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Palazzo Farnese a Roma

di Roberto Civetta

Sono i secoli che rendono preziosa una dimora storica? Con Italia a Palazzo continuiamo il viaggio nella storia e nella cultura alla scoperta delle architetture italiane e di ciò che esse contengono, realizzate dai più importanti artisti al mondo; oggi ci raccontano il loro vissuto, le famiglie nobiliari ad esse legate, le loro trasformazioni, la storia delle loro collezioni d’arte.

Torniamo a Roma, per parlare di uno dei suoi palazzi più importanti, oggi sede dell’Ambasciata di Francia e di importanti eventi, come seminari, ricevimenti e festival culturali, che partecipano a fargli avere più di cinquantamila visitatori all’anno.
La costruzione del palazzo ha avuto inizio fra il 1513 e il 1514 per volere di Alessandro Farnese (cardinale a 25 anni, nel 1493, e poi eletto Papa il 13 ottobre 1534, con il nome di Paolo III), in seguito all’acquisto del vecchio Palazzo Ferriz e dei suoi dintorni, nel 1495.

Nel 1549, alla morte del suo committente, fu portata a compimento la facciata principale (foto 1) – in tufo, mattoni e travertino, alta 29 metri e larga 57 metri –, a cui lavorarono quattro importanti architetti: Sangallo il Giovane, che vi fu impegnato fino alla fine della sua vita, Michelangelo, artefice del cornicione di gigli – emblema araldico dei Farnese, che si ritrova come motivo, infatti, anche all’interno della dimora –, del completamento del cortile e della chiusura delle logge del primo piano, il Vignola e Della Porta.

Foto 1: Dettaglio angolare prospiciente il Tevere
CREDITS: Roberto Civetta

Restaurata in occasione del giubileo del 2000, la facciata odierna è ancora molto simile a quella cinquecentesca e i visitatori possono restarne facilmente affascinati, passeggiando per la città, anche grazie alla posizione prospettica di cui gode il Palazzo.

Perché i lavori di Palazzo Farnese fossero del tutto completati, però, ci vollero ben 76 anni. Si dovette infatti attendere il 1589 per vedere completata la facciata sul lato del giardino, ad opera di Giacomo della Porta e il 1603 per la costruzione della terrazza – prolungata da un ponte sopra via Giulia e usata come tribuna per osservare le corse di asini e cavalli o le feste notturne sul fiume – e del palazzetto del cardinale Odoardo, in riva al Tevere.

Il vestibolo (foto – 2) di ingresso, ancora opera del Sangallo, è lungo 14 metri e ispirato agli edifici antichi.

Composto di tre navate, separate da colonne in granito – proveniente dalle Terme di Caracalla – la decorazione della volta è realizzata in polvere di marmo e, come anche per il secondo vestibolo, che porta al giardino, sul soffitto a volta compaiono i simboli dei Farnese: il giglio e l’unicorno.

Foto 2: Vestibolo
CREDITS: https://it.ambafrance.org/Palazzo-Farnese-11114

Anche il cortile (foto – 3) mantiene l’ispirazione all’antichità, con arcate e colonne che ricordano il Teatro di Marcello. Iniziato dal Sangallo, Michelangelo lo portò a termine fra il 1546 e il 1549, creando un fregio di ghirlande che contrasta con il fregio del suo collega, con trofei e armi.

Foto 3: Cortile
CREDITS: https://it.ambafrance.org/Palazzo-Farnese-11114

Il cortile, come ci appare oggi, però, è il risultato di lavori ottocenteschi, svolti in occasione della visita del re di Napoli. Anche nel pavimento il rimando è all’antico, con una bicromia che ricorda i mosaici a figure nere su fondo bianco – come erano quelli ritrovati durante gli scavi sotto al palazzo.

La scala d’onore (foto – 4) che conduce al primo piano si stacca dal gusto dell’antico ed è fatta da due rampe dritte; circa a metà, un atrio a cielo aperto – poi chiuso da una vetrata nel XIX secolo – permette l’illuminazione. Vi si trovano tre sarcofagi con scene mitologiche e sculture di navi da guerra; su di uno ornato sobriamente, se ne trova un altro che illustra la storia di Diana ed Endimione.

Foto 4: Scalone d’onore
CREDITS: https://it.ambafrance.org/Palazzo-Farnese-11114

La facciata posteriore (foto – 5), che dà sul Tevere, fu progettata dal Vignola e portata a termine dal Della Porta ed è la parte del Palazzo che è stata costruita per ultima.

Rispetto a quella principale, su Piazza Farnese, era stata concepita come un ingresso privato, per i figli di Alessandro. Al primo piano si possono osservare undici grandi finestre che alternano frontoni semicircolari e triangolari e, sopra la centrale, si ha il blasone di pietra con le armi del Cardinale.

Foto 5: Façade arrière
CREDITS: https://it.ambafrance.org/Palazzo-Farnese-11114

Al centro del secondo piano, invece, si trova una loggia con tre arcate, sormontata da un cornicione molto simile a quello della facciata principale e sempre eseguito da Michelangelo.

Per quanto riguarda gli interni del palazzo, lunga è la lista delle bellezze in esso contenute. Monumentale, il Salone di Ercole (foto – 6) deve il suo nome a una copia della statua di Glicone, che oggi non è più presente: esposta per un periodo nel cortile d’onore, è stata poi spostata al Museo Archeologico di Napoli.

Alta ben 18 metri, le pareti avrebbero dovuto essere affrescate dai Carracci, ma il progetto iniziale non fu mai realizzato. Vi si trovano tre arazzi, tessuti presso la Manifattura dei Gebelins nel XVII secolo, mostrano l’Incendio di Borgo, l’incontro di Leone Magno con Attila a Roma e la Messa di Bolsena.

Foto 6: Salone d’ Ercole
CREDITS: https://it.ambafrance.org/Palazzo-Farnese-11114

La Sala dei Fasti Farnesiani (foto – 7), oggi ufficio dell’ambasciatore e in passato stanza di rappresentanza della famiglia, è la centrale del piano nobile. Nel 1522 il cardinale Ranuccio Farnese, nipote di Paolo III, ne commissionò gli affreschi al pittore manierista Francesco Salviati, al fine di illustrare la gloria militare e pontificia della famiglia. A terminarli furono poi, nel 1565, Taddeo e Federico Zuccari.

Foto 7: Sala dei Fasti Farnesiani
CREDITS: https://it.ambafrance.org/Palazzo-Farnese-11114

La Camera del Cardinale (foto – 8) fu probabilmente commissionata da Paolo III a Daniele da Volterra e realizzata fra il 1547 e il 1620. Fu la stanza del cardinale Ranuccio e poi di suo fratello Alessandro, e nel blasone al centro del fregio, situato sotto gli alveoli del soffitto, si trovano le armi di loro padre, Pier Luigi Farnese.

I dipinti sono composti di dodici pannelli, raffiguranti il mito di Bacco e volti a illustrare, in due cicli, la gloria dei Farnese, attraverso il tema dell’Unicorno e quello del trionfo del dio.

Foto 8: Camera del Cardinale
CREDITS: https://it.ambafrance.org/Palazzo-Farnese-11114

Troviamo poi il celebre Gabinetto del Cardinale, detto “camerino” (foto – 9) decorato dai Caracci, giunti per l’occasione da Bologna, tra il 1597 e il 1608 – è la prima opera romana di Annibale. Fu loro commissionata da Odoardo Farnese e sulla volta, inaugurata già nel 1601, vengono elogiate le sue qualità.

Nel quadro centrale – l’originale, a olio, è oggi al Museo di Capodimonte a Napoli – è ritratto come un Ercole che deve scegliere fra la Voluttà e la Virtù, che gli indicano due cammini diversi: uno fiorito e l’altro accidentato, ma che porta a Pegaso, emblema della libertà.

Foto 9: Camerino d’Ercole
CREDITS: https://it.ambafrance.org/Palazzo-Farnese-11114

Ai Carracci è anche intitolata la Galleria (foto – 10), luogo per il passaggio privato e di rappresentanza del palazzo, decorata per il matrimonio di Ranuccio con Margherita Aldobrandini, nipote di Clemente VIII. Opera principalmente di Annibale, viene considerata uno dei suoi capolavori.

Foto 10: Galleria dei Carracci
CREDITS: https://it.ambafrance.org/Palazzo-Farnese-11114

Per via delle sue dimensioni (20 metri di lunghezza per soli 7 di larghezza) per decorarla fu necessario creare un trompe-l’oeil che ha portato a sovrapporre pittura, scultura e architettura, entro un gioco in cui i materiali sembrano intrecciarsi e rimandarsi l’un l’altro fra di loro. Oltre ai fratelli bolognesi, vi lavorarono molto anche alcuni loro allievi, fra cui il Domenichino.

Dopo essere entrato a far parte dei beni dei Borbone nel Settecento, quando l’ultima erede diretta dei Farnese, Elisabetta, sposò Filippo V di Spagna, questi si trasferirono nel palazzo nell’Ottocento e si rivolsero al napoletano Antonio Cipolla per restaurare l’edificio.

Fu lui l’autore di vari ornamenti e dei plinti in finto marmo che si trovano in molte delle stanze. Un esempio del suo intervento si ha nel Salone Rosso (foto – 11)– prima chiamato “Salone dei Filosofi” per via dei busti antichi che conteneva, oggi a Napoli – dove diede un particolare colore caffè-latte alle pareti.

Foto 11: Salone Rosso
CREDITS: https://it.ambafrance.org/Palazzo-Farnese-11114

Dal 1874 Palazzo Farnese è diventato la sede dell’Ambasciata di Francia grazie all’allora ambasciatore, il marchese di Noailles, che riuscì a ottenerne l’affitto. Dall’anno successivo, al secondo piando si trova anche l’École française de Rome, istituto di ricerca e biblioteca.

In questo periodo, il Palazzo sarà interessato da un importante lavoro di restauro, volto a restituire splendore alle sue facciate e ai tetti. È stata annunciata l’intenzione di chiamare, durante il periodo dei lavori, grandi artisti internazionali a operare sull’edificio. Con il desiderio dell’Ambasciata francese di mantenere immaginariamente il palazzo “aperto per lavori” durante tutta la durata dei lavori.

Fra questi, l’artista francese JR, ha già mascherato parte della facciata principale con una nuova installazione. (foto – 12)

Foto 12: JR, Punto di fuga, Palazzo Farnese, Roma
CREDITS: Roberto Civetta

Come per la Ferita di Palazzo Strozzi a Firenze, di cui vi ho già raccontato, anche qui l’opera dell’artista dal titolo Punto di fuga mostra la facciata dell’edificio capitolino come suggestivamente “ferita” da uno squarcio che ne lascia intravedere gli interni, rappresentati in modo estremamente dettagliato, pur non rispettandone fedelmente la realtà: al centro, infatti, l’artista pone l’imponente Ercole Farnese, riportandolo nella sua posizione originale – precedente al trasferimento a Napoli, nel 1787 – come testimoniano le incisioni del XVI e XVII secolo.

Difficile per i passanti non restare affascinati dalla suggestiva mole dell’istallazione in bianco e nero dell’artista, capace di trasportarli in una dimensione altra e quasi fuori dal tempo.

L’opera, con i suoi 600 metri quadri e forse più, si sviluppa sulle palizzate e sulle impalcature. Realizzata con pannelli in Dibond (alluminio stampato) fissati all’impalcatura e con teloni in vinile posti sulle palizzate, l’opera è un esempio di anamorfosi, un’illusione matematica e gioco visivo che costruisce e decostruisce l’immagine a seconda della posizione dello spettatore.

Non a caso, c’è un punto esatto all’ingresso della Piazza Farnese dal quale osservare l’edificio rinascimentale.

Prospetto principale – Ambasciata di Francia in Italia
CREDITS: Roberto Civetta

In questo momento, le visite a Palazzo Farnese sono temporaneamente sospese. È possibile però effettuare un tour virtuale, a questo link, che trovate sul sito dell’Ambasciata: https://www.farnese-rome.it/it/index.html.

Info

 

immagine per Roberto Civetta
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Maestro d’arte, si diploma all’Istituto d’Arte Silvio D’Amico di Roma - è qualificato Restauratore di Beni Culturali e si occupa della conservazione di opere d’arte per mostre Nazionali e Internazionali. Cura costantemente progetti, consulenze, per la manutenzione e la conservazione e restauro di Beni Culturali, in Italia e all’estero, sia per Enti Pubblici che privati e collabora con alcune Università. Nel 2012 al Campidoglio, è stato insignito dell’onorificenza, “Premio Personalità Europea dell’Anno”, dal Centro Europeo Cultura Turismo e Spettacolo. Presenta Convegni e ha pubblicato diversi suoi lavori in volumi scientifici d’arte. Scrive e realizza video per i Social Network sui temi: arte, ambiente e umanità. Già Consulente di Governo per la Struttura di Missione degli Anniversari Nazionali della Presidenza del Consiglio dei Ministri. Nomina da conservatore-restauratore: del Centro Europeo Cultura Turismo e Spettacolo, Roma; del Comitato Scientifico del MUGA - Museo Garibaldino di Mentana e del MUCAM - Museo Civico Archeologico di Mentana e dell'Agro Nomentano.

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