L’amore per l’archeologia che accompagna I Parchi della bellezza oggi ci porta in Friuli Venezia Giulia, alla scoperta di una delle antiche città romane più note, celebre soprattutto per essere stata distrutta dal passaggio degli Unni guidati da Attila, nel 452 d.C.: Aquileia.
Prima di iniziare il racconto di questo importante sito archeologico, non posso non citare la questione posta dalla Fondazione Aquileia relativamente al progetto di realizzare un parco fotovoltaico in località San Zili-Casa Bianca, a nord-est del centro abitato e a ridosso del sito archeologico, nella cosiddetta zona «cuscinetto» (buffer) del sito Unesco di Aquileia che è stata approvata dal Comitato del Patrimonio Mondiale nel 2018 come ulteriore protezione del perimetro del sito e auguro a tutti noi che possa essere presto regolamentata da una legge che preservi la nostra storia, convivendo e condividendo nel pieno rispetto della natura e della Paesaggistica italiana, con la tecnologia, l’innovazione e la ricerca.

Dichiarata nel 1998 Patrimonio dell’Unesco, l’area archeologica di Aquileia rappresenta una delle maggiori mete turistiche della regione e uno dei siti archeologici più importanti dell’Italia Settentrionale.
La città fu fondata dai Romani nel 181 a.C. come avamposto militare a difesa dei confini orientali, minacciati dai barbari; nel tempo divenne un rilevante centro commerciale fluviale, fra i principali porti dell’Adriatico e capitale della X Regione augustea.
Eccezionale nodo di scambio di religioni e culture, godette sempre di prosperità e magnificenza, finché non venne tragicamente devastata dall’arrivo degli Unni guidati da Attila, il 18 luglio del 452 d.C. Centro di organizzazione ecclesiastica con l’avvento del cristianesimo, per volere del vescovo Massenzio vi fu costruita la Basilica Patriarcale – terminata dopo più di due secoli.
Al momento, gli scavi hanno riportato alla luce soltanto una parte delle rovine dell’antica città di Aquileia: comunque una testimonianza fondamentale per la conoscenza del nostro patrimonio. (foto 1)

Cuore della vita politica, amministrativa e sociale della città, il Foro Romano è attestabile al II sec. a.C. Oggi la piazza, lunga 141 metri e larga 55, pavimentata con lastre di calcare di Aurisina della fase giulio-claudia, lascia però intendere l’aspetto che aveva nel I secolo d.C., con portici su almeno tre lati – sono sopravvissute le colonne del braccio orientale, rialzate e integrate in laterizio negli anni Trenta -, la basilica civile al centro e numerose botteghe affacciate sui lati est e ovest.
Sulla parte a nord, una costruzione circolare dotata di giardini viene identificata con il Comizio di età repubblicana.
Fondamentale testimonianza storica è un’iscrizione, incisa su una base o altare, che menziona Tito Annio (Lusco), triumviro designato alla guida di un contingente di coloni giunto in città nel 169 a.C., del quale si elencano – qui, in particolare, risiede l’importanza – le mansioni: redigere leggi per l’amministrazione della colonia, aggiornare il senato locale e costruire un tempio.
Il Porto fluviale sorge sull’antico corso del Nastione che costeggiava Aquileia e che, precisamente in quel punto, per quanto sembri oggi incredibile da immaginare, aveva una larghezza di quasi cinquanta metri. Qui approdavano imbarcazioni di varie misure, provenienti da tutto il Mediterraneo.
Gli scavi, effettuati negli anni Trenta, hanno portato alla luce strutture che si sviluppano per più di trecento metri, a ridosso delle mura repubblicane.
Sappiamo che il porto fu completamente ristrutturato all’inizio del I secolo d.C., con la costruzione di nuove banchine e un edificio retrostante, e che era collegato al resto della viabilità da tre rampe oblique.
In seguito alla costruzione delle nuove mura di cinta, erette intorno alla metà del IV secolo d.C. proprio sopra le banchine, il porto venne progressivamente abbandonato.
Con la terra di risulta degli scavi della zona del porto, negli anni Trenta venne anche costruita la cosiddetta Via Sacra, una passeggiata estremamente suggestiva che aveva il compito di collegare idealmente le rovine romane, il cimitero di guerra (la Prima guerra mondiale) e il complesso basilicale.
Quest’ultimo ci si presenta oggi con l’aspetto desiderato dal vescovo Poppone, che consacrò la Basilica nel 1031, ristrutturandone la facciata e l’abside, ma ha origini risalenti al secondo decennio del IV secolo.
Il pavimento musivo è una delle più suggestive testimonianze del primo impianto costantiniano: situato all’incirca un metro più in basso rispetto a quello di epoca popponiana, fu messo in luce nel 1909, quando si decise di rimuovere il sovrastante fino all’altezza del presbiterio.
Risalente all’età di Teodoro, che volle la costruzione del primitivo impianto di culto, nell’ambito dell’emanazione dell’Editto di Tolleranza del 313 d.C. – con il quale si poneva fine a una sanguinosa stagione di persecuzioni cristiane -, il pavimento musivo è il più grande dell’intero Occidente romano e, diviso in quattro campate, le sue allegorie e raffigurazioni descrivono il percorso ideale verso la salvezza eterna.
Meravigliosi anche gli affreschi della cripta situata sotto l’altare maggiore, dell’epoca del patriarca Massenzio (IX secolo), che raccontano le vicende dell’evangelista Marco.
Appartengono al complesso basilicale anche un campanile edificato da Poppone, il battistero con vasca esagonale e struttura muraria ottagonale, voluto dal vescovo Cromazio (IV secolo) e la Südhalle: l’aula posizionata sul lato sud del battistero – da cui il nome – di cui il pavimento musivo ci è giunto straordinariamente conservato ed è oggi visitabile all’interno di una apposita struttura museale.
Un frammento, in particolare, colpisce per la splendida e preziosa policromia: quello del Pavone, simbolo di immortalità e allegoria della resurrezione, un tempo situato a decorazione dell’abside che collegava la sala con la basilica. (foto 2)

Visibile è anche il Sepolcreto, unico tratto di necropoli ad Aquileia attualmente visitabile. Vi troviamo cinque recinti funerari, ognuno appartenente a una diversa famiglia della città e utilizzati, secondo gli studi, a partire dal I secolo d.C.
A lasciarci a bocca aperta è anche la visita alla Domus di Tito Macro, fra le più vaste dimore di epoca romana rinvenute nell’Italia Settentrionale e un vero e proprio unicum in Europa, per i 1700 metri quadrati della sua superficie.
L’abitazione si colloca in uno degli isolati meridionali dell’antica Aquileia e fu indagata più volte dagli studiosi – prima negli anni Cinquanta, poi tra il 2009 e il 2015 ad opera del Dipartimento dei Beni Culturali dell’Università di Padova in convenzione con la Fondazione Aquileia e su concessione del MiBACT -, che hanno proposto di attribuirla al cittadino Tito Macro, sulla base del ritrovamento di un peso di pietra con una maniglia in ferro e l’iscrizione “T.MACR”.
Indubbiamente, i proprietari della domus dovevano essere estremamente facoltosi, come testimoniato da un bellissimo anello d’oro e pasta vitrea datato al II-III secolo d.C. e dalle oltre 1200 monete restituite dagli scavi, a cui si aggiungono le 560 ritrovate nella zona dell’atrio: un tesoretto, quest’ultimo, nascosto probabilmente dal proprietario nei difficili anni che seguirono la presa di Aquileia da parte di Attila.
Alla Domus si accedeva attraverso un atrio sorretto da quattro colonne, dotato di una vasca per la raccolta dell’acqua e di un pozzo. In asse all’ingresso, il tablino, la sala in cui il padrone di casa riceveva gli ospiti, caratterizzato da un favoloso pavimento.
Sul retro, invece, un giardino centrale con fontana, circondato da un corridoio mosaicato, fa da centro di gravità al resto della struttura, che si configura infatti quale casa “ad atrio”, la prima rinvenuta in tutta Aquileia.
Proprio sul giardino si aprivano la sala di rappresentanza e il triclinio, affiancato da ambienti di soggiorno e da una stanza da letto. Si aveva poi una cucina con bancone in muratura e quattro botteghe, tra le quali una dotata di un forno per la panificazione i cui resti sono ancora osservabili. (foto 3)

Altre Domus si trovano in un quartiere residenziale sorto fuori dal più antico perimetro murario di Aquileia, nella zona appartenente al fondo CAL (Cooperativa Aquileiese Lavoratori) e al fondo Beneficio Rizzi, entrambi acquistati dallo Stato negli anni Cinquanta.
Si tratta della Domus Est – a lungo in passato identificata quale oratorio cristiano per la presenza del meraviglioso mosaico “del Buon Pastore”, ma oggi attribuita piuttosto a un ricco proprietario – e della Domus Ovest, databile all’epoca augustea per via dei mosaici a tessere bianche e nere che la decorano.
Un altro unicum ad Aquileia è rappresentato poi dal complesso dei mercati meridionali, dove le attività si spostarono nel V secolo d.C., in seguito al progressivo abbandono del Porto Fluviale.
L’area in questione è oggi compresa nel Fondo Pasqualis e, vedendola, lascia subito intendere quanto sia stata luogo vivo, di scambio, come testimoniano le tabulae lusoriae rinvenute nei corridoi di una delle tre piazze mercantili individuate. (foto 4)

Volendo restituire un quadro il più completo possibile dell’immenso patrimonio che questa antica città ci ha lasciato, non possiamo almeno accennare al Museo Archeologico Nazionale di Aquileia, uno dei maggiori al mondo sulla civiltà romana.
Il suo primo nucleo storico di deve allo studioso Giandomenico Bertoli, che fece confluire i reperti da lui stesso rinvenuti nelle raccolte delle famiglie Cassis Faraone e Ritter Zahony, nel museo realizzato nella loro villa. Nel 1807 venne poi realizzato il Museo Eugeniano, il primo pubblico, che deve il suo nome al figliastro di Napoleone Bonaparte, Eugène de Beauhanais.
A questo nucleo se ne aggiunsero altri con gli anni e il Comune di Aquileia inaugurerà nel 1873 il Museo Patrio della Città, in seguito divenuto l’Imperial Regio Museo dello Stato per volere della monarchia asburgica, che nel 1882 scelse come sede a esso destinata la villa ottocentesca della famiglia Cassis Faraone, che ancora oggi lo accoglie.
Nonostante la sua vicinanza al fronte, con l’entrata in guerra contro l’Austria, nel 1915, il museo passò sotto il controllo italiano e rimase aperto durante tutta la durata del conflitto, rappresentando un importante presidio di tutela del patrimonio storico e archeologico italiano.
Nel Secondo Dopoguerra il museo fu poi interessato da un radicale rinnovamento, con importanti interventi di rinnovamento e riallestimento delle collezioni, che vennero poi ulteriormente aggiornate anche successivamente, con modifiche radicali messe in atto anche proprio in questi anni. (foto 5)

L’innumerevole quantità di testimonianze e materiali che la città di Aquileia ci ha lasciato, considerando quanto ancora ci resta da scoprire, la rende in assoluto una delle più interessanti e importanti aree archeologiche del nostro paese.
Visitarla vuol dire passeggiare nella storia, immergersi in un’esperienza che davvero ci permette di immaginare un tempo passato e viverne in prima persona sia la ricchezza che la quotidianità.
Info Area e Museo Archeologico di Aquileia
- Ulteriori info: https://museoarcheologicoaquileia.beniculturali.it/
I diversi spazi di Aquileia, di cui abbiamo parlato, sono visitabili secondo orari e prezzi diversi
- Basilica visitabile dal lunedì al venerdì, con orario variabile a seconda del periodo dell’anno: 10.00-18.00 marzo e ottobre 10.00-19.00 da aprile a settembre; 10.00-16.00 da novembre a febbraio: il sabato in orario: 10.00-18.00 marzo e ottobre; 10.00-17.00 da novembre a febbraio; domenica e i festivi in orario: 12.00-18.00 marzo e ottobre; 12.00-19.00 da aprile a settembre; 12.00-17.00 da da novembre a febbraio
Ulteriori info: www.basilicadiaquileia.it - Foro Romano ingresso gratuito; visitabile secondo l’orario: 9.00-18.00 dal 30 settembre al 26 ottobre; 9.00-16.00 dal lunedì al venerdì dal 27 ottobre al 28 febbraio; 9.00-17.00 il sabato, la domenica e i festivi dal 27 ottobre al 28 febbraio; 9.00-18.00 marzo; 9.00-19.00 dal primo aprile al 29 settembre
- Porto Fluviale ingresso ore 9.00-18.00 dal 30 settembre al 16 ottobre; 9.00-16.00 dal 27 ottobre al 28 febbraio; 9.00-18-00 marzo; 9.00-19.00 dal primo aprile al 29 settembre
- Domus di Tito Macro ingresso ore 10.00-16.00 nei giorni feriali da novembre a febbraio; 10.00-17.00 il sabato, la domenica e i festivi, da novembre a febbraio; 10.00-18.00 marzo; 10.00-19.00 da aprile a settembre
- Sepolcreto ingresso gratuito; ore 9.00-18.00 dal 30 settembre al 26 ottobre; 9.00-16.00 dal lunedì al venerdì dal 27 ottobre al 28 febbraio; 9.00-17.00 il sabato, la domenica e i festivi dal 27 ottobre al 28 febbraio; 9.00-18.00 marzo; 9.00-19.00 dal primo aprile al 29 settembre
- Sudhalle dal lunedì al venerdì con orari 10.00-18.00 marzo e ottobre; 10.00-19.00 da aprile a settembre; 10.00-16.00 da novembre a febbraio; Il sabato 10.00-18.00 marzo e ottobre; 10.00-19.00 da aprile a settembre; 10.00-17.00 da novembre a febbraio; la domenica 10.00-18.00 marzo e ottobre; 10.00-19.00 da aprile a settembre; 10.00-17.00 da novembre a febbraio
- Museo Archeologico Nazionale visitabile dal martedì alla domenica, ore 10.00 – 19.00; ultimo ingresso e chiusura della cassa alle ore 18.00; chiuso il lunedì
Maestro d’arte, si diploma all’Istituto d’Arte Silvio D’Amico di Roma - è qualificato Restauratore di Beni Culturali e si occupa della conservazione di opere d’arte per mostre Nazionali e Internazionali. Cura costantemente progetti, consulenze, per la manutenzione e la conservazione e restauro di Beni Culturali, in Italia e all’estero, sia per Enti Pubblici che privati e collabora con alcune Università. Nel 2012 al Campidoglio, è stato insignito dell’onorificenza, “Premio Personalità Europea dell’Anno”, dal Centro Europeo Cultura Turismo e Spettacolo. Presenta Convegni e ha pubblicato diversi suoi lavori in volumi scientifici d’arte. Scrive e realizza video per i Social Network sui temi: arte, ambiente e umanità. Già Consulente di Governo per la Struttura di Missione degli Anniversari Nazionali della Presidenza del Consiglio dei Ministri. Nomina da conservatore-restauratore: del Centro Europeo Cultura Turismo e Spettacolo, Roma; del Comitato Scientifico del MUGA - Museo Garibaldino di Mentana e del MUCAM - Museo Civico Archeologico di Mentana e dell'Agro Nomentano.










Una risposta
Aquileia e’ semplicemente MERAVIGLIOSA e di una ricchezza di tracce storiche incredibile; il Museo e’ al di la’ di ogni piu’ florida immaginazione, la ricchezza di oggetti perfettamente conservati e la quantita’ incredibile di oggetti in AMBRA, di vasi di vetro, di monili, di monete, di statue (poi di teste ce ne sono TANTE e bellissime).
Personalmente dopo aver visitato circa tutto il visitabile in ambito Toscana-Umbria -Lazio io sono rimasto stupito e del tutto “sbarellato” dalla quantita’ e qualita’ dei reperti.
Una personale attenzione per gli striglium… cercando a lungo ne avro’ visti 4 e non in ottime condizioni di conservazione… ad Aquileia forse ne ho visti 12-15 e conservati benissimo