I parchi della bellezza fanno ancora sosta in Toscana e questa volta ci portano all’Acropoli Etrusca di Volterra, in provincia di Pisa. L’amore per l’arte potrebbe esser nato ammirando quella che per noi oggi è l’archeologia?
È sempre questa la domanda che accompagna I parchi della bellezza alla scoperta delle meraviglie archeologiche del nostro paese, attraversando l’Italia e viaggiando a ritroso nei secoli fino quasi all’infinito, per immergerci nell’immenso patrimonio artistico e culturale che possiede.
Con il trascorrere dei secoli è andata formandosi quella che potremmo definire la ricerca di una conoscenza nella quale poterci riconoscere. Scrutando e assaporando la bellezza dei luoghi, dei territori antichi ancora racchiusi in attesa di esser compresi, svelati e raccontati, in questo scritto vi accompagno nella Preistoria, pensando a millenni di evoluzione sociale, ambientale, tecnologica e anche ai grandi artisti.
Passeggiando
Si pensa che l’area di Volterra sia stata interessata da insediamenti e villaggi, distribuiti lungo tutta la collina, a partire dal IX sec. a.C., e che fra questi la parte dell’acropoli corrisponda alla zona in cui doveva sorgere l’insediamento più importante, intorno al quale si riunirono poi tutti gli altri.
Proprio là, a ridosso della fortezza medicea, sorge oggi il parco archeologico Enrico Fiumi, la principale area verde della città, che ci permette di visitare le rovine volterrane etrusche. Purtroppo, poiché la civiltà etrusca si serviva di materiali di costruzione deperibili, come il legno, l’argilla cruda o la terracotta, i resti che ci sono pervenuti sono veramente esigui: ad essere arrivati fino a noi sono infatti soprattutto i basamenti di pietra che servivano a proteggere dall’erosione gli edifici.
Sappiamo che l’acropoli venne occupata in modo continuativo a partire dall’Età del Bronzo Medio, ma vi sono stati rinvenuti anche alcuni resti – pochi, ormai quasi irriconoscibili per i visitatori senza l’aiuto dei pannelli situati lungo il percorso di visita e per lo più costituiti da brandelli di muri – che rimandano a fasi più antiche dell’insediamento.
Quello che probabilmente rese questo sito tanto importante, rispetto agli altri sorti sulla collina, fu la presenza di luoghi di culto di riferimento per tutti quanti gli abitanti della zona. (foto 1)
È nel VII secolo che nacque la città vera e propria, e già fra la fine del VI e l’inizio del V secolo a.C. venne costruito un grande tempio, di cui ci restano però solo alcune decorazioni architettoniche, oggi esposte al Museo Guarnacci. I due templi che oggi è possibile osservare – gli edifici principali dell’area – risalgono agli interventi architettonici e urbanistici che coinvolsero Volterra in età ellenistica (III-II sec. a.C.), e vengono definiti come tempio A e tempio B.
Fra i due, il B è quello più antico e si trova al limite del pianoro dell’acropoli. Sembra essere stato composto da due parti di uguali dimensioni: una chiusa, oggi quasi del tutto perduta, e un’altra fatta di un colonnato.
Della scalinata di accesso al tempio, che si ergeva su un podio, è rimasto un solo gradino. Del tempio A resta invece la muratura del podio, con blocchi squadrati parallelepipedi e blocchi di rivestimento in arenaria grigia modanata. Anche in questo caso, vi si accedeva attraverso una gradinata e nell’edificio si trovava una parte chiusa, circondata da colonne lateralmente e sul retro. (foto 2, foto 3)
Insieme a questi, furono realizzate anche cisterne per l’acqua piovana – una ancora visibile – e il muro di cinta che racchiudeva l’area sacra. Entrambi i templi continuarono a essere utilizzati anche in epoca romana, ma la zona col tempo non fu più frequentata e vennero costruiti nuovi edifici.
Non finisce qui: negli anni Cinquanta, gli scavi voluti dallo studioso Enrico Fiumi portarono alla luce resti dell’occupazione romana della città, nella zona delle pendici settentrionali di Volterra, poco oltre le mura medievali. Qui, nell’area archeologica di Vallebuona, si trovano un teatro e un impianto termale.
Secondo un’epigrafe, il teatro sarebbe stato costruito per volere della famiglia dei Cecina, locale, fra l’1 a.C. e il 20 d.C., a loro spese. Ad oggi, la cripta – una galleria semicircolare coperta – che permetteva al pubblico l’accesso alla cavea – ossia, le gradinate – è quasi completamente franata, ma è ancora possibile intravedere l’intonaco delle pareti e del soffitto.
Sopra di questa c’era una grande terrazza con al centro tre esedre che, secondo l’uso, ospitavano le statue dei membri della famiglia imperiale, di cui sono state rinvenute solo le teste.
La cavea invece si appoggiava alla collina ed era composta da due ordini di gradinate, uno a nove e l’altro a dieci sedili, costruiti in calcare e conservati solo in parte, mentre le scalette che confluivano verso il basso erano in pietra di Montecatini: questa, scura, creava un contrasto cromatico. Sui primi gradini, in marmo, erano incisi i nomi di molte importanti famiglie.
La scaena era costituita da una parete con esedre – forse con statue – fra colonne distribuite su due piani, e ci è possibile immaginare la struttura grazie a un intervento di restauro degli anni Settanta, che ne ha rialzato la parte sinistra. Probabilmente, un terremoto nel III secolo fece crollare parte della struttura, che cessò di essere utilizzata. (foto 4, foto 5)
L’impianto termale venne invece costruito fra la metà del III e il IV secolo d.C., nella parte centrale di un porticato precedentemente costruito e situato alle spalle della scaena del teatro. poiché questo era stato abbandonato, parte dei suoi materiali vennero riutilizzati per le terme, di cui ad oggi restano soltanto la parte inferiore e alcuni mosaici.
In origine, il complesso era dotato di spogliatoio e di vari ambienti, con vasche sia per l’acqua fredda che per quella calda. Sicuramente, la struttura era ancora attiva in età tardo antica.
Informazioni Acropoli Etrusca di Volterra
- Parco di Castello
- 56048 Volterra (PI)
- Tel.: +39 0588 86347
- https://www.comune.volterra.pi.it/aree_archeologiche
- www.museivaldicecina.it/it/acropoli_etrusca_volterra.php
Maestro d’arte, si diploma all’Istituto d’Arte Silvio D’Amico di Roma - è qualificato Restauratore di Beni Culturali e si occupa della conservazione di opere d’arte per mostre Nazionali e Internazionali. Cura costantemente progetti, consulenze, per la manutenzione e la conservazione e restauro di Beni Culturali, in Italia e all’estero, sia per Enti Pubblici che privati e collabora con alcune Università. Nel 2012 al Campidoglio, è stato insignito dell’onorificenza, “Premio Personalità Europea dell’Anno”, dal Centro Europeo Cultura Turismo e Spettacolo. Presenta Convegni e ha pubblicato diversi suoi lavori in volumi scientifici d’arte. Scrive e realizza video per i Social Network sui temi: arte, ambiente e umanità. Già Consulente di Governo per la Struttura di Missione degli Anniversari Nazionali della Presidenza del Consiglio dei Ministri. Nomina da conservatore-restauratore: del Centro Europeo Cultura Turismo e Spettacolo, Roma; del Comitato Scientifico del MUGA - Museo Garibaldino di Mentana e del MUCAM - Museo Civico Archeologico di Mentana e dell'Agro Nomentano.















