I Parchi della bellezza continuano il loro viaggio lungo la nostra penisola, guidati dalla curiosità e dalla passione per l’archeologia. Oggi ci fermiamo in Liguria, alla scoperta della più importante istituzione del Levante di questa meravigliosa regione: il Museo Archeologico Nazionale e la Zona Archeologica di Luni, antica cittadina romana, fondata per essere utilizzata come punto strategico per la conquista della Spagna.

Credits: https://luni.cultura.gov.it/
La colonia di Luna, patrocinata dai triumviri M. Emilio Lepido, P. Elio Tuberone e Gn. Sicinio, venne fondata ufficialmente nel 177 a.C., alla presenza di ben 2000 cittadini e in seguito a vari scontri con i Liguri Apuani, che vennero però definitivamente sconfitti solo nel 155 a.C., dal console M. Claudio Marcello – come ricorda un monumento celebrativo in sua memoria, eretto nell’area capitolina.
In seguito alla fondazione, a ogni colono vennero assegnati 13 ettari di terra, nell’area che oggi si trova, indicativamente, fra il fiume Magra e il Comune di Pietrasanta.
Sono attribuibili all’età repubblicana le mura difensive e l’impianto urbanistico, fatto di un reticolo di strade perpendicolari fra loro, che definivano isolati rettangolari. Vennero anche costruiti vari edifici, sia pubblici che privati, e soprattutto importanti luoghi di culto come il Tempio della dea Luna, caratterizzato da frontoni in terracotta, realizzati sul modello di Rodi e Pergamo.
In età imperiale, Ottaviano assegnò ai suoi veterani nuovi territori nella colonia – fatto testimoniato dalla sostituzione della vecchia divisione agraria con una nuova – e, per tutto il periodo di egemonia della gens Giulio-Claudia, Luni visse un momento di grande fermento edilizio, che vide la costruzione della maggior parte delle strutture oggi più antiche, del centro cittadino e di altri complessi monumentali.
Della fisionomia elegante della Luni di quell’epoca, che godeva di grande fasto e benessere – cosa che caratterizzò anche l’età degli Antonini e dei Severi -, restano oggi scarse testimonianze. La generale crisi che investì l’impero nel IV secolo non risparmiò la cittadina, che si dovette trovare a contrastare anche un terribile terremoto, testimoniato dalle ricerche archeologiche, anche se da nessuna fonte scritta.
In seguito a questo, sappiamo che alcune aree urbane vennero ricostruite, con interventi che interessarono la Domus dei Mosaici, il Foro e la Basilica. Nella seconda metà del V secolo, poi, Luni fu interessata da nuovi cambiamenti, di cui degno di nota è la costruzione della Basilica Cristiana, eretta al di sopra della Domus di Oceano. Nel 552, poi, la città divenne il centro della provincia Maritima Italorum bizantina. (foto 1, foto 2, foto 3)
La comunità cristiana lunense era tanto fiorente che Luni divenne sede vescovile e, nonostante la tradizione storica voglia che il re longobardo Rotari, nel 643, la distrusse completamente, i suoi vescovi continuarono a godere di grande autonomia per tutta la dominazione longobarda.
Nel 782, addirittura, giunse a Luni il crocifisso ligneo di Nicodemo d’Arimatea, cosiddetto Volto Santo, insieme all’ampolla del Sangue di Cristo: le reliquie furono quindi destinate alla cattedrale, nominata a Santa Maria, che venne resa atta ad accoglierle in Età Carolingia.
Parte della marca della Tuscia dall’845, sotto il controllo della famiglia Adalberti, le testimonianze del Vescovo di Troyes ricordano come la cittadina venne devastata da Mauri et Sarraceni.
Città marinara sotto Re Berengario II, Luni venne poi posta sotto la protezione di Federico Barbarossa alla fine dell’XI secolo e visse un periodo di ottima attività commerciale. A portarla alla progressiva rovina furono l’impaludamento della zona e la conseguente malaria, che determinarono lo spostamento della popolazione verso Sarzana.
Là si trasferì pure il Capitolo vescovile, anche se, nonostante tutto, il legame spirituale con la cattedrale di Luni rimase così forte che venne ancora utilizzata in occasione di importanti cerimonie feudali e religiose.
In seguito all’abbandono – già Dante la ricorda come “morta”, in occasione del suo soggiorno a Sarzana nel 1306 -, come spesso accade, i materiali della cittadina vennero sfruttati per altre costruzioni o per ricavarne oggetti di pregio che finirono in importanti collezioni, non ultima quella di Lorenzo il Magnifico. (foto 4, foto 5, foto 6)
L’attuale area archeologica di Luni offre agli spettatori l’opportunità di viaggiare indietro nel tempo e immergersi in alcuni dei suoi resti più importanti. Fra questi, il teatro coperto, costruito intorno al 40 d.C. – forse per volontà di L. Titinio Glauco Lucreziano, come sembra suggerire un’iscrizione – e la cui area venne utilizzata in seguito, prima come spazio abitativo e poi, in epoca longobarda, come sepolcreto.
Troviamo, proseguendo, l’anfiteatro, dove si svolgevano i combattimenti tra gladiatori e le venationes, ossia spettacoli di caccia, e che aveva una capienza di circa 7000 spettatori.
La presenza di tegole e antefisse, infatti, fa pensare che la struttura originaria fosse dotata di altri due piani, oltre a quello che si è conservato fino ai giorni nostri.
Ancora, possiamo restare affascinati dalla maestosità del Capitolium, il tempio dedicato a Giove, Giunone e Minerva, della cui struttura restano purtroppo soltanto resti del podio e il basamento rivestito con blocchi di panchina, che si pensa fosse alto ben 2 metri.
In epoca Giulio-Claudia, il braccio orientale del porticato dell’edificio venne trasformato per dare spazio alla Basilica civile, il luogo in cui veniva amministrata la giustizia, che probabilmente presentava un colonnato esterno ed era suddivisa in tre navate.
Oltre al Cardo e al Decumano Massimo, troviamo poi anche il Foro, pavimentato con lastre di marmo – ne sono visibili alcuni resti – e un tempo adornato da statue equestri di cui purtroppo oggi abbiamo solo i basamenti. (foto 7, foto 8)
La nostra passeggiata può poi continuare attraverso le Tabernae, una serie di ambienti che affacciano sul lato lungo del Foro, ancora solo parzialmente scavati, e ancora oltre, verso le cosiddette Domus degli affreschi e di Oceano. La prima di queste è caratterizzata da preziosi pavimenti in marmo, con decorazioni di vario tipo, da un favoloso giardino con fontane e da un altro, sul lato settentrionale, con un ninfeo.
La seconda, invece, è una dimora signorile di notevoli dimensioni – oltre 900 metri quadrati – e deve il suo nome a un mosaico policromo realizzato fra la fine del III e l’inizio del IV secolo d.C., al centro del quale è rappresentato il dio Oceano, circondato da una ricca scena marina. (foto 9, foto 10)
Di notevole importanza è poi il Tempio della dea Luna, realizzato in epoca repubblicana su una terrazza naturale e poi completamente ricostruito in età imperiale, quando venne realizzato un altissimo podio di 7 metri, di cui sono ancora visibili le strutture voltate. Il sito offre poi la possibilità di visitare altre Domus, le necropoli poste sulle strade di accesso alla città e il mausoleo, oggi in parte ancora interrato.
Oltre a tutto questo, un museo offre ai visitatori una completa esperienza di conoscenza di Luni e della sua storia, lunga più di mille anni.
Costruito nel 1964 e oggi situato nel Casale Gropallo, questo permette di osservare in situ molti dei reperti rinvenuti a Luni, dal momento che la maggior parte delle raccolte, derivate dalle prime ricerche nell’antica città, sono oggi conservate in altri importanti sedi, quali il Museo Civico Archeologico “Ubaldo Formentini” di La Spezia o il Museo Archeologico Nazionale di Firenze. (foto 11, foto 12)
Il Museo e l’Area Archeologica di Luni sono visitabili dal martedì alla domenica, dalle 8:30 alle 19:30, con ultimo ingresso alle 18:30. Segnaliamo che l’anfiteatro ha orari diversi ed è accessibile dal martedì alla domenica dalle 10:00 alle 13:00 e dalle 15:00 alle 18:00. Il lunedì è il giorno di chiusura.
Siete di passaggio in Liguria? Ecco una tappa a cui proprio non dovreste rinunciare!
Museo Archeologico Nazionale e Zona Archeologica di Luni
- Via Appia 9, Luni (SP)
- Email: drm-lig.museoluni@cultura.gov.it
- Tel: +39.0187.66811
- Sito web: luni.cultura.gov.it
Maestro d’arte, si diploma all’Istituto d’Arte Silvio D’Amico di Roma - è qualificato Restauratore di Beni Culturali e si occupa della conservazione di opere d’arte per mostre Nazionali e Internazionali. Cura costantemente progetti, consulenze, per la manutenzione e la conservazione e restauro di Beni Culturali, in Italia e all’estero, sia per Enti Pubblici che privati e collabora con alcune Università. Nel 2012 al Campidoglio, è stato insignito dell’onorificenza, “Premio Personalità Europea dell’Anno”, dal Centro Europeo Cultura Turismo e Spettacolo. Presenta Convegni e ha pubblicato diversi suoi lavori in volumi scientifici d’arte. Scrive e realizza video per i Social Network sui temi: arte, ambiente e umanità. Già Consulente di Governo per la Struttura di Missione degli Anniversari Nazionali della Presidenza del Consiglio dei Ministri. Nomina da conservatore-restauratore: del Centro Europeo Cultura Turismo e Spettacolo, Roma; del Comitato Scientifico del MUGA - Museo Garibaldino di Mentana e del MUCAM - Museo Civico Archeologico di Mentana e dell'Agro Nomentano.






















Una risposta
L’articolo è molto interessante e descrive bene il sito archeologico e il museo di Luni, in vogliando il lettore alla visita. Sarebbe perfetto se ogni foto avesse una sua descrizione specifica, invece di una descrizione generica, uguale per tutte.