Il nostro viaggio nel nome dell’archeologia ha avuto il suo inizio anche in Sardegna e, nel precedente articolo, abbiamo osservato più da vicino alcuni dei monumenti più simbolici della regione, i nuraghi. È in riferimento proprio a queste strutture, affascinanti anche perché ancora non ne è stata definita una funzione – ma probabilmente servivano per la difesa e il controllo del territorio –, che il periodo dal 1.800 al 238 a.C. viene indicato come Nuragico.
In quell’articolo abbiamo trattato e approfondito i siti di alcuni nuraghi, ma ne restano moltissimi altri: sull’isola, infatti, ce ne sono più di settemila!
Un numero impressionante, che ci fa capire quanto queste strutture dovessero essere importanti nella società del tempo.
Abbiamo già citato il Nuraghe Santu Antine a Torralba (SS) e il Nuraghe Losa ad Abbasanta (OR) e, oltre a questi, possiamo nominare fra i più interessanti anche il Complesso Nuragico di Palmavera as Alghero (SS) – distante solo 12 km dalla splendida necropoli di Anghelo Ruju – o il Nuraghe Arrubiu di Orroli (CA), l’unico sull’isola ad avere cinque torri. (foto 1, 2)
Facendo qualche passo in avanti sulla linea del tempo, un sito a cavallo fra il periodo nuragico e quello fenicio è l’Area archeologica di Tharros (OR). (foto 3)
Nel territorio in cui sorge la città, che si estende nella parte settentrionale della Penisola del Sinis e fu fondata presumibilmente alla fine dell’VIII a. C. o nel VII dai fenici, vi sono infatti tracce di precedenti insediamenti nuragici.
In particolare, sulla collina di Su Murru Mannu – una delle tre su cui sorge – è ancora oggi visibile un villaggio protostorico, e resti di monumenti nuragici si osservano alla base della torre spagnola del colle di S. Giovanni e sul Capo S. Marco.(foto 4)
I fenici arrivarono sull’isola in un periodo di grandissima attività coloniale. Sappiamo quindi per certo che vi si insediarono, anche se non conosciamo esattamente l’ubicazione del loro abitato in questa zona. Si hanno però due necropoli, attestate in uso al tempo e distanti pochi chilometri l’una dall’altra.
Non si è ancora risposto al perché di questa breve distanza, ma non si esclude che si trattasse di due centri funerari appartenenti a due città diverse, vicine fra loro. Oltre a queste, ad attestare la presenza fenicia a Tharros non manca il loro tipico santuario a cielo aperto, il tofet. Con l’arrivo dell’età punica la città di Tharros andò incontro a una grande monumentalizzazione, spostò il suo centro sul versante orientale della collina di S. Giovanni e si vide protetta, per il meraviglioso mare e per terra, dalla costruzione di una importante cinta fortificata.
Appartengono a questo periodo alcuni importanti luoghi di culto, tra cui il “tempio delle semicolonne doriche” (foto 5) e le caratteristiche tombe a camera, solitamente formate da un vano di accesso provvisto di gradinata e da una camera sepolcrale molto semplice.
Proprio da queste provengono ceramiche, terrecotte, gioielli, amuleti e scarabei oggi custoditi nei maggiori musei e recuperati grazie agli scavi – talvolta, anche clandestini.
Nel 238 a. C. l’isola venne conquistata dai romani e Tharros cambiò nuovamente la sua fisionomia, lentamente – il processo ebbe fine solo in età imperiale, quando fu protagonista di una importante risistemazione urbanistica. (foto 6)
Di età repubblicana vale la pena segnalare il tempietto K (attribuito al II secolo a.C.) (foto 7), mentre nel periodo successivo le strade vennero dotate di pavimentazione in basalto e fu costruito il sistema fognario per lo smaltimento delle acque bianche.
Furono edificati impianti termali, in laterzi, e probabilmente anche l’acquedotto, ancora in parte visibile lungo la strada che porta agli scavi e collegato al castellum aquae(foto 8, 9), un grande edificio posto al centro delle due principali vie della città e che probabilmente serviva come deposito per l’acqua.
Lungo l’intera fascia costiera comparvero tombe romane a inumazione e a incinerazione.
Infine, con l’età paleocristiana e altomedievale, la maggior parte delle strutture romane furono modificate, per creare spazi atti al culto cristiano – è quello che è successo, per esempio, per le terme.
Le incursioni dei saraceni e il continuo spoglio dei monumenti antichi portarono a una lunga decadenza, con conseguente spopolamento della città e, con il 1071, quando la sede episcopale fu spostata a Oristano, è possibile sancire definitivamente la fine di Tharros.
Visitare questi luoghi ci rimanda all’idea che l’archeologia, con la storia che porta con sé, è fondamentale per comprendere cosa vediamo.
Info
- E’ possibile visitare il sito archeologico di Tharros tutti i giorni da aprile a ottobre, con diversi orari:
aprile, maggio, ottobre: 9:00-18:00; giugno, luglio, settembre: 9:00-19:00; agosto 9:00-20:00. - SP 6 – 09072 Cabras – località Tharros, San Giovanni di Sinis
- contatti: tel. 0783370019 – 3204160791; email info@penisoladelsinis.it
- www.penisoladelsinis.it
Maestro d’arte, si diploma all’Istituto d’Arte Silvio D’Amico di Roma - è qualificato Restauratore di Beni Culturali e si occupa della conservazione di opere d’arte per mostre Nazionali e Internazionali. Cura costantemente progetti, consulenze, per la manutenzione e la conservazione e restauro di Beni Culturali, in Italia e all’estero, sia per Enti Pubblici che privati e collabora con alcune Università. Nel 2012 al Campidoglio, è stato insignito dell’onorificenza, “Premio Personalità Europea dell’Anno”, dal Centro Europeo Cultura Turismo e Spettacolo. Presenta Convegni e ha pubblicato diversi suoi lavori in volumi scientifici d’arte. Scrive e realizza video per i Social Network sui temi: arte, ambiente e umanità. Già Consulente di Governo per la Struttura di Missione degli Anniversari Nazionali della Presidenza del Consiglio dei Ministri. Nomina da conservatore-restauratore: del Centro Europeo Cultura Turismo e Spettacolo, Roma; del Comitato Scientifico del MUGA - Museo Garibaldino di Mentana e del MUCAM - Museo Civico Archeologico di Mentana e dell'Agro Nomentano.




















2 risposte
Complimenti Roberto Civetta per l’ impegno e la passione che hai nel ricerdare e divulgare la storia della nostra Isola e non solo…..Grazie
grazie Paolo, la Sardegna è un esempio di storia, cultura e bellezza, sia d’arte che naturale. Ed è
un vero piacere approfondirne la conoscenza e condividerla.