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La difesa della bellezza. Lombardia archeologica

di Roberto Civetta

La nostra rubrica ci porta oggi in Lombardia, al Civico Museo Archeologico di Milano.

L’amore per l’arte potrebbe esser nato ammirando quella che per noi oggi è l’archeologia?

È sempre questa la domanda che accompagna I parchi della bellezza alla scoperta delle meraviglie archeologiche del nostro paese, attraversando l’Italia e viaggiando a ritroso nei secoli fino quasi all’infinito, per immergerci nell’immenso patrimonio artistico e culturale che possiede.

Con il trascorrere dei secoli è andata formandosi quella che potremmo definire la ricerca di una conoscenza nella quale poterci riconoscere. Scrutando e assaporando la bellezza dei luoghi, dei territori antichi ancora racchiusi in attesa di esser compresi, svelati e raccontati, in questo scritto vi accompagno nella Preistoria, pensando a millenni di evoluzione sociale, ambientale, tecnologica e anche ai grandi artisti.

Passeggiando

Collocato nel meraviglioso ex convento benedettino del Monastero Maggiore di San Maurizio (VIII sec. d.C.), il più antico cenobio femminile di Milano, il Civico Museo Archeologico espone la sua collezione suddividendola per aree di appartenenza, nelle sale dei diversi piani: a piano terra si trova la parte dedicata alla Milano antica, al primo piano quella Altomedievale, al secondo quella etrusca e al terzo la greca.

La collezione egizia e quella preistorica e protostorica sono invece esposte nelle Sale Viscontee del Castello Sforzesco.
(foto 1, foto 2, foto 3)

L’istituzione vede la nascita delle sue raccolte nell’Ottocento, quando l’Accademia di Brera ritenne di grande importanza avere uno spazio museale archeologico da collegare ai suoi studi.

Il primo nucleo della collezione risale al 1814 e si deve agli eredi di Giuseppe Bossi, pittore e segretario dell’Accademia, che aveva raccolto molti reperti provenienti dagli scavi milanesi, ma anche di origine etrusca, greca, egizia e medievali e rinascimentali.

Solo nel 1862, però, venne ufficialmente istituito il Regio Museo Patrio di Archeologia, comprendete tre sezioni – quella archeologica, quella artistica e quella storica –, fatte di elementi acquistati, donati o depositati dal Governo, dall’Accademia di Brera, dalla Casa Reale e da privati, e suddivise principalmente con criterio artistico ed estetico che storico.

Di questa scelta resta traccia ancora oggi, poiché alcuni elementi importanti per la storia di Milano, ma precedentemente confluiti nella Raccolta d’Arte, si trovano ancora nelle sale del Castello Sforzesco. (foto 4, foto 5, foto 6)

Fino al 1898, i reperti erano accolti nella chiesa, soppressa, di S. Maria a Brera, dell’ordine degli Umiliati; poi, nel 1900, la sede del museo divenne la Corte Ducale del Castello Sforzesco, e solo nel 1965, dopo che il complesso venne restaurato in seguito ai danni subiti durante i bombardamenti della Seconda Guerra Mondiale, la collezione venne spostata al Monastero Maggiore, dove si trova tutt’oggi, e che risulta una location perfetta, perché sorge su un’area di grande rilevanza storica.

Vi si trovano infatti, ancora visibili, i resti di due torri – una quadrata, divenuta campanile della chiesa; una poligonale, poi usata per la cappella –, del circuito difensivo (III-IV sec. d.C.) e di una domus romana del I sec. d.C., emersa tra il 1959 e il 1961. (foto 7, foto 8, foto 9)

Il percorso espositivo si sviluppa fra la storica sede del museo in Corso Magenta e l’edificio di via Nirone, collegati da una passerella nel chiostro interno del museo.

Nei due chiostri, al piano terra e al piano inferiore di Corso Magenta si trova la sezione dedicata a Mediolanum, la Milano antica e romana.

Qui, fra gli elementi esposti, spiccano sicuramente la Pietra di Parabiago – piatto in argento di epoca tardoimperiale, raffigurante il trionfo di Cibele e Attis – e la Coppa diatreta Trivulzio, artigianato di lusso e unico esemplare integro di questo tipo di vetro, ancora di discussa lavorazione.
(foto 10)

Si ha poi l’interessantissima parte dedicata all’arte del Gandhara, antico termine per indicare l’area geografica del Pakistan settentrionale e il nord est dell’Afghanistan.

Qui è possibile osservare meravigliosi e importanti manufatti di soggetto buddhista, fa cui la Statua di Buddha stante, una statua-stele in scisto, raffigurante Buddha in sembianze umane, con l’abito monastico. (foto 11)

Al piano terra dell’edificio di via Nirone si trova la sezione dei reperti provenienti da Cesarea Marittima (Israele), tratti dall’area del Teatro Romano ed emersi durante gli scavi degli anni Sessanta.

Al primo piano, invece, la sezione altomedievale circonda i visitatori di oggetti di tradizione gotica e longobarda, fra cui la Fibbia Gota, una delle opere più significative del museo: si tratta di una fibbia lavorata a cloisonne con granati almondini incastonati e terminazioni in teste di rapaci, simbolo di forza e potere, parte del nucleo ritrovato presso Landriano (Pavia) nel 1897 e risalente alle migrazioni di Odoacre (469-470 d.C.) e Todorico (489 d.C.).

Oltre a questa, nella stessa sezione è conservato l’anello con sigillo in oro e decorazione a bulino, parte del corredo funerario di un membro dell’alta aristocrazia romana, ritrovato nella necropoli di Trezzo sull’Adda.

Il sigillo raffigura un volto maschile di un sovrano o di un alto dignitario longobardo delegato a sottoscrivere atti con sigillo, e fa parte di un corredo composto di armi, guarnizioni da cintura, una croce in lamina d’oro, speroni e frammenti di un morso di cavallo. (foto 12, foto 13, foto 14)

Il secondo piano dell’edificio ospita invece la sezione etrusca, attraversando la quale lo spettatore può comprendere i principali usi e costumi di questa strepitosa e misteriosa civiltà, dalle origini fino alla sua romanizzazione, grazie anche agli elementi provenienti dagli scavi condotti a Cerveteri dalla Fondazione Lerici. Segue infine la sezione greca, al terzo piano, composta di oggetti provenienti dalla Grecia e dalla Magna Grecia.

Le sezioni preistorica e protostorica e la sezione egizia, invece, come abbiamo già specificato in precedenza, sono esposte nelle sale del Castello Sforzesco (foto 15, foto 16, foto 18, foto 19)

Il Civico Museo Archeologico di Milano ospita anche mostre temporanee. È possibile visitarlo dal martedì alla domenica – il lunedì è il giorno di chiusura – dalle 10:00 alle 17:30. La biglietteria chiuse alle 16:30 e la prenotazione non è obbligatoria.

L’ingresso è gratuito ogni prima domenica e ogni primo e terzo martedì del mese.

Informazioni:

immagine per Roberto Civetta
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Maestro d’arte, si diploma all’Istituto d’Arte Silvio D’Amico di Roma - è qualificato Restauratore di Beni Culturali e si occupa della conservazione di opere d’arte per mostre Nazionali e Internazionali. Cura costantemente progetti, consulenze, per la manutenzione e la conservazione e restauro di Beni Culturali, in Italia e all’estero, sia per Enti Pubblici che privati e collabora con alcune Università. Nel 2012 al Campidoglio, è stato insignito dell’onorificenza, “Premio Personalità Europea dell’Anno”, dal Centro Europeo Cultura Turismo e Spettacolo. Presenta Convegni e ha pubblicato diversi suoi lavori in volumi scientifici d’arte. Scrive e realizza video per i Social Network sui temi: arte, ambiente e umanità. Già Consulente di Governo per la Struttura di Missione degli Anniversari Nazionali della Presidenza del Consiglio dei Ministri. Nomina da conservatore-restauratore: del Centro Europeo Cultura Turismo e Spettacolo, Roma; del Comitato Scientifico del MUGA - Museo Garibaldino di Mentana e del MUCAM - Museo Civico Archeologico di Mentana e dell'Agro Nomentano.

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