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Palazzo Grimani, Venezia. Lo splendore di mecenati e collezionisti

di Roberto Civetta

Con Italia a Palazzo, questa volta andiamo a Venezia, per parlare di quella magnifica struttura che rappresenta un unicum all’interno del contesto della città: Palazzo Grimani.

Acquistato alla fine del Quattrocento da Antonio Grimani, doge dal 1521 al 1523, il palazzo è stato la dimora di questa famiglia di grandi mecenati e collezionisti fino alla metà del XIX secolo, accogliendo le collezioni di arte e archeologia del Cardinale Domenico Grimani e del patriarca di Aquileia, Giovanni.

Nel 1981 è poi stato acquistato dallo Stato Italiano e, dopo un lungo periodo di restauro, dal 2008 è aperto al pubblico.

A rendere unica la struttura è la particolare fusione fra elementi di tradizione veneziana ed elementi di tradizione tosco-romana, che riflette strettamente anche i luoghi in cui si svolsero le vicende personali dei membri illustri della famiglia.

L’edificio attuale, che mantiene l’originaria pianta a L medievale e le caratteristiche della casa fondaco veneziana, è il risultato di un importante lavoro di ristrutturazione attuato, in varie fasi, fra il 1532 e il 1569, ad opera dei fratelli Vittore e Giovanni Grimani, rispettivamente procuratore di San Marco e patriarca di Aquileia.

Per comprendere quanto la famiglia fosse strettamente legata al palazzo basta pensare che lo stesso Giovanni, probabilmente, intervenne nella fase di progettazione, servendosi dei consigli del Sanmicheli, a cui viene attribuita l’intera fabbrica. (foto 1)

immagine per Palazzo Grimani Venezia. Lo splendore di mecenati e collezionisti
foto 1: Cortile, Venezia, Museo di Palazzo Grimani – Direzione regionale Musei Veneto, “su concessione del Ministero della Cultura”- foto M. De Fina

La fusione fra Venezia e Roma caratterizza Palazzo Grimani non soltanto a livello architettonico, ma anche nelle decorazioni e nelle pitture. Vi lavorarono infatti molti fra i maggiori artisti del tempo, come Federico Zuccari, Francesco Salviati, Giovanni da Udine, Lambert Sustris e Camillo Mantovano. (foto 2)

foto 2: Museo di Palazzo Grimani, Cortile

Fra gli ambienti appartenenti al nucleo più antico dell’edificio, poi rinnovati durante gli importanti lavori cinquecenteschi, troviamo sicuramente la Sala del Camino, i Camerini di Apollo, Callisto e Psiche e il portego.

La prima di queste stanze prende il nome, appunto, da un grande camino sormontato da marmi e decorazioni in stucco, e presenta molteplici nicchie e mensole, sui cui erano esposti i pezzi archeologici delle collezioni della famiglia.

I camerini, invece, decorati fra il 1537 e il 1540 in stile rinascimentale e manierista, prendono il nome dai personaggi di cui sono narrate le vicende.

Nel caso di quello di Apollo, sulla volta a botte il Salviati dipinse in quattro episodi la storia di Apollo e Marsia, come narrata da Ovidio nelle Metamorfosi. Sempre dalla stessa fonte è tratta quella della ninfa Callisto, sviluppata in cinque riquadri in stucco bianco su fondo oro da Giovanni da Udine, secondo una tecnica che l’artista aveva riscoperto a Roma, dove collaborò nella bottega di Raffaello.

Sul soffitto del camerino di Psiche, invece, diviso in due nell’Ottocento, era raccontata la favola di Apuleio in cinque dipinti. Di questi, solo due restano a noi oggi noti: uno, conservato in collezione privata, opera di Francesco Menzocchi, e quello ottagonale, probabile fulcro della composizione, realizzato da Francesco Salviati e oggi osservabile su una parete della stanza – si tratta probabilmente di una copia dell’originale. (foto 3)

foto 3: Camerino di Callisto, Venezia, Museo di Palazzo Grimani – Direzione regionale Musei Veneto, “su concessione del Ministero della Cultura”- foto M. De Fina

L’ambiente che maggiormente ricorda la struttura medievale è però sicuramente il portego, il grande salone passante, tradizionale nella casa fondaco veneziana. Ospitava feste e varie manifestazioni teatrali e artistiche e alle sue pareti erano esposti i ritratti dei maggiori membri della famiglia Grimani.

Da qui parte anche Domus Grimani 1595-2019. La collezione di sculture classiche a Palazzo dopo quattro secoli, esposizione realizzata in collaborazione con la Fondazione Venetian Heritage e Civita Tre Venezie, che riporterà al palazzo, fino al 2022, gran parte della collezione di antichità di Giovanni Grimani, da lui donata alla Serenissima nel 1587 e oggi parte del Museo Archeologico Nazionale.

Tutte le altre sale del palazzo derivano invece dalla grande opera di ristrutturazione e ampliamento attuata alla fine del Cinquecento, così come il cortile e la Loggia dei cesti, completamente decorata con motivi vegetali e completata con cesti in stucco, ad oggi ancora osservabili.

Nella Sala del Doge una lapide sopra il camino ricorda come questa fosse dedicata a Antonio Grimani – vi si trovava anche un suo busto, oggi andato perduto. La stanza ha pareti e pavimenti decorati con riquadri in marmo, realizzati con marmi probabilmente tratti da antiche rovine e usati come materiale di reimpiego, poiché di epoca romana e provenienti da Turchia, Grecia e Africa. Vasi antichi, busti e gruppi scultorei erano collocati in varie nicchie e sopra le porte. (foto 4)

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foto 4: Sala del Doge, Venezia, Museo di Palazzo Grimani – Direzione regionale Musei Veneto, “su concessione del Ministero della Cultura”- foto M. De Fina

Nella Cappella, dove Giovanni Grimani celebrava la messa privata, al posto dell’altare marmoreo, rimosso nel XIX secolo, si trova oggi una cinquecentesca Deposizione, attribuita all’allievo di Tiziano, Giovanni Contarini. (foto 5)

foto 5: Vestibolo cappella, Venezia, Museo di Palazzo Grimani – Direzione regionale Musei Veneto, “su concessione del Ministero della Cultura”- foto M. De Fina

In quella che si pensa possa essere stata la Sala da pranzo, per via della presenza di una scala, oggi murata, che conduceva al pian terreno – dove, probabilmente, si trovavano le cucine del palazzo – al centro del soffitto si trova una tela seicentesca con un San Giovanni mentre battezza la folla derivato dall’omonimo di Poussin, oggi al Louvre, che si pensa sostituisca un dipinto di Giorgione ispirato ai quattro elementi.

Sempre a dimostrazione del forte legame del palazzo con la famiglia di cui fu residenza, le lunette della cosiddetta Sala dei Fogliami – così chiamata per via della rigogliosa decorazione naturale realizzatavi da Camillo Mantovano – attraverso il tema della lotta fra il bene e il male alludono alla vicenda personale del patriarca di Aquileia, Giovanni, che venne accusato di eresia. Il processo, che ne segnò l’esistenza, compromise anche la sua carriera cardinalizia, negandogliela. (foto 6)

foto 6: Sala dei Fogliami, Venezia, Museo di Palazzo Grimani – Direzione regionale Musei Veneto, “su concessione del Ministero della Cultura”- foto M. De Fina

Nonostante il palazzo si mostri oggi, come abbiamo detto, quale frutto del progetto della seconda metà del Cinquecento, i Grimani non si sono fermati alla sola fusione dei gusti veneziano e tosco-romano: è da notare, infatti, anche la presenza di uno stile neoclassico. Questo si deve al rinnovamento settecentesco di una stanza, adibita a camera da letto in occasione delle nozze di Giovanni Carlo Grimani e Virginia Chigi (1791).

Il luogo più significativo di Palazzo Grimani, capace di dimostrare l’importanza dei suoi proprietari in qualità di collezionisti, è però indubbiamente la splendida Tribuna, già nota come Antiquarium, che custodiva, originariamente, più di centotrenta sculture antiche.

Di grande importanza, per quanto riguarda la statuaria che il palazzo conserva, è la presenza di un raro calco settecentesco in gesso del Gruppo del Laocoonte nel Camaron d’oro, così chiamato perché le pareti di questa stanza erano ricoperti da preziosissimi arazzi, con filati d’oro, appunto. (foto 7, foto 8, foto 9).

Info

Il Museo di Palazzo Grimani è aperto al pubblico dal martedì alla domenica, con orario 10:00-19:00 e ultimo ingresso previsto per le 18:30. Non è prevista prenotazione. Nel rispetto delle normative di sicurezza per il Covid, la visita al palazzo seguirà un preciso itinerario, che avrà inizio dal cortile ed è possibile trovare, spiegato, sul sito istituzionale del museo.

  • Museo di Palazzo Grimani
  • Castello Ramo Grimani, 4858 — 30122 Venezia
  • Contatti:
    telefono del museo +39 041 241 15 07
    prenotazioni: +39 041 5200345
    email: drm-ven.grimani@beniculturali.it
immagine per Palazzo Grimani Venezia. Lo splendore di mecenati e collezionisti
Museo di Palazzo Grimani – foto di Roberto Civetta
immagine per Roberto Civetta
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Maestro d’arte, si diploma all’Istituto d’Arte Silvio D’Amico di Roma - è qualificato Restauratore di Beni Culturali e si occupa della conservazione di opere d’arte per mostre Nazionali e Internazionali. Cura costantemente progetti, consulenze, per la manutenzione e la conservazione e restauro di Beni Culturali, in Italia e all’estero, sia per Enti Pubblici che privati e collabora con alcune Università. Nel 2012 al Campidoglio, è stato insignito dell’onorificenza, “Premio Personalità Europea dell’Anno”, dal Centro Europeo Cultura Turismo e Spettacolo. Presenta Convegni e ha pubblicato diversi suoi lavori in volumi scientifici d’arte. Scrive e realizza video per i Social Network sui temi: arte, ambiente e umanità. Già Consulente di Governo per la Struttura di Missione degli Anniversari Nazionali della Presidenza del Consiglio dei Ministri. Nomina da conservatore-restauratore: del Centro Europeo Cultura Turismo e Spettacolo, Roma; del Comitato Scientifico del MUGA - Museo Garibaldino di Mentana e del MUCAM - Museo Civico Archeologico di Mentana e dell'Agro Nomentano.

Una risposta

  1. Ho trovato molto sintetiche e interessanti per la consultazione le note scritte suula splendida dimora dei FRIMANI. Spero che questo gioiello del rinascimento e della eleganza che Venezia manifestava in tante forme dell’arte possa essere ammirato ancora nei secoli futuri da tante GENERAZIONI. grazie Giovanni Gobbin

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