L’amore per l’arte potrebbe esser nato ammirando quella che per noi oggi è l’archeologia?
È sempre questa la domanda che accompagna I parchi della bellezza alla scoperta delle meraviglie archeologiche del nostro paese, attraversando l’Italia e viaggiando a ritroso nei secoli fino quasi all’infinito, per immergerci nell’immenso patrimonio artistico e culturale che possiede.
Con il trascorrere dei secoli è andata formandosi quella che potremmo definire la ricerca di una conoscenza nella quale poterci riconoscere. Scrutando e assaporando la bellezza dei luoghi, dei territori antichi ancora racchiusi in attesa di esser compresi, svelati e raccontati, in questo scritto vi accompagno nella Preistoria, pensando a millenni di evoluzione sociale, ambientale, tecnologica e anche ai grandi artisti.
Ci tuffiamo?
Per cominciare il nostro viaggio nel nome dell’archeologia, facciamo tappa in Sardegna, una regione ricca di siti e di storia, sempre capace di sorprenderci e di mostrarci la sua capacità di farsi bellezza in ogni minima sfaccettatura, dalla terra al mare, alle sue tradizioni e ai suoi abitanti.
L’Italia possiede un patrimonio archeologico inimmaginabile e, per la Sardegna, dove si trovano moltissime testimonianze, soffermarci solo sui parchi sarebbe riduttivo. Al di là di questi, infatti, la regione è ricca soprattutto di siti e di aree archeologiche: in pratica, la si può ammirare guardando le stelle e pensando alle antiche tracce della presenza umana, immersi in un’atmosfera che possiede un pizzico di magia in più.
Vale dunque fare uno strappo alla regola della nostra rubrica e includere anche questi nel nostro racconto, no?
Le prime testimonianze di presenza umana sull’isola risalgono al Paleolitico Inferiore. Sono infatti stati rinvenuti oggetti in pietra databili tra 450.000 e 120.000 anni fa. Questi, in selce e quarzite, vennero ritrovati nella parte settentrionale dell’isola, in Anglona, e sono ascrivibili, in base alla tipologia e alle industrie litiche classificate, coi nomi di “clactoniano” e “tayaziano”.
Prima di immergersi nell’azzurro fino a scendere nelle profondità del blu marino, è però necessario mettere ordine nelle ere e nei periodi storici che si sono succeduti nel corso dei millenni. Incamminiamoci dunque lungo un’immaginaria linea del tempo.
Il Prenuragico, che comprende un arco cronologico molto ampio, che va dal 450.000-1.800 a.C., coincide con la Preistoria, ossia la fase della storia umana precedente all’invenzione della scrittura.
Ne deriva che i dati archeologici sono certamente l’unica fonte di informazioni che ci permette di conoscere le abitudini di vita dell’uomo in questo periodo.
Gli studiosi trattano il periodo suddividendo le sue fasi cronologicamente: il Paleolitico (450.000-10.000 a.C.), il Mesolitico (10.000-6.000 a.C.), il Neolitico (6.000-2.800 a.C.), l’Eneolitico o Calcolitico (2.800-1.800 a.C.) e il Nuragico, che va dal 1.800 al 238 a.C. e il cui nome deriva dal monumento simbolo della Sardegna: il nuraghe.
Questa struttura, che vede le sue prime costruzioni alla fine dell’antica età del bronzo, evolve nei nuraghi classici a thòlos e poi in quelli a torre singola troncoconica, cui si aggiungono cortili e torri secondarie. Si diffondono allora le cosiddette tombe dei giganti (Su Crastu Covocadu, San Cosimo di Gonnosfanadiga, Li Lolghi), e solo in seguito si svilupperanno nuraghi dalle strutture più complesse: costruzioni erette intorno a pozzi e fonti sacre, venerate nell’isola, dove si deponevano statuette ex voto in bronzo.
Al solo pensiero che la regione ne ha più di settemila, sparsi sul territorio, ci si rende conto dell’importanza di questo esempio di manufatto archeologico giunto fino a noi, e che ancora oggi non vede affatto definita la sua funzione, anche se è ipotizzabile è che servisse per la difesa e il controllo del territorio.
Dal IX sec. a.C. alla metà del VI sec. a.C., circa, la Sardegna venne interessata per la prima volta dal fenomeno di colonizzazione del Mediterraneo occidentale attuato dai Fenici, per poi ritrovarsi, successivamente sotto il controllo più diretto e invasivo dei Punici (seconda metà del VI sec. a.C.-238 a.C.). Questo periodo è noto, appunto, come fenicio-punico.
Entrando più nel particolare, i Fenici, la popolazione semitica che occupava le coste del Libano sin dal III millennio a.C., per sostenere quelle che erano le fonti principali della loro economia, ossia le intense attività commerciali e marittime, fondarono numerose colonie sulle coste del Mediterraneo e, approdati in Sardegna, tra il IX e il VII secolo a.C., diedero vita a una serie di empori commerciali che, nel tempo, assunsero poi i connotati di vere e proprie realtà urbane.
Se l’arrivo dei Fenici in Sardegna sembra essere stato un fenomeno pacifico, non si può dire lo stesso per quanto riguarda i Cartaginesi. Infatti, l’incontro avvenuto intorno alla metà del VI sec. a.C. tra le due popolazioni, che si riconoscevano nello stesso modello politico, economico e sociale, provocò un conflitto che non si era precedentemente manifestato nel contatto tra le genti nuragiche e fenicie.
L’esito finale di questo scontro fu il passaggio della Sardegna sotto il controllo di Cartagine.
Nel 241 a.C. la Sardegna passò poi ai Romani, ma la conquista romana non pose fine all’influenza cartaginese, e soltanto in età augustea e giulio-claudia la romanizzazione può dirsi attuata. A dimostrarlo, la tarda diffusione di ville e terme, tipiche dell’edilizia imperiale. Il cristianesimo, come già la romanità, vi penetrò gradualmente.
Il declino dell’Impero Romano comportò un graduale impoverimento: l’isola viene invasa dai Vandali e poi sottomessa dall’Impero bizantino.
La storia, ovviamente un’altra rispetto a questa che vi racconto, ci narra anche del periodo Bizantino, Giudicale, Aragonese e Spagnolo, Regno di Sardegna, Regno d’Italia, fino ad arrivare al Contemporaneo.
Date queste premesse storiche, necessarie a contestualizzare le meraviglie di cui andremo a raccontare, possiamo prendere il largo e navigare insieme in quello che definirei solo l’inizio di un viaggio tra i siti archeologici della Sardegna e che, per prima cosa, ci trasporta nell’Area Archeologica Su Nuraxi – Barumini (VS) (Foto 1 e 2)
Scoperta e portata alla luce tra il 1949 e il 1955 sotto la direzione dell’illustre archeologo di Barumini, Giovanni Lilliu, per la sua unicità è stato inserito nel Patrimonio Mondiale Unesco nel 1997.
L’area è costituita da un imponente nuraghe complesso, costruito in diverse fasi a partire dal XV secolo a.C., e costituito da un torrione centrale (mastio) incorporato in un bastione quadrilobato, a sua volta compreso all’interno di un antemurale, fortificato da cinque torri e da un esteso villaggio di capanne, sviluppatosi tutto intorno nel corso dei secoli successivi.
Un patrimonio, quello di Barumini, che recentemente ha portato alla scoperta di un’altra meraviglia: Su Nuraxi ‘e Cresia, un nuraghe sempre complesso, venuto alla luce nell’ultimo decennio del ‘900 durante i lavori di restauro di Casa Zapata, antica residenza nobiliare dei baroni sardo-aragonesi, costruita a partire dalla metà del 1500, sopra l’antico edificio nuragico.
Oggi, la residenza spagnola, costituita, oltre che dal palazzo nobiliare, anche da uno splendido giardino che affaccia sul sagrato della chiesa parrocchiale, da un’ampia corte e dalla pertinenza agricola, costruita a partire dai primi anni del ‘900, è sede del cosiddetto Polo Museale Casa Zapata, organizzato in tre sezioni: Archeologica, Storico- archivistica e Etnografica.
La tutela e la valorizzazione di questi straordinari beni è stata affidata alla Fondazione Barumini Sistema Cultura, che con l’apertura del nuovo Centro di Comunicazione e Promozione del Patrimonio Culturale “Giovanni Lilliu” propone oggi numerose e interessanti mostre e persegue l’obiettivo di promuovere Barumini come punto di incontro e valorizzazione della Provincia del Medio Campidano.
I laboratori didattici ne arricchiscono e completano l’ampia offerta culturale. Si rivolgono in particolare alle scuole di ogni ordine e grado, proponendo una visita di tipo innovativo alle strutture, volta sia ad informare che a educare.
E’ possibile visitare il Patrimonio Culturale di Barumini e usufruire dei tanti servizi offerti dalla Fondazione Barumini Sistema Cultura tutti i giorni dell’anno.
Ci spostiamo adesso per parlare del Nuraghe Santu Antine a Torralba (SS), situato al centro della piana di Cabu Abbas, nel Meilogu, regione della Sardegna nord-occidentale. (Foto 3 e 4)
Le sue fasi cronologiche si collocano dal Bronzo medio al Ferro (costruzione del mastio, erezione del bastione trilobato, impianto e successiva fase edilizia del villaggio) fino all’uso in età storica.
Il Nuraghe del complesso monumentale (XV sec. a.C), chiamato anche La Casa del Re (Sa Domu de Su Re), caposaldo di tutto il sistema insediativo della Valle dei Nuraghi, rappresenta la sintesi e l’apogeo dell’architettura di età nuragica.
La parte più antica è costituita dalla Torre centrale – o Mastio –, la cui altezza originaria probabilmente superava i 25 metri, e dal diametro di m 15,50 per h. res. m 17,55. Originariamente a tre piani e terrazzo, è costruito alla base con file irregolari di blocchi di basalto appena sbozzati e, sopra, da filari orizzontali di conci più piccoli perfettamente sagomati.
Ai piedi del nuraghe si estende il villaggio nuragico – solo in parte messo in luce dagli scavi e quindi ancora da scoprire – le cui capanne circolari subirono modifiche strutturali in età romana già nel II secolo a.C. Poi, a seguito di un breve periodo di abbandono (metà I sec. a.C.), sulle strutture meridionali del villaggio fu costruita una villa rustica.
La muratura esterna segue un andamento curvilineo, con filari disposti in corsi orizzontali.
All’interno si sviluppano lunghi corridoi, scale semplici ed elicoidali per raggiungere gli ambienti superiori, silos per conservare i prodotti agrari e un sistema di pozzi.
Non mi dilungo troppo sulla descrizione architettonica, in quanto penso che scoprirla visitando il sito sia la miglior scelta.
I reperti rinvenuti nelle varie campagne di scavo sono esposti nel Museo della Valle dei Nuraghi nel Logudoro Meilogu, nel centro urbano di Torralba in via Carlo Felice, 143.
Per concludere la prima parte di questo viaggio alla scoperta della Sardegna e della sua archeologia, guardiamo più da vicino anche lo splendido Nuraghe Losa ad Abbasanta (OR) (Foto 5 e 6)
Ci troviamo su un rilievo roccioso dell’altopiano basaltico di Abbasanta, di fronte ad un maestoso complesso edificato con blocchi di basalto. La struttura è costituita da un mastio e da un bastione trilobato risalente al Bronzo medio (XV-XIV secolo a.C.), protetto da un antemurale e da un’ulteriore cinta muraria; all’interno della cinta rimangono resti di capanne circolari, realizzati tra Bronzo recente ed età Del Ferro (XIII-IX a.C.).
Nelle adiacenze avanzano tracce di una tomba di giganti in opera isodoma – per antonomasia, elementi perfettamente regolari da leggersi quali contributi canonici della tecnica costruttiva greca, all’interno dell’opera quadrata regolare: l’apparecchiatura cosiddetta isodoma ne è uno dei tipi più rappresentativi e perfetti.
Costituito intorno al 1.500 a.c., il Losa è una delle espressioni più nobili dell’architettura nuragica, per l’organicità del disegno, la compattezza dei volumi e la raffinatezza delle tecniche murarie.
Le prime campagne di scavo furono effettuate nel 1890 da Filippo Vivanet e Filippo Nissardi. Seguirono, nel 1915, le indagini di Antonio Taramelli, che interessano il villaggio. Negli anni Cinquanta, Giovanni Lilliu effettuò una prima analisi dei materiali rinvenuti durante gli scavi.
Nel 1970 e 1975 gli interventi di scavo, consolidamento e restauro condotti da Ferruccio Barreca permisero di rendere fruibile il sito.
Dal 1989 al 1994, Vincenzo Santoni, Paolo Benito Serra e Ginetto Bacco hanno indagato la camera del mastio e parti del bastione.
Il mastio – che oggi è alto 13 metri, ma in origine lo era di più – ha una struttura “classica”, con un’ampia camera di base e tre nicchie sistemate a croce. Una rampa a spirale sale in senso orario alla piccola camera superiore e un tempo raggiungeva anche la parte sommitale.
Attorno sono poi disposte le tre torri minori, con camere alte e strette, unite tra loro dalla muratura che circonda l’intera struttura.
Dell’insediamento, immerso nel verde della macchia mediterranea che si estende per tre ettari e mezzo, solo una piccola parte è stata scavata e, quindi, sappiamo che in futuro potremo avere delle belle soprese da parte di questo sito, sviluppatosi dall’età nuragica a quella romana, quando fu usato per scopi funerari fino all’alto Medioevo (VII-VIII sec.).
I parchi della bellezza non ferma qui la sua esplorazione dei siti archeologici della Sardegna. Per adesso ne abbiamo visti soltanto alcuni (seguono info) ma presto riprenderemo a tuffarci nel mare della storia e della cultura di questa splendida regione tanto amata.
Info
Zona Archeologica Su Nuraxi
- Viale Su Nuraxi – 09021 Barumini (SU)
tel. +39 070 9368128 – cell. +39 377 1805443 – e-mail: prenotazioni@fondazionebarumini.it
Polo Museale Casa Zapata
- Piazza Giovanni XXIII – 09021 Barumini (SU)
- tel: +39 0709368476 – e-mail: prenotazioni@fondazionebarumini.it
Centro Giovanni Lilliu
- Viale Su Nuraxi – 09021 Barumini (SU)
- tel: +39 070 9361041- e-mail: prenotazioni@fondazionebarumini.it
Torralba, Complesso Nuragico di Santu Antine
- SP 21 – 07048 Torralba
- Tel. +39 079 847481 – Cell. +39 366 4353484 – +39 347 9138479
- Ente gestore: Società cooperativa La Pintadera S.r.l.
- Orari: ultimo sabato di Marzo a ultima domenica di Ottobre – LU-DO 09:00-20:00 – ultima domenica di Ottobre a ultimo sabato di Marzo – LU-DO 09:00-17:00
- E-mail: nuraghes.antine@tiscali.it – https://www.nuraghesantuantine.it
Abbasanta, Nuraghe Losa
- SS 131 Carlo Felice – 09071 Abbasanta – località Losa
- Tel. +39 0785 52302 – Cell. +39 331 9128790
- Ente gestore: Società Cooperativa Paleotur
- Orari: Gennaio-Dicembre LU-DO dalle 9:00 a un’ora prima del tramonto
- Biglietto: Intero – euro 5,00 – adulti – Ridotto – euro 3,50 – gruppi di minimo 20 persone – Ridotto – euro 2,50 – minori dai 6 ai 13 anni – Gratuito – minori sino ai 5 anni, disabili e accompagnatori, membri ICOM e personale MiBACT
- E-mail: info@nuraghelosa.net – nuraghe.losa@tiscali.it – http://www.nuraghelosa.net
Maestro d’arte, si diploma all’Istituto d’Arte Silvio D’Amico di Roma - è qualificato Restauratore di Beni Culturali e si occupa della conservazione di opere d’arte per mostre Nazionali e Internazionali. Cura costantemente progetti, consulenze, per la manutenzione e la conservazione e restauro di Beni Culturali, in Italia e all’estero, sia per Enti Pubblici che privati e collabora con alcune Università. Nel 2012 al Campidoglio, è stato insignito dell’onorificenza, “Premio Personalità Europea dell’Anno”, dal Centro Europeo Cultura Turismo e Spettacolo. Presenta Convegni e ha pubblicato diversi suoi lavori in volumi scientifici d’arte. Scrive e realizza video per i Social Network sui temi: arte, ambiente e umanità. Già Consulente di Governo per la Struttura di Missione degli Anniversari Nazionali della Presidenza del Consiglio dei Ministri. Nomina da conservatore-restauratore: del Centro Europeo Cultura Turismo e Spettacolo, Roma; del Comitato Scientifico del MUGA - Museo Garibaldino di Mentana e del MUCAM - Museo Civico Archeologico di Mentana e dell'Agro Nomentano.
















5 risposte
Roberto rispondo alla tua domanda ( ci tuffiamo?) con un sì.
Complimenti per l’articolo: ho scoperto un volto diverso della Sardegna che viene identificata spesso solo con il mare!
Per gli amanti dell’arte la tua domanda iniziale apre ad una introspezione molto profonda: non ho una risposta pronta ma il tuo articolo è motivo di riflessione.
Grazie.
Grazie Giovanni Antonio. La Sardegna è una terra importante e meravigliosa. Scoprirne le bellezze rende merito alla sua storia e per questo mi tuffo anche io.
Che dire? Da Sardo posso solo ringraziare Roberto Civetta per il meraviglioso articolo fatto sul vostro giornale, dove ha messo in evidenza il patrimonio archeologico che si trova nella nostra isola.La Sardegna non è solo mare. È interessante visitare anche l’interno, soprattutto il supramonte, dove si possono ammirare panorami mozzafiato e altri siti archeologici di grande interesse ( valle di lanaitu/Tiscali.)…Grazie Roberto Civetta per aver messo in evidenza la nostra Amata Isola….che non è solo mare….
Caro Paolo, ti ringrazio. Sono felice di contribuire divulgando ciò che forse non tutti conosco di questa meravigliosa regione,
Bellissimo articolo.