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Scuderie del Quirinale. Arte Liberata 1937-1947. Capolavori salvati dalla guerra

di Roberto Civetta

Fino al 10 aprile le Scuderie del Quirinale ospitano la mostra curata da Luigi Gallo e Raffaella Morselli, ARTE LIBERATA 1937-1947. Capolavori salvati dalla guerra, organizzata dalle stesse scuderie in collaborazione con Galleria Nazionale delle Marche, l’ICCD – Istituto Centrale per il catalogo e la Documentazione e l’Archivio Luce – Cinecittà, e dedicata ai capolavori salvati durante la Seconda Guerra Mondiale. (foto 1, foto 2, foto 3)

Sono oltre cento le opere presentate, affiancate da documenti fotografici e sonori, grazie alla partecipazione di quaranta Musei ed Istituti.

Quello che si vuole celebrare è il grande lavoro che tanti Sovrintendenti e funzionari dell’Amministrazione delle Belle Arti, con l’aiuto di storici dell’arte e rappresentati delle gerarchie vaticane, decisero di svolgere per salvaguardare il patrimonio artistico-culturale, con sguardo davvero lungimirante, dando prova di essere profondamenti consapevoli del valore estetico e identitario di questo.

Fra di loro: Giulio Carlo Argan, Palma Bucarelli, Emilio Lavagnino, Vincenzo Moschini, Pasquale Rotondi, Fernanda Wittgens, Noemi Gabrielli, Aldo de Rinaldis, Bruno Molajoli, Francesco Arcangeli, Jole Bovio e Rodolfo Siviero. (foto 4, foto 5, foto 6)

Afferma la curatrice Raffaella Morselli:

 “La túche, il destino o la sorte a cui i greci antichi sottopongono le avventure di dei e di uomini, è il sostantivo che meglio si addice alle opere riunite in questa mostra. Ognuna di loro avrebbe potuto non esserci più se qualcuno non avesse lavorato perché questa o quella fosse imballata, nascosta, trasportata, salvata. La resistenza delle storiche e degli storici dell’arte, in quella che è stata la guerra degli oggetti, è stata la chiave di volta per determinare la fortuna del patrimonio italiano in pericolo durante la II guerra mondiale. Questa mostra cuce, per la prima volta, tante storie di singoli operatori animati da una forte coscienza civica, e trasforma le loro singolarità in una grande epopea collettiva di passione e di impegno” (foto 7, foto 8, foto 9)

Allo stesso modo, ci dice Luigi Gallo:

“La mostra racconta la storia di un’epica impresa di salvaguardia compiuta da donne e uomini che credevano nel valore etico dell’arte e del suo ruolo nella nostra identità nazionale; fra loro si contano funzionari dello Stato, rappresentanti delle gerarchie vaticane, civili e militari che, con coraggio e determinazione hanno permesso di trasmettere al presente l’immenso, delicatissimo patrimonio culturale italiano. Ed è una fortuna, perché senza passato saremmo senza futuro. Lo testimonia l’azione di Pasquale Rotondi, lo storico direttore di Palazzo Ducale, che tutti nelle Marche ricordano per la lucidità delle sue scelte, la compostezza del suo comportamento, lo spessore della sua cultura. In suo onore la Galleria Nazionale delle Marche ha collaborato alla mostra con prestiti prestigiosi ed un importante lavoro di ricerca e documentazione che testimonia la lungimiranza della sua azione di tutela. L’operazione è stata resa possibile anche grazie alla disponibilità dei Musei Civici e Diocesani, nonché dalla collaborazione delle Soprintendenze”. (foto 10, foto 11, foto 12, foto 13)

Il percorso espositivo segue tre principali filoni narrativi, intitolati rispettivamente: Le esportazioni forzate e il mercato dell’arte, Spostamenti e ricoveri e La fine del conflitto e le restituzioni.

Nella prima sezione si indaga il mercato dell’arte del tempo, soffermandoci sull’alterazione che subì in seguito alla stipulazione dell’asse Roma-Berlino, quando i fascisti permisero la concessione di opere d’arte anche sotto vincolo per compiacere la volontà di collezionismo di Hitler e dei suoi. Fra queste rientrarono anche Il Discobolo Lancellotti e i capolavori della collezione Contini Bonaccossi di Firenze.

La seconda parte invece affronta gli anni che seguirono il 1939, quando il ministro Bottai mise in atto le operazioni di messa in sicurezza delle pere d’arte e il piano per lo spostamento di queste.

È questa una sezione fatta di tanti racconti e di tanti protagonisti che si impegnarono per proteggere e nascondere i beni culturali in tante regioni del nostro paese. fra loro fu importantissimo Pasquale Rotondi, un sovrintendente delle Marche che approntò un deposito nazionale e mise in salvo in quelli di Sassocorvaro e Carpegna circa diecimila capolavori, tutti sotto la sua custodia.

Infine, La fine del conflitto e le restituzioni si concentra sul recupero delle opere trafugate al termine della guerra, quando ai funzionari italiani si affiancò anche la task force del Monuments, Fine Arts, and Archives Program (MFAA), composta da professionisti dell’arte provenienti da tredici diversi paesi e organizzata dagli Alleati. Dal termine della guerra, fino ad oggi si contano oltre seimila opere trafugate dai nazisti e restituite. (foto 14)

Dichiara Mario De Simoni, presidente delle Scuderie del Quirinale:

“È una mostra di storie. Storie di donne, di uomini, di opere d’arte protette, salvate, perse e recuperate. Il racconto della tutela in tempo di guerra resta un monito sui rischi che corre il patrimonio artistico, messo in salvo dagli interpreti di una vera e propria epopea: le loro gesta eroiche costituiscono un esempio di patriottismo e di senso del dovere, testimoniando l’efficacia dell’azione di un’intera generazione di funzionari dello Stato che mise in salvo l’immenso patrimonio culturale italiano, offrendolo alle generazioni successive. Una mostra che è un esempio di collaborazioni istituzionali, con la partecipazione della Direzione Generale Musei del Mic, della Galleria Nazionale delle Marche, dell’Archivio Luce – Cinecittà, dell’Istituto Centrale per il Catalogo e la Documentazione, e di collaborazione con partner che hanno sostenuto il progetto: Ferrovie dello Stato Italiane, American Express, Unilever-Magnum, Banca Passadore & C., Fondazione Passadore 1888, che ringrazio per esserci stati a fianco in questa occasione”. (foto 15)

Abbiamo chiesto anche a Carlo Birozzi, direttore dell’ICCD di fare un commento su questo bellissimo progetto:

“Sono molto contento che l’Istituto abbia collaborato a questa mostra che fa emergere l’impegno del Ministero in un momento così difficile come la Seconda Guerra Mondiale e racconta storie incredibili e poco note di funzionari coraggiosi. Si coglie e si apprezza grazie all’allestimento anche l’importanza e il ruolo della documentazione”.  (foto 16)

La mostra ci invita anche a riflettere su quanto la Seconda Guerra Mondiale, nonostante la distruzione che ne ha conseguito, sia stata un importante momento di riflessione sul tema della tutela dei beni culturali.

Visitandola, avremo occasione di osservare, riunite, opere eccezionali come il già citato Discobolo Lancellotti, la Danae di Tiziano Vecellio, la Santa Palazia del Guercino, i ritratti di Alessandro Manzoni di Francesco Hayez e di Enrico VIII di Hans Holbein il Giovane, e capolavori come la Crocefissione di Luca Signorelli, l’Immacolata Concezione di Federico Barocci e la Madonna di Senigallia di Piero della Francesca, custoditi nella Galleria Nazionale delle Marche di Urbino. (foto 17, foto 18, foto 19)

Visitare una mostra di questo calibro fa pensare a cosa abbiamo rischiato di non vedere mai più.

Con questo interrogativo mi chiedo anche se dunque gli organi di tutela dei beni culturali non saranno ripotenziati e supportati – politicamente parlando – con incremento della rete di funzionari, storici dell’arte, archeologi, architetti, restauratori etc.

Mi è impossibile non fare un rimando allo splendido e prezioso lavoro svolto ogni giorno dal TPC, di cui abbiamo parlato più approfonditamente già in un altro articolo, raccontando della nascita del Museo dell’Arte Salvata e dell’importanza delle operazioni svolte dal corpo ogni giorno. (foto 20)

Hanno corredato e corredano la mostra una serie di conferenze organizzate presso le Scuderie del Quirinale e guidate da Paolo Conti, volte ad approfondire aspetti particolari della tematica esposta. Il programma degli incontri è disponibile sul sito: www.scuderiequirinale.it.

 Info mostra Arte Liberata 1937-1947. Capolavori salvati dalla guerra

  • 16 dicembre 2022 – 10 aprile 2023
  • Scuderie del Quirinale
  • Via XXIV Maggio 16, Roma
  • Call center: +39 02-92897722 – Email: info@scuderiequirinale.it
  • La mostra è visitabile tutti i giorni dalle 10:00 alle 20:00. L’ingresso è consentito fino a un’ora prima della chiusura.
  • Il catalogo è edito da Electa
immagine per Roberto Civetta
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Maestro d’arte, si diploma all’Istituto d’Arte Silvio D’Amico di Roma - è qualificato Restauratore di Beni Culturali e si occupa della conservazione di opere d’arte per mostre Nazionali e Internazionali. Cura costantemente progetti, consulenze, per la manutenzione e la conservazione e restauro di Beni Culturali, in Italia e all’estero, sia per Enti Pubblici che privati e collabora con alcune Università. Nel 2012 al Campidoglio, è stato insignito dell’onorificenza, “Premio Personalità Europea dell’Anno”, dal Centro Europeo Cultura Turismo e Spettacolo. Presenta Convegni e ha pubblicato diversi suoi lavori in volumi scientifici d’arte. Scrive e realizza video per i Social Network sui temi: arte, ambiente e umanità. Già Consulente di Governo per la Struttura di Missione degli Anniversari Nazionali della Presidenza del Consiglio dei Ministri. Nomina da conservatore-restauratore: del Centro Europeo Cultura Turismo e Spettacolo, Roma; del Comitato Scientifico del MUGA - Museo Garibaldino di Mentana e del MUCAM - Museo Civico Archeologico di Mentana e dell'Agro Nomentano.

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