Al Forum delle Culture va in scena la conoscenza tra popoli e culture diverse. E bella musica

Anche quest’anno il Forum Universale delle Culture, promosso dall’Unesco, ha presentato un programma di appuntamenti di alto livello.

Quelli tenuti a maggio presso la Reggia di Caserta e il Belvedere di San Leucio, curati da Paolo Macry, hanno proposto un tema caro al Forum: la conoscenza reciproca tra popoli e culture diverse.

Il titolo degli incontri, Città in movimento, geopolitica, culture e diritti dei migranti, ha confermato l’impegno.

Fra gli ospiti due autorevoli scrittori.  Il primo, Hanif  Kureishi,  nato in Inghilterra ma di padre pakistano. L’autore di Il Budda delle periferie, (2001), ha discusso di un tema di grande attualità: la relazione fra le migrazioni e le generazioni. Per approfondire la conoscenza del rapporto che l’autore ha avuto con il padre, in un viaggio nella storia della famiglia, sarebbe utile la lettura di un suo testo autobiografico, Il mio orecchio sul suo cuore, (2004).

Secondo autore di culto, Abraham B. Yehoshua. Lo scrittore israeliano, nato a Gerusalemme, ha dialogato con Massimo Cacciari sull’idea di patrie. Yehoshua, che con Amos Oz e David Grossman compone la triade dei massimi scrittori israeliti, ha affrontato, come accade spesso nei suoi romanzi, il rapporto tra popoli con religioni e culture differenti, approdando alla questione arabo-israeliana. Massimo Cacciari, animato dalla sua passione politica e filosofica, ha definito le radici del mondo moderno come erranti, riferendosi alla sfuggente società contemporanea, a “quei sentieri interrotti della conciliazione”.

Il programma nel suo momento centrale ha previsto due reading. Il primo, dal titolo suggestivo, Dove il mondo si è incontrato, ha raccolto autori caraibici, fra i quali Anthony Phelps (Haiti) e Marle Collins (Aruba).

Il secondo ha riguardato la scrittura dell’esilio, presentando la scrittrice Eva Hoffman, nata a Cracovia e autrice del libro, Come si dice, (1995). La Hoffman ha raccontato, in chiave etica e antropologica, la sua esperienza migrante, definendosi ebrea ebrea e polacca polacca.  La sua scrittura ha attraversato le catastrofi della sua terra e della sua vita, che non finiscono per chi resta e non finiscono per chi emigra.

Canto dolente accomunato a quello della scrittrice croata, Dubrauka Urgresic, che con sofferta ironia ha narrato le vicende della sua terra lacerata dal sanguinoso conflitto che sconvolse i Balcani dal 1991 al 1995. Dice di sé: la mia storia potrebbero raccontarla le valigie che mi trascino dietro, che si trascinano dietro di me…i biglietti da visita con nomi che non rappresentano più persone reali…i foglietti che provano che ho comprato qualcosa… ma le prove coincidono sempre meno con i miei ricordi.

La cura dei reading è stata affidata alla regista Barbara Rossi Prudente, suo il premiato film, Esterno Sera.

Le chiediamo quale criterio abbia scelto per armonizzare le molteplici voci degli autori.

La Rossi Prudente ci dice di aver conferito agli incontri una chiara forma di spettacolo, in modo che i contenuti letterari potessero avere una fruizione immediata. La regista casertana si è interrogata poi su cosa accada a un esule nell’abbandonare casa, terra e famiglia. Abbandona la lingua madre, conservandone solo uno sbiadito ricordo, è la sua conclusione. L’identità psicologica e culturale dell’esule saprà rafforzarsi con il ricorso ai suoni, ai rumori familiari, alla musica.  La regista ha intrecciato così la letteratura alla musica, coinvolgendo musicisti con un forte legame alle radici della propria terra.

Scelta felice: Raiz e Fausto Mesolella, per il sound moderno, Fausta Vetere e Corrado Sfoglia per la tradizione popolare.

Alla voce dei poeti e degli scrittori si è aggiunta quella degli attori Marco D’amore e Emilio Vacca.

Uno spettacolo.

 

Roberto Perrotti

Roberto Perrotti

Scrittore e psicologo, ha pubblicato per Guida, “La trilogia dei capperi “ (2005) e Passodincanto (2008). Dirige la collana “Solare” dell’ A.S.M.V. è ideatore e direttore del Festival dell’Erranza.​

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