L’appuntamento con la nostra rubrica oggi fa un passo indietro e recupera una regione di cui, qualche tempo fa, avevamo esplorato i maggiori siti e le aree archeologiche: l’Emilia Romagna. Oggi faremo tappa nel suo capoluogo per approfondire le meraviglie del Museo Civico Archeologico di Bologna.
L’amore per l’arte potrebbe esser nato ammirando quella che per noi oggi è l’archeologia?
È sempre questa la domanda che accompagna I parchi della bellezza alla scoperta delle meraviglie archeologiche del nostro paese, attraversando l’Italia e viaggiando a ritroso nei secoli fino quasi all’infinito, per immergerci nell’immenso patrimonio artistico e culturale che possiede.
Con il trascorrere dei secoli è andata formandosi quella che potremmo definire la ricerca di una conoscenza nella quale poterci riconoscere. Scrutando e assaporando la bellezza dei luoghi, dei territori antichi ancora racchiusi in attesa di esser compresi, svelati e raccontati, in questo scritto vi accompagno nella Preistoria, pensando a millenni di evoluzione sociale, ambientale, tecnologica e anche ai grandi artisti.
Inaugurato nel 1881, il Museo Civico Archeologico di Bologna è rappresentativo della storia del territorio, dalla preistoria all’età romana, con reperti di arte greca, ed è sede di una delle collezioni egizie più importanti d’Europa.
Parte del complesso dei Musei Civici della città, le sue collezioni sono il risultato di quelle dell’antico Museo Universitario, della donazione del pittore Pelagio Palagi e dei rinvenimenti degli scavi otto-novecenteschi condotti sul territorio bolognese, inizialmente esposti in alcune sale attigue all’Archiginnasio, in occasione del V Congresso Internazionale di Antropologia e Archeologia Preistorica del 1871. Arricchitesi nel tempo, la collezione vanta ormai circa 200.000 opere, articolate in sezioni che, ancora oggi, mantengono criteri espositivi e ordinamento originale.
Il museo è ospitato a Palazzo Galvani, le cui origini risalgono al lontano 1336, quando iniziarono i lavori dell’Ospedale e della Chiesa di Santa Maria della Morte, ad opera dell’omonima Compagnia. Nei secoli, il complesso fu interessato da svariati interventi – fra i quali vale la pena ricordare quello di Antonio Morandi, detto il Terribilia, che nel Cinquecento fu autore del portico della Morte che ancora oggi collega il palazzo all’Archiginnasio -, ma solo all’inizio dell’Ottocento, quando la Confraternita della Morte venne soppressa, l’ospedale e la chiesa persero la loro funzione.
L’architetto Coriolano Monti ne modificò, allora, fortemente l’assetto interno, realizzando la grande scala che si trova all’ingresso e affaccia sul cortile. Quando si decise che il palazzo sarebbe stato destinato a sede museale, nel 1875, al nucleo primitivo vennero aggiunti due bracci e, per l’inaugurazione del 1881, il cortile venne trasformato in uno splendido giardino con al centro una fontana con un puttino di bronzo, dello scultore Stefano Galletti. (foto 1, foto 2, foto 3)
L’atrio del museo corrisponde oggi all’antica chiesa di Santa Maria della Morte e ospita alcuni monumenti funerari di epoca romana: grandi stele che identificavano le tombe collocate lungo le principali strade extraurbane dell’antica Bononia. Di particolare interesse, un torso marmoreo con corazza in cui si identifica l’imperatore Nerone, originariamente nel teatro romano della città. (foto 4)
Svincolata dal resto della collezione, occupa tutto il piano interrato la collezione egizia. Con i suoi circa 4000 reperti, questa si annovera fra le più importanti d’Italia, dopo quelle di Torino e Firenze.
L’iniziale nucleo di antichità del Museo dell’Università si arricchì grazie alla collezione di Palagi e venne ultimato, nel 1987, da una donazione di opere di età greco-romana, con elementi quali mattoni, coni funerari, papiri e bende di mummia. (foto 5, foto 6, foto 7, foto 8)
Passando per il cortile interno, dove si trovano vari reperti lapidari, testimonianza dell’antica Bononia romana, si arriva al primo piano dell’edificio. Inizia qui il racconto archeologico del territorio bolognese, con un andamento espositivo cronologico che va dalla preistoria all’età del bronzo.
I reperti si devono in particolare all’operato di alcune personalità, quali Luigi Fantini – la cui collezione costituisce le maggiori testimonianze della più antica presenza umana sul territorio – o Giovanni Cappellini, ma anche a Edoardo Brizio, direttore del museo a cavallo fra Ottocento e Novecento. (foto 9)
Col passaggio dall’età del Bronzo a quella del Ferro, si assiste a un importante cambiamento, ossia l’instaurarsi della cosiddetta “cultura villanoviana”.
Il termine deriva da Villanova di Castenaso, centro in cui nel 1831 furono per la prima volta rinvenute tombe caratterizzate dal rito della cremazione e dal vaso biconico, tali e quali a ritrovamenti di poco successivi nei principali centri dell’Etruria Tirrenica e che risultano una prima manifestazione del popolo etrusco.
Arriviamo dunque, a questo punto del percorso, a parlare dell’antica Felsina, di cui la maggior parte delle testimonianze si devono alla passione per l’archeologia di Andrea Zannoni. Da notare in queste sale sono anche gli affreschi parietali.
Voluti da Giovanni Gozzadini e realizzati dal pittore bolognese Luigi Busi, riproducono pitture tombali etrusche, con l’intento di descrivere visivamente l’uso degli elementi esposti. (foto 10, foto 11, foto 12, foto 13)
Prima di passare al racconto dell’antica Bononia, conquistata definitivamente da Roma nel 189 a.C., una piccola sala espone reperti relativi alla presenza dei Boi, popolazione celtica. Di quel periodo restano davvero poche tracce, relative soprattutto a tombe, armi e ornamenti.
Procedendo, possiamo restare affascinati davanti a grandi mosaici di epoca romana, tutti realizzati con la tecnica dell’opus tessellatum ad eccezione di uno, esposto orizzontalmente, che presenta una fascia in opus vermiculatum – una lavorazione più raffinata, con uso di tessere ancora più piccole rispetto al modo precedente, capaci quindi di rendere maggiori dettagli figurativi. Del periodo romano si trovano esposti vari reperti, capaci di ricostruire sia la vita pubblica che quella privata della città. (foto 14)
Sempre al primo piano troviamo anche sia la gipsoteca che sale dedicate alla scultura greco-romana. Per quanto riguarda la prima, la raccolta di gessi ebbe un notevole incremento grazie ai direttori del Museo, Edoardo Brizio e Gherardo Gherardini, entrambi anche docenti di Archeologia all’Università.
Per quanto riguarda le seconde, invece, la maggior parte delle opere esposte sono di epoca imperiale e si tratta sia di repliche di modelli greci, sia di ritratti originali, pubblici e privati, articolati in particolare fra l’età giulio-claudia e il IV secolo d.C.
Capolavoro indiscusso della collezione è la testa di Atena Lemnia, copia di epoca augustea dall’originale attribuito a Fidia. (foto 15, foto 16, foto 17, foto 18, foto 19, foto 20).
Il Museo Civico Archeologico di Bologna è anche dotato di un Medagliere, non accessibile al pubblico per motivi di sicurezza, se non su richiesta e appuntamento, e di una sala dedicata alle esposizioni temporanee, fra le più importanti della città. Non solo, completa il quadro la Biblioteca, con i suoi circa 15.000 volumi – un numero sempre in aumento – e una ricca sezione di periodici.
È visitabile dal lunedì alla domenica, ad eccezione del martedì, che è il giorno di chiusura. L’orario di apertura durante i giorni della settimana è dalle 9:00 alle 18:00, mentre il sabato e la domenica dalle 10:00 alle 19:00.
Si tratta di un’affascinante tappa da concedersi durante una bella passeggiata sotto i portici, prima di tornare con lo sguardo a San Petronio e alla meravigliosa Piazza Maggiore, proprio lì accanto.
- Museo Civico Archeologico
- Via dell’Archiginnasio 2 – 40124, Bologna
- Tel. 051 – 2757211
- Sito web: http://www.museibologna.it/
- ufficiostampabolognamusei@comune.bologna.it
- mca@comune.bologna.it
Maestro d’arte, si diploma all’Istituto d’Arte Silvio D’Amico di Roma - è qualificato Restauratore di Beni Culturali e si occupa della conservazione di opere d’arte per mostre Nazionali e Internazionali. Cura costantemente progetti, consulenze, per la manutenzione e la conservazione e restauro di Beni Culturali, in Italia e all’estero, sia per Enti Pubblici che privati e collabora con alcune Università. Nel 2012 al Campidoglio, è stato insignito dell’onorificenza, “Premio Personalità Europea dell’Anno”, dal Centro Europeo Cultura Turismo e Spettacolo. Presenta Convegni e ha pubblicato diversi suoi lavori in volumi scientifici d’arte. Scrive e realizza video per i Social Network sui temi: arte, ambiente e umanità. Già Consulente di Governo per la Struttura di Missione degli Anniversari Nazionali della Presidenza del Consiglio dei Ministri. Nomina da conservatore-restauratore: del Centro Europeo Cultura Turismo e Spettacolo, Roma; del Comitato Scientifico del MUGA - Museo Garibaldino di Mentana e del MUCAM - Museo Civico Archeologico di Mentana e dell'Agro Nomentano.






























