I grandi maestri della storia dell’arte finiranno mai di essere guardati attraverso sempre nuove prospettive? Raccontare le loro storie non è facile, soprattutto perché spesso si tratta di personaggi che, anche se oggi sono amatissimi, al loro tempo furono trascurati e criticati, addirittura disprezzati e rifiutati per la loro arte. È proprio grazie al carattere innovativo della loro arte, però, che sono riusciti a segnare un’epoca.
Ci sembra che sulla loro importanza sia già stato detto e scritto tutto il possibile. Eppure le loro vite, i loro studi e le loro opere non mancano mai di fornire a noi spettatori nuovi spunti di riflessione e nuove suggestioni: in fin dei conti, non è forse proprio questo a rendere grandi questi artisti?
Al Museo di Roma a Palazzo Braschi, la mostra Klimt. La Secessione e l’Italia (fino al 27 marzo 2022) ci permette di ripercorrere le tappe più importanti della parabola dell’artista austriaco, facendo luce per la prima su quello che fu il suo rapporto con l’Italia e su quanto il nostro paese abbia profondamente influenzato la sua carriera, sia per i paesaggi che per lo stile.
Cartoline autografe testimoniano i suoi viaggi in Italia (a Venezia, Trieste, Firenze, Pisa, Ravenna – dove restò affascinatissimo dai mosaici bizantini – Roma e il Lago di Garda) e, grazie ai prestiti del Belvedere Museum di Vienna, della Klimt Foundation e di altre collezioni, sia pubbliche che private, come la Neue Galerie Graz, sono esposte oltre 200 opere, fra dipinti, manifesti e sculture, realizzate sia da Klimt che da altri artisti a lui vicini.
Fra questi, Josef Hoffmann, Koloman Moser, Carl Moll, Johann Victor Krämer, Josef Maria Auchentaller, Wilhelm List e Franz von Matsch.
Non solo: a questi sono accostate anche le opere di artisti italiani che fecero propria la lezione di Klimt e dei secessionisti, come Galileo Chini, Giovanni Prini, Enrico Lionne, Camillo Innocenti, Arturo Noci, Ercole Drei, Vittorio Zecchin, Giovanni Prini e Felice Casorati, che furono capaci di cogliere lo spirito innovativo dei colleghi di Vienna e dar vita a esperienze come le esposizioni di Ca’ Pesaro e della Secessione romana.
(foto 1, foto 1a, foto 2, foto 3, foto 3a)
Curata da Franz Smola, curatore del Belvedere Museum, da Maria Vittoria Marini Clarelli, Sovrintendente Capitolina ai Beni Culturali e da Sandra Tretter, vicedirettore della Klimt Foundation di Vienna, promossa da Roma Culture, Sovrintendenza Capitolina ai Beni Culturali e co-prodotta da Arthemisia, che ne cura insieme a Zètema Progetto Cultura l’organizzazione, la mostra porta a Roma indiscussi capolavori di Klimt, come Giuditta I, Signora in bianco, Amiche I (Le Sorelle) (1907), Amalie Zuckerkandl (1917-18) e Il Fregio di Beethoven, realizzato in occasione della XIV Mostra della Secessione viennese, lungo più di 34 metri, che può essere intrepretato come un’interpretazione della Nona Sinfonia del musicista.
Ci sono anche prestiti eccezionali, come La sposa (1917-18), la sua ultima opera, incompiuta, a cui è dedicata l’ultima sezione della mostra.
E ci sono opere che hanno storie avvincenti, come il Ritratto di Signora (1916-17), che si lega a diversi aneddoti interessanti. (foto 4, foto 5, foto 6)
Nel 1996, grazie all’intuizione dell’allora liceale Claudia Maga, si venne a scoprire che questo ritratto – appartenente all’ultima fase dell’attività di Klimt, come si evince dalle pennellate veloci, che evocano un approccio quasi espressionista e maggiormente emotivo all’opera – era in realtà stato dipinto su uno precedete, differente solo nell’acconciatura e nell’abbigliamento della donna raffigurata, e che si era dato per perduto.
Un altro evento, molto diverso, ha fatto parlare di questa opera recentemente: dopo circa ventitré anni, infatti, nel dicembre 2019, è stata finalmente restituita alla Galleria d’arte moderna Ricci Oddi di Piacenza, da cui era stata trafugata in modo misterioso nel 1997.
Nessuno ha mai compreso quali furono le dinamiche del furto e ancor più strane sono state le circostanze del ritrovamento: venne infatti rinvenuta durante alcuni lavori di giardinaggio, lungo il muro esterno del museo, in un sacchetto di plastica inserito in un vano, chiuso da uno sportello non serrato. (foto 7)
Articolata in ben quattordici diverse sezioni, la mostra ripercorre l’intera carriera artistica di Gustav Klimt, a partire dalla Compagnia degli artisti, fondata insieme al fratello Ernst nel 1879 – e scioltasi poi nel 1892, alla morte di questi – e specializzata nella decorazione di pareti e soffitti, per poi passare alla cooperazione con Otto Wagner per la realizzazione della Ringstrasse (1987) e alla fondazione della Secessione viennese, dal motto: “A ogni tempo la sua arte, all’arte la sua libertà”, e di cui Klimt disegnò il manifesto: un Teseo nudo in lotta con il Minotauro, che venne però censurato.
Ci si sofferma sui primi viaggi del pittore in Italia, nel 1899 e nel 1903, quando vide soprattutto città del nord del paese, insieme all’amico Carl Moll. Si passa poi alle opere più celebri e sugli anni di intensa produzione, per focalizzarsi, nelle ultime sale, sulle esposizioni e sui premi italiani. (foto 8, foto 9)
L’artista partecipò infatti a ben due edizioni della Biennale di Venezia, nel 1899 e nel 1910. La seconda volta ebbe una sala individuale, la numero 10, e le sue opere fecero scalpore e scandalo per la vicinanza di Le amiche alle Bisce d’acqua II. Nino Barbantini, direttore della Galleria Internazionale di Ca’ Pesaro, disse: “L’arte di Klimt è antipatica al nostro tempo perché l’oltrepassa e prepara il tempo di domani”.
Nel 1911, poi, Gustav Klimt partecipò all’Esposizione Internazionali di Belle Arti di Roma. La sua sala sarà la più importante di tutto il padiglione austriaco, citata come “tempietto” o “abside” dalla stampa, per via della forma semicircolare. L’artista vi presentò otto dipinti e quattro disegni, fra cui il meraviglioso e celebre Il bacio. (foto 10, foto 11, foto 11a)
Passando dai paesaggi ai ritratti, la mostra risulta particolarmente interessante non soltanto per l’importante operazione di approfondimento sul rapporto fra Klimt e il nostro paese, ma anche perché espone alcuni dipinti particolari.
Si tratta dei cosiddetti Quadri delle facoltà, tre dipinti rappresentanti rispettivamente la Medicina, la Filosofia e la Giurisprudenza, e realizzati dall’artista fra il 1899 e il 1907 per il soffitto dell’Aula Magna dell’Università di Vienna. Tutte e tre le allegorie furono rifiutate perché scandalose e poi andarono distrutte nel 1945, durante l’incendio che investì il castello di Immendorf.
Non rimaneva di loro che qualche foto in bianco e nero e qualche articolo di giornale, ma grazie alla collaborazione fra la Google Arts & Culture Lab Team e il Belvedere di Vienna, è stato possibile ricostruire, attraverso il Machine Learning e con l’aiuto dell’esperto Dott. Smola, i pannelli dei dipinti a colori.
Medicina, Filosofia e Giurisprudenza tornano quindi a vivere a Palazzo Braschi, sotto gli occhi di spettatori finalmente pronti ad apprezzarli a pieno. Del resto, come accade per tutti i grandi innovatori, ci vogliono sempre il giusto tempo e la giusta distanza perché un artista venga compreso e amato per aver rotto gli schemi.
(foto 12)
La mostra è visitabile dal lunedì al venerdì, dalle 10:00 alle 20:00, e il sabato e la domenica, dalle 10:00 alle 22:00. Il 24 e il 31 dicembre, l’orario sarà 10:00-14:00. Il 25 dicembre e il primo gennaio il museo resterà chiuso.
Inoltre, grazie a una convenzione, i visitatori della mostra godranno di un biglietto ridotto, a € 7,00, per visitare la Galleria Nazionale d’Arte Moderna e Contemporanea, dove è esposta l’opera Le tre età della donna di Klimt. Viceversa, per il medesimo accordo, chi presenterà il biglietto di ingresso alla Galleria potrà accedere alla mostra Klimt. La Secessione e l’Italia al prezzo ridotto di € 11,00. Tale riduzione, però, non è cumulabile con altre forme di scontistica previste dalle due sedi museali.
Info: Klimt. La Secessione e l’Italia a Palazzo Braschi
- A cura di Maria Vittoria Marini Clarelli, Franz Smola e Sandra Tretter
- Museo di Roma – Palazzo Braschi
- Ingresso da Piazza Navona, 2 e da Piazza San Pantaleo, 10
- Tel. 060608 – Email: museodiroma@comune.roma.it
- Promossa da Roma Culture – Sovrintendenza Capitolina ai Beni Culturali e co-prodotta e co-organizzata da Arthemisia (Presidente Iole Siena), con Zètema Progetto Cultura, in collaborazione con Belvedere Museum e cooperazione con Klimt Foundation.
- Main Sponsor: Acea
- Special Partner: Julius Mein, Ricola
- Partner: Catellani & Smith
- Radio Partner: Dimensione Suono Soft
- Media coverage by Sky Arte
- Catalogo: Skira Editore
Maestro d’arte, si diploma all’Istituto d’Arte Silvio D’Amico di Roma - è qualificato Restauratore di Beni Culturali e si occupa della conservazione di opere d’arte per mostre Nazionali e Internazionali. Cura costantemente progetti, consulenze, per la manutenzione e la conservazione e restauro di Beni Culturali, in Italia e all’estero, sia per Enti Pubblici che privati e collabora con alcune Università. Nel 2012 al Campidoglio, è stato insignito dell’onorificenza, “Premio Personalità Europea dell’Anno”, dal Centro Europeo Cultura Turismo e Spettacolo. Presenta Convegni e ha pubblicato diversi suoi lavori in volumi scientifici d’arte. Scrive e realizza video per i Social Network sui temi: arte, ambiente e umanità. Già Consulente di Governo per la Struttura di Missione degli Anniversari Nazionali della Presidenza del Consiglio dei Ministri. Nomina da conservatore-restauratore: del Centro Europeo Cultura Turismo e Spettacolo, Roma; del Comitato Scientifico del MUGA - Museo Garibaldino di Mentana e del MUCAM - Museo Civico Archeologico di Mentana e dell'Agro Nomentano.
























