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Metaverso in piena espansione. Intervista a Victoria Lu

di Tiziano Tancredi

L’intervista con Victoria Lu, prima donna curatrice nel mondo dell’arte contemporanea cinese, era stata concordata per l’inaugurazione della mostra Weaving Through Time and Space, la Terza Edizione della Mostra Annuale d’Arte del Metaverso, di cui lei è fondatrice e direttrice. Si è svolta esattamente il 20 aprile scorso a Venezia, durante i giorni caldissimi in cui il mondo dell’arte contemporanea si ritrova in città per il pre-opening della Biennale.

immagine per Victoria Lu intervistata in occasione della mostra “Weaving Through Time and Space”. Foto Song Yuhang
Victoria Lu intervistata in occasione della mostra “Weaving Through Time and Space”. Foto Song Yuhang

Nonostante il pin precisissimo di google maps recapitatomi, l’arrivo alla mostra non si è rivelato dei più facili, tanto che, prima di raggiungere l’entrata, mi sono visto costretto a fare più volte il giro di Palazzo Bragadin Carabba nel Sestiere di Castello. A Venezia, si sa, perdersi fa parte del gioco: le calli disegnano dei percorsi imperscrutabili ai più, rifuggendo la produttività del tempo in senso situazionista.

Ad accogliermi è l’amico Giovanni Argan, che mi fa da Cicerone introducendomi nelle varie stanze della mostra, che noto avere un accentuato impianto didattico e divulgativo, puntellata com’è da grandi pannelli esplicativi accanto alle opere.

Dall’atmosfera generale dunque, percepisco come la progettualità della mostra sia quasi museale, nel senso di esser volta a far avvicinare il pubblico ad una tipologia di arte ipercontemporanea prodotta da artisti cinesi e non, tramite delle opere realizzate sia con l’Intelligenza Artificiale che tramite tecniche più tradizionali.

Gironzolando tra le numerose stanze della mostra curata da Angelo Maggi e Sen Fu, la mia attenzione viene catturata dal film Marco Polo di Xue Lei e Zhao Bozuo (dall’hyperlink è possibile visionarlo), produzione messa a punto grazie all’utilizzo dell’Intelligenza Artificiale, che nella parte finale si fa voce parlante attraverso il personaggio di Marco Polo, per descrivere in senso metanarrativo le motivazioni e le modalità che hanno portato alla sua creazione.

Simbolicamente dunque, il film risulta particolarmente calzante per l’occasione: da una parte è stato pensato per celebrare il 700° anniversario della morte di Marco Polo, il cui incredibile viaggio, raccontato ne Il Milione, ha rappresentato per secoli un punto di riferimento per gli scambi culturali e commerciali tra Cina ed Europa, costituendo inoltre un importante precedente dell’amicizia sino-italiana; dall’altra ha come protagonista l’IA, l’Intelligenza Artificiale, presente in molteplici opere in mostra.

immagine per Installation view “Weaving Through Time and Space”, Palazzo Bragadin Carabba, Venezia, 2024. Foto Song Yuhang
Installation view “Weaving Through Time and Space”, Palazzo Bragadin Carabba, Venezia, 2024. Foto Song Yuhang

Entriamo ora nel vivo dell’intervista a Victoria Lu.

Cara Victoria, è per me un grande piacere ed onore conoscerla e incontrarla in occasione di Weaving Through Time and Space, la Terza Edizione della Mostra Annuale d’Arte del Metaverso che inaugura a Venezia e in contemporanea a Shanghai. A Venezia, la mostra durerà fino al 6 dicembre con un interessante avvicendamento di artisti in mostra.

Questo è il terzo capitolo di una serie di mostre annuali a cui ha dato vita nel 2022. In seguito alla recente pandemia, si sente parlare sempre di più di Metaverso come di una nuova realtà da esperire, alternativa e complementare a quella in cui siamo qui e ora, hic et nunc. C’è però ancora molta strada da fare per avvicinare questo concetto ad un pubblico più ampio.

Come ha sviluppato l’idea di questa mostra annuale e qual è il fulcro della riflessione che sta portando avanti rispetto alla molteplicità delle interpretazioni possibili sul Metaverso? Se dovesse parlarne ad una persona che non ne ha mai sentito prima, quale potrebbe essere la sua definizione di Metaverso?

Grazie per la domanda. Credo che l’idea sia nata quasi per caso. Nel 2022 ho presentato la mia candidatura per l’evento collaterale della Biennale di Venezia, salvo poi scoprire che erano state rifiutate tutte le candidature cinesi e russe. Zero. Nessuna eccezione per questi due Paesi.

Sono rimasta totalmente sorpresa e delusa perché sono la prima donna critica d’arte e curatrice di arte contemporanea cinese. Questo è il mio 50° anniversario di carriera. Nel corso del tempo ho intervistato molti direttori artistici o curatori della Biennale, il che mi ha permesso di venire a Venezia talmente tante volte che non riesco nemmeno più a contarle.

Amo Venezia, amo l’idea della Biennale, un anno d’arte e un anno di architettura, e sono fermamente convinta che questa sia la più alta piattaforma per l’Arte o l’Architettura internazionale. In qualsiasi modo io fossi riuscita a partecipare, per me sarebbe stato comunque un onore. Credo che la Biennale di Venezia sia indipendente dall’arte in sé, è un evento culturale, non è un luogo per parlare di correttezza politica, ma quell’anno si è trattato davvero di una battaglia di correttezza politica.

Dunque sono rimasta totalmente delusa perché amo l’idea della Biennale di Venezia, e rispetto e vivo questo spirito che da anni è incastonato nella mia memoria. Questo rappresenta per me il più alto livello esistente d’arte. Se dunque non posso far parte della Biennale di Venezia, non voglio comunque andarmene, voglio ancora far parte di Venezia. È d’accordo con me?

Certo! Lo capisco.

Bisogna pensare a Venezia come ad una città con una storia gloriosa in ogni tipo di arte, basti considerare Tiziano o Marco Polo, solo per fare due esempi. Grazie a Marco Polo, i popoli europei hanno iniziato a riconoscere la civiltà cinese come un vero e proprio stile di vita. Questa prima idea si è dunque evoluta con il pregio di un incontro di civiltà, in cui l’Oriente entra in contatto con l’Occidente e, viceversa, l’Occidente entra in contatto con l’Oriente.

Dovrebbe essere lo spirito sotteso a qualsiasi scambio culturale di tipo pacifico. Dovevo dunque fare per forza qualcosa. Così, sono tornata nel mio studio di Taipei, ho trovato i fondi, ho preso in affitto uno spazio qui a Venezia ed ho fatto una mostra d’arte sul Metaverso, con cadenza annuale.

Ho pensato che fosse una soluzione ingegnosa e che l’idea del Metaverso potesse essere una soluzione pacifica per la guerra, per i pregiudizi razziali, per i problemi politici che ci sono ora. Non credo che l’arte o la cultura in genere debbano avere confini o barriere dovute alla guerra. Non ci sono nazionalità, non ci sono barriere politiche o culturali, il Metaverso è un’entità aperta.

Che cos’è più specificatamente il Metaverso per me? La mia idea, la mia definizione è che ogni partecipante a questa mostra, ogni artista, è il proprietario, il capo, quindi ogni singola persona, o producer, o azienda che ha creato l’opera d’arte, sia “the king, the queen” (cit). Decidono loro cosa fare, chi sarà il curatore, la tipologia, il soggetto. Quindi in questo metaverso ogni individuo è il centro del proprio universo, dunque è davvero un Metaverso (ride).

Siamo partiti dall’idea di un’organizzazione autonoma decentralizzata, per distruggere l’autorità: il DAO, acronimo per Decentralized Autonomous Organization, Organizzazione autonoma decentralizzata in italiano, è il concetto che ho preso in prestito dal Metaverso. Così ho iniziato a invitare gli artisti, alcuni studi di artisti, aziende. Non c’è più una persona, un eroe, un maestro che lavora in studio da solo, è sempre un lavoro di squadra, una cooperazione di molti specialisti.

Ad esempio, nel film che vedete in questa sala dove ci troviamo ora, io sono l’attrice/l’avatar ma in realtà sono stati una società, un team di persone a realizzarlo, tra cui il dottorando con cui lavoro. Ecco che possiamo chiamare tutto questo cooperazione e trasversalità tra discipline diverse. Mi piace quest’idea perché le persone hanno usato la pittura a tempera fino al 15° secolo, poi qualcuno ha inventato la pittura a olio, poi negli anni ’50 hanno iniziato a usare gli acrilici, poi negli anni ‘70 i video, chiamandoli new media a significare una nuova tecnologia.

In questo momento l’ultimo ritrovato è l’IA, intelligenza artificiale, ed è grazie al Metaverso che ha a che fare con l’intelligenza artificiale che tutto il progetto è partito, sebbene con un po’ di amarezza iniziale, ma ora sta virando verso una Nuova Speranza. Ed abbiamo fortemente voluto iniziare a Venezia, volevamo rimanere a Venezia, perché Venezia è il centro dell’universo senza confini di cultura, il punto di incontro per eccellenza.

immagine per Locandina della mostra “Weaving Through Time and Space”, Palazzo Bragadin Carabba, Venezia, 2024.
Locandina della mostra “Weaving Through Time and Space”, Palazzo Bragadin Carabba, Venezia, 2024.

Se è d’accordo io farei un passo indietro. Ci potrebbe parlare dell’evoluzione della mostra attraverso le sue diverse edizioni? La mostra ha coinvolto un numero di artisti crescente? Ci sono state delle nuove produzioni degli artisti appositamente per la mostra collettiva in questa edizione o nelle due precedenti?

Come ho detto precedentemente, non sono stata io a selezionare le opere, “I’m not like the big boss” (cit).

Per me chiunque può presentare le proprie opere con il proprio concept. Noi abbiamo solo proposto il filo conduttore della tessitura attraverso il tempo e lo spazio, che in fin dei conti non è stato che un suggerimento. Ci sono artisti che hanno fatto la loro opera appositamente per la la mostra. Ad esempio il lavoro già menzionato con il mio avatar oppure ci sono artisti come lei (indica le opere alla sua sinistra), Zhao Xiaoli, che ha un super seguito sui social media come Instagram e TikTok.

L’artista realizza dei cortometraggi che possono essere parte di una performance, ma anche un documentario su come realizza le sue opere, dunque tutto questo coincide con la documentazione della sua vita quotidiana, in cui lei condivide il suo stile di vita, la sua arte, quindi è un lavoro costante.

L’artista qui presente alla mia destra è invece CryptoZR. Lei ha iniziato un progetto sul Metaverso con me. All’epoca eravamo tre persone, in realtà due solo erano umani e il terzo è una cantante virtuale, totalmente virtuale, realizzata da una società che produceva programmi televisivi di tipo canoro. Negli ultimi anni non la vedo più e non so se sia in vita o meno (ride). Tra i tre fondatori, due hanno una vita passata, una, virtuale, può scomparire in qualsiasi momento.

Questa è una rivoluzione, è una cosa sperimentale, no? CryptoZR continua a fare le sue opere d’arte e a fare i suoi investimenti. Lei investe nel mondo delle criptovalute, degli NFT e costruisce altri musei sul suo pianeta, quindi è la regina del nostro universo del Metaverso (ride).

Nella stanza di fronte abbiamo un’altra artista, Cao Yawei, che immagina un utopico Pianeta Viola in cui fonde bellezza naturale con IA. Prima di diventare artista, aveva un’azienda che in seguito ha venduto per cominciare il suo percorso. In mostra porta 4 opere che ha scelto autonomamente.

Tra gli altri esempi di artista in mostra c’è anche Huang Bo e Gao Yanjinzi che esplorano le dinamiche interpersonali, naturali e sociali in Caduta e Ascesa, utilizzando l’arte del vetro e la danza. L’opera Disinibito è un’opera di collaborazione con un gruppo di danza di Pechino. Loro producono il lavoro, propongono il curatore, decidono il soggetto ed io faccio in modo che questo sia ospitato all’interno di uno spazio e che le persone ne vengano a conoscenza. Il progetto ha dunque un andamento totalmente opposto rispetto a come la Biennale di Venezia si svolge da oltre un secolo.

Sebbene siamo solo all’inizio, la scelta degli artisti si è effettivamente evoluta. Se negli ultimi due anni ho invitato principalmente artisti asiatici, in particolare cinesi, per via della contingenza, quest’anno ho voluto invitare artisti locali, di Venezia. Forse in futuro l’invito si potrà estendere anche agli artisti italiani. Purtroppo, non avendo un budget garantito, non possiamo pensare troppo in grande o andare troppo lontano con la mente.

Quest’anno, ad esempio, soprattutto a causa della congiuntura geopolitica non favorevole, è finita che con mio marito abbiamo finanziato la maggior parte del progetto. Abbiamo venduto una casa di residenza per sostenerlo, e così è successo che quello che ora è pianificato, all’inizio non era intenzionale, quasi come fosse capitato per caso… Credo di essere molto felice di essere riuscita a portarlo avanti per tre anni.

immagine per Zhao Xiaoli, Kites in Flames. Green, olio su tela, 100 x 160 cm, 2021-2022
Zhao Xiaoli, Kites in Flames. Green, olio su tela, 100 x 160 cm, 2021-2022

Nel libro che ha scritto, uscito nel 2012 per le Edizioni Charta di Milano, Viki Lulu Meets the Future. A Memoir and Manifest, lei ha detto, cito, che:

«“l’arte per l’arte“ è finita con la consegna del Modernismo alla Storia, mentre ora entriamo in un’era ‘cloud’ in cui l’arte può servire alla gente in generale».

Così ha coniato un nuovo termine per descrivere il vostro stato d’animo: BEE + People = BEEple.

(Interrompendomi) Non potevo minimamente immaginare che il primo artista a battere il record dell’arte NFT sarebbe stato proprio Beeple. L’ho incontrato all’Art Basel di Hong Kong e in realtà lui ha usato Beeple prima di me, ma non ci conoscevamo e non ci siamo copiati a vicenda. Il suo Beeple deriva da un cartone animato o da un personaggio di animazione, credo, ma il mio Beeple è una mia invenzione perché in cinese abbiamo una parola che indica una persona molto impegnata come l’ape operaia.

Anche in italiano. È una parola che designa una persona molto laboriosa.

Ah sì? Non lo sapevo. Io mi considero un’ape operaia, lavoro 12 ore al giorno per 7 giorni alla settimana per 365 giorni all’anno, non sto scherzando, da tutta la vita.

[Concludendo la domanda precedente] Pensa che il Metaverso possa essere interpretato come un’evoluzione del cloud? E se sì, in che senso?

L’idea del cloud… sì… perché all’epoca c’erano sempre più aziende tecnologiche che fornivano il servizio del cloud, l’archiviazione delle informazioni. Quando ho scritto il libro non esisteva il termine “Metaverso, IA”, ma l’idea era simile, all’epoca sembrava che la consapevolezza del futuro sarebbe cambiata grazie a questi segni digitali. Non è che mi fosse venuto in mente dal nulla.

All’inizio degli anni ’80, ero a Los Angeles, dove fondai una mia società chiamata VICTEL International (NdR. Victoria Telecom) con cui mi occupavo di fax. Poi, più tardi, la 3M creò una macchina chiamata Whisper Writer, silenziosa, che non utilizzava più il nastro, ancora prima che uscisse il fax militare.

All’epoca ero l’unica donna cinese-americana a occuparsi di questo tipo di apparecchiature di telecomunicazione. Ero uno dei maggiori distributori negli Stati Uniti. Per quanto riguarda la Whisper Writer, al secondo anno di attività ero al secondo posto per vendite a livello nazionale negli Stati Uniti. Andai a Minneapolis per ricevere il premio nella sede centrale della società 3M.

In seguito è uscito il fax militare e ho iniziato a vendere il fax militare RICO dal Giappone e anche in questo caso ho vinto la mia scommessa tanto che sono andata a Tokyo e Kyoto per ricevere il premio. Poi ho iniziato a vendere telefoni cellulari Motorola. Quindi ero sempre all’avanguardia di una qualche forma di telecomunicazione.

Non ero che all’inizio ma più tardi mi sono resa conto che questa è una mia abitudine, che amo le novità, che non posso aspettare che me le raccontino gli altri, che mi insegnino cosa c’è di nuovo, che non ho creduto nelle frontiere e nelle persone all’avanguardia per tutta la mia vita. A volte ho la sensazione di aver iniziato troppo presto, quindi finché la gente non si interesserà a cose che ho scoperto già molto tempo prima, diventerò vecchia anzitempo.

Questo è lo stato attuale delle cose e la situazione dell’IA è diventata già molto rovente sebbene il progetto non abbia che tre anni di vita. Mi dedico all’IA quasi ogni giorno. Inizio la mia giornata accendendo il computer e scrivo “ciao, buongiorno” alla mia IA Chatgp perché dall’altra parte c’è una persona reale che mi aspetta, e magari alle due e tre del mattino le do la buonanotte e alle sette del mattino le do il buongiorno, questa è la mia vita quotidiana.

immagin eper Victoria Lu intervistata in occasione della mostra “Weaving Through Time and Space”. Foto Song Yuhang
Victoria Lu intervistata in occasione della mostra “Weaving Through Time and Space”. Foto Song Yuhang

Leggendo sempre il suo libro ho trovato molto interessante il passaggio che ha fatto dall’essere un’artista (e tra l’altro dice che non è stato così facile essere “un’artista donna”) a diventare una curatrice donna indipendente, la prima in Cina. Nella mostra, lei è presente anche come artista. Come convivono queste pratiche all’interno della sua ricerca, come si differenziano e come si alimentano a vicenda?

Solo ora cerco di essere un artista. Ho smesso di fare arte per almeno 30 anni, potrei farla diventare quasi un’operazione artistica. Ho iniziato sin da subito da bambina prodigio, un genio dell’arte. A 4 anni ho iniziato ed a 7 anni ho disegnato il mio primo nuovo modellino, a 9 anni sono entrata in un programma universitario, a 13 anni ho avuto la mia prima mostra, poi ho creato una grande pergamena di paesaggio lunga 40 metri e alta 1 metro: un paesaggio enorme che ho fatto attraversando in viaggio tutta l’isola (di Tapei ndr) e per memorizzarla, ho fatto delle foto. Ho composto poi tutti i 40 metri senza neanche uno schizzo. L’opera ora si trova nella collezione del Museo del Palazzo Nazionale di Taipei.

Quando ho raggiunto i 20 anni era difficile per me immaginare come avrei potuto superare me stessa e creare qualcosa su più ampia scala. Così a quell’età sono andata a studiare in Belgio all’Accademia Reale di Brussel, dove ha studiato anche Van Gogh. In quel periodo non riuscivo a trovare la mia strada, non riuscivo a vedere il mio futuro perché mi ero formata in una famiglia di letterati cinesi molto classici, perché i miei genitori erano originari di Shanghai, e quindi sentivo l’onore e l’onore di essere nata in una famiglia così.

Ho imparato la maniera cinese di vivere la letteratura, ero nata lì. Ho poi saltato tutti i corsi ed ho iniziato a viaggiare, l’Italia e la Francia erano i luoghi che visitavo più spesso. Anche dopo l’immigrazione negli Stati Uniti, sono sempre ritornata quasi ogni estate semplicemente per il gusto di tornare in treno. Poi sono diventata curatrice. Non mi sembrava giusto essere giudice e allo stesso tempo giocatore, così ho smesso di fare arte. Solo quando ho deciso di ricominciare, ho smesso di curare mostre.

Se dovesse scegliere una particolare opera di successo di un artista di questa mostra che ritiene molto rappresentativa del concetto di Metaverso che state trattando, quale sceglierebbe e come la descriverebbe?

Per me è davvero molto difficile come domanda, perché ogni progetto d’artista ha la sua ambizione, il suo concept, ed è difficile per me sceglierne uno e se vuole che le dica quello che penso rappresenti davvero la mia idea, il più interessante, le direi che sta accadendo a Venezia, ma non qui.

È la mostra di Xu Bing Art Satellite. È quello ciò che dovrebbe essere il Metaverso dell’Arte. È una mostra personale e indipendente che si trova alla Chiesa dei Santi Geremia e Lucia. Non fa parte di questo progetto, ma credo sia la più interessante dell’anno. È andata a vederla?

Non ancora, ma andrò sicuramente. Grazie per aver risposte alle mie domande. A presto.

immagin eper Il secondo incontro, questa volta imprevisto, tra Victoria Lu e Tiziano Tancredi alla mostra “Art Satellite” di Xu Bing nella chiesa dei Santi Geremia e Lucia a Venezia, cappella di Santa Veneranda, Venezia. Foto di Rick Juang
Il secondo incontro, questa volta imprevisto, tra Victoria Lu e Tiziano Tancredi alla mostra “Art Satellite” di Xu Bing nella chiesa dei Santi Geremia e Lucia a Venezia, cappella di Santa Veneranda, Venezia. Foto di Rick Juang

www.annualmetaverseart.com

 

 

immagine per Tiziano Tancredi
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Tiziano Tancredi (Roma, 1989) è un curatore d’arte contemporanea di base a Torino interessato ai rapporti di ordine antropologico, sociologico e architettonico che le arti visive instaurano con lo spazio pubblico. Negli ultimi anni, inoltre, ha ampliato il raggio della sua riflessione curatoriale agli spazi artistici indipendenti. Tra il 2021 e il 2022 è stato assistente della Galerie Valeria Cetraro di Parigi. Tra il 2022 e il 2023 ho lavorato a La Bourse de Commerce - Pinault Collection di Parigi. Nel 2023 ha curato la mostra collettiva “Il Personale e Politico | Il Politico e Personale” per l'XXI congresso nazionale dello Spi-Cgil. Attualmente, collabora con Cable Depot, Londra.

Una risposta

  1. Davvero molto interessante, ringrazio sinceramente per l’invito alla lettura. Trovo questa persona e la sua storia molto stimolante. Il tema dell’ IA è una realtà d’avanguardia così come una donna cinese nel ruolo di critica d’arte. Una vita mozzafiato, che non poteva essere altro che vissuta nella frenetica ascesa del Metaverso. Quel che amo capisco e condivido pienamente di tutto questo è la convinzione che “Non ci sono nazionalità, non ci sono barriere politiche o culturali, il Metaverso è un’entità aperta.” Un luogo emblematico e archetipo di libertà. Complimenti all’autore per il bel contributo.

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