I parchi della bellezza oggi va alla scoperta dell’Emilia-Romagna, una regione meravigliosa che nell’antichità fu un importantissimo crocevia di popoli e culture.
L’amore per l’arte potrebbe esser nato ammirando quella che per noi oggi è l’archeologia?
È sempre questa la domanda che accompagna I parchi della bellezza alla scoperta delle meraviglie archeologiche del nostro paese, attraversando l’Italia e viaggiando a ritroso nei secoli fino quasi all’infinito, per immergerci nell’immenso patrimonio artistico e culturale che possiede.
Con il trascorrere dei secoli è andata formandosi quella che potremmo definire la ricerca di una conoscenza nella quale poterci riconoscere. Scrutando e assaporando la bellezza dei luoghi, dei territori antichi ancora racchiusi in attesa di esser compresi, svelati e raccontati, in questo scritto vi accompagno nella Preistoria, pensando a millenni di evoluzione sociale, ambientale, tecnologica e anche ai grandi artisti.
Passeggiando
Addentriamoci dunque in questa terra ricca e florida, dove tanti popoli hanno lasciato traccia del proprio passaggio. Possiamo osservare sul territorio reperti risalenti addirittura al Paleolitico Superiore. Si hanno poi tracce della cultura di Fiorano nella parte settentrionale e della civiltà detta “della ceramica impressa adriatica” in quella meridionale, risalenti al V millennio.
Con l’Età del Bronzo, la parte orientale sarà interessata dalla civiltà appenninica, mentre l’occidentale da quella terramarittima, che scomparirà nel XII secolo, lasciando la zona del bolognese prima nelle mani della civiltà villanoviana e poi di quella etrusca, che si diffonderà su tutta la regione, contribuendo a fare dei suoi centri importanti punti per gli scambi commerciali.
La presenza dei Romani è attestata dal III secolo a.C., quando fondarono le prime colonie lungo la Via Aemilia. Dopo essere stata inserita nella Regio VIII, in età Augustea, il territorio venne poi diviso in Emilia – zona occidentale, con capoluogo Bologna – e Flaminia – zona orientale facente capo a Ravenna, che assunse sempre più potere fino a diventare, nel 402 d.C., capitale dell’Impero.
Date queste premesse, è facile immaginare quanto il territorio sia ricco di storia e come l’Emilia-Romagna risulti tappezzata da aree, parchi e musei archeologici. Dovendo fare, purtroppo, come sempre, una piccola selezione, oggi ci concentreremo su alcuni importanti siti, capaci di farsi testimonianza del passaggio delle tante popolazioni del passato su questo territorio: quello del Porto di Classe, di Kaiuna, di Veleia Romana, di Travo e dell’affascinantissimo Monte Bibele.
Situato a circa 4 chilometri dal centro storico di Ravenna, il Porto di Classe fu uno degli scali più importanti dell’antichità. A costruirlo, insieme alla cittadina, fu Ottaviano Augusto nel 27 a.C., quando stabilì nella vicina Ravenna la flotta incaricata della difesa dell’Adriatico, ma è solo nel V secolo, con la capitale vicina, che Classe – dal latino classis, “flotta” – raggiunse il suo massimo splendore. In quel periodo il porto militare assunse sempre più una funzione commerciale, e prese forma l’assetto urbanistico ancora oggi visibile, con strade e edifici che testimoniano l’importanza della cittadina.
L’area archeologica si estende per circa 10.000 mq ed è visitabile attraverso un percorso che segue una lunga strada basolata, ai cui lati si trovavano magazzini di cui sono ancora osservabili le fondamenta. Attraverso una passerella si passa poi nelle altre zone del canale portuale, ossia quello sull’isola e quello sul canale commerciale. (foto 1)
L’antica città etrusca di Kaiuna sorge invece nel territorio dell’attuale comune di Marzabotto e fu uno dei centri più importanti fondati dagli Etruschi nella regione, insieme a Felsina – Bologna – e Spina.
Situata sul Pian di Misano e sull’altura di Misanello, fu fondata in due fasi: la prima, conosciuta come Marzabotto I, va dal 550 al 500 a.C. e vede la costruzione di un villaggio con capanne primitive ma anche templi, una necropoli, una fonderia e un sistema di canalizzazione delle acque; la seconda, Marzabotto II, va dal 500 al 350 a.C., e vede la fondazione della città rispecchiando, come da uso etrusco, la divisione del templum celeste.
La cittadina, nei pressi del fiume Reno, fu da subito un importante snodo commerciale. Nel IV secolo a.C. fu invasa dai Celti e poi, nel II secolo a.C. vi arrivarono i Romani, di cui non si hanno però molti resti, se non quelli di una villa.
Il sito ha perfettamente conservato la sua planimetria originaria, con un impianto urbanistico ortogonale, otto quartieri e quattro strade principali. Vi si trovano molte case-bottega, una acropoli, due necropoli e molte aree sacre, di cui particolarmente interessanti risultano il Tempio di Tina, il maggior do etrusco, situato distante e in posizione strategica rispetto a tutto il resto, e il tempio tuscanico dedicato a Uni. La maggior parte dei reperti provenienti dall’area è oggi conservata al Museo Nazionale Etrusco di Marzabotto. (foto 2)
Ci spostiamo verso Piacenza e troviamo la cittadina romana di Veleia, già abitata dai Liguri, che furono definitivamente domani nel 158 a.C., ma da una tribù dei quali prese il nome – i Veleiates o Eleates. La cittadina, caduta in rovina nel V secolo d.C. probabilmente per un dirupamento delle campagne vicine, è stata portata alla luce nel XVIII, in seguito alla scoperta della Tabula Alimentaria Traianea, la più grande iscrizione in bronzo che ci sia giunta del mondo romano.
Grazie agli scavi, sappiamo che l’abitato era distribuito di una serie di terrazze e che ebbe il suo maggiore sviluppo urbanistico in età augustea. Bellissimo è il complesso termale, di cui si sono perfettamente conservati il calidarium e il tepidarium – del frigidarium invece è visibile sono una parte – e che doveva essere molto frequentato, vista la presenza di acque bromoiodiche, presenti in tutta la regione.
Altrettanto importante è il foro, fatto di una piazza lastricata – con al centro un’iscrizione per Lucio Lucilio Prisco e un ceppo di calcare rosa in omaggio ad Augusto –, portici tabernae, e una basilica, in cui sono state ritrovate ben dodici statue della famiglia giulio-claudia, ora conservate al Museo Archeologico Nazionale di Parma. (foto 3)
Andando indietro nel tempo, abbiamo testimonianza di villaggio neolitico: Travo. Situato vicino al fiume Trebbia, i primi ritrovamenti risalgono agli anni Ottanta e da allora sono state portate alla luce varie strutture abitative e funzionali in buono stato, oltre che a sei capanne.
Nel 2010 è stato deciso di ricostruire alcuni edifici a grandezza naturale, arredandoli con oggetti che sono riproduzione fedele dei ritrovamenti. È possibile visitare il villaggio soltanto con l’accompagnamento di una guida e il parco, oltre ad essere accessibile anche ai disabili, offre un percorso tattile per ipovedenti e non vedenti. (foto 4)
Ultimo ma non ultimo, non possiamo proprio non citare il Monte Bibele, un luogo da sempre associato alla sacralità. Il suo nome si deve ai tanti corsi d’acqua che interessano la zona (dal latino bibere, “bere”), e che probabilmente lo resero sempre attraente agli occhi delle popolazioni che vi si insediarono. E queste non furono certo poche: abbiamo resti dell’Età del Rame, del Bronzo e del Ferro, poi tracce del passaggio degli Etruschi – è presente una stipe votiva – e dei Celti nel 380 a.C. – loro è una necropoli, con centosettanta tombe –, fino ad arrivare ai Romani, che però abbandonarono l’abitato nel II secolo a.C., in seguito a un incendio.
L’area del Monte Bibele risulta particolarmente suggestiva perché riesce ad unire la dimensione archeologica con quella naturalistica, estendendosi in un’area che va dal massiccio del Monte Bibele, al Monte Tamburino e alla Pianella di Monte Savino, che possono essere raggiunti a piedi, in bici, o attraverso un percorso trekking. Nella vicina Monterzio si trova poi il Museo Civico archeologico “L. Fantini”, che ospita molti reperti provenienti dall’area. (foto 5)
Particolare menzione per il complesso archeologico della Domus del Chirurgo di Rimini, un sito di oltre 700 mq sul quale insistono resti di diverse epoche storiche (dal I secolo d.C. al Settecento): l’area deve il suo nome alla “piccola Pompei” romagnola, la squisita residenza urbana del medico Eutyches del II secolo d.C, distrutta da un incendio verso la metà del III secolo a opera delle scorrerie degli Alemanni lungo il versante Adriatico della Penisola. Oltre agli estesi pavimenti musivi policromi e monocromi, l’incendio ha permesso la conservazione di porzione di soffitti, decorazioni parietali e un gran numero di utensili domestici.
Spiccano tra tutti gli oltre 150 ferri chirurgici, materiale che ha permesso di identificare, con probabile certezza, la professione del padrone di casa: un medico militare, probabilmente originario dell’Acaia, il nome della provincia romana identificabile con l’attuale Grecia. Si tratta della più ricca collezione chirurgica al mondo per completezza e qualità degli strumenti, compreso il cosiddetto “cucchiaio di Diocle”, unico esemplare fino ad ora ritrovato, usato per estrarre le punte di freccia.
Le decorazioni musive rimandano al vicino mare (quadretto circolare in pasta vitrea raffigurante tre pesci variopinti) e al mito di Orfeo, mentre le suppellettili rimandano all’otium dell’antico proprietario di casa (bacile di marmo e il piede di una statua di Ermarco ritrovati nel cortile) e alla sua professione (mortai e pestelli di vari dimensioni). (foto 6-7)
Info siti
- Porto di Classe
Tel: 0544 478100
Orari: dal 21 marzo al 3 giugno, dalle 10:00 alle 18:30 – dal 4 giugno al 1 luglio, solo il sabato e la domenica dalle10:00 alle 18:30
- Kaiuna
Tel: 051 9312353
Orari: martedì-giovedì dalle 9:00 alle 16:00; venerdì-domenica e festivi infrasettimanali dalle 11:00 alle 18:30 (marzo-ottobre); venerdì-domenica e festivi infrasettimanali dalle 11:00 alle 17:30 (da ottobre)
- Veleia Romana
Tel: 0523807113
Email: iatcastellarquato@gmail.com
Orari: dicembre-gennaio-febbraio-marzo dalle 9:00 alle 15:00; gli altri mesi dalle 9:00 alle 18:30
- Travo
Tel: +39 3332222739
Email: info@archeotravo.it
Orari: aprile-giugno e settembre-ottobre: il sabato e la domenica dalle 10:00 alle 13:00 e dalle 15:00 alle 18:00 – luglio e agosto: giovedì dalle 18:00 alle 21:00, sabato e domenica dalle 10:00 alle 13:00 e dalle 17:00 alle 21:00
- Monte Bibele
Tel: 39 051929766
Email: info@montebibele.eu
L’area archeologico-naturalistica è sempre visitabile gratuitamente
- Domus del Chirurgo
dal 1° settembre al 31 maggio: da martedì a venerdì 10:00 -13:00 e 16:00 -19:00 ; sabato domenica e festivi 10:00 -19:00 ; chiuso lunedì non festivi
dal 1° giugno al 31 agosto: da martedì a domenica ore 10.00 – 19.00; festivi ore 10:00 -19.00; chiuso lunedì non festivi. Da fine giugno anche apertura serale mercoledì e venerdì ore 21-23
Per informazioni e prenotazioni: tel. 0541.793851
Maestro d’arte, si diploma all’Istituto d’Arte Silvio D’Amico di Roma - è qualificato Restauratore di Beni Culturali e si occupa della conservazione di opere d’arte per mostre Nazionali e Internazionali. Cura costantemente progetti, consulenze, per la manutenzione e la conservazione e restauro di Beni Culturali, in Italia e all’estero, sia per Enti Pubblici che privati e collabora con alcune Università. Nel 2012 al Campidoglio, è stato insignito dell’onorificenza, “Premio Personalità Europea dell’Anno”, dal Centro Europeo Cultura Turismo e Spettacolo. Presenta Convegni e ha pubblicato diversi suoi lavori in volumi scientifici d’arte. Scrive e realizza video per i Social Network sui temi: arte, ambiente e umanità. Già Consulente di Governo per la Struttura di Missione degli Anniversari Nazionali della Presidenza del Consiglio dei Ministri. Nomina da conservatore-restauratore: del Centro Europeo Cultura Turismo e Spettacolo, Roma; del Comitato Scientifico del MUGA - Museo Garibaldino di Mentana e del MUCAM - Museo Civico Archeologico di Mentana e dell'Agro Nomentano.

















