Parco Nazionale delle Incisioni Rupestri – Capo di Ponte, località Naquane

L’amore per l’arte potrebbe essere nato ammirando quella che per noi oggi è l’archeologia? Con il trascorrere dei secoli è andata formandosi ciò che potremmo definire la ricerca della conoscenza nella quale potersi riconoscere.

Attraversando l’Italia, viaggiando a ritroso nella storia nei secoli fino quasi all’infinito, si va alla scoperta dell’immenso patrimonio culturale, artistico, architettonico che possiede, scrutando e assaporando la bellezza dei luoghi, dei territori antichi racchiusi, in attesa di esser compresi, svelati, raccontati.

In questo primo scritto vi accompagno nella Preistoria, pensando a millenni di evoluzione sociale, ambientale, tecnologica e anche ai grandi artisti.

Con la mente corro veloce e leggero lungo il Paleolitico per tutta l’Europa grazie alle più importanti testimonianze conosciute: le grotte dipinte di Altamira in Spagna, Lascaux in Francia e i santuari su rocce all’aperto come Foz Coa in Portogallo. In Italia troviamo il sito dei Balzi Rossi (Liguria), la grotta Paglicci e Romanelli (Puglia), il riparo del Romito (Calabria) e Addaura, Levanzo e Niscemi (Sicilia). [1]

Con l’immaginazione mi ritrovo nel Neolitico e da lì ammiro l’arte rupestre la quale, mostrandosi, mi accarezza lo sguardo trasmettendomi il suo valore storico e l’importanza dell’identità dei popoli. Un profondo legame che va aldilà del disegno territoriale politico odierno e ben oltre l’ampiezza o la notorietà del sito.

Vi assicuro che visitare un’area archeologica è una vera scoperta, dai segni dei pali delle capanne preistoriche alle più conosciute o meno note tracce architettoniche.

Un velo romantico si dispiega quando gli archeologi fanno riaffiorare un reperto, sia esso minuto o di grandi dimensioni, un capolavoro dell’arte o un oggetto di uso comune; la felicità del gruppo di lavoro si libra alta nel cielo.

In Italia, la terra ci ha restituito caparbiamente decine, centinaia, migliaia di reperti archeologici che oggi si trovano in situ o all’interno dei Musei che costellano il territorio, notoriamente tra i più belli al mondo. Questo pone in nostro paese ricco di un patrimonio di inestimabile valore e sulla vetta del mondo.

Nel corso della mia esperienza lavorativa ho avuto l’occasione di assistere ad alcuni ritrovamenti e durante il loro svelamento venivo sempre pervaso da un forte senso di gratitudine per ciò che la nostra amata terra ci restituiva.

Gioivo all’idea che un giorno il risultato dello scavo sarebbe divenuto un dono visibile a tutti. Questo non sempre può accadere per condizioni che a vario titolo, anche di natura conservativa, ne determinano il temporaneo sotterramento a seguito di accurate indagini e studi.

In attesa di nuove scoperte, inizio con voi il viaggio nei Parchi archeologici d’Italia dal Parco Nazionale delle Incisioni Rupestri. musei.lombardia.beniculturali.it/musei/parco-nazionale-delle-incisioni-rupestri

Forse non è conosciuto come altri, ma è importante anche per esser stato istituito nel 1955 quale primo parco archeologico italiano con il fine di tutelare, conservare, valorizzare e promuovere la conoscenza dell’arte rupestre.

Inoltre, come luogo della cultura, secondo la definizione del Codice dei Beni Culturali e del Paesaggio (D.Lgs. 22 gennaio 2004 n.42, art. 101, c. 2, e: “parco archeologico”, un ambito territoriale caratterizzato da importanti evidenze archeologiche e dalla compresenza di valori storici, paesaggistici o ambientali, attrezzato come museo all’aperto), è destinato alla pubblica fruizione ed espleta un servizio pubblico (art. 101, c. 3).

Oltre al vincolo archeologico, esiste anche un vincolo paesaggistico, istituito con Decreto Ministeriale del 14.04.1967. E’, anche, il primo sito italiano riconosciuto dall’Unesco nel 1979 come patrimonio mondiale dell’umanità.

La proprietà è dello stato ed è gestito dal 2018 dal Polo Museale della Lombardia, organo periferico del Ministero per i beni e le attività culturali e per il turismo, che a seguito del DPCM n. 169 del 2 dicembre 2019, è stato denominatoDirezione regionale Musei della Lombardia.

immagine per Parco Nazionale delle Incisioni Rupestri
Parco Nazionale delle Incisioni Rupestri

Mi soffermo sull’importanza delle rocce; al suo interno ce ne sono ben 104 in arenaria levigata dai ghiacciai, che da millenni trasmettono la loro storia attraverso le incisioni preistoriche e protostoriche della Valle Camonica.

Si estende su una superficie di 143.935 mq in Località Naquane, sul versante idrografico sinistro della Valle Camonica, tra i 400 e i 600 m/slm.

Ci sono alcune delle raffigurazioni più note del repertorio d’arte rupestre della Valle, che attendono di mostrarsi al pubblico quasi a voler raccontare quanto resistenti e forti siano e quanto sia potente il valore della cultura che portano in sé.

immagine per Parco Nazionale delle Incisioni rupestri: I cosiddetti guerrieri o duellanti
I cosiddetti guerrieri o duellanti

Le tecniche dell’arte sono da sempre in continua evoluzione, si può affermare che ci lasciano viaggiare nel tempo, grazie all’uso che ancora oggi si fa di alcune di esse.

E’ il caso delle incisioni, qui realizzate con la tecnica detta “a martellina”, che si ottiene picchiettando la superficie rocciosa con uno strumento di pietra o di metallo grazie al quale si creano piccole concavità di forma circolare.

Le figure possono essere definite da una linea di contorno a martellina o possono essere campite all’interno per mezzo della martellinatura. Oppure da quella maggiormente nota detta “filiforme” o “a graffito”:

Ricordate il viaggio nel tempo?

Questa tecnica viene utilizzata per realizzare le raffigurazioni sulla superficie, per mezzo di uno strumento a punta che esercitato facendo una pressione manuale sulla roccia, incide la superficie mostrandone il segno, la linea, la forma.

In alcune occasioni, nel prezioso repertorio dell’arte rupestre camuna si sono riscontrati casi di figure realizzate mediante l’uso di entrambe le tecniche: dove quella filiforme è scelta per incidere dei dettagli delle figure.

Le incisioni nel sito hanno una cronologia che spazia all’incirca dal Neolitico, con delle raffigurazioni schematiche, alle composizioni simboliche maggiormente articolate dell’età del Rame (circa 3.300 e il 2.200 a.C.) e del Bronzo (convenzionalmente 2.200 e il 900 a.C.), fino alle scene narrative dell’età del Ferro (900 a.C. e il 16 a.C.), caratterizzate da uno stile dinamico e descrittivo.

Con l’arrivo dei Romani dalla metà del I secolo a.C., anche se è da considerarsi la sottomissione ufficiale avvenuta solo nel 16 a.C., come attestato dal monumento celebrativo di La Turbie (Francia) che li annovera fra le gentes alpinae divictae, si può definire concluso il ciclo artistico camuno “classico” che verrà ripreso da sporadiche attestazioni medievali nel cosiddetto periodo post-camuno.

Andiamo ad approfondire alcune incisioni con l’aiuto delle immagini.

immagine per La Grande Roccia
La Grande Roccia

Pensate che la Grande Roccia di Naquane mostra più di duemila incisioni; è impressionate pensare al lungo periodo raffigurato, creando così un palinsesto unico in Europa, nel quale la popolazione della valle esprimeva aspetti e scene di apparente vita quotidiana, non dimenticando, attraverso le incisioni, le origini della propria cultura, che grazie alla loro conservazione oggi ci viene tramandata.

immagine per La Grande Roccia - Scena di caccia al cervo
La Grande Roccia – Scena di caccia al cervo

Scena di caccia al cervo con l’aiuto del cane (Età del Ferro), rappresentata sulla Roccia 1 nel secondo settore verso Nord, mostra la prevalenza quasi totale del tema della caccia.

immagine per La Roccia 23 – Il Carro
La Roccia 23 – Il Carro

La figura del carro trainato da cavalli databile all’Età del Ferro, lo si apprezza anche per la sua particolare visione prospettica: rappresentato sia da una ipotetica vista dall’alto, che dal laterale se si osservano le ruote e i cavalli.

immagine per La Roccia 35 – Il Villaggio
La Roccia 35 – Il Villaggio

La scena di villaggio ci fa assaporare l’idea di un’antica architettura attraverso la rappresentazione di alcuni edifici, realizzati probabilmente a seguito delle scene di caccia incise sullo sfondo.

immagine per La Roccia 35 - Sacerdote che corre
La Roccia 35 – Sacerdote che corre

E’ databile all’Età del Ferro la figura maschile cosiddetto “sacerdote che corre”. La figura ci riconduce all’idea del movimento pur essendo pietrificata; l’atteggiamento di corsa, o forse danza si apprezza nelle piume del copricapo rivolte all’indietro, le braccia poste differentemente una alzata, una su un fianco e le gambe flesse.

immagine per La Roccia 50 – Il Cavaliere
La Roccia 50 – Il Cavaliere

E’affascinante osservare le molte figure umane raffigurate che questa roccia ci restituisce: da quelle che si potrebbero definire in posizione “dell’orante”, con il corpo lineare, le braccia all’insù e le gambe aperte, a quelle dei cavalieri in combattimento o impegnati nelle battute di caccia.

Credo che l’importanza delle incisioni rupestri del sito archeologico di Naquane risiede nel loro valore storico, culturale e didattico. Proprio come ha scritto Andrea Carandini:

“se riviviamo almeno l’ottantina di vite che ci separano dalla protostoria, allora viviamo innumerevoli vite”.

Guardando le incisioni rupestri ritroviamo un po’ noi stessi a nonché artistico che ancora possiedono. Scopriamo insieme la nostra storia attraverso i parchi monumenti.
Al prossimo viaggio.

Info Parco Nazionale delle Incisioni Rupestri

Note

1. Fonte siti paleolitici: riserva naturale incisioni rupestri di ceto cimberno e paspardo

Roberto Civetta

Roberto Civetta

E’ Maestro d’arte, si diploma all’Istituto d’Arte Silvio D’Amico di Roma - è qualificato Restauratore di Beni Culturali e si occupa della conservazione di opere d’arte per mostre Nazionali e Internazionali. Cura costantemente progetti, consulenze, per la manutenzione e la conservazione e restauro di Beni Culturali, in Italia e all’estero, sia per Enti Pubblici che privati e collabora con alcune Università. Nel 2012 al Campidoglio, è stato insignito dell’onorificenza, “Premio Personalità Europea dell’Anno”, dal Centro Europeo Cultura Turismo e Spettacolo. Presenta Convegni e ha pubblicato diversi suoi lavori in volumi scientifici d’arte. Scrive e realizza video per i Social Network sui temi: arte, ambiente e umanità. E’ Consulente di Governo per la Struttura di Missione degli Anniversari Nazionali della Presidenza del Consiglio dei Ministri.

8 commenti

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  • Non ho mai visitato Parco Nazionale delle Incisioni Rupestri, grazie a quest’articolo mi è venuta voglia di andare a visitarlo! Grazie e complimenti

  • Non conoscevo questo luogo, grazie per questo interessantissimo viaggio alla scoperta del parco, accompagnati da un racconto così intenso ed emozionale.
    Complimenti

  • La valle Camonica è abbastanza vicina per me che abito in provincia di Brescia.
    Eppure non ho mai avuto modo di visitare questo importante sito archeologico.
    Credo sia un’esperienza da fare assolutamente, per apprendere e vedere ciò che ci hanno lasciato i nostri avi.
    Andrò sicuramente a vedere il sito in questione non appena sarà passata questa terribile pandemia.
    Grazie per l’articolo esaustivo e grazie per il vostro importante lavoro .

  • Grazie Luigi, il tuo prezioso commento mi lusinga. Felice ti sia piaciuto. Spero potrai vederlo presto. Roberto

  • Buongiorno Giampaolo, la Valle Camonica è decisamente bella e questo Parco è molto importante e visitarlo è una scoperta. Grazie apprezzo molto il tuo commento e sapere che abiti non troppo distante e che appena possibile andrai a visitarlo mi rende contento.
    Roberto

  • Sono rimasto affascinato dal tratto lieve e poetico al contempo con il quale hai saputo descrivere un argomento, quello delle incisioni rupestri, solo apparentemente ostico e poco conosciuto. É proprio vero, non si smette mai di imparare e questo privilegio lo devo anche a te, grazie Roberto.

  • Grazie Alessio, il viaggio in Italia idealmente continua e presto potrai leggere di altri parchi archeologici! Grazie