Con il trascorrere dei secoli è andata formandosi quella che potremmo definire la ricerca di una conoscenza nella quale poterci riconoscere. Scrutando e assaporando la bellezza dei luoghi, dei territori antichi ancora racchiusi in attesa di esser compresi, svelati e raccontati, in questo scritto vi accompagno nella Preistoria, pensando a millenni di evoluzione sociale, ambientale, tecnologica e anche ai grandi artisti.
Passeggiando
Il nostro viaggio nelle Marche continua e, dopo aver visitato Il Palazzo Ducale di Urbino, sede della Galleria Nazionale delle Marche, approdiamo ad Ancona, dove si trova il Museo Archeologico Nazionale, che raccoglie reperti provenienti da tutta la regione.
Prima di immergerci nella storia di questo museo, allestito dal 1958 all’interno del bellissimo e rinascimentale Palazzo Ferretti, rivolgo un pensiero speciale alla Regione Marche, nei giorni scorsi colpita da un atroce nubifragio.
Una regione bellissima che ti apre il cuore e la mente, arricchendoti grazie al mare, alla montagna e all’eccezionale patrimonio artistico che ben custodisce e condivide, grazie all’impegno incessante di quanti operano nel settore e che vanta una popolazione ospitale e generosa. Visiti le Marche e te ne innamori completamente.
Oggi ve ne mostriamo un altro piccolo pezzettino: torniamo a noi e al Museo Archeologico Nazionale di Ancona.
Palazzo Ferretti fu fatto costruire da Angelo Ferretti nel 1560 – su disegno di Pellegrino Tibaldi che ne affrescò le sale – e la storia del museo da questo ospitato affonda le sue radici negli anni Sessanta dell’Ottocento, quando il Conte Carlo Rinaldi, studioso di epigrafia, e il professore Carisio Ciavarini, animati dallo spirito patriottico e rinascimentale che dilagava in quel periodo, decisero che fosse necessario realizzare un luogo atto a valorizzare e preservare il patrimonio archeologico della regione, sia perché di grande interesse storico-artistico, sia perché si correva il rischio che andasse disperso sul mercato antiquario.
Così fu, e fortunati scavi portarono l’iniziale collezione ad accrescersi sempre di più con gli anni. (foto 1)
Il percorso museale si articola attraverso tre piani, a partire dal secondo – il mezzanino – che accoglie la sezione Preistorica, con reperti che vanno dal Paleolitico alla fine dell’Età del Bronzo, come quelli litici del Monte Conero (di 300.000 anni fa, circa), quelli provenienti dall’insediamento di Ripabianca di Monterado (VI millennio a.C.) e da quello di Conelle di Arcevia (III millennio a.C.), i pugnali bronzei di Ripatransone (1800-1600 a.C.) e le ceramiche delle Grotte di Frasassi (1500-1200 a.C.).
Appartiene a questa sezione anche l’importante statuetta della Venere di Frasassi, databile fra i 28.000 e i 25.000 anni fa e realizzata da una stalattite. (foto 2)
Al terzo piano si trova invece la sezione Protostorica, di cui è protagonista la civiltà dei Piceni.
Sono qui conservati molti reperti provenienti dagli eleganti e ricchi corredi delle necropoli del territorio, risalenti sia alla prima Età del ferro che al periodo orientalizzante, quando la civiltà assunse nuovi modelli di rituali funerari di stampo appunto orientale, apprendendoli probabilmente dagli Etruschi.
Spostandoci al primo piano, poi, potremo osservare reperti piceni di età classica, che ben mostrano come la popolazione ormai avesse sviluppato stretti rapporti con il mondo greco e con quello etrusco, come mostrano le ceramiche attiche e il vasellame in bronzo. (foto 3)
L’attenzione si sposta poi dalla civiltà dei Piceni a quella dei Galli Senoni: l’ultima tribù a giungere in Italia durante le grandi migrazioni che dal IV secolo spinsero le popolazioni celtiche verso il Mediterraneo.
Dalla Padania, questi si spinsero fino al fiume Esino, sistemandosi nella parte settentrionale della regione.
Del loro passaggio nelle Marche restano armi, vasi e meravigliosi oggetti lavorati in oro, avorio e ambra.
Di particolare importanza sono i preziosi reperti provenienti dalla necropoli di Montefortino di Arcevia, fra cui tre spettacolari corone in oro, simili a ghirlande di foglie, appartenenti al corredo di una ricca figura femminile e databili alla prima metà del III secolo a.C. (foto 4)
Chiude il percorso museale, sempre al primo piano, la sezione ellenistico-romana.
Aperta al pubblico nel 2010, è dedicata alla necropoli e al porto della città di Ancona, con reperti databili fra il IV sec. a. C. e il VIII sec. d. C. e che ben dimostrano, per la ricca varietà delle loro provenienze, come l’abitato sia sempre stato un importantissimo centro mercantile.
E dunque ora non vi resta che visitarlo. (foto 5)
Informazioni Museo Archeologico Nazionale delle Marche
- Palazzo Ferretti – Via G. Ferretti, 6, Ancona (AN)
- Tel: 071 202602; Fax: 071 2083233
- Email:
sar-mar.museoancona@beniculturali.it
drm-mar.museoancona@beniculturali.it - Il Museo è visitabile il martedì e il mercoledì dalle 8:30 alle 13:30, e dal giovedì e venerdì dalle 8:30 alle 19:30 alla domenica dalle 14:00 alle 19:30. Il giorno di chiusura è il lunedì.
- Prenotazione obbligatoria per le visite guidate: 071 202602
Maestro d’arte, si diploma all’Istituto d’Arte Silvio D’Amico di Roma - è qualificato Restauratore di Beni Culturali e si occupa della conservazione di opere d’arte per mostre Nazionali e Internazionali. Cura costantemente progetti, consulenze, per la manutenzione e la conservazione e restauro di Beni Culturali, in Italia e all’estero, sia per Enti Pubblici che privati e collabora con alcune Università. Nel 2012 al Campidoglio, è stato insignito dell’onorificenza, “Premio Personalità Europea dell’Anno”, dal Centro Europeo Cultura Turismo e Spettacolo. Presenta Convegni e ha pubblicato diversi suoi lavori in volumi scientifici d’arte. Scrive e realizza video per i Social Network sui temi: arte, ambiente e umanità. Già Consulente di Governo per la Struttura di Missione degli Anniversari Nazionali della Presidenza del Consiglio dei Ministri. Nomina da conservatore-restauratore: del Centro Europeo Cultura Turismo e Spettacolo, Roma; del Comitato Scientifico del MUGA - Museo Garibaldino di Mentana e del MUCAM - Museo Civico Archeologico di Mentana e dell'Agro Nomentano.















