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Arte Liberata 1937-1947. Capolavori salvati dalla guerra

di Ludovica Palmieri

Le guerre sono un’atrocità che devasta ogni cosa, non solo le vite presenti ma anche quelle passate e future.
Con le guerre distruggono la contemporaneità e, nello stesso tempo, la storia, nella sua duplice dimensione: personale e collettiva. Infatti, come purtroppo dimostrano le tragiche vicende ucraine, le bombe, anche quelle moderne, non sono per niente intelligenti e colpiscono tutto, anzi, sembrando proprio prendere di mira, con violenza e rabbia, gli obiettivi più fragili e sensibili della società: i civili e i luoghi che ne rappresentano l’identità.
Annientare teatri, musei, biblioteche e scuole, equivale ad uccidere un popolo, non solo fisicamente ma anche moralmente ed emotivamente, per questo in Italia dobbiamo essere grati a tutti coloro che, in procinto e durante la seconda guerra mondiale si adoperarono per salvare il nostro patrimonio, a loro e ai capolavori messi in salvo è dedicata la mostra: Arte Liberata 1937-1947. Capolavori salvati dalla guerra, inaugurata il 16 dicembre alle Scuderie del Quirinale, in corso fino al 10 aprile 2023 e a cura di Luigi Gallo e Raffaella Morselli ed organizzata dalle stesse Scuderie in collaborazione con la Galleria Nazionale delle Marche, l’ICCD – Istituto Centrale per il catalogo e la Documentazione e l’Archivio Luce – Cinecittà.

La mostra, come osservato da Luigi Gallo, più che d’arte è una vera e propria mostra di storia dell’arte che, attraverso un ricco apparato documentario, racconta in modo avvincente come il nostro Paese riuscì a salvare, grazie all’azione lungimirante di Soprintendenti e funzionari dell’Amministrazione delle Belle Arti, il nostro patrimonio storico artistico, essenziale anche per rifondare una nuova coscienza civica all’indomani della guerra.

Proprio per il suo contenuto storico, la mostra procede secondo una doppio registro, raccontando, da una parte i protagonisti di queste salvifiche azioni; dall’altra, le opere salvate, esposte qui, per la prima volta, insieme. Chiaramente, dal momento che si tratta di capolavori molto diversi tra loro, per tipologie ed epoche di appartenenza, i curatori hanno individuato il fil rouge della mostra nelle vicende di cui le opere esposte furono protagoniste. Così, il percorso espositivo si dipana attraverso tre filoni narrativi.

Il primo: Le esportazioni forzate e il mercato dell’arte, narra le vicende antecedenti lo scoppio della guerra, caratterizzate dalle brame collezionistiche di Adolf Hitler ed Hermann Göring che, assecondati dai gerarchi fascisti, riuscirono a impossessarsi di importantissime opere, anche sotto vincolo, come il Discobolo Lancellotti (vincolato dal 1909).

Il secondo: Spostamenti e ricoveri, ci conduce nel vivo nell’urgenza della guerra, quando, dopo l’invasione della Polonia, il ministro dell’educazione Giuseppe Bottai mise in atto le operazioni di messa in sicurezza del patrimonio culturale, con la conseguente elaborazione del piano per lo spostamento delle opere d’arte. Con grande intelligenza il ministro divise le opere in tre categorie, per garantire almeno la salvezza di quelle più rappresentative del nostro patrimonio.

In questa sezione, emergono importanti protagonisti di questo momento storico, come Pasquale Rotondi, il giovane soprintendente delle Marche che fu incaricato di approntare un deposito nazionale e mise in salvo nei locali di Sassocorvaro e Carpegna capolavori provenienti da Venezia, Milano, Urbino e Roma, per un totale di circa diecimila opere sotto la sua custodia.

Infine, La fine del conflitto e le restituzioni, dedicato alle missioni compiute dai Monuments men, ovvero: dai membri della Monuments, Fine Arts, and Archives Program (MFAA), per il recupero delle opere al termine del conflitto. La posta in gioco era talmente alta che venne creata una task force, tutt’ora in azione, con professionisti dell’arte provenienti da tredici paesi alleati.

Da un punto di vista prettamente artistico la mostra rappresenta una grande opportunità per ammirare opere mozzafiato, dal Discobolo Lancellotti e Gli eroi prescelti dalla fama (Triumviri interrogano l’oracolo) dello Scheggia (1425 – 1470 circa) che aprono l’esposizione, all’Immacolata Concezione (1575) di Federico Barocci; dalla Madonna di Senigallia (1474) di Piero della Francesca alla Santa Francesca Romana (1654) di Carlo Maratta; dalla Santa Palazia (1658) di Guercino, alla Danae (1544-45) di Tiziano che fu abilmente strappata alla distruzione della collezione personale di Göring.

Come anticipato, il percorso espositivo è costellato di documenti, materiali audio e video dell’Istituto Luce e pannelli esplicativi, preziosissimi per comprendere ed apprezzare al meglio la mostra.

Ma mi ha colpito il fatto di trovarli solo in italiano, con la traduzione disponibile in QR code. Perché, per quanto la storia narrata sia locale, ovviamente il suo valore valica ogni confine e, sebbene, il QR code sia un pratico strumento per visionare i contenuti, penso che le Scuderie del Quirinale siano un luogo vocato per costituzione all’internazionalità, quindi li avrei apprezzati anche in inglese.

Considerando che per molti visitatori potrebbe essere un grande piacere concedersi una mostra lasciando il cellulare in tasca se non, addirittura, al guardaroba.

Per concludere, Arte Liberata 1937-1947. Capolavori salvati dalla guerra è sicuramente una mostra da vedere, anche per visitatori esperti, perché, oltre le meravigliose opere esposte, offre un approfondimento storico di singolare interesse che, per l’importanza dei temi trattati, trascende la storia per innescare riflessioni di carattere universale.

Chiaramente, data l’articolata complessità dell’impianto espositivo, penso che sia uno di quei casi in cui avvalersi di un supporto: guida, audioguida o catalogo, sia prezioso per apprezzare a pieno il ricchissimo contenuto della mostra.

Informazioni Arte Liberata 1937-1947. Capolavori salvati dalla guerra

immagine per Ludovica Palmieri
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Napoletana di nascita, romana di adozione. Appassionata di arte, cultura e benessere. Dopo un percorso universitario in Lettere e filosofia, con indirizzo in Storia dell’Arte, prima Contemporanea, poi Moderna, a Roma Tre e un Master alla Luiss, ho iniziato ad esplorare il mondo dell’arte e della comunicazione, sviluppando una visione critica personale. Oggi scrivo per diverse testate, perché non posso fare a meno di riflettere, rielaborare ed interpretare internamente ciò che vedo.

2 risposte

  1. Molto interessante.
    C’è un catalogo/documentale storico dei percorsi/vicende inerenti le opere esposte e delle iniziative del tempo?

  2. Gentile Stefano,
    grazie. :)
    A corredo della mostra è stato pubblicato un interessante catalogo in cui vengono approfondite le questioni illustrate nella mostra.
    Il tomo, a cura di Luigi Gallo e Raffaella Morselli, edito da Electa, si caratterizza per una grafica moderna e accattivante, perfettamente in linea con l’argomento trattato.

    DI seguito il link per approfondire:
    https://www.electa.it/prodotto/arte-liberata/ https://www.electa.it/prodotto/arte-liberata/

    Cari saluti
    Ludovica

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