Recuperiamo finalmente, dopo tanto tempo, l’appuntamento con la nostra rubrica Italia a Palazzo. Per ricominciare, abbiamo scelto un luogo di eccezionale bellezza: Villa Farnesina, con i suoi bellissimi e celebri affreschi.
Nonostante il nome rimandi ai Farnese, la Villa fu desiderata e fatta costruire da Agostino Chigi (Siena 1465 circa – Roma 1520); il ricco banchiere e mecenate che nel 1502 aprì in Roma, dove visse finno alla sua morte, un banco e, tesoriere della Chiesa, ottenne gli appalti delle dogane, delle saline e delle cave di allume della Tolfa, creando così relazioni di commercio con tutta l’Europa.
Fu insignito dal comune di Siena del titolo di Magnifico, disponendo di ben ventimila dipendenti e di notevole ricchezza, sovvenne alle imprese guerresche di Cesare Borgia, ai Medici in esilio, alle prodigalità di Leone X.
Questi aveva affidato il progetto del palazzo, situato tra via della Lungara e il Tevere, a Baldassarre Peruzzi e, per buon auspicio, volle che la prima pietra fosse posata sotto una costellazione favorevole, il 22 aprile del 1506 – data in cui, al tempo, si pensava che fosse stata fondata Roma. (foto 1, foto 2, foto 3, foto 4)
Era volere di Agostino che la Villa rappresentasse concretamente la sua personalità e la sua grande cultura e, per questo, aveva affidato la sua realizzazione e la sua decorazione ai maggiori artisti del tempo: Raffaello, Sebastiano del Piombo, Giovanni Antonio Bazzi detto il Sodoma e lo stesso già citato Peruzzi, essendone amico e mecenate.
Non dimentichiamo che si deve a lui il Pindaro (1515), il primo libro greco stampato a Roma, proprio in una tipografia che lo stesso Chigi aprì.
Oltre alla Villa in sé, la proprietà del Chigi comprendeva anche l’edificio delle scuderie, una loggia sul Tevere e molti giardini, tanto belli da venire celebrati da poeti come Egidio Gallo e Blosio Palladio, che li paragonarono a quelli delle dimore classiche antiche.
Nel 1579, in violazione del vincolo ereditario posto dal Chigi, la Villa pervenne ai Farnese. La acquistò Alessandro Farnese il giovane, lasciandola poi in eredità al nipote Odoardo, dopo la morte del quale, però, l’edificio venne abbandonato e soltanto occasionalmente ceduto a qualche importante ospite – quale, per fare un esempio, il cardinale Richelieu o la regina Cristina di Svezia.
Quando con Elisabetta Farnese la Villa passò al regno delle Due Sicilie, fu usata come residenza dei vari ambasciatori napoletani a Roma e, in seguito, di quello di Spagna.
Passata infine sotto la proprietà dello Stato Italiano nel 1927, la Farnesina è oggi di proprietà dell’Accademia Nazionale dei Lincei, situata nel vicino Palazzo Corsini.
L’edificio è costituito da un blocco centrale, con un loggiato a cinque arcate, sul quale si aprono due ali laterali. Si sviluppa su sei livelli: piano interrato, piano terreno, mezzanino, primo piano, secondo mezzanino e belvedere.
Ciò che più colpisce e meraviglia l’occhio, guardando la Farnesina, è il profondo legame che si trova fra il giardino e la villa, che si ha l’impressione siano l’uno il continuo dell’altro, idealmente.
Una volta entrati, i visitatori incontrano la Loggia di Galatea, quella di Amore e Psiche – un tempo principale accesso alla Villa – e la Stanza del Fregio.
Quest’ultima deve il suo nome appunto al grande fregio realizzato da Baldassarre Peruzzi sulle pareti. Un tempo destinata a sala d’aspetto o a importanti atti cerimoniali – per esempio, la lettura del testamento di Agostino Chigi -, fu affrescata nel 1508 con le dodici fatiche di Ercole e altre imprese dell’eroe, insieme a episodi mitologici quali il ratto di Europa, Apollo e Marsia e Orfeo ed Euridice, fra i tanti. (foto 5, foto 6, foto 7)
La Loggia di Galatea è così indicata per l’affresco dell’omonima ninfa realizzato da Raffaello. Oltre a quello sono celebri l’oroscopo di Agostino, di Peruzzi, e le dieci lunette con scene tratte dalle Metamorfosi di Ovidio, dipinte da Sebastiano del Piombo, artefice anche della grande figura di Polifemo, innamorato di Galatea. Vi si trovano anche paesaggi secenteschi, dipinti in seguito forse dal Dughet.
Alla scuola di Raffaello si deve la meravigliosa e suggestiva Loggia di Amore e Psiche, dipinta sulla volta nel 1518 con episodi ispirati alla vicenda dell’Asino d’oro di Apuleio.
Là si tenevano le feste e le rappresentazioni teatrali con cui il Chigi intratteneva i suoi illustri ospiti, fra cui il pontefice.
Qui, in particolare, è dove risulta più evidente la fusione dell’edificio con il giardino: Raffaello infatti ebbe l’intuizione di trasformare la volta della loggia in una pergola, così da far sembrare che i padiglioni del giardino si stessero prolungando anche all’interno della Villa, in ricchi festoni.
Celebri i due finti arazzi dipinti: il Convito degli dei e Le nozze di Amore e Psiche. (foto 8, foto 9)
Salendo al primo piano troviamo la Sala delle Prospettive, dove Agostino Chigi tenne il suo banchetto di nozze il 28 agosto 1519 e anch’essa caratterizzata da un finto loggiato affrescato, che affaccia su vedute paesistiche.
Realizzato da Baldassarre Peruzzi, si tratta di uno dei più importanti e primi esempi di prospettiva in pittura.
Paesi arroccati e campagne trasportano ancora oggi gli spettatori entro un’atmosfera magica e senza tempo: la stessa città di Roma, infatti, è dipinta solo in lontananza. (foto 10, foto 11, foto 12, foto 13)
Infine, la stanza da letto destinata ad Agostino e alla sua sposa, indicata come Stanza delle Nozze di Alessandro Magno e Roxane, affrescata nel 1519 da Giovanni Antonio Bazzi, detto il Sodoma. (foto 14, foto 15)
Villa Farnesina, con i suoi scenari da sogno, rappresenta una delle realizzazioni più importanti ed esemplari del Rinascimento italiano.
Riflesso della politica culturale del tempo e della personalità del suo committente, oggi le sue sale ospitano varie mostre – quella recente, fino al 2 luglio 2023, dal titolo Raffaello e l’antico nella villa di Agostino Chigi e curata da Alessandro Zuccari e Costanza Barbieri, chiude le celebrazioni del Trittico dell’Ingegno Italiano, progettate dall’Accademia Nazionale dei Lincei e dedicate a Leonardo e poi a Dante, in occasione degli anniversari per i centenari dei tre artisti geniali, interrotti a causa della pandemia.
L’esposizione a Villa Farnesina ci mostra l’ideale di bellezza classica di Raffaello nel secondo decennio del Cinquecento e ci racconta di quanto l’importante collezione di statue, sarcofagi, rilievi, antiche monete, libri, cammei del mecenate Agostino Chigi abbia influenzato l’arte di Raffaello.
Info
- Si può accedere alla Villa tutti i giorni, dal martedì alla domenica, in orario 10:00-19:00, con ultimo ingresso alle 17:00.
- Dall’11 agosto 2023, la Villa sarà invece aperta dal lunedì al sabato, dalle 9:00 alle 14:00 e la seconda domenica del mese, dalle 9:00 alle 17:00.
- L’acquisto del biglietto online è consigliato.
Villa Farnesina
- Via della Lungara, 230 – 00165 Roma
- http://www.villafarnesina.it/
- Per info e prenotazioni: E-mail: farnesina@lincei.it; Tel.: +39 06 68 02 72 68; E-mail: virginia.lapenta@lincei.it; Tel.: +39 06 68 02 73 97
Maestro d’arte, si diploma all’Istituto d’Arte Silvio D’Amico di Roma - è qualificato Restauratore di Beni Culturali e si occupa della conservazione di opere d’arte per mostre Nazionali e Internazionali. Cura costantemente progetti, consulenze, per la manutenzione e la conservazione e restauro di Beni Culturali, in Italia e all’estero, sia per Enti Pubblici che privati e collabora con alcune Università. Nel 2012 al Campidoglio, è stato insignito dell’onorificenza, “Premio Personalità Europea dell’Anno”, dal Centro Europeo Cultura Turismo e Spettacolo. Presenta Convegni e ha pubblicato diversi suoi lavori in volumi scientifici d’arte. Scrive e realizza video per i Social Network sui temi: arte, ambiente e umanità. Già Consulente di Governo per la Struttura di Missione degli Anniversari Nazionali della Presidenza del Consiglio dei Ministri. Nomina da conservatore-restauratore: del Centro Europeo Cultura Turismo e Spettacolo, Roma; del Comitato Scientifico del MUGA - Museo Garibaldino di Mentana e del MUCAM - Museo Civico Archeologico di Mentana e dell'Agro Nomentano.
- Roberto Civetta
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