Francesco Impellizzeri. Unpopop, un po’ tutt’altro e Carla Accardi. L’intervista

Francesco Impellizzeri è artista completo e complesso: è pittore, realizza performance, lavora con il video e la fotografia. L’origine di molte delle sue forme espressive appartiene al vissuto della sua infanzia che lo ha seguito lungo il suo percorso di crescita. Impellizzeri manifestava già da bambino propensioni alla creatività che si sono poi concretizzate da adulto. Conosciute le sue performance in cui si traveste in panni di personaggi inventati e canta canzoni piegandole al suo messaggio o inventandole totalmente. Cantava in pubblico già a cinque anni, poi ha continuato in cene da amici, finché nell’89, a Milano, ad una cena da Francesco Lisa Ponti, in cui si trovavano artisti noti, fra cui molti dell’Arte Povera, inizia a colloquiare con Marisa Merz:

“Mettevo i dischi a questa cena e ad un certo punto, mentre suonava una canzone cantata da Lucio Amelio, dico a Marisa Merz: Io canto meglio”.

Allora Marisa si alza in piedi e dice:

“Questo giovane amico canterà per noi”.

Così si è animata la serata. Dopo mi si avvicina Mario Merz e colloquiando mi dice:

“la canzone è una grande comunicazione”.

Da quel momento lì ho incominciato a riflettere seriamente sull’esibirmi e dopo un anno ho fatto la mostra alla Temple University di Roma dove questo personaggio, Unpopop, cantava proponendo la performance Strilli.

E il travestimento? Sempre verso i cinque anni Impellizzeri partecipa ad un concorso per mascherine con il costume del Piccolo Lord e vince un premio, ricorda:

“la cosa che mi è rimasta impressa è che in quell’occasione il vestito non era particolare, ma ho interpretato il Piccolo Lord sfilando come un damerino, penso di aver vinto il premio per questo.”

Già a metà degli anni ’70 si faceva fotografare travestito da personaggi inventati da lui che interpretava partendo da un bisogno istintivo, poi questi due elementi, il canto e il travestimento, si sono fusi nelle sue performance. L’artista si serve di veri e propri progetti scritti e disegnati in cui sceglie travestimento, musiche e costumi, ma la peculiarità è che parte da immagini visive, ha un’illuminazione pittorica che riesce sempre a tradurre nelle performance.

Alcune volte realizza lui le canzoni, altre le stravolge, alcune volte crea i costumi e le scenografie, altre volte si fa aiutare, ma sempre è fedele alla sua idea originaria. Riflettendo sulle tematiche Impellizzeri si è subito diretto verso una critica al sociale, ai costumi, alla politica, al mondo dell’arte, il primo esempio è stata la canzone Vernice Vernissage che prendeva di mira le inaugurazioni; la sua critica si svolge in modo garbato e giocoso, con ironia e stile, anche quando, ad esempio, parla di sessualità. I personaggi che interpreta sono dei veri e propri tableau vivant che non calzano la sua personalità, sono altro da lui, sono personaggi a se stanti. Inoltre mette in bocca ai suoi personaggi parole precise che sente essere appropriate per quella situazione, e racconta:

“ho avuto anche esperienze cinematografiche, ma quando mi trovavo a fare l’attore il fatto che dovessi pronunciare frasi che non calzavano quello che sentivo, mi procurava dei problemi.”

Le parole sono essenziali nel suo lavoro perché manifestano tutto il suo discorso di critica sociale che relazionato con il kitsch dei suoi tableau vivant spinge lo spettatore a domandarsi che cosa ci sia dietro l’apparenza.

Impellizzeri lavora con diversi medium pittorici, interessante il fatto che quando ha incominciato a realizzare acquerelli dei suoi personaggi si è finalmente riconosciuto in quei panni, mentre attraverso fotografia e video la distanza era tale che non si identificava in loro. Il suo approccio con il video parte dalla documentazione delle performance finché per la mostra al MLAC, IMPELLIZZERI XX Performance 1990-2010 del 2010, ha creato dei montaggi che non fossero solo documentativi, ma che restituivano l’atmosfera presente durante le azioni. In questa mostra si ripercorreva tutto il suo lavoro performativo anche con teche contenenti i progetti. Invece Videoclippami è un’esperienza a sé:

“era come una mia performance in grande, un raccontare attraverso 16 personaggi i malesseri di questa società, fare una specie di sommatoria attraverso prototipi della società attuale.”

Deriva poi dalla sua infanzia l’idea di creare dei pensierini di critica alla contemporaneità con la scrittura delle elementari, con gli errori segnati in rosso, accompagnati da disegni: alle elementari Francesco disegnava benissimo, allora la maestra riempiva la parete destra della classe con i suoi disegni, ma Francesco faceva anche tanti errori di ortografia, racconta:

“Quanti errori di ortografia per un disegno così bello, diceva la maestra. Li ho conservati tutti, penso che la mia prima mostra io l’abbia fatta lì. Siccome nel corso degli anni ho sempre preso appunti sulle mie sensazioni, sulle esposizioni, sulla vita, appunti poetici, ho fuso questo prendere appunti con la mia esperienza da piccolo e li ho uniti alla critica sociale, politica, del mondo dell’arte, della sessualità. Così sono arrivato ai miei pensierini.”

Un incontro importante è stato quello con Carla Accardi, che ci ha lasciati da poco tempo (http://www.artapartofculture.net/2014/02/23/carla-accardi-tributo-a-una-protagonista-dellastrattismo-e-della-pittura-una-donna/). Impellizzeri ha conosciuto questa maestra dell’arte italiana alla personale di Accardi ad Erice nell’83. Li univa la comune provenienza da Trapani, e per una reciproca simpatia e stima è nata una frequentazione finché Accardi non chiese a Francesco di mettere a posto il suo archivio. Durante questo periodo in una visita alla grande artista nacque un colloquio su un suo quadro, da qui è iniziato uno scambio diverso, come Impellizzeri ricorda:

“era un rapporto molto intimo anche perché non dipingevo le sue opere, ma era una collaborazione sulla progettazione, poi parlavamo dei colori ed era bellissimo poter dialogare sul suo lavoro. Con lei ho conosciuto il vero mondo dell’arte contemporanea, quello che poi io criticavo. Ho iniziato a collaborare con Carla nell’ottobre dell’87.”

Insieme hanno esposto nella doppia personale On paper all’A.A.M. Architettura di Roma nel 2004; Impellizzeri racconta:

“la volontà di realizzare la mostra nacque da Francesco Moschini e si sviluppò da una mia idea di creare miei pensierini su di Carla a partire dalle sue opere. L’idea piacque molto a Carla e così facemmo questa doppia personale in cui realizzammo anche quattro quadri a quattro mani.”

Avendo raccontato il percorso di Impellizzeri di cui si può ricordare la partecipazione all’evento collaterale della Biennale di Venezia del ’93 Canzone in vetrina alla Fiorella Gallery, la partecipazione al Progetto Oreste e la sua esperienza in Spagna con la galleria Espacio Minimo dal ’97 al 2007, va detto che il suo linguaggio si può definire vicino alla Pop Art e il suo stile, appunto, pop. Da cosa deriva questa propensione? Lo chiariscono le parole dell’artista:

“Warhol l’ho conosciuto dopo. Sono cresciuto con l’immagine televisiva e la canzone popolare e questi input hanno fatto sì che fossi incantato dalle canzoni, dai programmi in tv, dalla pubblicità, dai giornali; in fondo forse è quello che ha incantato altri artisti che si sono rivolti al pop: non è una scelta, è una realtà. Mi interessa andare verso il popolo attraverso la canzone che è un mezzo che arriva a tutti.”

Ultimamente Impellizzeri e Mikele Abramo, direttore di coro polifonico costretto a rinunciare al suo lavoro, hanno creato lo spettacolo Arte Clandestina dove, attraverso tredici canzoni, svolgono una critica sociale e al mondo dell’arte. Impellizzeri, di questo spettacolo, ama una canzone in particolare in cui un’erma parla al pubblico:

“la statua si lamenta del suo essere impolverata e abbandonata in un museo, non restaurata. Ad un certo punto la statua se la prende e aggredisce il pubblico, lei è una statua, non ha le braccia, non ha le gambe, ma dice: “un cuore ce l’avrò, ho una testa, ho degli occhi, ho una bocca per parlare, ma tu che sei un umano sei peggio di me, dovresti fare qualcosa anziché guardarmi e stare lì senza agire.”

Divertente l’intermezzo con la musica della sigla del cartone animato Heidi che viene inserita come una pubblicità con parole totalmente inventate che cambiano ogni volta che è eseguita. Lo spettacolo verrà portato in giro per l’Italia a partire da fine maggio 2014.

Claudia Quintieri

Claudia Quintieri

Claudia Quintieri, classe ’75, è nata a Roma, dove vive e lavora. Si è laureata in Lettere indirizzo Storia dell’arte. È giornalista, scrittrice e videoartista. Collabora ed ha collaborato con riviste e giornali in qualità di giornalista specializzata in arte contemporanea. Nel 2012 è stato pubblicato il suo libro "La voglia di urlare". Ha partecipato a numerose mostre con i suoi video, in varie città. Ha collaborato con l’Associazione culturale Futuro di Ludovico Pratesi. Ha partecipato allo spettacolo teatrale Crimini del cuore.

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