Kounellis umanista alla Galerie Karsten Greve

Si è da poco conclusa l’esposizione alla Monnaie de Paris e la Galerie Karsten Greve ne prende idealmente il testimone proponendo al pubblico un’esposizione di una dozzina di opere realizzate tra il 1963 ed il 2010 che ci offrono uno spaccato puntuale della filosofia creativa alla base del lavoro del pittore povero per eccellenza e una lettura focalizzata su uno degli aspetti fondamentali dell’artista e, soprattutto, dell’uomo Jannis Kounellis: il suo essere un umanista.

Emerge bene la figura dell’artista che si occupa di politica, qui intesa come attività volta al recupero dei valori espressi dall’antico termine polis nato proprio in Grecia, terra d’origine di Kounellis, in cui l’uomo doveva avere un’atteggiamento attivo e responsabile nei confronti del destino della collettività. In sintesi il ritrovamento dell’uomo pubblico, che si fa carico delle proprie intuizioni e le mette a disposizione di tutti al fine di migliorare le proprie condizioni di vita e quelle degli altri. Emblematica in questo caso è l’opera Pireo (1963) raffigurante il porto di Atene. Il mare è da sempre stato crocevia di civiltà e di scambi culturali. Un omaggio alla sua città natia e luogo da cui lui stesso è partito per contaminarsi con differenti culture.

È solo l’introduzione a ciò che diventerà, e che l’esposizione mette bene in evidenza, il suo modo di fare arte: affidare il trasporto estetico delle sue idee a materiali comuni come il legno, il ferro o la lana.  È la convergenza verso quella che sarà poi definita arte povera. In forte contrapposizione all’arte informale imperante in quell’epoca, Kounellis sceglie di ridurre lo scarto che si era ormai creato tra la creazione artistica e la vita di tutti i giorni recuperando e utilizzando nei suoi lavori materiali più sobri ma non per questo meno nobili: un modo di fondere natura e cultura che non devono essere viste in contrapposizione ma divenire un binomio inscindibile. L’opera Senza Titolo (1968), realizzata appena un anno dopo la mostra Arte Povera di Germano Celant, ben testimonia questo approccio fondamentale in Kounellis: la tensione alla riappropriazione di una vita modesta che insisterà poi in tutta la sua produzione successiva fino a quella odierna.

Una vita modesta magari difficile da perseguire, ma considerata sicuramente più genuina. Una vita fatta di valori semplici ma fermi, solidi, questo sembra indicarci la grande àncora in Senza Titolo (2004). Un’installazione che fonde molte tematiche care a Kounellis: al chiaro il riferimento al mare come luogo di scambio e alla navigazione come ricerca continua, si aggiunge la prospettiva drammaturgica che lo ha da sempre contraddistinto.

Alla fine del percorso espositivo, a conferma del fatto che Kounellis ha spesso dichiarato di essere a tutti gli effetti un pittore, troviamo la recente opera Senza Titolo (2010). L’impronta di un cappotto impregnato di catrame su carta e poi applicato su acciaio sembra un forte grido contro lo svuotamento dell’identità umana in un mondo contemporaneo sempre più spinto verso un consumismo eccessivo.

Una buona mostra dunque in cui l’estetica delle opere scelte riflette quella filosofia creativa ben espressa da Kounellis stesso tramite una citazione che campeggia sul muro della galleria: «Ho visto il sacro negli oggetti comuni. Ho creduto che il peso fosse la giusta misura. Amo l’ulivo, la vigna e il grano. Vedo il ritorno della poesia attraverso tutti i mezzi: tramite l’esercizio, l’osservazione, la solitudine, la parola, l’immagine, la sovversione.»

Jannis Kounellis

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Massimo Rosa

Massimo Rosa

Massimo Rosa è curatore d’arte ed ha diretto alcune gallerie italiane. Ama l’arte contemporanea e la filosofia. Attualmente vive a Parigi.

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