre divisioni ( parte descritti sopra), allora il gioco e fatto. Si può prendere coscienza del passato, ma non si può tornare indietro.
    Quindi, sia se siete donne o uomini, non sottostate al disegno del separatore.

  • Gentile Valerio, rilevare le date è un po’ complicato, e in effetti mi avvedo ora che Lei si riferiva al titolo, probabilmente… Quel che è certo è che ci sono voluti più di trent’anni per eliminare quest’abominio e che in Italia l’ultima volta in cui un giudice ha riconosciuto un delitto d’onore è stato il marzo 1981. Come indicavo nell’articolo, comunque, correttamente: (…) Ricordiamo qui il dettato originario della norma del Codice Penale, art. 587: “Chiunque cagiona la morte del coniuge, della figlia o della sorella, nell’atto in cui ne scopre la illegittima relazione carnale e nello stato d’ira determinato dall’offesa recata all’onor suo o della famiglia, è punito con la reclusione da tre a sette anni. Alla stessa pena soggiace chi, nelle dette circostanze, cagiona la morte della persona che sia in illegittima relazione carnale col coniuge, con la figlia o con la sorella. (…) Non è punibile chi, nelle stesse circostanze, commette contro le dette persone il fatto preveduto dall’articolo 581”. E’ questo l’articolo che fu finalmente soppresso il 5 agosto 1981 grazie al n. 442, che abroga la rilevanza penale della causa d’onore http://www.normattiva.it/uri-res/N2Ls?urn:nir:stato:legge:1981-08-05;442.

La frase della settimana…

Loading

Archivi PDF

Gli articoli non più online li trovi negli Archivi:
Articoli in PDF per mese