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I Colori dei Romani, Centrale Montemartini, Roma

data dell'evento
8 Agosto 2021

Mosaico policromo parietale con nave e faro. Fine del II/inizio del III secolo d. C. Tessere in pasta vitrea di vari colori; tessere bianche in materiale calcareo Scoperto a Roma nel 1876 durante gli scavi per l’apertura di via Nazionale, nel giardino di Palazzo Rospigliosi Pallavicini Musei capitolini, Antiquarium

 

Quanti modi ci sono per raccontare la storia di una città?
Fino al 15 settembre 2021, la mostra I Colori dei Romani, Mosaici dalle Collezioni capitoline porta alla Centrale Montemartini di Roma una importante selezione di mosaici poco noti al pubblico. L’evento, promosso da Roma Culture, Sovrintendenza Capitolina ai Beni Culturali, si propone di raccontare, attraverso questi tasselli colorati e le immagini che compongono, un pezzo della Roma fra il I sec. a.C. e il IV d. C., descrivendone il contesto e la società. A tal fine, ai mosaici saranno affiancati anche affreschi e sculture che costituivano l’arredo originario dei loro edifici di provenienza: una vera e propria immersione nella storia! (foto1, foto 1a)

Ai reperti viene affiancata anche una ricca documentazione d’archivio (foto, acquerelli, disegni e altre testimonianze) che mostra il momento della loro scoperta, avvenuta soprattutto fra la fine dell’Ottocento e l’inizio del Novecento.

Fu quello un periodo davvero fortunato per l’archeologia romana, perchè la designazione di Roma a Capitale aveva dato il via a importanti modifiche urbanistiche e, dagli scavi effettuati in alcuni quartieri, emersero immense sorprese.

Questi reperti confluirono nelle Collezioni Capitoline, ma non tutti trovarono il loro posto nei musei, purtroppo, per mancanza di spazio. Se alcuni mosaici furono esposti nei Musei Capitolini, infatti, la maggior parte fu invece relegata nei magazzini del Celio e venne esposta nell’Antiquarium solo per dieci anni, dal 1929 al 1939. Alla fine degli anni Novanta, poi, alcuni manufatti furono accolti dalla Centrale Montemartini. (foto2)

foto 2 – Mosaico policromo pavimentale con trama di sinusoidi
Fine del II/inizio del III secolo d. C.
Tessere policrome di marmo e calcare: giallo antico, portasanta, rosso antico, paesina. Palombino e litomarga
Da Roma
Musei Capitolini, Antiquarium

I Colori dei Romani, quindi, non solo racconta la storia di Roma, dei suoi usi e dei suoi costumi, ma si configura anche come un’ottima occasione per avvicinarsi a una serie di colorati reperti che, poche altre volte, sono stati portati alla luce – alcuni sono stati esposti nel 2019 in una mostra con tre diverse, due a Sofia e una a Tbilisi.

L’esposizione è organizzata secondo quattro sezioni: L’arte del mosaico presso i romani. La storia e la tecnica, Vivere e abitare a Roma tra la fine dell’età repubblicana e l’età tardo-antica: le dimore di lusso e i contesti domestici, Gli spazi del sacro: la basilica Hilariana e I mosaici degli edifici funerari nelle necropoli del suburbio di Roma. (foto 3)

foto 3 – Pecora (o vitello) davanti a recinto
Primi anni del III secolo s.C.
Intonaco dipinto
Dalla zona inferiore della parete
Musei Capitolini, Antiquarium

La prima sezione è introduttiva: le opere che la compongono sono esempio di tutte le varie tipologie di pavimenti e decorazioni parietali a mosaico, così da mostrare diverse tecniche e materiali usati nel corso della storia di questa pratica artistica.

“Una tecnica particolarmente raffinata, che ha dato dei risultati pittorici davvero eclatanti, è la tecnica degli emblèmata. Gli emblèmata sono dei piccoli quadri che venivano inseriti all’interno di una composizione di mosaici più ampia.

L’emblèma è realizzata con delle tessere piccolissime di pasta vitrea o pietre colorate e grazie a questo si riesce ad ottenere delle sfumature molto simili a quelle della pittura. Un esemplare particolarmente importante, davvero un unicum, è l’émblema che rappresenta l’incontro di Ifigenia con il fratello Oreste, un incontro casuale che avvenne nel tempio di Artemide”, spiega la curatrice, Nadia Agnoli. (foto 4, 5)

La seconda sezione, invece, è contraddistinta dal colore verde e mostra reperti provenienti da abitazioni di lusso e procede cronologicamente, iniziando da quelli più antichi – quali il mosaico policromo a cassettoni scoperto a Villa Casali, al Celio (foto 6) – per giungere a esemplari del IV secolo. A fare da sfondo, il suggestivo mosaico parietale, raffigurante una nave che lascia il porto, della domus di Claudius Claudianus al Quirinale (II sec. d.C.).

foto 6 – Mosaico policromo a cassettoni
Metà del I secolo a.C.
Tessere di palombino, basalto e calcari colorati
Scoperto a Roma nel 1886 durante i lavori di demolizione della Villa Casali al Celio
Musei Capitolini, Antiquarium

La parte successiva è dedicata alla Basilica Hilariana, portata alla luce fra il 1889 e il 1890, durante i lavori per la costruzione dell’ospedale militare del Celio e particolare perché emblematica di come tutti gli elementi d’arredo concorressero, nella decorazione, a mostrare la sua funzione di sede del collegio dei sacerdoti del culto di Cibele e Attis.

La basilica prende il nome da Manius Publicus Hilarus, un ricco mercante di perle che ne finanziò la costruzione, e di cui conosciamo il volto perché ne sono stati conservati il ritratto e la base della statua – il momento della loro scoperta è documentato da tavole acquerellate, in mostra.

L’ultima sezione tratta invece il repertorio sepolcrale, esponendo opere inquadrabili fra il II e il III sec. d. C., provenienti da aree suburbane della città. Si nota facilmente come le decorazioni, di qualunque tipo esse siano – temi figurativi, mitologici o motivi ornamentali -, siano comunque sempre volte a celebrare le qualità del defunto e i valori della società romana.

Fra tutti, spicca un mosaico ottagonale raffigurante dei pavoni, uccelli sacri a Dioniso e che alludono alla rigenerazione oltre la morte, e quindi dal forte significato salvifico. (foto 7)

foto 7 – Mosaico policromo ottagonale con pavoni
II secolo d.C.
Tessere di pietre calcaree, marmo e paste vitree
Proveniente da Roma, da una tomba lungo la Via Appia, presso la torre di sinistra della porta San Sebastiano. Il mosaico fu scoperto durante i lavori di abbassamento della quota del Viale Ardeatino lungo le Mura Aureliane, nel 1940
Musei Capitolini, Antiquarium

Per comprendere l’importanza di questa mostra nel raccontarci la Roma di quegli anni bisogna anche tenere presente che il mosaico parietale è un’invenzione tutta romana e che, quindi, rappresenta un elemento di grandissima importanza per la storia artistica della città, significativo soprattutto dell’età repubblicana, quando fu usatissimo nella decorazione delle grotte e dei ninfei delle ville.

L’arte racconta sempre una storia, e i tasselli colorati dei mosaici forse sono simili alle parole, che la formano mettendosi insieme l’una accanto all’altra. Alla Centrale Montemartini, allora, lasciamo che questa nuova mostra ci parli.

(foto 8)

foto 8 – Mosaico policromo con motivo a nastro ondulato
III secolo d.C
Tessere policrome di marmo e pasta vitrea
Da Roma
Musei Capitolini, Antiquarium

 

  • Orari: dal martedì alla domenica 9.00-19.00
    Ultimo ingresso un’ora prima della chiusura. L’acquisto dei biglietti è obbligatorio nei fine settimana.
  • Mostra a cura di Claudio Parisi Presicce, Nadia Agnoli e Serena Gugliemi.
  • Progettazione e direzione dei lavori di allestimento a cura degli architetti della Sovrintendenza Roberta De Marco e Monica Zelinotti, con la collaborazione di Maria Cucchi e Simonetta De Cubellis.
  • Guida breve alla mostra è pubblicata da Campisano Editore.
  • Organizzazione a cura di Zètema Progetto Cultura.
  • Per informazioni: www.museiincomuneroma.it.
immagine per Roberto Civetta
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Maestro d’arte, si diploma all’Istituto d’Arte Silvio D’Amico di Roma - è qualificato Restauratore di Beni Culturali e si occupa della conservazione di opere d’arte per mostre Nazionali e Internazionali. Cura costantemente progetti, consulenze, per la manutenzione e la conservazione e restauro di Beni Culturali, in Italia e all’estero, sia per Enti Pubblici che privati e collabora con alcune Università. Nel 2012 al Campidoglio, è stato insignito dell’onorificenza, “Premio Personalità Europea dell’Anno”, dal Centro Europeo Cultura Turismo e Spettacolo. Presenta Convegni e ha pubblicato diversi suoi lavori in volumi scientifici d’arte. Scrive e realizza video per i Social Network sui temi: arte, ambiente e umanità. Già Consulente di Governo per la Struttura di Missione degli Anniversari Nazionali della Presidenza del Consiglio dei Ministri. Nomina da conservatore-restauratore: del Centro Europeo Cultura Turismo e Spettacolo, Roma; del Comitato Scientifico del MUGA - Museo Garibaldino di Mentana e del MUCAM - Museo Civico Archeologico di Mentana e dell'Agro Nomentano.