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Federico Barocci Urbino alla Galleria Nazionale delle Marche. Conversazione con il Direttore, Luigi Gallo

di Roberto Civetta

In questa Rubrica Italia a Palazzo, nell’ottobre del 2021 avevamo raccontato le vicende del Palazzo Ducale di Urbino, sede della Galleria Nazionale delle Marche. In quella occasione, avevamo avuto il piacere di incontrare il suo Direttore, Luigi Gallo, e di scambiare con lui alcune parole sulla mostra allora in corso e, soprattutto, riguardo il palazzo e i suoi sotterranei che – come ci aveva detto – rappresentano un luogo di particolare importanza per comprendere il dietro le quinte della quotidianità della vita di corte del tempo.

immagine per Federico Barocci Urbino. L’emozione della pittura moderna.Galleria Nazionale delle Marche, Urbino Credits: Claudio Ripalti
Federico Barocci Urbino. L’emozione della pittura moderna.
Galleria Nazionale delle Marche, Urbino
Credits: Claudio Ripalti

A portarci di nuovo a Urbino, oggi, è un evento davvero molto importante: la meravigliosa esposizione Federico Barocci Urbino. L’emozione della pittura moderna, che fino al 6 ottobre ci permetterà di restare affascinati dalle opere dell’indiscusso maestro del secondo Cinquecento, in mostra per la prima volta nella sua città natale, nelle sale del Palazzo Ducale. (foto 1, foto 2, foto 3)

Curata da  Luigi Gallo e Anna Maria Ambrosini Massari, docente di Storia dell’Arte all’Università di Urbino, con Giovanni Russo e Luca Baroni, questa mostra celebra Barocci come pittore, disegnatore e incisore strepitoso e innovativo, lungo un percorso tematico che permette l’approfondimento della sua figura, facendo luce sulle peculiarità della sua produzione all’interno dell’arte del suo tempo e, soprattutto, sul successo che egli riuscì a raggiungere pur scegliendo di non lasciare mai Urbino, nonostante conoscesse molto bene i maggiori centri artistici del suo tempo – e Roma in particolare.

Attraverso 76 opere, tra dipinti e disegni – grazie ai prestiti da parte dei più importanti musei nazionali e internazionali, che sono andati ad aggiungersi al già cospicuo nucleo di capolavori parte della collezione della Galleria delle Marche -, questa esposizione riesce ad illustrare perfettamente l’intera parabola artistica di Barocci, articolandosi entro sei nuclei narrativi differenti.

Si comincia, nella prima sala, con una riflessione sul contesto entro cui l’artista si trovò a lavorare, narrata soprattutto attraverso i bellissimi ritratti barocceschi, dedicati ai maggiori personaggi della corte e, in particolare, al suo principale committente, il duca Francesco Maria II Della Rovere, a cui l’artista era legato anche da una grande amicizia.

Sono qui esposti capolavori come l’Autoritratto giovanile e l’Autoritratto senile (Firenze, Galleria Palatina), Francesco Maria II Della Rovere (Firenze, Galleria Palatina) e La Madonna della gatta degli Uffizi, Firenze. (foto 4, foto 5, foto 6)

La seconda sala è invece dedicata alla composizione delle grandi pale d’altare, di cui Barocci rivoluzionò la tecnica tradizionale, con effetti di notturno e straordinari bagliori cromatici, perfettamente ammirabili in opere come la Deposizione per la cattedrale di San Lorenzo di Perugia, la Madonna di San Simone della galleria Nazionale delle Marche, la Visitazione alla Chiesa Nuova – per la prima volta di ritorno a Urbino dal 1609, quando il maestro la inviò a Roma – o l’Istituzione dell’Eucaristia alla Minerva.

Gli affetti, le emozioni e la devozione privata sono i protagonisti della terza sala, caratterizzata da opere più intime e  di dimensione minore.

Si trovano qui esposti capolavori come il Cristo appare alla Maddalena degli Uffizi o la Madonna delle Ciliegie della Pinacoteca Vaticana, la Sacra famiglia della National Gallery di Londra, la Natività del Museo del Prado di Madrid, i fantastici San Girolamo penitente e San Francesco, rispettivamente alla Galleria Borghese e al Metropolitan di New York, e la Madonna di San Giovanni della stessa Galleria Nazionale delle Marche.

Si tratta di opere tutte accomunate da un’atmosfera familiare e calda, che richiama la città del maestro e i suoi spazi, sebbene con differenti soggetti. (foto 7, foto 8, foto 9)

Il percorso procede poi nella quarta sala, dove sono esposti significativi disegni, cartoni e incisioni che testimoniano l’estrema forza della grafica di Federico Barocci Urbino, espressa attraverso varie tecniche: la matita, i carbonici, la biacca, l’acquerello.

Selezionati in modo tale da mostrare il meglio del metodo disegnativo del maestro, questi materiali lo consacrano quale degno erede di Raffaello e Leonardo, testimoniando come niente, nelle sue opere, fosse lasciato al caso. Infatti, i suoi studi non si fermano alla sola dimensione della composizione, ma indagano anche la luce.

La quinta sala, invece, permette di osservare alcune opere nelle varie fasi della loro composizione, fino al risultato finale. Fra queste, l’Annunciazione conservata in Vaticano, la Fuga di Enea da Troia (Roma, Galleria Borghese) e la Deposizione di Senigallia, nuovamente a Urbino accanto al suo bozzetto conservatorio per la prima volta dal 1608, quando lo stesso Barocci vi operò un intervento di “restauro”.

Infine, la sesta sala si concentrerà sulle opere realizzate dall’artista nel primo decennio del Seicento, ossia le ultime della sua produzione.

Impossibile non restare stupiti dal modo in cui il maestro, anticipando alcune soluzioni che diventeranno poi caratteristiche del Barocco, in queste opere riesca a trasformare il colore in pura emozione cromatica, lasciando gli spettatori assolutamente stupefatti dalla loro meraviglia.

Per citare, anche in questo caso, alcuni dei lavori esposti, ricordiamo: la Beata Michelina (Pinacoteca Vaticana), la Madonna del Rosario (Senigallia), l’Assunzione della Vergine (Galleria Nazionale delle Marche) e la Presentazione della Vergine al Tempio (Roma, Chiesa Nuova). (foto 10, foto 11, foto 12)

La celebrazione del grande maestro però non si conclude con questa ultima sala, ma prosegue nell’appartamento roveresco del secondo piano di Palazzo Ducale, che vanta il più consistente numero di opere della produzione sacra di Barocci, fra le quali, oltre all’Immacolata concezione, la Crocifissione con i dolenti, San Francesco riceve le stigmate, la derivazione dal Perdono di Assisi, saranno esposte in questa occasione anche due capolavori conservati nel deposito della Pinacoteca della Galleria Nazionale delle Marche: la Madonna col Bambino in gloria con i Santi Giovanni Battista e Francesco e l’Ecce Homo – un lavoro, quest’ultimo, terminato dall’allievo Ventura Mazza.

Piccoli approfondimenti sono poi stati fatti anche in altri luoghi della città, dove hanno sede alcuni capolavori del maestro, da lui destinati a Urbino. Fra questi, sono stati posti dei pannelli descrittivi, realizzati appositamente per l’occasione, nella Cattedrale, nell’Oratorio della morte e in San Francesco.

Con questa esposizione, all’artista viene finalmente restituito il posto che ha sempre meritato, ma che, schiacciato fra i Carracci e Caravaggio, la storiografia non è mai riuscita davvero a riservargli.

Un artista dalla straordinaria intelligenza visiva che, nel corso della sua lunga carriera, caratterizzati da molti spostamenti, ha assimilato e appreso tutte le novità con cui si è trovato ad entrare in contatto, mantenendo però sempre una cifra stilistica identitaria e anticipando, addirittura, le visioni del Seicento, sia mistiche che formali.

Divenuto uno degli artisti più ricercati d’Europa, fondamentale per la carriera di Barocci fu la presenza della sua organizzata bottega, senza la quale non sarebbe riuscito a stare al passo con le numerose commissioni che gli venivano richieste.

Questa dimensione di bottega, dunque, risulta di fondamentale importanza per la comprensione dell’attività dell’artista e l’affermazione, in seguito alla sua scomparsa, di modelli da lui realizzati.

Allo stesso modo, come mi ha gentilmente spiegato Giovanni Russo – che ringrazio per avermi accompagnato durante la mia visita alla mostra – per comprendere a pieno Barocci e poter parlare del suo stile, è necessario tenere presente chi era l’uomo e che ruolo fondamentale abbia svolto, all’interno della sua vita, l’adesione alla riforma cattolica: la spiritualità, infatti, sarà un tema che dominerà sempre la sua arte. (foto 13, foto 14, foto 15)

Questa mostra non rappresenta soltanto la volontà di celebrare uno degli artisti più importanti che abbiano operato tra la fine del Cinquecento e l’inizio del Seicento, lasciando un’impronta incancellabile nella storia dell’arte, ma è anche il risultato di anni di profondo studio e grande lavoro e, in ogni sua sala, emergono la cura e la straordinaria competenza con cui la Galleria Nazionale delle Marche si è approcciata a questo progetto, la cui primaria idea, come spiega bene Luigi Gallo in un bel contributo contenuto nel ricco catalogo edito da Electa, risale ormai a un secolo fa, quando Lionello Venturi, primo direttore della Galleria, in occasione dell’apertura di quest’ultima, propose di dedicare una mostra a Barocci, nel ricordo del terzo centenario della sua morte.

Quella mostra prende corpo oggi, grazie alla collaborazione di prestatori nazionali e internazionali di massima importanza, che hanno partecipato con grande entusiasmo.

Fra questi, le Gallerie degli Uffizi rappresentano il massimo riferimento; si aggiungono poi i Musei Vaticani, la Galleria Borghese, le Gallerie Nazionali di Arte Antica – che per la prima volta concedono tutti i lavori dell’artista da loro conservati – e le collezioni diocesane di Roma, Perugia e Senigallia. (foto 16, foto 17, foto 18)

Se quanto detto fino ad ora non fosse bastato a chiarire l’importanza di questa mostra, che sarebbe stato bello durasse più a lungo, a evidenziarla concorre il fatto che siano stati coinvolti e siano intervenuti alcuni dei maggiori protagonisti del panorama culturale odierno, dal Ministro della Cultura, Gennaro Sangiuliano, al Direttore Generale Musei, Massimo Osanna, passando per Simone Verde, direttore delle Gallerie degli Uffizi e Barbara Jatta, direttrice dei Musei Vaticani.

Come restauratore-conservatore, non posso non evidenziare che le opere siano in uno stato di conservazione ottimale e che sulle quelle che, immagino, avessero necessità di essere restaurate si è intervenuti in maniera magistrale; è evidente che sono sotto costante osservazione. (foto 19, foto 20)

Per concludere, mi preme ringraziare Giovanni Russo, che mi ha accompagnato lungo le sale della magnifica Galleria Nazionale delle Marche alla scoperta del Barocci, riuscendo a coinvolgermi completamente, raccontando la figura dell’artista.

Uno speciale ringraziamento anche al direttore Luigi Gallo, che ho avuto modo di incontrare nuovamente proprio grazie a questa esposizione e che, durante una visita speciale, ha permesso a me e agli altri visitatori a cui ha fatto da guida esclusiva di fare un vero e proprio tutto nel cuore di Barrocci.

Ho colto l’occasione per fargli qualche domanda.

Direttore, Federico Barocci Urbino. L’emozione della pittura moderna viene definita “la mostra dell’anno”. Come è nata l’idea e che cosa rappresenta per la Galleria Nazionale delle Marche?

Sono onorato delle parole che la Direttrice dei Musei vaticani, Barbara Jatta, e il Direttore Generale Musei, Massimo Osanna, hanno dedicato alla mostra di Urbino che ratifica il legame osmotico fra un luogo, un artista, una collezione, legando Urbino, Federico Barocci e la Galleria Nazionale delle Marche. In quest’ottica va letta “Federico Barocci Urbino. L’emozione della pittura moderna”, curata con Annamaria Ambrosini Massari, e con Giovanni Russo e Luca Baroni, per celebrare la figura del celebre pittore marchigiano, la cui opera, ricca di innovazioni che segnano la scena artistica italiana ed europea, chiude idealmente la grande stagione rinascimentale.

A cavallo fra Cinquecento e Seicento, prima che Urbino, con la morte di Francesco Maria II Della Rovere nel 1631, sia devoluta allo Stato Pontificio, Barocci illumina come una supernova gli ultimi anni del glorioso ducato di Montefeltro che vantava sommi artisti come Piero della Francesca, Francesco di Giorgio, Bramante e Raffaello.

Intimamente legato alla sua città natale, in cui sceglie di risiedere salvo brevi spostamenti, Barocci trasforma Urbino nel teatro vivente di ogni evento raffigurato in dipinti ricercatissimi dai committenti dell’epoca, dove il profilo inconfondibile del Palazzo Ducale eterna il mito della culla del Rinascimento.

Il legame fra città e artista è confermato dalla solenne apertura della Galleria Nazionale delle Marche il 24 maggio 1913 in concomitanza con i festeggiamenti del terzo centenario della morte di Federico; per l’occasione un giovanissimo Lionello Venturi, primo direttore dell’istituto, annuncia una mostra, mai realizzata che invece trova oggi consistenza

Ci sono voluti circa tre anni per realizzare una mostra di questa portata, con prestiti eccezionali da importantissime istituzioni, sia italiane che estere. Come ci siete riusciti?

I prestiti eccezionali testimoniano l’importanza della collaborazione sinergica fra prestigiose istituzioni nazionali e internazionali, frutto di più di tre anni di lavoro, riconosciuto anche dalla concessione dell’Alto Patronato del Presidente della Repubblica, rinnovando il sodalizio tra l’artista e l’istituto che ne conserva alcuni sommi capolavori.

Le quasi 80 opere provenienti da tutto il mondo -mai si è vista una mostra così ampia dedicata a Barocci- tornano a Urbino per la prima volta dalla loro esecuzione, incantando l’osservatore con gli straordinari cromatismi pittorici e la meraviglia della grafica baroccesca: un lascito artistico in cui l’eredità rinascimentale si confronta con le primizie dell’Età Barocca.

Poderoso è stato il lavoro preliminare alla mostra, con un approfondito lavoro di ricerca e una ampia campagna di restauri che tanto ha svelato delle capacità e delle innovazioni tecniche dell’artista. Celebrando Federico Barocci, il grande erede di Raffaello, la Galleria Nazionale delle Marche, ha organizzato una mostra che proprio della ricchezza del contributo urbinate alla storia italiana, non solo artistica, ma culturale tutta, dà piena contezza.

Ed è questa la missione dei Musei Italiani: valorizzare il nostro straordinario patrimonio culturale e trasmetterlo alle generazioni future.

Direttore, che cosa significa gestire un complesso museale così importante e che cosa crede sia necessario fare e si augura per il futuro?

Il nostro lavoro è uno stimolo continuo, chiedendo a ognuno di noi che lavora nel campo della valorizzazione e tutela del beni culturali, di curare il passato, il presente e il futuro del patrimonio, offrendo una voce sempre aggiornata delle sue valenze architettoniche, archeologiche, storico-artistiche, fatte di stratificazioni di simboli e valori che ratificano il suo valore identitario, per trasmetterlo intatto alle prossime generazioni.

Il fine ultimo del nostro lavoro è contribuire, ognuno come può, a trasmettere al futuro la nostra immensa ma fragile eredità culturale. Per il futuro quindi mi auguro di portare a termine i grandi progetti di restauro del palazzo ducale e riallestimento della sua eccezionale collezione. Vi aspetto a Urbino!

Info mostra Federico Barocci Urbino. L’emozione della pittura moderna

  • fino al 6 ottobre 2024
  • Galleria Nazionale delle Marche – Palazzo Ducale di Urbino, Piazza Rinascimento, 13 –  61092 – Urbino (PU)
  • Contatti — Telefono: 0722 2760;: email: gan-mar@cultura.gov.it
  • Orari: dal martedì alla domenica dalle 8:30 alle 19:15 (la biglietteria chiude alle 18:15). Il lunedì è il giorno di chiusura
  • Catalogo: Editore Electa
immagine per Roberto Civetta
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Maestro d’arte, si diploma all’Istituto d’Arte Silvio D’Amico di Roma - è qualificato Restauratore di Beni Culturali e si occupa della conservazione di opere d’arte per mostre Nazionali e Internazionali. Cura costantemente progetti, consulenze, per la manutenzione e la conservazione e restauro di Beni Culturali, in Italia e all’estero, sia per Enti Pubblici che privati e collabora con alcune Università. Nel 2012 al Campidoglio, è stato insignito dell’onorificenza, “Premio Personalità Europea dell’Anno”, dal Centro Europeo Cultura Turismo e Spettacolo. Presenta Convegni e ha pubblicato diversi suoi lavori in volumi scientifici d’arte. Scrive e realizza video per i Social Network sui temi: arte, ambiente e umanità. Già Consulente di Governo per la Struttura di Missione degli Anniversari Nazionali della Presidenza del Consiglio dei Ministri. Nomina da conservatore-restauratore: del Centro Europeo Cultura Turismo e Spettacolo, Roma; del Comitato Scientifico del MUGA - Museo Garibaldino di Mentana e del MUCAM - Museo Civico Archeologico di Mentana e dell'Agro Nomentano.

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