L’amore per l’arte potrebbe esser nato ammirando quella che per noi oggi è l’archeologia? È sempre questa la domanda che accompagna I parchi della bellezza alla scoperta delle meraviglie archeologiche del nostro paese, attraversando l’Italia e viaggiando a ritroso nei secoli fino quasi all’infinito, per immergerci nell’immenso patrimonio artistico e culturale che possiede.
Con il trascorrere dei secoli è andata formandosi quella che potremmo definire la ricerca di una conoscenza nella quale poterci riconoscere. Scrutando e assaporando la bellezza dei luoghi, dei territori antichi ancora racchiusi in attesa di esser compresi, svelati e raccontati, in questo scritto vi accompagno nella Preistoria, pensando a millenni di evoluzione sociale, ambientale, tecnologica e anche ai grandi artisti.
Passeggiando
Zaino in spalla e andiamo alla scoperta di una terra con un interessantissimo patrimonio archeologico, di cui le testimonianze più antiche risalgono al paleolitico: il Veneto. Qui, durante l’Età del Bronzo si ebbe un incremento della popolazione e si svilupparono, nelle zone pianeggianti, insediamenti palafitticoli. Durante l’Età del Ferro, poi, prese piede la civiltà Paleoveneta, che ebbe contatti con gli Etruschi e fu poi travolta dalle invasioni celtiche. Per fronteggiare quel popolo, infatti, accolse benevolmente i Romani, che in cambio di quell’amicizia diedero al territorio una posizione di privilegio. Infine, le invasioni barbariche portarono al frantumamento della regione e poi, successivamente, al dominio dei Longobardi.
Oggi ci è possibile visitare molti parchi archeologici, disseminati lungo l’intera regione. Ci occuperemo di seguito in particolare dell’Area delle Terme Euganee, di quella di Altino e della Grotta di Fumane.
Cominciamo proprio parlando di quest’ultima, che permette a noi visitatori di fare un viaggio indietrissimo nel tempo, visto che è uno dei più importanti siti archeologici preistorici di tutta Europa. Situata nel comune di Fumane (Verona), la grotta fu scoperta dall’archeologo G. Solinas – ed infatti è anche chiamata “Riparo Solinas” – negli anni Sessanta e, ad oggi, è una delle maggiori testimonianze degli insediamenti dell’homo di Neanderthal e dell’homo Sapiens sul territorio, grazie alla quale possiamo capire con quali dinamiche questi ultimi si affermarono nel nostro continente oltre 40.000 anni fa. La stratigrafia della grotta ci permette di comprendere i passaggi e le varie fasi di abitazione del riparo, prima che l’accesso fosse bloccato a causa di una glaciazione.
I primi ad occuparla furono i Neanderthal. Al suo interno possiamo osservare tracce di focolari e vari reperti e, sulla parete, dipinta in ocra, vari antichi disegni.
In particolare, fra questi attirano l’attenzione due: uno raffigura un animale, mentre l’alto non è ben identificabile, ma è probabile che si tratti di una specie di rituale associato alla caccia. Per una maggiore comprensione del sito, alla grotta è associato in loco il museo dedicato, ricchissimo di approfondimenti e spiegazioni.
(foto 1, foto 2)
Spostandoci nella provincia di Venezia troviamo invece Altino, dove i Paleoveneti fondarono un centro abitato all’inizio del I millennio a.C. Si trattava di un porto importante, di passaggio obbligato per i traffici mercantili e, dopo la conquista romana, nei suoi pressi furono costruite varie vie, come la Annia e la Claudia Augusta.
La cittadina fu abbandonata col tempo, a causa del peggioramento delle condizioni ambientali della zona, anche se la tradizione ne anticipa la fine al 452, quando gli Unni la distrussero insieme ad altre della zona, come Aquileia e Concordia, costringendo gli abitanti a fuggire e a rifugiarsi nella zona lagunare, dove avrebbe poi preso vita Venezia.
Sappiamo però che, invece, l’abitato continuò ad esistere dopo quell’episodio. L’area archeologica si estende intorno al Museo Archeologico Nazionale di Altino, dove sono conservati molti resti provenienti dalla necropoli della città – fra cui una statua acefala di Icaro – vari capitelli e meridiane e, particolarmente interessanti, alcuni reperti vitrei. Nella zona a nord del museo possiamo osservare i resti di una porta urbica, con due torri e un approdo acqueo.
In quella a est invece, si trova una parte dell’abitato visitabile, situata su uno dei decumani della città. Qui si trovano i resti di pavimenti a mosaico e di alcune scalinate di approdo. Grazie alle odierne tecniche di fotografia aerea è stato possibile stabilire che l’abitato sorgesse su un’altura, a circa 2 o 3 metri sul livello del mare, attraversata da un canale.
(foto 3, foto 4)
Le Aquae Patavinae, come erano anticamente indicate le Terme Euganee, ossia “acque di Padova”, si estendono nel territorio lungo il fianco est dei Colli Euganei e, fin dalla preistoria, sono state frequentatissime dalle popolazioni e meta di pellegrinaggio per via delle loro proprietà terapeutiche. In particolare, Montegrotto divenne una celebre località termale, fra le più importanti di età romana.
La cittadina era all’epoca ricca di edifici termali e complessi residenziali, che lavori di scavo piuttosto recenti – risalenti alla fine del secolo scorso e all’inizio di questo – hanno in parte portato alla luce. Sappiamo che il complesso termale più grande, probabilmente pubblico, aveva tre grandi vasche – due rettangolari e una circolare – e ambienti con pavimenti decorati a mosaico.
Inoltre, era dotato di un ninfeo e di un piccolo teatro. Un altro complesso, stavolta probabilmente privato, è stato poi scoperto al di sotto dell’Hotel Terme di Nerone, mentre, lungo la via Neroniana, sono stati rinvenuti i resti di una grande villa, che si estendeva per circa un ettaro e mezzo, con pavimenti in mosaico e pareti affrescate, e che si pensa sia appartenuta a un abbiente e colto personaggio illustre.
La maggior parte dei reperti provenienti dall’area archeologica sono conservati al Museo del termalismo antico e del territorio di Montegrotto Terme che, come dice il nome, ha l’obiettivo di dare risalto e promuovere l’importante tradizione di questa zona, insieme al resto del territorio.
(foto 5, foto 6)
Info e contatti
- Grotta di Fumane
Tel: + 39 3662064398 – Email: info@grottadifumane.eu
Orari: la grotta è visitabile solo su prenotazione con guida privata, per gruppi da 10 a 25 persone. Durante l’estate, la domenica, è possibile effettuare la visita guidata anche senza prenotazione. - Altino
Tel: +39 0412967611 – Email: pm-vn@beniculturali.it
Orari: aperto tutti i giorni dalle 8:30 alle 19:30 (la biglietteria chiude alle 19:00) - Terme Euganee
Tel: +39 0498928831 – Email: lapisarcheologia@gmail.com
Orari: primavera/estate: sabato dalle 16:00 alle 18:00 – Chiuso in inverno – Domenica: visite guidate dalle 10:30 alle 12:30 e dalle 15:00 alle 18:00 – È possibile effettuare visite anche gli altri giorni su prenotazione, per gruppi di minimo dieci persone
Maestro d’arte, si diploma all’Istituto d’Arte Silvio D’Amico di Roma - è qualificato Restauratore di Beni Culturali e si occupa della conservazione di opere d’arte per mostre Nazionali e Internazionali. Cura costantemente progetti, consulenze, per la manutenzione e la conservazione e restauro di Beni Culturali, in Italia e all’estero, sia per Enti Pubblici che privati e collabora con alcune Università. Nel 2012 al Campidoglio, è stato insignito dell’onorificenza, “Premio Personalità Europea dell’Anno”, dal Centro Europeo Cultura Turismo e Spettacolo. Presenta Convegni e ha pubblicato diversi suoi lavori in volumi scientifici d’arte. Scrive e realizza video per i Social Network sui temi: arte, ambiente e umanità. Già Consulente di Governo per la Struttura di Missione degli Anniversari Nazionali della Presidenza del Consiglio dei Ministri. Nomina da conservatore-restauratore: del Centro Europeo Cultura Turismo e Spettacolo, Roma; del Comitato Scientifico del MUGA - Museo Garibaldino di Mentana e del MUCAM - Museo Civico Archeologico di Mentana e dell'Agro Nomentano.

















Una risposta
Grazie, tornerò in Veneto e visiterò questi tesori.!