Ci sono due serie televisive che stanno cercando di trascinare l’intero Marvel Cinematic Universe verso un cambiamento nella sua struttura espositiva e narrativa. Daredevil: Born Again — ora alla sua seconda stagione — e Wonder Man rappresentano un segnale chiaro in questa direzione, mostrando ai fan prodotti più crudi ed emozionali.
Due show televisivi che mettono in scena una realtà dura, che pur restando ricca di elementi fantastici legati al mondo dei supereroi, riesce a raccontare i problemi a noi più comuni, affrontando tematiche sociali, morali e identitarie.
La Marvel Comics, casa editrice fondata nel 1939, deve gran parte del suo successo a Stan Lee, capace di creare personaggi iconici come i Fantastici Quattro, Hulk, Spider-Man, gli X-Men e molti altri.
Dopo decenni tra successi e crisi, la fase moderna dell’azienda inizia nel 2008, con il film Iron Man, primo di un progetto cinematografico senza precedenti. Sotto la guida di Kevin Feige, i Marvel Studios hanno costruito un universo condiviso, fondato su pianificazione a lungo termine, grandi budget, star internazionali ed effetti speciali all’avanguardia.

Dopo il culmine raggiunto con Avengers: Infinity War (2018) e Avengers: Endgame (2019), conclusione di oltre dieci anni di narrazione, i film successivi hanno faticato a mantenere lo stesso livello qualitativo.
L’espansione voluta ha introdotto nuove linee narrative, senza darne sufficiente chiarezza o continuità. Un problema che si è visto anche con la produzione delle tante serie televisive pubblicate su Disney+, che non sono riuscite a mantenere il progetto narrativo del tutto coeso e coinvolgente per il pubblico.
Il 2026 si è aperto con segnali decisamente incoraggianti per il panorama televisivo Marvel. Produzioni come Wonder Man e la seconda stagione di Daredevil: Born Again sembrano indicare una possibile inversione di rotta rispetto a una linea editoriale che, negli ultimi anni, era stata spesso percepita come eccessivamente orientata verso un pubblico generalista, se non apertamente giovane. Si tratta di un tema che accompagna il Marvel Cinematic Universe ormai da tempo.
Dopo l’acquisizione della Marvel da parte della Disney, molti fan hanno temuto un progressivo ammorbidimento dei toni, con storie rese meno cupe e complesse rispetto ai fumetti, soltanto per adattarsi a un pubblico più ampio e familiare. Molti spettatori, ad esempio, hanno criticato il modo in cui è stato trattato Hulk nell’ultimo periodo.
Nei fumetti rappresenta una delle incarnazioni più estreme della rabbia incontrollata. Invece, nelle trasposizioni cinematografiche, si è progressivamente trasformato in una versione più razionale e ironica del personaggio. Sebbene presente in questa forma anche nelle storie a fumetti, molti lo hanno percepito come una semplificazione eccessiva e quasi caricaturale.
Sotto la guida della Disney, sono anche stati introdotti personaggi molto giovani, legati nei fumetti agli Young Avengers. Da qui provengono prodotti dal taglio più adolescenziale, in alcuni casi riusciti sul piano dell’intrattenimento, ma lontani dallo spirito iniziale del progetto. Ms. Marvel, ad esempio, pur non essendo considerata una brutta serie, strizza comunque l’occhio a un prodotto dichiaratamente teen.
Dopo Endgame, i Marvel Studios hanno sperimentato nuovi generi con esiti alterni: successi come Spider-Man: No Way Home e Guardiani della Galassia Vol. 3 si sono contrapposti a delusioni come Ant-Man and The Wasp: Quantumania e The Marvels. Con Thunderbolts* si è però intravista una svolta, grazie a una maggiore attenzione alla psicologia degli eroi e ai loro conflitti morali, che in fondo coincidono con quelli dei comuni mortali.
Wonder Man, uscita nel marzo 2026 e interpretata da un convincente Yahya Abdul-Mateen II, si distingue nettamente dalle produzioni a cui la Marvel aveva abituato il pubblico negli ultimi anni.
Simon Williams, nei fumetti, è un personaggio piuttosto laterale all’interno dell’universo fumettistico: un individuo dotato di energia ionica che, parallelamente alla sua attività da supereroe, porta avanti una carriera nel mondo dello spettacolo, prima come stuntman e poi come attore hollywoodiano.
Gli sceneggiatori della serie, distribuita su Disney+, hanno scelto di concentrarsi maggiormente sulle dinamiche della vita quotidiana del protagonista piuttosto che sulle sue gesta eroiche. La narrazione segue infatti le difficoltà di Simon nel tentativo di affermarsi come attore di successo in una Hollywood non lontana da quella che conosciamo anche noi.
La serie evidenzia chiaramente la volontà di umanizzare il supereroe, presentandolo innanzitutto come una persona con passioni e aspirazioni, ma anche con difficoltà concrete nel riuscire a realizzarle. Il percorso di Simon Williams è segnato da momenti complessi sul piano personale.
Le relazioni amorose e familiari — gli unici a conoscere i suoi poteri — risultano spesso problematiche, ulteriormente complicate da una natura profondamente incline alla solitudine. In questo contesto, l’elemento propriamente supereroistico resta sullo sfondo, emergendo solo raramente.
Allo stesso tempo, la trama riesce a ricollegarsi in modo sorprendente a una porzione di MCU rimasta a lungo in secondo piano, riportando in scena Trevor Slattery, interpretato da Ben Kingsley.
Si tratta del personaggio che in Iron Man 3 aveva impersonato il finto terrorista Il Mandarino, per poi ricomparire anni dopo in Shang-Chi e la leggenda dei Dieci Anelli, tornando alle sue “vere” vesti di attore. Nella serie, anche Slattery come Wonder Man, è alla ricerca del provino perfetto, ma nasconde un piano segreto orchestrato dalla Damage Control, l’agenzia specializzata nella gestione e riparazione dei danni causati dai conflitti tra supereroi.
In questa storia non ci sono supercriminali in agguato né missioni per salvare il mondo. Simon Williams non mostra alcun desiderio di utilizzare i propri poteri, sia per i problemi che gli hanno causato in passato, sia per l’esistenza di una legge che impedisce a chi possiede abilità straordinarie di lavorare nel cinema o nella televisione.
La serie porta così al centro della narrazione un elemento solitamente lontano dalle trame principali della Marvel, tradizionalmente più ricche d’azione, affrontandolo in chiave tragicomica nel quarto episodio, Doorman. Un tentativo da parte degli autori di esplorare le conseguenze collaterali generate dall’esistenza di individui dotati di superpoteri, aspetti finora rimasti quasi del tutto inesplorati, fatta eccezione per il tema degli Accordi di Sokovia.
La serie adotta la cornice del “film dentro il film”, mostrando come i supereroi siano ormai parte integrante della vita quotidiana all’interno dell’universo Marvel. La trama stessa ruota attorno al film per cui Simon Williams è stato scelto come protagonista: il reboot di una vecchia pellicola degli anni Ottanta su un supereroe immaginario, dal nome Wonder Man.
Secondo Yahya Abdul-Mateen II, la serie rappresenta una riflessione profonda e sorprendentemente onesta su ansia, perfezionismo e insicurezza personale, temi che emergono con grande realismo attraverso il percorso del protagonista.
In questo senso, Wonder Man si configura più come una meditazione sui timori interiori e sulla vulnerabilità umana che come un’esibizione di superpoteri, offrendo una prospettiva nuova e toccante all’interno del panorama Marvel.
Daredevil, invece, rappresenta uno dei casi più significativi di espansione dell’universo Marvel sul piccolo schermo. La prima serie dedicata al personaggio, prodotta da Netflix e distribuita a partire dal 2015, ha segnato un punto di svolta per le produzioni televisive tratte dai fumetti, grazie a un tono più maturo e realistico rispetto agli standard dell’epoca.
Protagonista indiscusso è Charlie Cox, che ha interpretato Matt Murdock per tre stagioni, contribuendo a definire una delle incarnazioni più apprezzate del personaggio. Il successo di Daredevil ha aperto la strada a un progetto più ampio: la creazione di un vero e proprio universo narrativo condiviso su Netflix.
Sono così nate altre serie dedicate ad altri eroi urbani: Jessica Jones (2015), Luke Cage (2016) e Iron Fist (2017). Queste produzioni, pur con toni e risultati differenti, hanno contribuito a costruire un progetto narrativo culminato nel crossover The Defenders (2017), prima esperienza televisiva di questo tipo per la Marvel.

Non tutte hanno mantenuto lo stesso livello qualitativo, ma sono riuscite a costruire un immaginario urbano, cupo e realistico.
Anche un altro personaggio ha saputo emergere con forza: The Punisher. Interpretato da Jon Bernthal, Frank Castle ha fatto il suo esordio nella seconda stagione di Daredevil, conquistando rapidamente il favore del pubblico e portando alla realizzazione di una serie autonoma.
Nonostante la conclusione prematura di molti di questi prodotti, i loro protagonisti sono rimasti profondamente radicati nell’immaginario dei fan dell’MCU. Per anni, il pubblico ha espresso il desiderio di vedere questi personaggi integrati anche nelle produzioni cinematografiche, a testimonianza dell’impatto duraturo di questo tipo di esperimento televisivo all’interno del panorama Marvel.
Dopo anni in cui il destino di queste storie sembrava essere stato accantonato, i Marvel Studios hanno deciso di riportare in scena Charlie Cox nei panni di Daredevil, reintegrando il personaggio all’interno del progetto narrativo di Kevin Feige.
La nuova serie, distribuita su Disney+, si propone, in parte, come una continuazione delle vicende raccontate nelle stagioni prodotte da Netflix, rispondendo alle richieste dei fan che per anni ne avevano auspicato il ritorno.
Il rilancio del personaggio non si limita però alla serie dedicata: Daredevil ha prima trovato spazio in altre produzioni dell’universo Marvel, comparendo in She-Hulk: Attorney at Law ed Echo, oltre a un cameo significativo in Spider-Man: No Way Home. Un’apparizione che segna un passaggio fondamentale: l’ingresso ufficiale del personaggio nell’universo cinematografico.
La prima stagione di Daredevil: Born Again, distribuita nel 2025, ha convinto fin da subito pubblico e critica, segnando un ritorno particolarmente atteso.
La serie ha riportato sullo schermo alcuni dei personaggi più iconici dei fumetti, resi ancora più memorabili grazie alle interpretazioni degli attori: a partire da Wilson Fisk, interpretato da Vincent D’Onofrio, fino al già citato Jon Bernthal nei panni di The Punisher, confermando la continuità con le produzioni precedenti e l’attenzione alla caratterizzazione dei protagonisti.
Uno degli elementi più apprezzati è stato il recupero di atmosfere cupe e mature, insieme a una narrazione incentrata su dilemmi morali complessi e sequenze d’azione più intense rispetto agli standard abituali delle produzioni Disney.
Questa scelta stilistica ha permesso alla serie di riconquistare una fascia di pubblico più adulta, che negli ultimi anni si era progressivamente allontanata dal progetto Marvel, ritrovando in Born Again un tono più vicino alle prime e acclamate stagioni di Daredevil.
La seconda stagione, debuttata nel marzo 2026, continua a imporsi come uno dei titoli più apprezzati del momento, conquistando pubblico e critica. Le prime valutazioni parlano chiaro: su IMDb mantiene un eccellente 9,5 su 10, mentre su Rotten Tomatoes raggiunge il 95% tra i critici e 90% tra gli spettatori, confermando un consenso quasi unanime.
A contribuire al successo di questa nuova stagione è anche un ritorno particolarmente significativo per i fan dell’universo: Krysten Ritter riprende il ruolo di Jessica Jones, la supereroina e investigatrice privata già amata dal pubblico durante l’epoca delle serie Netflix.
I protagonisti si trovano ad affrontare una minaccia sempre più concreta e pervasiva: Wilson Fisk, noto anche come Kingpin, divenuto sindaco di New York nel corso della prima stagione. Forte della sua posizione di potere, Fisk ha istituito una milizia completamente al suo comando, con l’obiettivo dichiarato di fermare — e, nei fatti, eliminare — tutti i vigilanti della città.
Un piano che si è rivelato drammaticamente efficace grazie all’introduzione della legge safer streets, che conferisce a questa nuova forza poteri straordinari e ampi margini d’azione, ridefinendo in modo inquietante i confini tra giustizia e autoritarismo.
La forza di questa serie televisiva risiede non solo nell’ottima realizzazione delle scene d’azione — caratterizzate da una violenza esplicita e da un’impostazione narrativa chiaramente non adatta a un pubblico infantile — ma anche nella scelta consapevole di raccontare la dimensione più cruda dell’essere un supereroe.
La serie, infatti, approfondisce ciò che comportano le loro scelte, mettendo in luce i dilemmi morali e le conseguenze che inevitabilmente ne derivano, offrendo così una riflessione più matura.
L’elemento forse più convincente è, finalmente, il pieno coinvolgimento di questi personaggi nella costruzione della trama principale dell’universo cinematografico.
È già stata ufficializzata la presenza di The Punisher nel prossimo film di Spider-Man, in uscita a luglio 2026, insieme a quella de La Mano, l’organizzazione criminale già apparsa nelle serie Marvel prodotte da Netflix.
Nel frattempo, continuano a circolare indiscrezioni su un possibile coinvolgimento anche di Daredevil. Allo stesso tempo, gli sviluppi di questa seconda stagione offrono uno sguardo anticipato su ciò che potrebbe accadere sul grande schermo, suggerendo collegamenti sempre più stretti tra le serie televisive e la narrazione cinematografica, in un intreccio che amplia e rafforza la coerenza dell’intero universo narrativo.
Wonder Man e Daredevil: Born Again sono molto diverse tra loro, ma condividono un elemento decisivo: riportano i personaggi al centro.
Non puntano soltanto sull’evento, sul cameo o sulla promessa del prossimo crossover. Si concentrano invece su identità, fragilità, conseguenze e conflitti interiori. In altre parole, tornano a raccontare persone prima ancora che supereroi. È questa la possibile svolta per la Marvel: meno dispersione, meno accumulo di titoli, più attenzione alla scrittura e alla coerenza narrativa.
Entrambe le serie sono già state rinnovate per una nuova stagione. Sicuramente non sono gli unici prodotti Marvel tra quelli andati in onda su Disney+, ad aver ricevuto un’accoglienza positiva, ma rappresentano un segnale importante dopo anni di risultati altalenanti.
La direzione intrapresa sembra ora più chiara: riportare al centro la qualità della sceneggiatura e costruire una narrazione il più possibile lineare e coerente all’interno di un universo vastissimo, già ricco di storie e personaggi.
La speranza è quella di evitare gli errori del passato, quando alcune trame e figure introdotte venivano poi abbandonate o escluse dallo sviluppo complessivo, compromettendo la continuità e il coinvolgimento del pubblico.
Nato nel 2000 a Campobasso, ma ormai stabile a Bologna da anni. Niccolò Merola è laureato in Comunicazione giornalistica, pubblica e d’impresa presso l’Università di Bologna. Appassionato di cultura pop e dei linguaggi che la attraversano, ha scelto di condividere la sua passione e le sue conoscenze per raccontare come i media e il mondo digitale giochino un ruolo fondamentale nella costruzione della società contemporanea, con uno sguardo critico e divulgativo sui fenomeni culturali del presente.
















