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Getty Foundation di Los Angeles, Pier Luigi Nervi e la fotografia di Matteo Cirenei e Marco Menghi

Il Keeping It Modern è un programma internazionale di sovvenzioni della Getty Foundation a sostegno della conservazione di edifici iconici del secolo scorso; sino ad oggi ha supportato 45 edifici e tra questi ha scelto lo Stadio Flaminio di Roma, progettato da Pier Luigi Nervi insieme al figlio Antonio, per  l’assegnazione del contributo economico che guarda a progetti di conservazione e di mantenimento a lungo termine delle strutture individuate come fondamentali per la storia dell’Architettura e non solo.

In occasione di questa iniziativa sono stati chiamati Matteo Cirenei (1965) insieme a Marco Menghi (1986) a fotografare lo stadio per documentare lo stato attuale. Le immagini realizzate rientrano in un ampio progetto, Finding Pier Luigi Nervi, portato avanti dal 2014 con Marco Menghi. E’ svolto di concerto con l’Associazione Pier Luigi Nervi Project, che è mossa dalla volontà di promuovere la conoscenza delle straordinarie realizzazioni edilizie di Nervi al fine della conservazione e del recupero delle strutture esistenti, con la speranza di contribuire ad una consapevolezza scientifica e alla tutela del patrimonio architettonico del Moderno, di cui queste strutture sono tra le sue più alte espressioni.

Finding Pier Luigi Nervi ha una lunga, interessante gestazione: dal dicembre 2014 due fotografi stanno ripercorrendo le tracce di Pier Luigi Nervi, da loro apprezzato ma nella consapevolezza del suo grande, importante patrimonio piuttosto celato…; lo hanno qundi documentato a partire dalle opere maggiori per poi passare anche a quelle secondarie, “che sono assai importanti per intravedere tutte le sperimentazioni che portarono alle tecniche costruttive usate nei lavori più famosi.”

Per questo progetto Matteo Cirenei si avvale della pellicola in bianco e nero, “prevalentemente nel formato 6×12, saltuariamente in 6×6” e usa una Silvestri S4, piuttosto ingombrante; anche questo portato più impegnativo favorisce un suo sguardo lento, un’attenta osservazione interiorizzata e, insomma, un iter pensato e misurato che si esprime attraverso immagini che palesano un rapporto spazio/tempo dilatato e di intensa profondità poetica.

“L’uso del cavalletto è un obbligo, come le pose lunghe dovute a diaframmi molto chiusi e all’uso di pellicole a bassissima sensibilità per poter avere dei negativi molto nitidi, che permettano forti ingrandimenti: la maestosità delle architetture fotografate si esprime al meglio con stampe assai grandi, dove i dettagli delle forme strutturali e le textures dei materiali emergono in tutta la loro bellezza”.

Anche Marco Menghi lavora in pellicola per questo progetto, per cui predilige l’uso del 6×6: percorre gli spazi in maniera più agile, veloce – scattando prevalentemente a mano libera – ma al contempo di attenzione ai particolari e di rispetto del linguaggio che ha fatto grande Nervi. Grazie alla scelta del formato quadrato, sviluppa una lettura molto legata “ai dettagli geometrici interni ed esterni che compongono le nervature in cemento armato tipiche delle opere di Nervi. Questo formato fotografico è di nascita una figura dal rapporto aureo”: proprio questo consente a Menghi di mantenere sempre un taglio fotografico molto strutturato, “ordinato”, attento alla restituzione  della “capacità stilistico-progettuale del grande ingegnere”.

In generale, il lavoro di ricerca sull’opera di Pier Luigi Nervi nasce, nei due, dalla folgorazione ricevuta osservando le fotografie dell’epoca illustranti il lavoro del grande ingegnere strutturale, e dalla constatazione che molte delle sue più importanti realizzazioni vertono attualmente in stato di semi-abbandono.

Le strutture da lui progettate e realizzate sono un esempio unico per le soluzioni tecniche che ideò nel campo dell’architettura strutturale, espressione del Moderno, motivo principale che ha spinto i due autori a documentarle sia in modo descrittivo, sia interpretandone con immagini grafiche l’estetica strutturale, caratteristica peculiare del pionieristico utilizzo del cemento armato del grande ingegnere.

La Getty Foundation di Los Angeles nell’ambito del progetto Keeping it Modern, avviato nel 2014 per sostenere piani pilota di conservazione del delicato patrimonio architettonico del XX secolo, ha assegnato alla Sapienza Università di Roma un finanziamento di 180,000 dollariper sviluppare un piano di conservazione per lo Stadio Flaminio di Roma, progettato da Pier Luigi e Antonio Nervi nel 1959 per le Olimpiadi del 1960, che oggi purtroppo versa in uno stato di grave degrado. Il generoso contributo sarà assegnato al Dipartimento di Ingegneria Strutturale e Geotecnica della Sapienza Università di Roma che guiderà il gruppo di lavoro composto dalla Pier Luigi Nervi Project Association e da Do.Co.Mo.Mo. Italia, in collaborazione con Roma Capitale.

Tra i dodici progetti selezionati dal programma Keeping it Modern quest’anno figurano il Museu de Arte di São Paulo di Lina Bo Bardi, il Museo del Governo di Chandigarh di Le Corbusier, il Yoyogi National Gymnasium a Tokyo di Kenzo Tange, la Casa Melnikov a Mosca e la sede del Bauhaus di Dessau di Walter Gropius.

Info
Pier Luigi Nervi Project Association

Elisabetta Margiotta Nervi – info@stadioflaminio.org
Cristiana Chiorino – cristiana@pierluiginervi.org

Stadio Flaminio Project press releasestadioflaminio.org/press
The Getty Foundationgetty.edu/foundation/initiatives/current/keeping_it_modern
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