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Van Gogh a Palazzo Bonaparte, Roma

di Roberto Civetta

Fino al 26 marzo 2023, il Nuovo Spazio Generali Valore Cultura di Palazzo Bonaparte ospita una delle mostre più attese dell’anno: Van Gogh. Capolavori dal Kröller Müller Museum, curata da Maria Teresa Benedetti e Francesca Villanti.

Attraverso testimonianze biografiche e 50 opere, provenienti dal Kröller-Müller Museum di Otterlo, la mostra si propone di ricostruire la parabola artistica e personale di Van Gogh, alla vigilia dei 170 anni dalla sua nascita, il 30 marzo 1853.

L’eccezionale prestito, proveniente da una delle collezioni di opere dell’artista più importanti al mondo – seconda solo a quella del Van Gogh Museum di Amsterdam – permette agli spettatori di immergersi in un percorso espositivo ed emozionale articolato in più sessioni, che indaga, procedendo cronologicamente, i luoghi e i momenti clou del percorso di uno degli artisti più complessi, sensibili e tormentati di tutta la storia dell’arte, che è riuscito a riportare sulla tela, attraverso cromatismi e vibranti pennellate, il tormento della sua anima e il peso della sua esistenza – notoriamente contraddistinta da episodi di follia, ricoveri nell’ospedale psichiatrico di Saint Paul in Provenza, fino alla morte suicida, il 29 luglio 1890 con un colpo di pistola nei campi di Auvers, a soli trentasette anni. (foto 1)

La collezione del museo di Otterlo si deve alla cura e alla passione di Helena Kröller Müller, che fra il 1907 e il 1938 mise insieme una serie di eccezionali capolavori firmati Picasso, Gris, Mondrian, Signac, Seurat, Redon, Cranach, Gauguin, Renoir, Latour e Van Gogh, convinta che l’arte dovesse avere il compito di proiettare la società verso il futuro. Dopo aver esposto in Europa e negli Stati Uniti la sua collezione, fu la stessa Helena a spingere lo stato olandese alla costruzione del museo, di cui fu anche direttrice.

In particolare, in Van Gogh la Kröller Müller rivide lo stesso tormento che pervadeva il suo animo, ma espresso in modo inequivocabile, con un realismo intenso ed esasperato, senza veli. Vedere la sua inquietudine su tela la fece appassionare all’artista, cui si sentiva tanto affine: nel 1908 acquistò il primo di una lunga serie di dipinti di Van Gogh.

Una prima parte del percorso espositivo è dunque dedicata a Helena e alla sua collezione, così da introdurre lo spettatore al resto della mostra. Sono qui esposti anche altri celebri e bellissimi dipinti, quali Portrait of a young woman (The Madrilenian) di Picasso, In the café di August Renoir e Atiti di Paul Gauguin. (foto 2)

Il percorso prosegue e nella seconda sezione – Il periodo olandese – si racconta la prima parte dell’intensa attività artistica del pittore. Inizialmente, i suoi disegni sono caratterizzati da un realismo spiritualizzato, reso tale dai tratti del colore e dall’uso poi dell’olio, nei toni scuri. I soggetti sono gli umili, impegnati nella fatica del lavoro e quasi resi figure sacre grazie alla fatica svolta: contadini, tessitori, donne che lavorano i campi. In quegli anni è a Etten, poi a L’Aia, al Drenthe e a Nuenen.

Nel febbraio del 1886 si reca poi a Parigi – terza sezione: Parigi – che sarà una tappa fondamentale per la sua carriera artistica. Qui conosce grandi artisti come Bernard, Toulouse-Lautrec, Anquetin e Gauguin, appena tornato dalla Martinica. Assiste all’ultima mostra impressionista, entra nel dibattito su quel tipo di linguaggio e aderisce a un libero neoimpressionismo, aprendosi al colore.

Questa nuova visione gli spalancherà una moltitudine di possibilità espressive, che si concretizzeranno nello studio delle nature morte e della fisionomia umana.

Nella quarta sezione ci spostiamo ad Arles. È il periodo che va dal febbraio del 1888 al maggio del 1889 e la pittura di Van Gogh cambia ancora: il colore domina tutto, non c’è alcuna traccia di disegno; le forme si assemblano naturalmente, creando la loro spazialità.

La Provenza è il paesaggio perfetto per far risuonare le sue suggestioni e lasciare che la luce prenda il sopravvento. La lezione impressionista di Parigi è ormai alle spalle, e la sua ricerca pittorica è sempre più volta all’interiorizzazione e all’amplificazione della realtà.

Nell’ultima sezione – Saint-Rémy-de-Provence e Auvers-sur-Oise (maggio 1889-luglio 1890) – si affrontano gli ultimi tempi di Van Gogh, caratterizzati da attacchi di follia e ricoveri, alternati a momenti di autoanalisi e estrema lucidità. La sua produzione di questo periodo è ricchissima, soprattutto quella degli ultimi tre mesi della sua vita.

L’artista spesso si chiede se i suoi dipinti, fatti di una natura ormai vinta, non più dolce, siano il motivo della sua follia, o se riflettano la sua condizione. Il tumulto dell’animo ha preso il sopravvento.

Fra le opere, è esposto anche l’Autoritratto a fondo azzurro con tocchi verdi del 1887. La celebre opera risale al periodo parigino, in cui l’artista realizzò venticinque dei suoi oltre quaranta autoritratti, la cui produzione denota il forte desiderio di voler lasciare una traccia di sé e dimostrare di aver raggiunto una maggiore consapevolezza stilistica.

L’artista si ritrae di tre quarti, fiero, mentre guarda lo spettatore. A colpire sono le pennellate con cui è realizzato il dipinto: spesse, vivaci, veementi, perfetta espressione della sensibilità inquieta con cui questo artista è passato alla storia. (foto 3)

Se pensiamo al viaggio che le opere intraprendono per mostrarsi temporaneamente in diverse nazioni, con differenti linguaggi, immaginiamo che non siano sole e, in effetti, sono sempre in compagnia. Escono dal luogo dove sono conservate abitualmente dopo un’attenta analisi da parte dei conservatori-restauratori, registrar, che con cura si occupano della loro sicurezza e conservazione, assieme anche ai trasportatori, e iniziano il loro viaggio fino alla sede che li ospiterà. Una volta arrivate, si crea l’incontro con le figure corrispettive.

È così che, occupandomi della conservazione delle opere di questa magnifica mostra, assieme ad una cara collega  Marianna Fonzo, ho il privilegio e l’opportunità della conoscenza di un’artista, poiché già nelle fasi di studio della materia e del suo stato di conservazione, della tecnica esecutiva, dei processi chimici che a volte cambiano l’estetica del dipinto, e dai racconti dei conservatori del museo di appartenenza, si ha l’occasione di avvicinarsi in maniera emozionante al pittore, indagando in qualche modo nella sua anima, in questo caso, tanto tormentata.

Con un velo di fantasiosa presunzione, un’esperienza del genere fa sembrare di aver incontrato e conosciuto più a fondo l’artista e l’uomo Van Gogh.

Dalla distanza ravvicinata con la quale abbiamo l’occasione di studiarla, aiutati da particolari luci e lenti di ingrandimento, si riesce ad apprezzare la tecnica utilizzata. Se a questo si aggiunge lo studio del colore se ne ha un racconto chiaro anche se al contempo complesso. (foto 4, 5)

Le “cicatrici” che nel tempo si sono soffermate sull’opera, assieme a precedenti restauri che si notano a volte nelle vernici ingiallite e nei ritocchi a volte alterati, ci restituiscono lo stato dell’opera.

A proposito del colore, osserviamo l’opera Ritratto di giovane donna, realizzato ad Auvers-sur-Oise. Il pittore ritrae una giovane contadina pensierosa di tre quarti, utilizzando il colore per dare espressione alla figura, senza tralasciare i volumi. Il colore del dipinto che noi vediamo oggi, in realtà, non è come appariva in origine – l’opera mostrava toni rossi/violacei –, mentre ora vertono al verde.

Questo dipende da un’alterazione chimica, probabilmente anche dovuta alla mescola di alcuni colori che nel tempo non sono rimasti stabili. Grazie alle indagini scientifiche, infatti, ora sappiamo quali di questi sono più soggetti ad alterazione rispetto ad altri.

Nelle esposizioni di grande rilievo, come questa di Van Gogh, le opere esposte sono soggette al continuo controllo dei parametri di umidità relativa e luce, in modo che si possa verificare che lo stato di conservazione non subisca modifiche nel tempo.

In un certo senso, in pratica, Van Gogh è continuamente sottoposto allo sguardo attento sia dei fruitori, quali il pubblico, sia dei tecnici che con grande passione li osservano. (foto 6)

Parlando di questa mostra, non posso non citare quanto accaduto il 4 novembre, quando alcuni attivisti hanno lanciato una zuppa di verdure sull’opera il Seminatore, dipinta ad Arles tra il 17 e il 28 giugno 1888.

Non entro nel dettaglio della questione, però posso dire con fermezza che l’azione non mi trova affatto d’accordo e posso assicurarvi che, grazie al tempestivo intervento magistralmente gestito da Arthemisia (un ringraziamento speciale al Presidente Iole Siena e a tutto il prezioso team), e dopo gli indispensabili accertamenti scientifici eseguiti assieme ai conservatori del Museo Olandese, abbiamo ancora l’opportunità di vedere in mostra questo speciale dipinto, di cui lo stesso Van Gogh aveva parlato moltissimo, descrivendola anche nei minimi particolari agli amici e al fratello, e considerandola uno studio: aveva infatti scelto per la sua composizione una tela più grande – formato “size 30 square” – e nuovi accostamenti di colore. (foto 7)

La mostra che vi consiglio assolutamente di visitare, è realizzata con il patrocinio della Regione Lazio, del Comune di Roma – Assessorato alla Cultura e dell’Ambasciata del Regno dei Paesi Bassi. È prodotta da Arthemisia e realizzata in collaborazione con il Kröller Müller Museum di Otterlo. Il catalogo è edito da Skira.

La mostra con l’allestimento a cura di BC Progetti S.r.l. vede come main sponsor Acea, sponsor Generali Valore Cultura, special partner Ricola, mobility partner Atac e Frecciarossa Treno Ufficiale, media partner Urban Vision ed è consigliata da Sky Arte. Il catalogo è edito da Skira.

Van Gogh

  • 8 ottobre 2022 – 26 marzo 2023
  • Palazzo Bonaparte
  • Spazio Generali Valore Cultura
    Piazza Venezia 5, Roma
  • Orari
    dal lunedì al venerdì 9.00 – 19.00
    sabato e domenica 9.00 – 21.00La biglietteria chiude un’ora prima A partire da venerdì 4 novembre 2022
    tutti i venerdì ore 9.00 – 21.00
    La biglietteria chiude alle ore 20.00
  • Informazioni e prenotazioni
    T. + 39 06 87 15 111
  • Social e Hashtag ufficiale
    @arthemisiaarte
    @mostrepalazzobonaparte
    #VanGoghRoma
    #MostrePalazzoBonaparte
  • Ufficio Stampa Arthemisia: Salvatore Macalusosam@arthemisia.it
immagine per Roberto Civetta
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Maestro d’arte, si diploma all’Istituto d’Arte Silvio D’Amico di Roma - è qualificato Restauratore di Beni Culturali e si occupa della conservazione di opere d’arte per mostre Nazionali e Internazionali. Cura costantemente progetti, consulenze, per la manutenzione e la conservazione e restauro di Beni Culturali, in Italia e all’estero, sia per Enti Pubblici che privati e collabora con alcune Università. Nel 2012 al Campidoglio, è stato insignito dell’onorificenza, “Premio Personalità Europea dell’Anno”, dal Centro Europeo Cultura Turismo e Spettacolo. Presenta Convegni e ha pubblicato diversi suoi lavori in volumi scientifici d’arte. Scrive e realizza video per i Social Network sui temi: arte, ambiente e umanità. Già Consulente di Governo per la Struttura di Missione degli Anniversari Nazionali della Presidenza del Consiglio dei Ministri. Nomina da conservatore-restauratore: del Centro Europeo Cultura Turismo e Spettacolo, Roma; del Comitato Scientifico del MUGA - Museo Garibaldino di Mentana e del MUCAM - Museo Civico Archeologico di Mentana e dell'Agro Nomentano.

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