Viale dei Canti, dove i muri parlano

Se il gesto di scrivere o disegnare sui muri — si pensi ai writers o agli streetartist — è stato quasi sempre inscritto in una semantica di protesta, cosa dobbiamo pensare nel trovarci di fronte ad una parete lunga 50 metri su cui è stato inciso il Canto notturno di un pastore errante dell’Asia di Giacomo Leopardi, mescolato ai versi di altri quattro poeti del ‘900 come Alfonso Gatto, Leonardo Sinisgalli, Lorenzo Calogero e Bartolo Cattafi? E se questo muro cominciasse poi anche a parlare? A cantare addirittura?

Forse siamo alla presenza di «un muro magico» come ha affermato Marina Valensise, direttrice dell’Istituto Italiano di Cultura a Parigi (http://www.iicparigi.esteri.it/iic_parigi/it/), durante l’inaugurazione di Viale dei Canti, progetto d’arte multimodale firmato da Giuseppe Caccavale e Stefano Gervasoni presso l’istituto stesso. Un muro che «ha le caratteristiche di un’opera d’arte ma è soprattutto un prodigio della tecnica», ha poi aggiunto la direttrice con il giusto orgoglio d’aver avuto l’intuizione alla base della nascita del progetto e poi di averlo fieramente sostenuto fino alla sua realizzazione.

Viale dei canti possiamo definirla sicuramente un’opera corale. Un progetto che ha coinvolto una squadra di diverse ed importanti professionalità. Caccavale, con l’aiuto di un team di grafici, ha scavato nel muro ben 5250 caratteri utilizzando l’antica tecnica dello spolvero. Una scelta precisa: lo spolvero ha regole compositive rigide che permette di penetrare la parola rinnovandola mediante il gesto dell’incisione. Anche il carattere utilizzato non è stato scelto casualmente: è il Tallone. Disegnato dall’editore Alberto Tallone, poi inciso a mano da Charles Malan nel 1949 e fuso da Radiguer, importante fonderia francese. Un simbolo di stile tutto italiano ma anche forte legame tra la nostra cultura e quella francese. Interessante è poi valutare la scelta della poesia e dei poeti: eccezion fatta per Leopardi gli altri sono poeti «clandestini», dice Caccavale accusando una certa stanchezza intellettuale nel proporre al pubblico sempre gli stessi nomi. Perché la parola oggi «ha una grande responsabilità» e deve essere usata come elemento di rinnovamento e di incontro. Esattamente ciò che è il Viale dei Canti: un terreno d’incontro tra discipline fra loro anche molto differenti.

La stretta di mano tra queste materie è subito evidente grazie al calco sonoro di Gervasoni che ha provveduto a comporre in tracce musicali le parole che Caccavale ha messo in figura. Così dal muro si spande lungo tutto il percorso una composizione elettroacustica inedita ed originale che utilizza esclusivamente la voce registrata della mezzo soprano Monica Bacelli intenta a recitare le poesie scolpite nel muro, i suoni registrati del cantiere del muro ed i suoni di interazione tra la voce parlata e i rumori di cantiere. Tutto ciò è stato reso possibile grazie anche all’intervento di altri due professionisti del suono che hanno concepito un innovativo sistema di amplificazione elettroacustica: Marco Lioni, matematico e musicista, e Alvise Vidolin, esperto di tecnica del suono e elettroacustica.

La sfida di portare il suono dentro il muro non era semplice. Ci sono riusciti tramite all’installazione a scomparsa nella parete di sei altoparlanti a sei canali indipendenti che diffondono,  comandati da un algoritmo, infinite combinazioni sonore del materiale acustico registrato accompagnando lo spettatore lungo la direzione orizzontale del muro. Il contrasto tra la verticalità del  muro, la scrittura del testo e l’orizzontalità del suono che viene da esso crea una forma di spazializzazione completamente nuova ed entusiasmante da vivere.

Viale dei Canti resterà in permanenza sulle pareti dell’Hôtel du Galliffet, oggi sede dell’Istituto, anche come monito e come forte gesto contro la condanna alla chiusura definitiva del portone d’ingresso da Rue de Grenelle a seguito degli attentati del novembre 2015. Per questo si può affermare che anche questo muro — che parla e che suona — può essere incasellato in una semantica di protesta. Una pratica, l’utilizzo di pareti per lanciare messaggi sociali, che sta attirando l’attenzione di un pubblico sempre più vasto. Pensiamo, ad esempio, alla popolarità raggiunta dai murales di Banksy e di altri streetartist o alle recenti discussioni aperte da Triumph and Laments di William Kentdridge a Roma: una messinscena lunga 500 metri di luci ed ombre della città eterna ottenuta, anche qui come in Viale dei Canti, scavando e incidendo la materia sulla parete. Così, allo stesso modo, auspichiamo che anche questo nuovo muro si riveli un lavoro che riesca veramente a svegliare coscienze e ad innescare nuovi dialoghi tra diverse culture.

Viale dei Canti
installazione multimodale di Giuseppe Caccavale e Stefano Gervasoni
Istituto Italiano di Cultura a Parigi
50, Rue de Varenne, Parigi
http://www.iicparigi.esteri.it/iic_parigi/it

Massimo Rosa

Massimo Rosa

Massimo Rosa è curatore d’arte ed ha diretto alcune gallerie italiane. Ama l’arte contemporanea e la filosofia. Attualmente vive a Parigi.

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