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Lazio archeologica Le Villae Adriana e d’Este. E una conversazione con Andrea Bruciati

di Roberto Civetta

Il nostro appuntamento alla scoperta dei parchi archeologici d’Italia continua ad attraversare il Lazio e oggi fa tappa a Tivoli, nelle meravigliose Villa Adriana e Villa d’Este, dal 2016 parte della stessa istituzione museale, le Villae, insieme anche ai siti monumentali del Santuario di Ercole Vincitore, della Mensa Ponderaria e del Mausoleo dei Plautii, con l’obiettivo di valorizzare e promuovere il territorio tiburtino.

L’amore per l’arte potrebbe esser nato ammirando quella che per noi oggi è l’archeologia? È sempre questa la domanda che accompagna I parchi della bellezza alla scoperta delle meraviglie archeologiche del nostro paese, attraversando l’Italia e viaggiando a ritroso nei secoli fino quasi all’infinito, per immergerci nell’immenso patrimonio artistico e culturale che possiede.

Con il trascorrere dei secoli è andata formandosi quella che potremmo definire la ricerca di una conoscenza nella quale poterci riconoscere. Scrutando e assaporando la bellezza dei luoghi, dei territori antichi ancora racchiusi in attesa di esser compresi, svelati e raccontati, in questo scritto vi accompagno nella Preistoria, pensando a millenni di evoluzione sociale, ambientale, tecnologica e anche ai grandi artisti.

Passeggiando

Patrimonio UNESCO dal 1999, Villa Adriana è uno straordinario esempio di architettura imperiale. Visitabile oggi per circa 40 ettari, il complesso si estendeva originariamente per 120 e comprendeva ninfei, strutture residenziali, terme, padiglioni e giardini.

L’imperatore Adriano la fece costruire nei pressi di Tibur, Tivoli, fra il 118 e il 138 d.C., in un territorio verde e mite, e la volle maestosa, così da poter rappresentare la grandezza e la magnificenza dell’Impero. Ad oggi, quasi tutti i più importanti musei italiani  annoverano nella loro collezione pezzi provenienti da questo importantissimo sito, che ancora deve mostrarci parte dei suoi tanti tesori nascosti. (foto 1, foto 2)

La Villa era la prediletta dell’imperatore Adriano e diretta espressione della sua sensibilità artistica e architettonica, che univa la tradizione greca a quella romana e dell’Egitto, con risultati davvero suggestivi.

L’imperatore vi si trasferì intorno al 125, insieme alla sua corte, e da là svolse le sue mansioni, come testimonia un testo ufficiale rivolto alla popolazione di Delfi, che in calce riporta la dicitura “dalla mia villa di Tivoli”. Vi tornò poi negli ultimi anni della sua vita con pochi servi scelti, ormai stanco e malato, dopo aver affidato il governo a Lucio Vero. In seguito alla sua dipartita, la villa divenne proprietà imperiale e fu utilizzata dai suoi successori.

Col passare dei secoli, cadde in stato di abbandono e i suoi resti furono invasi dalla vegetazione: la sua maestosità, però, era tale che, guardandola, si pensava fosse un fantomatico abitato, indicato come Tivoli Vecchio in documenti databili dal XIII secolo agli albori del XV.

Solo nel Cinquecento, sulla scia della riscoperta dell’antico, la Villa recuperò il suo status e divenne meta di grande interesse per gli studi dei più importanti artisti dell’epoca – Michelangelo, Bramante, Raffaello, Leonardo… -, ma anche per i più contemporanei, come Le Corbusier. A dare grandissimo apporto alla sua riscoperta fu l’architetto Pirro Ligorio, per volere del cardinale Ippolito II d’Este. Ancora oggi, molti complessi della Villa mantengono il nome da lui dato loro all’epoca, nonostante in molti casi gli studi abbiano dimostrato una poca pertinenza. (foto 3, foto 4)

Nei secoli, Villa Adriana fu vittima di una profonda e violenta spoliazione di beni e le statue che oggi possiamo osservare nei Mouseia, si devono alla fortunata campagna di restauro portata avanti dall’archeologo Salvatore Aurigemma negli anni Cinquanta del Novecento.

La prima vestigia che si incontra durante l’odierno percorso di visita è il Pecile, un quadriportico che delimita un giardino con grande vasca centrale, richiamo alla Stoà Poikile ateniese (ossia, “portico dipinto”).

Questo era destinato alle passeggiate di salute, perché la ripetizione del suo percorso consentiva di compiere l’esatto numero di passi che, secondo i medici del tempo, era necessario per mantenersi in forma. Oltre questo, sulla destra, si trova l’Aigyptikà, una fra le ultime aree riscoperte e forse uno degli ultimi complessi costruiti. Data da un’esedra semicircolare con due tempietti affrontati, ricorda il giardino ellenistico con elementi egittizzanti, di moda a Roma in quel tempo. Per la sua struttura, si era pensato che si trattasse di una tomba-tempio in onore del giovane Antinoo, morto tragicamente nel Nilo nel 130 d.C.

Superato il cosiddetto Edificio con tre esedre – probabilmente un monumentale vestibolo a servizio del Palazzo con criptoportico, vera residenza di Adriano – si arriva alle terme, a cui erano destinati almeno tre edifici: le Grandi, le Piccole e le Terme con Eliocamino, dislocate rispetto alle altre, che erano invece due complessi continui, collegati da una strada di servizio ipogea.

Le Piccole Terme erano molto lussuose, con ricche decorazioni parietali e pavimentali e  probabilmente destinate alla frequentazione imperiale. Le Grandi Terme, meno fastose, avevano frequentazione non aulica ed erano dotate di una palestra e di uno sferisterio, ossia una sala dedicata al gioco della palla.

Le Terme con Eliocamino, invece, situate vicino al Palazzo, rappresentano il primo edificio termale costruito nella Villa e devono il loro nome all’identificazione di una imponente sala circolare con un camino solare. Un ambiente, quindi, molto riscaldato. Recentemente vi si è riconosciuta una sudatio, ossia una specie di bagno turco. Alle spalle di questa sala si trova invece il frigidarium. Queste terme si mostravano come un ambiente curato e ricco, con pareti completamente rivestite da lastre di marmo.

Tornando al percorso, oltre le Piccole e le Grandi Terme si trovano i complessi del Pretorio, del Grande Vestibolo e i meravigliosi Mouseia le cui statue, come dicevamo prima, sono state portate alla luce negli anni Cinquanta.

Per la maggior parte, si tratta di repliche dei capolavori dell’arte classica e sono tutti elementi fondamentali della propaganda di Adriano – virtus, victoria, pax -, che vogliono mostrare un pero ormai pacificato, ricco e prospero. La statuaria originale è stata sistemata oggi in sede museale e ad oggi, intorno allo specchio d’acqua antistante il Serapeo – molto suggestivo -, si possono osservare delle copie in cemento armato. (foto 5, foto 6)

Ancora oltre, si trova la Roccabruna, torre – probabilmente ispirata a quella presso l’Accademia di Atene – che deve il suo nome al fatto di essere stata vittima di un terribile incendio. Oggi belvedere sulla campagna romana, si pensa che potesse essere stata usata da Adriano come osservatorio astronomico, vista la passione dell’imperatore per quella disciplina.

Si continua a procede e si raggiunge il Canopo, una vallata artificiale con una vasca centrale e, ai limiti opposti, due grandi gruppi scultorei. Il luogo era destinato ai banchetti imperiali e il nome, dato da Ligorio, rimanda alla città egizia di Canopo, sul delta del Nilo, collegata ad Alessandria attraverso canali e famosa per le sue feste sull’acqua.

Si raggiunge poi la Piazza d’oro, così chiamata per l’immenso fasto dei reperti ivi rinvenuti, fra cui molti ritratti imperiali, e data di un grande giardino con vasca e portico, un vestibolo ottagonale e, dal lato opposto, un edificio composto da una sala centrale polilobata, con lati concavi e convessi, con varie fontane e un importante ninfeo – un edificio che, per le sue caratteristiche plano-volumetriche, è oggetti di molti studi.

Giungiamo dunque al Palazzo, il primo nucleo edificato della Villa, che si erge su una precedente struttura patrizia, a partire dalla quale Adriano immaginò tutto il suo progetto. è dato di numerosi ambienti, fra cui un grande Ninfeo, la Biblioteca e una piccola Basilica.

Vicino a questo si trovano: le Terme con Eliocamino; gli Hospitalia, ossia letteralmente le “stanze per gli ospiti”; il Padiglione di Tempe, uno dei luoghi più suggestivi della villa, per il suo affaccio su Tivoli e il connubio fra architettura e paesaggio; le Biblioteche, così nominate da Pirro Ligorio, ma probabilmente spazi non destinati a tale uso, e il Teatro Marittimo.

Quest’ultimo rappresenta uno dei complessi più innovativi e lussuosi dell’intera Villa Adriana. Dotato di vari accessi, si configura in tre strutture concentriche: un portico con volta a botte e colonnato, un ampio canale ad anello e un’isola artificiale centrale. (foto 7, foto 8)

Infine, dislocato dagli altri complessi, si trova il Teatro greco. Unicum nell’architettura antica, per la sua pianta ovale, in realtà le sue caratteristiche sono quelle di un teatro romano.

Si pensava si trattasse di una naumachia, fino a non troppo tempo fa, poiché la struttura, quando Villa Adriana cadde in disuso, rimase per secoli impaludata. Solo nel 2000 sono state usate delle idrovore per arrivare al calpestio originale e riportarlo all’antico splendore. (foto 9, foto 10)

Abbiamo spiegato l’importanza dell’architetto Pirro Ligorio e del suo committente, Ippolito II d’Este, per Villa Adriana, ma c’è un altro meraviglioso luogo a Tivoli che venne reso di eccezionale splendore dai due, alla metà del Cinquecento: Villa d’Este, dichiarata Patrimonio dell’Umanità UNESCO nel 2001, in particolare per il suo meraviglioso giardino, eccezionale esempio della maniera italiana, ricco di fontane, ninfei, grotte, giochi d’acqua e di musica.

La volontà del cardinale Ippolito, figlio di Lucrezia Borgia e del duca di Ferrara, Alfonso I, nominato governatore di Tivoli da papa Giulio III nel 1550, dopo la delusione per la mancata elezione al soglio pontificio, fu fin da subito quella di rendere la sua residenza – un antico convento benedettino – tanto fastosa da poter competere con la magnificenza di Villa Adriana.

Affidò quindi l’elaborazione del progetto a Pirro Ligorio. A realizzarlo fu l’architetto di corte, Alberto Galvani, mentre le decorazioni interne si devono ai protagonisti del tardo manierismo romano. Alla morte del cardinale, nel 1572, la Villa era quasi terminata. (foto 11, foto 12, foto 13)

Acquistata dallo Stato italiano fra gli anni Venti e Trenta del Novecento, la Villa venne restaurata e aperta al pubblico. La facciata del palazzo è elegante e aperta dal cosiddetto Vialone.

L’edificio si articola su tre piani, organizzati in splendidi ambienti. Fra questi, nella parte più riservata degli appartamenti del cardinale Ippolito, si trova la sua cappella privata, completamente affrescata con le storie di Maria Vergine da Francesco Zuccari, ad eccezione dell’affresco sopra l’altare che è più tardo, probabilmente risalente al 1605-1611, e riprende la Madonna della Ghiara, eseguita da Giovanni Bianchi nel 1573, su disegno di Lelio Orsi, a Reggio Emilia.

Si ha poi la Sala di Noè, che gode di duplice vista: sul giardino segreto, originariamente ricco di statue e su quello maggiore. Le decorazioni simulano grandi arazzi con scene di paesaggi e eleggono a protagonista l’acqua, centrale anche nella scena della volta, dove viene raffigurata l’alleanza fra Dio e Noè dopo il Diluvio Universale.

Concettualmente collegata a questa è la successiva Sala di Mosè, con sulla volta Mosè che percuote la roccia da cui sgorga l’acqua che disseta il popolo di Israele accampato nel deserto, allusione al ruolo del cardinale Ippolito stesso, che aveva fatto sgorgare nuove fontane dal pendio tiburtino.

In entrambe le sale, gli affreschi furono probabilmente realizzati da Durante Alberti e dai suoi, anche se per le logge sono stati fatti i nomi anche dello Zuccari e di Cesare Nebbia. Si hanno poi anche le Stanze Tiburtine, caratterizzate dal racconto delle mitiche origini di Tivoli, più antica della stessa Roma. (foto 14, foto 15, foto 16)

Di Villa d’Este, però, a lasciare letteralmente senza fiato sono i giardini e le meravigliose fontane esterne. Non furono pochi i problemi riscontrati da Ligorio in circa vent’anni di lavori: infatti, l’acqua che tutt’oggi anima queste fontane viene tratta direttamente dal fiume Aniene, attraverso un canale sotterraneo lungo 600 metri.

L’architetto calcolò alla perfezione la quantità necessaria a realizzare tutti i giochi a cui aveva pensato, sfruttando il principio dei vasi comunicanti e la maestria di idraulici come Giacomo della Porta e Claude Vernard: un lavoro straordinario!

Fra le fontane, alcune sono veri e propri teatri, come accade per quella della Rometta che, seguendo il percorso dello scorrere dell’acqua, completa un percorso simbolico che unisce Roma a Tivoli attraverso l’Aniene e il Tevere.

Da citare assolutamente è anche la Fontana dell’Ovato, realizzata fra il 1566 e il 1570, che allude alla natura del territorio di Tivoli ed è caratterizzata da una grande cascata centrale, oltre la quale si erge una montagna in pietra spugnola che richiama i Monti Tiburtini e sulla quale si ergono la statua della Sibilla Albunea con il figlio Melicerte e la personificazione dei fiumi Erculaneo e Anio.

Si hanno poi le fontane firmate da Gian Lorenzo Bernini, come quella del Bicchierone e quella dell’Organo, situata in uno dei punti maggiormente panoramici della villa, con vista sulle peschiere e in cui suoni e musiche si alternavano a giochi d’acqua. (foto 17, foto 18, foto 19)

A gestire le Villae in ogni loro iniziativa si ha la competenza del direttore, Andrea Bruciati e dello staff. Ho avuto l’occasione di incontrarlo, per chiedergli che cosa significhi gestire un complesso monumentale così importante e che cosa crede sia necessario fare e si auguri per il futuro:

Andrea Bruciati: “ Le Villae sono, oltre a dei patrimoni culturali mondiali di inestimabile valore, seminali per il futuro, fonte ininterrotta per una continua riflessione sul concetto di bellezza, inteso come agente metamorfico e dinamico.

Qui le nostre radici culturali, che sono sempre sincretiche, rilasciano sempre diverse e nuove suggestioni in cui il valore del Tempo, una memoria proattiva nel presente, risulta fondamentale.

Per quanto riguarda la gestione ritengo che luoghi così straordinari debbano essere gestiti con passione e buon senso ma di certo non secondo le normali due coordinate spazio temporali: per lavorare qui devi sentire il fluire delle cose e agire in diagonale, concependo l’Arte come frutto di un equilibrio sempre in tensione, aperto al domani.

Il mio dovere è infatti quello di potenziare e aggiornare la bellezza straordinaria di questi luoghi, facendo respirare e vivere la cultura, parlando così anche alla nostra conoscenza emotiva, opponendosi in tal modo a mentalità calcificate o burocratiche che sono come corpi estranei.

Mi auguro che ecosistemi culturali unici come questi vengano invece sempre intesi come modelli all’avanguardia e pertanto siano sempre concepiti come opportunità per sperimentare rivoluzionarie e nuove forme di conoscenza.

Fra i sogni: un viale costeggiato di statue antiche (Passeggiata del Cardinale) in parallelo al deposito aperto delle Cento Camerelle di Villa Adriana e riportare un bene prezioso come l’acqua dove non esiste o funziona più (dalle Peschiera, Cento Camerelle, cascata d’acqua al Serapeo per Villa adriana alla Fontana di Proserpina, della Civetta, Scalinata dei Bollori per Villa d’Este fino alle cascatelle della Villa di Mecenate).

Tutte rimarranno solo utopie ma solo con l’immaginazione si possono costruire ipotesi di futuro”.

Informazioni: Villa Adriana e Villa d’Este

Area Archeologica di Villa Adriana

Villa d’Este

immagine per Roberto Civetta
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Maestro d’arte, si diploma all’Istituto d’Arte Silvio D’Amico di Roma - è qualificato Restauratore di Beni Culturali e si occupa della conservazione di opere d’arte per mostre Nazionali e Internazionali. Cura costantemente progetti, consulenze, per la manutenzione e la conservazione e restauro di Beni Culturali, in Italia e all’estero, sia per Enti Pubblici che privati e collabora con alcune Università. Nel 2012 al Campidoglio, è stato insignito dell’onorificenza, “Premio Personalità Europea dell’Anno”, dal Centro Europeo Cultura Turismo e Spettacolo. Presenta Convegni e ha pubblicato diversi suoi lavori in volumi scientifici d’arte. Scrive e realizza video per i Social Network sui temi: arte, ambiente e umanità. Già Consulente di Governo per la Struttura di Missione degli Anniversari Nazionali della Presidenza del Consiglio dei Ministri. Nomina da conservatore-restauratore: del Centro Europeo Cultura Turismo e Spettacolo, Roma; del Comitato Scientifico del MUGA - Museo Garibaldino di Mentana e del MUCAM - Museo Civico Archeologico di Mentana e dell'Agro Nomentano.

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