Fondo Unico Spettacolo. Servono coraggio e innovazione dopo la sospensione della sentenza del Tar del Lazio

ripartizione-fus-2015-fondo-unico-spettacolo-franceschini-640x425Perché il Decreto Ministeriale 01.07.2014 emanato dal Ministro Franceschini è stato annullato dal TAR del Lazio il 23 giugno scorso e perché il Consiglio di Stato ha sospeso il 2 luglio questa sentenza? Ma, soprattutto, cosa si prospetta per il futuro dello spettacolo in Italia? Potrà esserci posto per una nuova legge quadro che prenda in esame le richieste degli operatori dello spettacolo?

La posizione del direttivo di CReSCo (Coordinamento delle Realtà della Scena Contemporanea) sull’argomento offre argomenti e proposte, a cominciare dall’analisi delle ragioni della decadenza del D.M. a opera del TAR che sono tecniche e inappuntabili. Secondo il CReSCo, infatti, esse mettono in rilievo una serie di leggerezze da parte degli uffici del MIBACT, e anche se, in realtà, questo D.M. è il frutto di una stagione gestionale ormai conclusa e di una direzione generale che non è più la stessa da un anno, è importante far sì che errori così gravi non accadano mai più, perché pregiudicano il lavoro di migliaia di operatori e di centinaia di imprese e determinano un’emergenza gravissima.

Il Coordinamento si spinge anche oltre considerando che la sentenza del TAR rappresenta una manovra di retroguardia che non ha molto a che vedere con il merito degli elementi contestati, ma che punta ad arrestare l’applicazione del D.M. e il cambiamento che esso ha portato con sé. 

Sulla bontà di fondo di questo decreto, in verità, sono in molti ad essere in disaccordo. E non solo per mere necessità politiche. Artisti ed operatori dello spettacolo sono stufi sia del trattamento e delle discriminazioni che subiscono da quando è nato il Fondo Unico dello Spettacolo, sia di tavoli reali o fittizi che non hanno mai affrontato il problema alle radici.

Il CReSCo, però, pur affermando che questo decreto non è affatto perfetto, tanto che in un solo anno di attuazione se ne sono già visti i limiti (su tutti quello di ingessare la già limitata possibilità di circolazione degli spettacoli), contiene un progetto e una nuova visione culturale: il finanziamento triennale, l’investimento sugli under 35, il sostegno alle residenze, una nuovo ruolo dei festival, il perfettibile meccanismo della multidisciplinarietà sono contenuti essenziali di quel progetto e hanno determinato l’ingresso di molti nuovi soggetti che da anni portavano avanti un lavoro di qualità. 

Ed è proprio perché il D.M. contiene una nuova visione che il TAR lo ha considerato più di un decreto, sottolineandone la natura regolamentare, prossima a quella di una legge.

Il Ministro Franceschini dovrebbe intanto  trovare una soluzione tampone nel caso il Consiglio di Stato confermi l’annullamento del D.M. e, contemporaneamente velocizzare il percorso di discussione e approvazione di una legge per il settore. Occorre, infatti, fare il punto sulla situazione dalla quale si è partiti, guardare le evoluzioni che ci sono state, e non buttare via quel che di buono si è ottenuto, orientando quella che può essere considerata la spinta riformatrice che il decreto porta con sé e orientarla verso una proposta di legge quadro che abbia il coraggio di rinnovare ancora di più, di guardare al futuro, di fare una vera selezione dei migliori progetti e di immaginare un sistema dello spettacolo dinamico come quello italiano non è mai stato.
Non è corretto né sano, ad esempio, che le imprese di spettacolo create negli ultimi 10, ma anche 20 anni, abbiano un ventaglio di possibilità infinitamente più limitato di chi ha avviato la propria attività prima di allora.

I punti di partenza di una legge  ben fatta, per il CReSCo (ma anche una buona parte delle compagnie indipendenti) sono i seguenti:

  1. deve essere una legge quadro che fissa i principi e demanda le norme all’emanazione di regolamenti attuativi;
  2. è prioritario il tema delle risorse che risultano insufficienti a sostenere una riforma del settore;
  3. riconoscimento normativo di impresa culturale e creativa sul modello dell’impresa sociale, istituita nel 2005;
  4. passaggio dalla logica della sovvenzione che va a coprire i deficit di bilancio a quella dell’investimento che, attraverso le differenti forme di intervento dello Stato (contributo; tax credit, art-bonus, prelievo di scopo sui servizi tv) può fondarsi sul riconoscimento del valore del progetto, sulla sua efficacia e sulla sua effettiva ricaduta, a modello della progettualità europea;
  5. potenziamento della diffusione dello Spettacolo dal vivo e sostegno del decentramento della distribuzione, della programmazione e dell’esercizio, attraverso la valorizzazione delle realtà radicate nei territori;
  6. istituzione di un fondo di rotazione per ristrutturazione e adeguamento tecnologico delle sale di spettacolo;
  7. armonizzazione delle legislazioni regionali con la legge nazionale, nel rispetto delle specificità e della differenziazione delle funzioni tra Stato e Regioni;
  8. riconoscimento della natura atipica del lavoro nello spettacolo dal vivo, al fine di costruire le premesse per uno specifico welfare di settore;
  9. semplificazione della gestione amministrativa, alleggerimento degli adempimenti burocratici e adeguamento alle specificità del settore delle norme sul pubblico spettacolo (vigili del fuoco, autorizzazioni di pubblica sicurezza, occupazione suolo pubblico, SIAE …);
  10. promozione di percorsi strutturali di relazione tra Scuola e Spettacolo dal vivo, che facciano riferimento alla necessità di avvalersi di professionisti del settore a garanzia dell’efficacia del processo formativo;
  11. sostegno alla mobilità internazionale, alla visibilità degli artisti italiani all’estero e alla coproduzione internazionale in concertazione con il Ministero degli Affari Esteri.

Nonostante una serie di riserve sul concetto di impresa quando si tratta di cultura o di sociale (perchè la parola permette una lettura libera che consente persino alle multinazionali di intervenire in un settore che, per sua stessa natura, dovrebbe essere libero da logiche prettamente commerciali) è innegabile che sia impellente che il Ministro metta al più presto all’ordine del giorno anche queste proposte, non dimenticando di  consultare su questi temi gli operatori del settore.

artapartofculture redazione

Clarissa Pace

Laureata in lingue e letterature orientali, viaggiatrice e fotoreporter ha vissuto per alcuni anni fra India, Nepal e Sri Lanka per approfondire i suoi studi sull'archeologia e l'arte del subcontinente indiano e come inviata di alcune testate locali. Tornata in Italia comincia a lavorare nell'editoria ma è sempre pronta a riprendere la sua vita nomade e piena di scoperte. Quando non viaggia naviga ininterrotttamente sul web.

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