Soldado, il sequel di Sicario. Il ritorno di Alejandro, avvocato e killer

Stefano Sollima dirige il sequel di Sicario: dalla borgata romana di Romanzo Criminale alle lande tra Texas e Messico, la tensione corre veloce.
Soldado,  secondo capitolo della guerra cinematografica degli USA contro i narcos, porta con sé diverse verità e un discreto numero di  vuoti da colmare. Tre anni dopo Sicario, tornano sul campo di fuoco l’agente Graver (Josh Brolin), specialista delle operazioni clandestine della Cia, e il suo braccio armato, Alejandro (Benicio Del Toro). Manca il personaggio di Emily Blunt che esaurito il suo scopo di “osservatrice esterna”, non aggiungerebbe nulla a questa seconda incursione nella mitologia di confine avviata da Villeneuve e proseguita da Sollima.

Gran bel film; per alcuni, compreso il regista, un western moderno. Non sono certo che possa rientrare nel genere: l’intreccio cospirativo, le incursioni in Somalia conducono più verso il thriller geopolitico; ma alla fine della fiera, le etichette hanno un peso secondario.

Al netto di certe inevitabili semplificazioni e di alcuni passaggi nodali relegati a dettagli, si pensi ai tre kamikaze la cui provenienza è liquidata con una battuta, quando invece la vicenda si snoda intorno alla loro azione suicida, Soldado parla di una guerra di confine dai contorni indistinti, come lo sono appunto le migliaia di chilometri che segnano la frontiera texmex.

Una guerra spietata e priva di regole tra le forze americane e i narcos che come ogni organizzazione, la cui impalcatura è rigidamente costruita sul profitto, ha diversificato il prodotto da esportazione; dalla droga si sono aperti all’immigrazione clandestina, business assai meno rischioso e decisamente più vantaggioso sul piano economico. Spazi aperti e dialoghi criptici costituiscono l’architrave di un impianto labirintico in cui ognuno gioca la sua mortale partita. Una partita che proprio in questi giorni, è cronaca.

Nel tutti contro tutti che vede schierati, i trafficanti, i clandestini, la corrotta polizia messicana, gli agenti CIA e contractors come Alejandro, si fanno strada le vicende di due ragazzini, un americano di prima generazione arrabbiatissimo e con l’indole del sicario e una sedicenne, figlia del re della droga, che da cavallo di Troia per scatenare una guerra tra bande, diverrà un peso di cui sbarazzarsi. Ma sia Graver che Alejandro non si dimostreranno cinici fino a questo punto.

Il Sollima americano se la cava egregiamente. Il suo lavoro,  come capita spesso ai nostri registi quando vengono chiamati negli Usa per opere su commissione – si pensi a Muccino – risulta quasi più convincente del solito. Porta in dote la sua asciuttezza, ruvida ma elegante, la visione spaziale dell’inquadratura e quel ritmo che forse nel precedente capitolo, mancava.

Pier Luigi Manieri

Pier Luigi Manieri

Pier Luigi Manieri, curatore di eventi, scrittore, saggista e cultore della materia cinematografica. Ha dato alle stampe l'antologia di racconti spy, horror, sci fi, urban fantasy e a tematica supereroistica "Roma Special effects -di vampiri mutanti supereroi e altre storie" (PS ed.) e la monografia "La Regia di Frontiera di John Carpenter "( Elara). D'imminente pubblicazione il saggio "Le Guerre Stellari - Ovvero, la space opera cine televisiva da Lucas ad oggi" contenuta nel volume "Effetti Collaterali – la fantascienza tra letteratura, cinema e TV" (Elara). Ha all'attivo centinaia di articoli su diverse testate di settore. Esperto d'immaginario e sottoculture di genere, ha curato il volume, "Il Tuo capitolo finale" dedicato a Sherlock Holmes. È autore e regista dei reading video musicali “Iconico & Fantastico” e "Il cinema del telfoni bianchi". Ha ideato e curato eventi come Urania: stregati dalla Luna, Il cinema italiano al tempo della Dolce Vita, Effetti Speciali, MassArt, Radar-esploratori dell’immaginario.

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