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Galleria Nazionale dell’Umbria di Perugia e una conversazione con Costantino D’Orazio

di Roberto Civetta

Il nostro appuntamento con i palazzi e le dimore storiche più importanti e belle della nostra penisola oggi ci porta a Perugia, nella Galleria Nazionale dell’Umbria, ospitante la bellezza di ottocento anni di storia dell’arte e unico museo statale italiano ad avere sede nel palazzo comunale della città: l’iconico Palazzo dei Priori. 

Con circa 3500 mq di spazi espositivi, quaranta sale e una torre e una cappella, la Galleria Nazionale dell’Umbria di Perugia ospita capolavori che sulla linea del tempo coprono un arco che va dal XII al XIX secolo, dimostrandosi così fondamentale per la memoria storico-artistica della sua città e dell’intera penisola. (foto 1, foto 2, foto 3)

Sede della Galleria Nazionale dell’Umbria è il Palazzo dei Priori, situato nel centro di Perugia e da sempre suo simbolo. Tra i maggiori esempi di architettura gotica in Italia, l’edificio è oggi anche sede del Comune di Perugia.

Il suo primo nucleo risale al 1292, quando vennero costruiti il piano terra e il primo piano. Due anni dopo venne inaugurata la grande sala del Capitano del Popolo – oggi, Sala dei Notari – e poi nel corso del Trecento, con l’istituzione della magistratura dei Priori delle Arti, il palazzo iniziò ad assumere la sua caratteristica monumentalità.

Nel corso dei secoli il complesso si arricchì, inglobando altri edifici quali la chiesa di San Severo di Piazza, la casa-torre di Madonna Dialdana, la torre di Cola di Benvenuto Servitori con l’attigua domus e la casa di Ottaviano Boncambi. (foto 4, foto 5)

Tra il 1317 e il 1326 i lavori si concentrarono sul secondo blocco principale del palazzo, dedicato agli appartamenti dei priori – era uso che i primi consoli cittadini vivessero in una specie di clausura di due mesi nel palazzo, così da concentrarsi interamente sul loro ruolo – e alla cosiddetta sala del Malconsiglio, ossia quella in cui si svolgevano le riunioni.

Risale a questa fase anche il portale maggiore del palazzo in Corso Vannucci, nella cui lunetta si trovano i santi protettori della città: Lorenzo, Ercolano e Costanzo. Sempre nella prima metà del Trecento si assiste alla costruzione della prima cappella dei Priori, di cui oggi restano solo due finestre murate.

Visti i grandi cambiamenti, l’amministrazione si rese presto conto che il complesso avesse bisogno di interventi volti ad armonizzare la sua struttura, rendendola più omogenea. Iniziarono così i lavori di decorazione; ancora oggi, è possibile visitare i portali della sede dell’Arte del Cambio – corporazione annessa a palazzo nel Quattrocento – nella loro veste originale e restare affascinati dagli affreschi del Perugino nella Sala delle Udienze.

Nella seconda metà del Quattrocento, Benedetto Bonfigli affrescò la nuova Cappella dei Priori, mentre fra il 1545 e il 1548 Tommaso Bernabei, detto il Papacello, si occupò delle decorazioni della “Sala della Congregazione governativa per la state”: Papa Paolo III Farnese aveva appena nominato il Cardinale Tiberio Crispo legato pontificio a Perugia e, con l’occasione, aveva anche simbolicamente preso possesso del palazzo, facendo sistemare per lui un meraviglioso appartamento al secondo piano. (foto 6, foto 7, foto 8)

Sotto le magistrature pontificie, i lavori di espansione e abbellimento del palazzo furono affidati a due architetti perugini: Galeazzo Alessi e Vincenzo Danti. Il primo si occupò di realizzare un nuovo castello per le campane e il loggiato a tre arcate che oggi si apre su via dei Priori; il secondo progettò lo scalone interno e ampliò gli appartamenti.

I secoli dal XVII al XIX segnano un periodo più buio nella storia del Palazzo dei Priori. Vennero abbattuti merli, trasformata la scala esterna, aperte nuove finestre. Le sue architetture furono dunque stravolte e si deve attendere l’Unità d’Italia e l’apertura, soprattutto, della Pinacoteca Vannucci perché molti equilibri gli vengano restituiti: fu ricostruita la merlatura, restaurati il Portale Maggiore e molti affreschi e venne eretta di nuovo la grande scala a ventaglio che si affaccia sulla piazza. (foto 9, foto 10)

Il Palazzo dei Priori resta ancora oggi sede del Nobile Collegio della Mercanzia e del Nobile Collegio del Cambio, a testimonianza della sua passata potenza medievale.

La storia della sua collezione e della sua trasformazione in sede museale ha altrettanto antiche radici e nasce dal nucleo appartenente all’Accademia del Disegno – una delle Accademie di Belle Arti più antiche d’Italia, fondata del 1573 – in cui confluirono in epoca napoleonica tutte le opere delle congregazioni religiose soppresse.

Quando l’Accademia trovò sede, nel 1813, nell’ex monastero olivetano di Monemorcino Nuovo, a far parte della collezione entrarono importantissimi capolavori, al tempo esclusivamente riservati allo studio dei giovani artisti. Fra queste, il polittico di Piero della Francesca, la pala dei Guidalotti di Beato Angelico e quella di Santa Maria de’Fossi del Pintoricchio.

In seguito all’Unità d’Italia, con la requisizione del patrimonio ecclesiastico, la collezione si arricchì ulteriormente, anche grazie alle opere delle province umbre – per lo più provenienti da chiese e conventi: di valore, quindi, devozionale – che entrarono poi ufficialmente a far parte, nel 1862, dei beni demaniali del neonato Stato italiano. (foto 11, foto 12, foto 13)

Vista la situazione, si credette necessario istituire un nuovo museo pubblico: nel 1863 venne così aperta al pubblico la Civica Pinacoteca Vannucci, intitolata a uno dei maestri più importanti della città, il Perugino.

La collezione continuò ad ampliarsi al punto che gli spazi non furono più sufficienti a garantirne un corretto allestimento e, nel 1879, per volere di Francesco Moretti – primo direttore del museo, nominato dal Comune – venne trasferita al terzo piano di Palazzo dei Priori.

I crescenti riconoscimenti ottenuti valsero alla Pinacoteca il passaggio di gestione allo Stato, con nuovo titolo di Regia Galleria Vannucci e, infine, nel recente 2015 è stata nominata dal Ministero della Cultura come istituto museale autonomo, ruolo che la Galleria Nazionale svolge con eccezionale maestria, mostrandosi sempre attenta e pronta nella missione di diffondere e intercettare i movimenti culturali e artistici. (foto 14, foto 16)

Con oltre tremila opere – tra dipinti, sculture, ceramiche, tessuti e oreficerie -, di cui più di cinquecento esposte, la visita alla GNU si articola su due ricchissimi piani, attraverso ben otto secoli di storia.

Il percorso espositivo inizia dal Duecento/Trecento e si concentra poi sul tardogotico e sul Rinascimento, accompagnando gli spettatori nel fascino delle opere di Benedetto Bonfigli, Duccio di Buoninsegna, Gentile da Fabriano, Beato Angelico. Benozzo Gozzoli e Piero della Francesca – al cui polittico di Sant’Antonio è dedicata completamente una meravigliosa sala.

Proseguendo, troveremo sale monografiche che raccontano i grandi maestri Pinturicchio, Perugino – del quale la Galleria detiene la collezione più ricca e completa al mondo – e Raffaello, cui vengono esposte copie e opere di artisti a lui ispirati.

L’ultima sezione è poi dedicata all’arte in Umbria fra il Seicento e il Novecento. Possiamo qui ammirare, fra gli altri, i capolavori di Orazio Gentileschi, Valentin de Boulogne, Pietro da Cortona, il Sassoferrato, Francesco Trevisani, Gerardo Dottori, Alberto Burri e Enzo Rossi. (foto 17, foto 18, foto 19)

Alla Galleria troviamo anche un importante laboratorio di restauro, una biblioteca con oltre 25.000 volumi, specializzata in storia dell’arte, e la Sala Podiani, luogo di concerti, spettacoli e mostre temporanee.

Attualmente, e fino al 9 giugno, è in corso L’enigma del Maestro di San Francesco, a cura di Andrea de Marchi, Veruska Picchiarelli e Emanuele Zappasodi, organizzata nell’ambito dell’ottavo centenario dell’impressione delle stigmate a San  Francesco e volta a celebrare, anche attraverso una attenta e ricca documentazione, uno degli artisti più importanti del Duecento che, pur ancora anonimo, con le sue opere ha segnato profondamente l’iconografia del santo come Alter Christus, prima di Giotto e Cimabue. (foto 20)

La visita alla GNU è dunque davvero un viaggio completo nella storia artistica nel nostro paese e di una regione così culturalmente ricca come l’Umbria. Se ne esce affascinati e consapevoli, con gli occhi pieni: non manca davvero niente e l’immersione è facilitata da un allestimento armonioso e lineare che permette allo spettatore di camminare lungo le molte sale del palazzo senza perdersi nel racconto che viene fatto delle opere e degli artisti.

Se tutto questo è possibile si deve anche all’impegno dei direttori e alla competenza del loro staff. Ho avuto l’occasione di incontrare Costantino d’Orazio, direttore dei Musei nazionali di Perugia – Direzione Regionale Musei dell’Umbria, che da pochi mesi si occupa con grande passione e capacità di gestire questo importante complesso museale.

Gli abbiamo chiesto che cosa significhi e che cosa crede sia necessario fare e si auguri per il futuro:

“Credo fermamente che un museo non possa esistere senza costruire uno stretto e vivace rapporto con il territorio in cui risiede. Questa regola è ancor più valida per la Galleria Nazionale dell’Umbria, che è nata grazie all’apporto di chiese, monasteri e istituzioni locali, dei quali nel tempo ha raccolto i capolavori.

Per questo, appena nominato direttore, ho messo al centro del mio mandato tre linee d’azione: ricerca, perché senza lo studio e l’approfondimento il nostro sarebbe soltanto uno sterile lavoro di custodia di beni, che invece hanno molto da svelare; accessibilità, oggi parola molto in voga, va intesa come un progetto ad amplissimo orizzonte, in cui l’istituto si dedica a rendere le proprie proposte sempre più accoglienti e comprensibili, attraverso l’uso di qualsiasi mezzo a disposizione, soprattutto le nuove tecnologie; coinvolgimento, perché un’istituzione nazionale ha il compito di valorizzare le risorse del territorio attraverso la progettazione di iniziative e azioni a lunga scadenza.

Il grande rischio che corrono le istituzioni museali è quello di arroccarsi tra le proprie splendide mura: l’interazione con il contesto, invece, è l’unico modo per farle sopravvivere.”

Info Galleria Nazionale dell’Umbria

immagine per Roberto Civetta
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Maestro d’arte, si diploma all’Istituto d’Arte Silvio D’Amico di Roma - è qualificato Restauratore di Beni Culturali e si occupa della conservazione di opere d’arte per mostre Nazionali e Internazionali. Cura costantemente progetti, consulenze, per la manutenzione e la conservazione e restauro di Beni Culturali, in Italia e all’estero, sia per Enti Pubblici che privati e collabora con alcune Università. Nel 2012 al Campidoglio, è stato insignito dell’onorificenza, “Premio Personalità Europea dell’Anno”, dal Centro Europeo Cultura Turismo e Spettacolo. Presenta Convegni e ha pubblicato diversi suoi lavori in volumi scientifici d’arte. Scrive e realizza video per i Social Network sui temi: arte, ambiente e umanità. Già Consulente di Governo per la Struttura di Missione degli Anniversari Nazionali della Presidenza del Consiglio dei Ministri. Nomina da conservatore-restauratore: del Centro Europeo Cultura Turismo e Spettacolo, Roma; del Comitato Scientifico del MUGA - Museo Garibaldino di Mentana e del MUCAM - Museo Civico Archeologico di Mentana e dell'Agro Nomentano.

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