Una mostra fisica che parla di corpo, pelle e respiro. Giuseppe Penone Gesti Universali, alla Galleria Borghese, tra le splendide sale e i rigogliosi giardini, racconta l’uomo attraverso la natura, in un percorso che si snoda tra artificio e realtà.
L’artista, senza sottrarsi al confronto con la storia ma, al contrario, creando un dialogo con la stessa, sottolinea, attraverso le sue sculture, le profonde corrispondenze tra l’antico e il contemporaneo, riattualizzando il civettuolo gioco barocco di mimesi e sintesi della natura attraverso la creazione artistica.
La mostra a cura di Francesco Stocchi, costituita da un corpus di oltre trenta opere, realizzate tra gli anni Settanta e i Duemila, ricoprendo un arco cronologico che, esattamente, va dal 1973 al 2019, a differenza di quanto possa far pensare il titolo: Gesti Universali, esula da qualsiasi sensazionalismo.
Collocate al piano terra e nei Giardini – dell’Uccelliera ed, eccezionalmente, della Meridiana – le sculture di Penone instaurano un silenzioso ma serrato dialogo con gli ambienti che le ospitano; facendo, in un certo senso, da raccordo tra i sontuosi interni della galleria, popolati da ricchissimi minerali e inserti marmorei e il lussureggiante esterno.
L’artista, grande esponente dell’Arte Povera, ha sempre lavorato sul rapporto uomo-natura, per mettere in risalto, attraverso l’elemento artistico, la profonda e intima continuità tra queste due entità che, a ben vedere, sono contigue più che opposte.
Nella mostra Gesti Universali a questi elementi esistenziali si aggiunge una riflessione sul tempo e sulla storia, che custoditi nella Galleria, ingaggiano una dialettica con gli elementi vivi inseriti dall’artista al suo interno.
Quindi, se da una parte, l’artista indaga il rapporto tra interno ed esterno; dall’altra, induce ad una riflessione sulla continuità tra passato e presente, offrendo un punto di vista, come egli stesso ha dichiarato:
“trasversale e soggettivo”.
E prosegue:
“Questa mostra è un dialogo tra oggetti che esprimono dei pensieri di epoche diverse ma che hanno come filo conduttore comune il rapporto tra l’uomo e la materia che lo circonda.
Questo avviene nell’azione che produce l’opera e che accomuna le opere della Galleria Borghese con la realtà di oggi.
Solo attraverso una riflessione con i materiali e con lo spirito che ha sviluppato quelle forme d’arte, si può creare un dialogo che non è un confronto ma un tentativo di porre l’attenzione su dei valori che si possono ritenere condivisi.”
Dopo un ingresso monumentale contraddistinto da tre gruppi scultorei, ciascuno composto da due elementi: Albero di 7 metri, 1983; Albero di 8 metri, 2000; Albero di 8 metri, 2002, presentando così una componente fondante della sua ricerca: l’albero inteso come: “l’idea prima e più semplice di vitalità, di cultura, di scultura”.
Giuseppe Penone colloca nelle altre sale opere poetiche e leggere che si immergono totalmente negli ambienti espositivi, tanto da diventarne parte. Come se, scopo dell’artista non fosse quello di emergere sull’esistente, né tantomeno di abbellirlo ma di partecipare al gioco barocco facendo dei suoi lavori l’elemento di raccordo tra naturale e artificiale che caratterizza tutto il contesto.
Le opere del maestro piemontese, vivono così bene negli ambienti della Galleria che, in alcune sale, come in quella di Apollo e Dafne o di Enea e Anchise, in cui i gruppi scultorei berniniani si palesano in un’abbacinante presenza, vanno addirittura cercate. Lo stesso accade nel Giardino dell’Uccelliera in cui le opere in bronzo come Pensieri di foglie – tre parole, 2016 e i Gesti Vegetali diventano quasi un tutt’uno con il paesaggio.
Creando un continuum osmotico tra interno ed esterno, come in un gioco di complementare specularità, l’artista, nelle sale della galleria, non si limita a “rappresentare” la natura ma la porta letteralmente all’interno, inserendo elementi organici, foglie, cuoio, legno, come in Respirare l’ombra, 2000 e Soffio di foglie, 1979 e creando un collegamento fisico tra i due universi.
Mentre, nei giardini, colloca opere che, seppur realizzate in bronzo e altri metalli si innestano pienamente nel contesto naturale. E se, come anticipato, nel Giardino dell’Uccelliera l’intervento dell’artista è gentile, quasi mimetico se non per Artemide, 2019; nel Giardino della Meridiana l’evocazione della natura è potente, con opere monumentali, Spazio di luce, 2008, in bronzo e oro ed Equivalenze, 2016, in cui il concetto dell’albero ritorna in maniera completamente diversa rispetto all’ingresso.
A mio parere, si tratta di due opere essenziali, mozzafiato, caratterizzate da una fisicità dirompente, erotica e sensuale che, proprio come i gruppi scultorei del Bernini, chiamano il contatto fisico, in questo caso reso possibile dal loro essere concepite per vivere nella natura.
In particolare Spazio di Luce è un lavoro che si estrinseca in una duplice dimensione; quella esterna più formale e quella interna che, mossa dai riverberi dell’oro, porta lo sguardo dei visitatori a perdersi in un vertiginoso gioco elicoidale.
Questi lavori riprendono il discorso sulla pelle iniziato all’interno della mostra con Pelle di cedro – oro, 2003; Pelle di marmo e spine d’acacia – Petra, 2007, intesa come superficie sensibile, segno di identità, capace di porre il proprio sé più profondo in relazione con il mondo.
Come se per l’artista, in piena sintonia con i maestri antichi, la conoscenza più intima e vera scaturisse dall’azione del contatto e non dalla vista o dalle parole; nella misura in cui la conoscenza generata tramite il contatto avviene in modo continuo, inevitabilmente sincero e spontaneo, come conseguenza della funzione primaria ed irrazionale del tatto.
Grazie a questo profondissimo, intenso e passionale rapporto con la natura, trovo che Gesti Universali si ponga a perfetto coronamento del percorso di ricerca sul rapporto tra Arte e Natura, creatività dell’artista ed elementi naturali, condotto da Francesca Cappelletti in questi due anni di direzione della Galleria.
Info mostra Giuseppe Penone. Gesti Universali
- Oltre trenta opere del Maestro dell’Arte Povera intrecciano un nuovo dialogo tra Natura e Storia, a dimostrazione dell’immutata vitalità della scultura.
- a cura di Francesco Stocchi
- Prorogata fino al 9 luglio 2023
- Galleria Borghese, Piazzale Scipione Borghese 5, Roma
- Ufficio Stampa Galleria Borghese: marialaura.vergelli@cultura.gov.it
- Ufficio Stampa Lara Facco P&C: press@larafacco.com, lara@larafacco.com, camilla@larafacco.com, marianita@larafacco.com, alberto@larafacco.com
Napoletana di nascita, romana di adozione. Appassionata di arte, cultura e benessere. Dopo un percorso universitario in Lettere e filosofia, con indirizzo in Storia dell’Arte, prima Contemporanea, poi Moderna, a Roma Tre e un Master alla Luiss, ho iniziato ad esplorare il mondo dell’arte e della comunicazione, sviluppando una visione critica personale. Oggi scrivo per diverse testate, perché non posso fare a meno di riflettere, rielaborare ed interpretare internamente ciò che vedo.























