L’appuntamento con la nostra rubrica ci porta oggi ancora in Sicilia, per fare tappa in uno dei più grandi e importanti complessi archeologici di tutto il Mediterraneo: la Valle dei Templi.
L’amore per l’arte potrebbe esser nato ammirando quella che per noi oggi è l’archeologia?
È sempre questa la domanda che accompagna I parchi della bellezza alla scoperta delle meraviglie archeologiche del nostro paese, attraversando l’Italia e viaggiando a ritroso nei secoli fino quasi all’infinito, per immergerci nell’immenso patrimonio artistico e culturale che possiede.
Con il trascorrere dei secoli è andata formandosi quella che potremmo definire la ricerca di una conoscenza nella quale poterci riconoscere. Scrutando e assaporando la bellezza dei luoghi, dei territori antichi ancora racchiusi in attesa di esser compresi, svelati e raccontati, in questo scritto vi accompagno nella Preistoria, pensando a millenni di evoluzione sociale, ambientale, tecnologica e anche ai grandi artisti.
Passeggiando
Immersa in un paesaggio mozzafiato, tra ulivi e mandorli, la Valle dei Templi è stata dichiarata nel 1997 patrimonio Unesco e comprende i resti dell’antica città di Akragas e il territorio che la circondava, arrivando fino al mare.
La storia che stiamo per raccontare ha radici lontane: fondata da coloni provenienti da Gela e da Rodi nel 580 a.C., Akragas fu una delle più importanti colonie greche, situata in un’ottima posizione, su un altopiano protetto da rilievi e delimitato da due fiumi che si univano poi in un unico corso, alla cui foce si trovava l’emporion, il porto antico.
Fin da subito, a partire dalla tirannide del crudele Falaride (570-554 a.C.), ebbe un ordinamento urbanistico regolare, con l’acropoli situata sulla Rupe Atenea e i santuari monumentali sulla Collina dei Templi, mentre nella zona centrale si trovavano gli edifici pubblici e, fuori dalla città, le necropoli.
Molti degli edifici ancora oggi visibili si devono al grande fervore edilizio di cui la Akragas fu protagonista fra la metà del VI secolo e la fine del V a.C., quando fu anche eretta una possente cinta muraria lunga 12 km e con nove porte di accesso.
Sotto Terone e poi sotto il filosofo Empedocle, che instaurò la democrazia, divenne un’importante città stato che contava anche 200.000 abitanti. Nel 406 a.C. venne distrutta da Cartagine e poi, alla fine del III secolo visse una nuova fase di sviluppo grazie a Timoleonte, non raggiungendo però mai più la potenza di un tempo.
Fu presidio cartaginese durante le Guerre Puniche e venne definitivamente conquistata dai Romani nel 210 a.C., che le diedero il nome di Agrigentum. È in questo periodo che il centro visse una fase di grande benessere, legato anche allo sviluppo dell’attività di estrazione, lavorazione e commercio dello zolfo, come documentano varie iscrizioni e la ricchezza stessa delle case del Quartiere Ellenistico Romano.
Nella zona in cui oggi sorge il Museo Archeologico, sul poggio di San Nicola, furono in quegli anni anche eretti due tempietti, il teatro e il bouleuterion. (foto 1, foto 2)
Le necropoli cristiane situate sulla Collina dei Templi sono di età tardo antica e medievale, mentre, dall’ 829 d.C., in seguito alla conquista araba, la popolazione iniziò a concentrarsi sul Colle Grigenti – dal nome medievale della città, tratto dall’arabo Gergent o Kerkent – nella zona dove si estende l’odierno abitato.
La Valle venne allora soprattutto destinata alle produzioni agricole e artigiane, e i monumenti del periodo classico furono pian piano sepolti o utilizzati per creare i nuovi edifici di Grigenti e il molo antico di Porto Empedocle.
Il Parco archeologico e paesaggistico della Valle dei Templi è oggi una delle più importanti testimonianze a noi giunte dell’antichità e, con i suoi circa 1300 ettari, ci permette davvero di camminare immersi nella storia, osservandone i templi, le necropoli, i quartieri abitati, il bouleuterion, l’ekklesiasterion e il teatro.
Per quanto riguarda i templi, vale fin da subito la pena precisare che molti dei nomi con cui oggi li identifichiamo non sempre corrispondono a una titolazione corretta e realmente affine al culto degli dei a cui erano al tempo dedicati: in mancanza di testimonianze, talvolta è rimasta la convenzione.
Fra questi, uno dei più importanti è quello della Concordia, fra i migliori in stato di conservazione di tutta la grecità antica. Si tratta di un edificio di ordine dorico, risalente alla metà del V secolo a.C., con un basamento di quattro gradini su cui poggiano sei colonne sui lati brevi e tredici su quelli lunghi. Unico fra gli agrigentini, il tempio conserva quasi interamente gli elementi della trabeazione e i due frontoni sui lati est e ovest.
Il suo nome deriva da un’iscrizione latina di metà I secolo d.C. alla “Concordia degli Agrigentini” e messa erroneamente in connessione con l’edificio metà del ‘500 dallo storico Tommaso Fazello. La sua eccezionale conservazione si deve anche al fatto che venne trasformato in chiesa cristiana nel VI secolo d.C., grazie a Gregorio, vescovo di Agrigento, che lo consacrò ai Santi Apostoli Pietro e Paolo dopo aver scacciato dal luogo i demoni Eber e Raps.
Questa dualità – sia quella dei demoni, sia della titolazione della chiesa – fa pensare che il tempio potesse in origine essere dedicato a una coppia di divinità, forse i Dioscuri, ma non abbiamo alcun riscontro nè archeologico nè epigrafico per attestare con certezza questa ipotesi. (foto 3)
Un altro tempio molto importante è quello di Asclepio, visitabile però solo su prenotazione o ammirabile dalla collina.
Dedicato al dio greco della medicina – scavi archeologici e fonti letterarie antiche ne confermano il culto -, l’edificio di ordine dorico si erge nella Piana di San Gregorio, fuori dalla cerchia delle antiche mura, entro un’area recintata dall’aspetto profondamente monumentale.
Si ha poi il Tempio di Ercole, il più antico fra i dorici di Agrigento, risalente alla fine del VI secolo a.C. circa. A est del tempio si trovano i resti di un altare monumentale e quelli di un piccolo tempio arcaico, cui appartengono alcune terrecotte architettoniche.
A dare conferma della titolazione a Ercole è Cicerone, che ricorda l’esistenza di un tempio a lui dedicato nell’Agorà, proprio in quella zona. L’edificio è stato oggetto, nel tempo, di numerosi interventi di restauro, fra cui vale la pena citare quelli eseguiti negli anni venti del Novecento su iniziativa del capitano inglese Alexander Hardcastle, che portarono a rialzarne otto colonne del lato sud.
Ancora oltre, il Tempio di Giove Olimpio. Si tratta di uno dei più grandi templi dorici dell’antichità classica, purtroppo utilizzato come cava sin dal Medioevo e poi, nel Settecento, anche per la costruzione del molo di Porto Empedocle.
La costruzione dell’edificio sarebbe seguita, secondo lo storico Diodoro Siculo, alla battaglia di Himera che vide le città siciliane trionfare su Cartagine nel 480 a.C. Secondo la medesima fonte, però, il tempio non fu mai ultimato, poichè risultava ancora privo del tetto al momento della conquista cartaginese del 406 a.C.
All’interno dell’edificio, infatti, si trova una cella prima di copertura, cosa che potrebbe aver suggerito allo storico una tale interpretazione. Il tempio si ergeva su una gigantesca pianta rettangolare e aveva un basamento a cinque gradini, di cui l’ultimo alto il doppio degli altri, così da formare una sorta di podio.
Era chiuso da un muraglione di recinzione con semicolonne – valutate di un’altezza ipotetica di più di 18 metri – di ordine dorico a cui, all’interno, corrispondevano dei semi-pilastri rettangolari. La trabeazione era sorretta da figure di colossali giganti – Telamoni -, alte circa 8 metri, poste negli spazi fra le semicolonne su mensole di circa 11 metri. (foto 4, foto 5)
Si trovano poi una serie di aree sacre ravvicinate e tutte dedicate ai culti di carattere sotterraneo. L’area è nota con il nome della sua parte centrale, ossia Santuario delle Divinità Ctonie.
Si erge qui il cosiddetto Tempio dei Dioscuri, oggi fra i più rappresentativi della Valle dei Templi, anche perché venne parzialmente ricostruito fra il 1836 e il 1852 dalla Commissione di antichità della Sicilia, con elementi architettonici di varia epoca e provenienza.
Si tratta di un tempio dorico della seconda metà del V secolo a.C. la cui tradizionale titolazione è solo convenzionale, derivante probabilmente da un passo di Pindaro. Infatti, molto più probabilmente il luogo era dedicato al culto di Demetra e Persefone, come anche il resto dell’area.
Non resta quasi nulla del Tempio di Vulcano – anche in questo caso, la denominazione è convenzionale, dovuta all’interpretazione di un brano di Solino, scrittore latino di geografia, e senza nessun altro riscontro – nonostante i restauri di cui fu oggetto sempre per volere di Hardcastle; il Tempio di Giunone, invece, databile intorno alla metà del V secolo a.C., probabilmente, venne gravemente danneggiato durante la conquista cartaginese da un incendio e ristrutturato poi in epoca romana.
Altri templi ancora sono quello di Demetra, di Atena. Per quanto riguarda il primo, è situato sulle pendici est della Rupe Atenea e databile al 470 a.C. I suoi resti sono ora incorporati con la Chiesa di San Biagio, di epoca normanna e solo le fondazioni dell’atrio di accesso sono ancora ben visibili all’esterno dell’abside della chiesa.
Allo stesso modo, il secondo è stato inglobato dalla chiesa normanna di Santa Maria dei Greci, sulla collina di Grigenti, all’interno della quale è ancora possibile individuare parte delle colonne e il basamento a gradini. (foto 6, foto 7)
Di eccezionale importanza sono poi le necropoli. Quella paleocristiana risale al III-VI secolo d.C. e si articola in diversi settori, a vario tipo di sepolture. Si hanno infatti gli arcosoli e una parte sub divo, ossia a cielo aperto, caratterizzata da 130 tombe a cassa trapezoidale scavate nella roccia.
Fa parte di questo complesso anche la Grotta Fragapane: la catacomba comunitaria più estesa di Agrigento, con corridoi e varie camere sepolcrali. Sulle sue pareti sono stati trovati vari loculi e arcosoli e, sul pavimento, tombe a fossa, oltre a grandi sarcofaci, sistemati in un cubicolo.
Oltre la Grotta, verso sinistra, si estende invece la Necropoli Giambertoni, caratterizzata da tombe a cassa di pietra calcarea e sarcofaci scolpiti, databili a un arco di tempo che va dal II secolo a.C. al II secolo d.C. Fa parte di questo cimitero la Tomba di Terone, un edificio funerario a torre di età tardo ellenistica e che niente ha a che fare, in realtà, con il tiranno di cui porta il nome, dal momento che la connessione è un’invenzione dei viaggiatori del Grand Tour.
Restano da menzionare altri interessanti ambienti, come il Teatro, il Ginnasio e il Quartiere Ellenistico Romano, esteso per circa 10.000 mq. Testimonianza abitativa della città antica, è costituito da ventisette domus, fra cui possiamo nominare la Casa delle Svastiche, la Casa della Gazzella, quella del Maestro Astrattista e del Mosaico a Rombi, così chiamate per le decorazioni al loro interno. Accanto a queste si trovano magazzini e botteghe.
Infine, sul poggio di San Nicola, dove oggi si trova il Museo Archeologico Regionale “Pietro Griffo”, possiamo individuare l’area del Bouleuterion, l’antica sala in cui si riunivano i rappresentanti del popolo greco – poi trasformato in edificio destinato al canto, alla musica e alla poesia nel III secolo d.C. e oggi visitabile solo dall’esterno o su prenotazione -, e quella dell’Ekklesiasterion, dove si riuniva l’assemblea dei cittadini.
Quest’ultima è oggi indicata anche come Oratorio di Falaride, per la contiguità alla chiesa omonima e al monastero trecentesco. Per concludere, a nord di questo si trova il complesso monumentale del Santuario Ellenistico-Romano, che consiste in un tempietto circondato da un vasto piazzale porticato, smantellato poi nel IV-V secolo d.C., quando l’area venne utilizzata, dapprima, come discarica e luogo di officine e ricoveri di animali e, più tardi, per attività agricole. (foto 8)
Celebre per i suoi paesaggi mozzafiato, la valle dei Templi è davvero una testimonianza di fondamentale importanza per la nostra conoscenza dell’antichità. Possiamo immergerci nel suo sogno tutti i giorni, dalle 8:30 alle 19:00.
Parco archeologico e paesaggistico della Valle dei Templi
- Via Panoramica dei Templi – Casa Sanfilippo
- 92100, Agrigento (AG)
- Tel: 0922/621611
- Email: parcodeitempli@regione.sicilia.it
- Sito web: www.parcovalledeitempli.it
Maestro d’arte, si diploma all’Istituto d’Arte Silvio D’Amico di Roma - è qualificato Restauratore di Beni Culturali e si occupa della conservazione di opere d’arte per mostre Nazionali e Internazionali. Cura costantemente progetti, consulenze, per la manutenzione e la conservazione e restauro di Beni Culturali, in Italia e all’estero, sia per Enti Pubblici che privati e collabora con alcune Università. Nel 2012 al Campidoglio, è stato insignito dell’onorificenza, “Premio Personalità Europea dell’Anno”, dal Centro Europeo Cultura Turismo e Spettacolo. Presenta Convegni e ha pubblicato diversi suoi lavori in volumi scientifici d’arte. Scrive e realizza video per i Social Network sui temi: arte, ambiente e umanità. Già Consulente di Governo per la Struttura di Missione degli Anniversari Nazionali della Presidenza del Consiglio dei Ministri. Nomina da conservatore-restauratore: del Centro Europeo Cultura Turismo e Spettacolo, Roma; del Comitato Scientifico del MUGA - Museo Garibaldino di Mentana e del MUCAM - Museo Civico Archeologico di Mentana e dell'Agro Nomentano.


















