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Museo Archeologico Nazionale dell’Umbria – Perugia

di Roberto Civetta

I parchi della bellezza continuano il loro viaggio a ritroso nei secoli, guidati dall’amore per l’arte e per la scoperta delle meraviglie archeologiche del nostro paese. Oggi ci rechiamo a Perugia e ci lasciamo affascinare da un’istituzione davvero meravigliosa e ricca di sorprese: il Museo Archeologico Nazionale dell’Umbria.

Passeggiando

Dotato di una collezione davvero eccezionale che, a partire dalla preistoria, racconta il territorio, le vicende e le civiltà che si sono succedute nel corso delle varie epoche, il Museo Archeologico Nazionale dell’Umbria ha sede, dal 1948, nel complesso architettonico di San Domenico, costruito nel 1233 in seguito alla fondazione dell’ordine domenicano e poi completato nel corso dei secoli successivi.

Sono  infatti della fine del Cinquecento il meraviglio chiostro grande e il piano porticato da cui subito restiamo affascinati e ai quali, qualche anno più tardi, sarebbe stato aggiunto anche l’oratorio affrescato della confraternita.

Caserma militare durante l’occupazione napoleonica, la Restaurazione restituì il complesso all’ordine, ma in seguito all’Unità d’Italia, con la demanializzazione dei beni ecclesiastici, venne consegnato nuovamente alle autorità militari, che ne sconvolsero l’utilizzo per almeno un secolo.

Solo nel 1957, quando Umberto Calzoni riunì nel complesso le collezioni dei Musei Civici prima sparse in varie sedi, queste diventarono proprietà statali e nacque l’odierna istituzione.

(foto 1, foto 2, foto 3)

Non appena entrati nell’edificio, ad accoglierci è la serenità del bellissimo chiostro, attorno alle cui pareti possiamo osservare varie urne ellenistiche etrusche, materiali romani ed epigrafi.

Il viaggio nei secoli inizia dunque da subito, ma volendo seguire il percorso espositivo è necessario salire al piano superiore e mettere da parte, per un attimo, le sorprese del piano terra e altre interessanti sale a cui si accede dal loggiato: ci torneremo fra poco!

Posta al primo piano, la Sezione preistorica dà il via al percorso con una perfetta sintesi paleoantropologica che racconta l’evoluzione, dagli ominidi all’Homo Sapiens e prosegue con le maggiori testimonianze ritrovate nella regione.

I molti reperti del Neolitico rimandano all’attività della caccia, dell’allevamento e dell’agricoltura, con strumenti e forme ceramiche, e di particolare interesse risulta l’uso fatto delle grotte naturali – fra le quali Pozzi della Piana e il sito di Grotta Bella -, con funzioni sacrali e sepolcrali.

Non altrettanto ricca di documentazione è l’età del Rame – o Eneolitico -, il cui maggiore ritrovamento è la sepoltura maschile di San Biagio della Valle: una tomba a grotticella artificiale in cui l’uomo era stato sistemato con un corredo di armi metalliche e, ai piedi, un fiasco.

I complessi di Monte Solare e delle Tane del Diavolo raccontano invece l’età del Bronzo e, per quanto riguarda le necropoli, gli scavi di Gubbio e di Panicarola risultano estremamente interessanti.

La prima area testimonia quaranta cinerari chiusi da una ciotola, deposti a stretto contatto e su due livelli. La seconda, sul Lago Trasimeno, presenta tombe a incinerazione scavate nelle sabbie lacustri, i cui cinerari erano decorati con incisioni ottenute con un pettine.

Importantissimo è poi il ripostiglio di Gualdo Tadino, composto da cinquantanove elementi, fra i quali due dischi in oro sbalzato, utensili e oggetti in bronzo e osso, e due denti umani.

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Si ha poi una parte dedicata agli scavi condotti da Umberto Calzoni nella montagna di Cetona, che restituirono moltissimo materiale di fondamentale importanza per la conoscenza dell’età del Bronzo nell’Italia Centrale, periodo in cui le grotte, come attestano i reperti, furono utilizzate a scopo rituale.

Conclusa la sezione relativa alla preistoria, si procede al racconto della civiltà degli Umbri e degli Etruschi, dove si trovano esposti vari corredi. Per quanto riguarda i primi, Plinio li considerava fra le popolazioni italiche più antiche, aventi moltissimi contatti con le altre e, in particolare, proprio con gli Etruschi che ne influenzarono non di poco la cultura.

Sono qui esposti reperti provenienti dalle necropoli ternane di Primo Ferro, da quella di Colfiorito e un intero corredo proveniente da Todi, oltre a importanti testimonianze sul culto di Cupra, una divinità femminile molto importante per Umbri e Piceni.

Sistemata in modo speculare, la sezione etrusca riporta attestazioni da Bettona, Arna e dai territori intorno al Lago Trasimeno, dove si trovavano santuari e necropoli, ma soprattutto dal territorio di Perugia e Orvieto.

Quest’ultimo, in particolare, già nel VI secolo a.C. si era imposto in Etruria a livello economico, diventando tanto influente da essere sede del Fanum Voltumnae, il santuario federale di tutti i centri etruschi, riuniti in lega di carattere politico-religioso.

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Infine, nella sezione romana viene trattato l’importante tema della viabilità, che risultò fondamentale per l’insediamento nel territorio umbro.

Sono quindi forniti approfondimenti sulle grandi vie consolari e sulla navigabilità dei corsi d’acqua, oltre a un’analisi degli insediamenti nei loro aspetti urbanistici e nelle attività produttive e commerciali.

Come avevamo anticipato, non si esauriscono qui le sorprese del museo: molti sono infatti gli ambienti dedicati ad importanti approfondimenti.

Fra questi troviamo uno dei simboli della Perugia etrusca, il cosiddetto Cippo perugino, ovvero un cippo di travertino con un’iscrizione di notevole considerazione storico-archeologica per la conoscenza della lingua etrusca e che si contraddistingue sia per la sua lunghezza che per il contenuto.

(foto 11)

Nel loggiato superiore – dove si trovano allineate tombe di travertino da necropoli perugine, frutto dell’artigianato etrusco di età ellenistica -, uno spazio è dedicato all’esposizione dei materiali provenienti dalla Tomba dei cacni, scoperta nel 2003 durante dei lavori edili e a noi giunta, dopo essere stata trafugata, grazie al fondamentale intervento dei Carabinieri Nucleo Tutela Patrimonio Culturale di Roma.

La tomba rientra fra le necropoli urbane di Perugia ed era composta di un sarcofago, urne e corredo funebre, come da prassi, databili fra il IV e il I secolo a.C.

(foto 12, foto 13)

Si hanno poi il Gabinetto Numismatico e l’esposizione di Oreficerie e tesoretti monetali e, sempre sullo stesso piano, una vera e propria chicca: una stanza dedicata agli amuleti della collezione Bellucci, sia antichi che moderni.

Naturalista e antropologo, Bellucci fu uno dei protagonisti della stagione del Positivismo e dedicò agli amuleti un’attenzione davvero particolare, impegnandosi sia con indagini sul campo – con attività di raccolta e catalogazione – sia interpretative.

Oggetti utili contro gli agenti atmosferici, il malocchio o usati durante i riti di passaggio: la sua collezione è la più grande raccolta di amuleti e strumenti magico-religiosi e terapeutici, ed è di fondamentale importanza nella scoperta e nello studio del folclore e delle tradizioni popolari italiane.

(foto 14)

Un’altra sala ospita i meravigliosi bronzi etruschi di San Mariano: 275 pezzi di varia natura, realizzati a fusione e in lamine lavorate a sbalzo, rinvenuti casualmente nell’aprile del 1812 a 13 km a Ovest di Perugia, nel territorio di Corciano, in località San Mariano, come appunto suggerisce il nome.

(foto 15, foto 16, foto 17)

A questo punto, con gli occhi ormai pieni di storia, ci attende ancora una sorpresa: in un ambiente sotterraneo, a cui si accede dal chiostro, è stata allestita la Tomba etrusca dei cai cutu, con gli annessi corredi funerari.

Utilizzata tra il III e il I secolo a.C., la sepoltura era rimasta inviolata fino alla sua scoperta, a Perugia, nel 1983.

A pianta cruciforme, è composta da una cella con funzione di vestibolo, a cui si accedeva da un corridoio a cielo aperto, chiuso da un lastrone di travertino, e da altre tre celle. Conteneva cinquanta urne cinerarie in travertino perugino e un sarcofago in arenaria, privo dell’iscrizione con il nome del defunto.

Questo costituisce la deposizione più antica e contiene i resti di un inumato, come era uso del rito perugino in quel periodo.

Tutte le urne mostrano iscrizioni che rimandano alla famiglia dei cai cutu, con formule onomastiche relative a individui maschili.

Le più recenti, successive alla concessione della cittadinanza romana – databili quindi dopo l’89 a.C. – vedono il gentilizio latinizzato in Cutius, risultando molto interessanti nello studio del passaggio dalla lingua etrusca a quella latina.

(foto 18, foto 19, foto 20)

Per concludere, un’ultima stanza è dedicata a una mostra permanente sui miti presenti sulle sculture romane là proposte.

È evidente come l’enorme ricchezza delle collezioni dell’Archeologico Nazionale dell’Umbria sia difficile da raccontare. La cosa migliore da fare per goderne a pieno è, come sempre, camminare per le sale del museo e lasciarsi affascinare dalla storia e dal racconto di un tempo lontanissimo da noi, ma alla base dell’immenso patrimonio artistico e culturale del nostro paese.

A tutto questo mi lega un caro ricordo personale dei tempi della giovinezza, quando ho avuto occasione di lavorare, proprio in questo Museo, insieme a quattro meravigliose ragazze siciliane: Ambra, Arianna, Alessandra e Antonella.

Partiti alla scoperta di pitture sepolte dietro strati di scialbature e nascoste nelle pareti di un grande salone (stallone), all’epoca non fruibile al pubblico, quell’esperienza nel restauro conservativo mi fece stringere con loro un forte legame che ancora oggi mi porta a gioire dei loro successi e che, in particolare con le prime due, si è trasformato in una bellissima e lunga amicizia.

Museo Archeologico Nazionale dell’Umbria

Orari:

  • Dal martedì alla domenica, dalle 8:30 alle 19:30.
  • Chiuso il lunedì e tutte le terze domeniche del mese.
immagine per Roberto Civetta
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Maestro d’arte, si diploma all’Istituto d’Arte Silvio D’Amico di Roma - è qualificato Restauratore di Beni Culturali e si occupa della conservazione di opere d’arte per mostre Nazionali e Internazionali. Cura costantemente progetti, consulenze, per la manutenzione e la conservazione e restauro di Beni Culturali, in Italia e all’estero, sia per Enti Pubblici che privati e collabora con alcune Università. Nel 2012 al Campidoglio, è stato insignito dell’onorificenza, “Premio Personalità Europea dell’Anno”, dal Centro Europeo Cultura Turismo e Spettacolo. Presenta Convegni e ha pubblicato diversi suoi lavori in volumi scientifici d’arte. Scrive e realizza video per i Social Network sui temi: arte, ambiente e umanità. Già Consulente di Governo per la Struttura di Missione degli Anniversari Nazionali della Presidenza del Consiglio dei Ministri. Nomina da conservatore-restauratore: del Centro Europeo Cultura Turismo e Spettacolo, Roma; del Comitato Scientifico del MUGA - Museo Garibaldino di Mentana e del MUCAM - Museo Civico Archeologico di Mentana e dell'Agro Nomentano.

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