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Museo di Archeologia Ligure – Genova

di Roberto Civetta

Come ben sanno gli amanti dell’archeologia, la storia della nostra penisola affonda le sue radici in epoche e civiltà lontane, che hanno contribuito a donare al nostro paese la sua infinita ricchezza culturale. I Parchi della bellezza, la rubrica che funziona come una macchina del tempo, oggi ci porta a Genova per scoprire le meraviglie del Museo di Archeologia Ligure, inaugurato nel 1936 e ospitato nella suggestiva Villa Durazzo Pallavicini.

Questa antica dimora, oggi parte del complesso storico-ambientale dei Parchi e Musei di Pegli, fu donata al Comune di Genova dagli eredi della famiglia Pallavicini nel 1928 ma, per raccontarne la storia, dobbiamo tornare indietro almeno fino al Settecento, quando l’edificio veniva usato come palazzo di villeggiatura di Giovan Battista Grimaldi, doge della Repubblica di Genova dal 1752 al 1754.

Passato in seguito sotto la proprietà di altre due importanti famiglie, ossia i Durazzo e i Pallavicini, l’attuale veste neoclassica del palazzo risale al XIX secolo e al volere di Ignazio Alessandro Pallavicini,  nipote di Clelia Durazzo, che già aveva fatto realizzare un giardino botanico.

Negli anni Quaranta dell’Ottocento, il marchese avviò importanti lavori di ristrutturazione, che portarono anche alla costruzione del viale di accesso e dell’incredibile parco: un vero e proprio esempio di giardino romantico, progettato dallo scenografo Michele Canzio, architetto del teatro Carlo Felice e professore all’Accademia di Belle Arti. (foto 1, foto 2, foto 3, foto 4)

Questo meraviglioso palazzo si estende su quattro piani, con spazi tutti riccamente decorati con dipinti murali – opera di Michele Canzio e Giuseppe Isola – o a stucco, e ornati con motivi che richiamano il gusto Ottocentesco, ad  eccezione della Sala Verde, che guarda invece ancora a quello del Settecento.

A rendere la villa davvero mozzafiato è però il suo parco, realizzato fra il 1840 e il 1846 e che permette ai visitatori di immergersi in un’atmosfera unica, passeggiando fra architetture neoclassiche, gotiche e rustiche, circondati da sculture – per lo più attribuite a G. B. Cevasco – e specie arboree di notevole importanza per la loro rarità e longevità – fra queste, piante di canfora e camelie centenarie.

Fra i momenti più importanti di questo percorso di trova l’arrivo al Lago Grande, che nel progetto di Canzio avrebbe dovuto rappresentare un’immagine allegorica del paradiso. Si tratta di un parco talmente suggestivo che, addirittura, quando la villa venne donata al Comune di Genova, furono gli stessi eredi a porre come vincolo il lasciare il giardino aperto al pubblico, oltre al destinare l’edificio a un uso che fosse culturale. (foto 5, foto 6, foto 7, foto 8)

Dal 1936, dunque, il palazzo ospita il Museo di Archeologia Ligure con i suoi oltre 50.000 reperti, capaci di raccontare la storia di un territorio da sempre di passaggio e incontro fra popoli e culture, quale quello ligure, coprendo un arco temporale che va dalla preistoria all’età antica.

Il nucleo più antico del museo risale al 1886 e si costituì grazie alla donazione fatta dal Principe Odone di Savoia alla città di Genova. A questo si andarono poi a sommare, in breve tempo, parti delle collezioni Varni e Perrando.

Tutti questi reperti vennero esposti a Palazzo Bianco nel 1892, quando venne organizzata la Mostra di Arte Antica, in occasione delle celebrazioni colombiane.

Là rimasero finché il museo, arricchitosi con altre acquisizioni preistoriche, venne spostato a Villetta di Negro, nel 1926, divenendo, qualche anno dopo, punto focale delle ricerche archeologiche che si svolgevano in Liguria. Con la donazione di Villa Pallavicini, come abbiamo già detto, l’istituzione trovò infine la sua attuale e stabile sede. (foto 9, foto 10, foto 11, foto 12)

Le sale del museo immergono da subito il visitatore nella preistoria, con reperti del Paleolitico Medio e Superiore provenienti dalle grotte del Ponente ligure e, in particolare, dalla Caverna delle Arene Candide, a cui appartiene la cosiddetta sepoltura del “Principe”, databile a circa 24.000 anni fa e dotata di un corredo di eccezionale ricchezza.

Una sezione davvero interessante è quella che riguarda Genova, con testimonianze dalla grande necropoli trovata nel centro della città durante gli scavi di fine Ottocento-inizio Novecento.

Questa contava ben 121 tombe con ceramica greca a figure rosse, bronzi etruschi, vasi di alabastro e di vetro.

Di particolare interesse sono poi la statua-stele ritrovata in Lunigiana, la Tavola di Polcevera – che riporta il primo atto giuridico della regione, risalente al 117 a.C. – e i resti di città romane come Ventimiglia, Libarna, Tortona e Luni, fra le molte. (foto 13, foto 14, foto 15, foto 16)

Arricchisce il museo una sezione egizia, nata grazie ai reperti lasciati in dono da viaggiatori e collezionisti liguri, come il Capitano D’Albertis, e da quanto lasciato negli anni Trenta dal nipote di Antonio Figari: il sarcofago e la mummia del sacerdote Pasherienaset, con tutto il suo corredo.

La bellezza del palazzo, l’unicità suggestiva del giardino e l’importanza delle sue collezioni rendono la visita al Museo di Archeologia Ligure davvero appassionante e capace, pur trovandoci in piena città, di regalarci un momento di pace: lontani da ogni frastuono e al centro di un viaggio nel tempo fatto di cambiamenti e scambi umani, pur nel loro piccolo, comunque profondamente rivoluzionari. (foto 17, foto 18, foto 19, foto 20)

Gli orari di apertura del museo cambiano stagionalmente. Dal 2 ottobre, sarà possibile accedervi dal martedì al venerdì, dalle 13:00 alle 18:30 – la mattina sarà dedicata alle scuole o ai gruppi che abbiano effettuato la prenotazione – e il sabato e la domenica, dalle 9:30 alle 18:30. Il giorno di chiusura è il lunedì.

Dal 16 aprile, invece, il museo sarà aperto dal martedì al venerdì dalle 13:00 alle 19:00 e il sabato e la domenica dalle 10:30 alle 19:30, con chiusura nei lunedì non festivi.

L’ultimo ingresso è sempre un’ora prima della chiusura.
Per maggiori informazioni sugli orari e su eventuali chiusure, è consigliabile consultare il  sito del museo.

Info Museo di Archeologia Ligure

immagine per Roberto Civetta
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Maestro d’arte, si diploma all’Istituto d’Arte Silvio D’Amico di Roma - è qualificato Restauratore di Beni Culturali e si occupa della conservazione di opere d’arte per mostre Nazionali e Internazionali. Cura costantemente progetti, consulenze, per la manutenzione e la conservazione e restauro di Beni Culturali, in Italia e all’estero, sia per Enti Pubblici che privati e collabora con alcune Università. Nel 2012 al Campidoglio, è stato insignito dell’onorificenza, “Premio Personalità Europea dell’Anno”, dal Centro Europeo Cultura Turismo e Spettacolo. Presenta Convegni e ha pubblicato diversi suoi lavori in volumi scientifici d’arte. Scrive e realizza video per i Social Network sui temi: arte, ambiente e umanità. Già Consulente di Governo per la Struttura di Missione degli Anniversari Nazionali della Presidenza del Consiglio dei Ministri. Nomina da conservatore-restauratore: del Centro Europeo Cultura Turismo e Spettacolo, Roma; del Comitato Scientifico del MUGA - Museo Garibaldino di Mentana e del MUCAM - Museo Civico Archeologico di Mentana e dell'Agro Nomentano.

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