Come di certo saprete, si è da poco conclusa la sessantesima edizione di Lucca Comics & Games che per questo compleanno tondo è riuscita a regalarci un’edizione particolarmente fluida e fruibile. Sicuramente le file ai vari padiglioni e ai numerosi eventi hanno mantenuto le loro leggendarie lunghezze, ma non avrebbe potuto essere altrimenti vista la partecipazione di ben 345mila persone.
Gli ospiti, molti dei quali internazionali, sono stati più di 900 e gli espositori hanno rasentato le 800 unità.
Il programma dei cinque giorni di fiera, dal 27 ottobre al primo novembre 2026, ha previsto circa 1500 appuntamenti tra conferenze, laboratori, contest, tornei, concerti, visite guidate, firmacopie e tanto altro ancora, il tutto coordinato e presentato al pubblico tramite l’app Lucca 60 Legacy.
Impossibile non averla sul proprio dispositivo perché più o meno utile per le info di servizio e indispensabile per la prenotazione di diversi eventi. Non sempre efficiente al massimo, ma comunque valida. Quest’anno poi sono state allestite 14 mostre sparse in diversi punti della città e, come sempre, si sono distinte per qualità e importanza.
Tutti questi sono ottimi numeri che confermano la volontà di creare una mostra permanente e un museo dedicato al fumetto, all’illustrazione, al gioco, all’animazione e alle opere multimediali e interattive. Parola del Ministro della Cultura Alessandro Giuli che qui ha firmato un’intesa che ne pone le basi. Vedremo quando e come si passerà dalle parole ai fatti…


Qualche piccola défaillance è stata fisiologica in un impianto di tali dimensioni che ha dovuto far fronte anche allo sciopero generale del 30 ottobre a cui hanno aderito parte dei lavoratori del Teatro del Giglio costringendo l’organizzazione a una ridefinizione del calendario e della sede degli eventi.
La kermesse ha comunque goduto in generale di una gestione migliore della folla e questo non è poco. A beneficiare di questa pacifica condizione sono stati tutti i visitatori, ma particolarmente quella parte di pubblico cosplayer che, grazie anche all’assenza della pioggia che spesso infastidisce il Lucca Comics & Games, ha potuto esprimersi al meglio delle proprie possibilità.
Ecco, parliamo allora un po’ di cosplay e cosplayer.
Una rapida ricerca offre delle adeguate definizioni: il cosplay è la pratica di indossare un costume e gli eventuali accessori necessari per impersonare un personaggio e un cosplayer è la persona che si traveste da un personaggio di fantasia e ne interpreta il ruolo. La parola si crea dalla fusione dei termini inglesi costume (costume) e play (recitare, interpretare, giocare).
La Treccani ci spiega che il cosplayer ama indossare i costumi dei propri personaggi preferiti tratti da fumetti, anime, manga, libri, videogiochi, film o serie TV. Ma chiunque si avvicini a questo mondo sa che c’è molto di più.
Realizzare o far realizzare i propri abiti, il trucco e parrucco e gli oggetti di scena, aiuta a entrare nel personaggio scelto, a imitarne le pose, gli atteggiamenti e la personalità, insomma, a viverne appieno l’essenza che a volte diventa una ragione se non di vita, certamente di una grande parte di essa soprattutto quando si riconosce in uno spazio di aggregazione, creatività e divertimento senza giudizio.
Gli appassionati aderiscono quasi sempre a una rete sociale e culturale unendosi a una community che è più di un semplice insieme di patiti di questo o quel mondo.
Sono gruppi di amici che si frequentano sia sul web attraverso forum, gruppi social e chat specificatamente dedicate che in luoghi fisici nelle varie città. C’è anche chi ne ha fatto una vera e propria professione trasformando la passione per il travestimento e la creazione dei costumi in un’attività lavorativa fonte di reddito. E non sono neanche pochi coloro che ci sono riusciti.
Sarà stato per questi o altri motivi che tra i cosplayer ha sfilato anche Alberto Angela, qui al festival per presentare il suo libro La conquista dell’eternità, una monografia su Giulio Cesare.
Il noto e, dichiariamolo senza remore, apprezzatissimo paleontologo, divulgatore scientifico, giornalista, scrittore e conduttore televisivo alla sua prima partecipazione al Lucca Comics & Games, ha voluto prendere parte alla parata dedicata a Star Wars, il celeberrimo universo creato da George Lucas, vestendo i panni del Mandalorian più amato della saga.

Io l’ho incontrato e, credetemi, era tutto perfetto. Un lavoro rigoroso di ricerca concretizzato in un costume che rendeva sottile il limite tra realtà e finzione.
E questa precisione nei dettagli, anche i più minuti, ha generato un’inevitabile quesito:
qual è il confine tra un lavoro didascalico che riporta in concreto le indicazioni per un travestimento che interpreta un intero mondo e un semplice costume di carnevale?
A questa domanda ha implicitamente risposto la docente universitaria Erica Martin, rappresentante dell’Associazione Italiana Studi Tolkieniani che, durante la conferenza del 29 ottobre all’Auditorium della Fondazione Banca del Monte di Lucca intitolata Dress code: Terra di Mezzo – Appunti per un abbigliamento tolkieniano.

Ha codificato per i presenti una metodologia storico-scientifica utile a rintracciare le corrette informazioni per la creazione, appunto, del vero dress code tolkieniano che non sempre viene correttamente rappresentato neanche nelle produzioni cinematografiche.
È evidente che la sua disquisizione fosse rivolta in particolare agli appassionati del Professore, ma i principi fondamentali potrebbero senza dubbio essere rivolti a chiunque abbia voglia davvero di sentirsi parte di un mondo immaginario che, alla prova dei fatti, risulti poi essere più vero del vero.
Pur avendo letto l’intera trilogia del Signore degli Anelli, so di non esserne un’esperta quindi neanche ci proverò a citare avvenimenti e personaggi perché un solo piccolo errore potrebbe essermi fatale quindi la mia sarà solo una breve incursione in questo spazio immaginifico.
L’opera di John Ronald Reuel Tolkien, considerato unanimemente il padre del genere fantasy, viene usata o, meglio, abusata, trascinandola nelle sinuosità di un vero e proprio culto. I suoi scritti sono diventati nel tempo e per certuni, più sacri dei libri di fede e così un universo inventato, di fatto, mi spiace ricordarlo, una bugia, si trasforma in verità e in misura sempre maggiore, l’Unica Verità da citare e venerare con annessi e connessi.
Esiste però un nutrito gruppo di ammiratori che non si piega alle ragioni di una certa politica e ama il Signore degli Anelli per quello che è: non certo una semplice favola fantasy, ma un’opera ricca di significati morali e, anche sì, politici e religiosi, ma non nel modo in cui alcuni ne rivendicano la proprietà.
Ecco allora la volontà di riprodurre quel cosmo in cui la forza della Compagnia non si basa su grandi eserciti o sui potenti, ma sull’amicizia, sulla lealtà e sul coraggio di piccole creature come gli Hobbit capaci di sovvertire il destino del mondo costringendo i protagonisti a scegliere laddove anche l’inerzia impone uno schieramento da una parte o un‘altra della barricata. Tutto pur di far vincere il Bene sul Male.
Secondo Erica Martin il punto di partenza per diventare seriamente un piccolo Hobbit della Contea come Frodo Baggins o un saggio Maia come Gandalf o un abile principe Elfo del Bosco Atro come Legolas (e potrei continuare con mille altri esempi, ma eviterò le famose e interminabili liste tolkieniane) ed entrare con consapevolezza nell’universo delle Terre di Mezzo, non potrà che essere la lettura dei suoi scritti e la visione delle illustrazioni che il nostro fece di sua mano.
Tolkien, infatti, può essere considerato anche un bravo illustratore più capace come paesaggista che come ritrattista, ma comunque accurato nel particolareggiare gli elementi specifici di ogni personaggio anche se a volte le sue stesse illustrazioni erano in conflitto con le descrizioni.
Dalle fonti primarie cioè esclusivamente gli scritti e le illustrazioni di Tolkien, sarà comunque possibile ricavare la scelta delle stoffe, dei cartamodelli, dei gioielli, perfino delle borse, delle cinture e delle calzature e anche delle acconciature e del trucco.
Se poi si vuole fare un salto di qualità allora sarebbe bene riempire gli inevitabili buchi nelle informazioni facendo riferimento ai periodi artistici a cui lo scrittore attinse sicuramente.
L’arte medioevale, il medioevalismo ottocentesco, le varie saghe cavalleresche come il ciclo bretone e quella di Re Artù e i reperti tessili dell’epoca sono senz’altro un supporto efficace per completare la creazione di un personaggio che rappresenta non solo se stesso, ma altresì il luogo in cui ha vissuto e il contesto che lo circonda.
Se si vuole abitare la Terra di Mezzo con una certa cognizione, quindi, non si può prescindere da questo studio, eppure…
Eppure quando sabato 31 ottobre sono andata al raduno ufficiale Terra di Mezzo APS nel bel Giardino degli Osservanti, per l’occasione sede del Community Village, e ho cominciato a chiedere ai figuranti quali fossero le fonti di ispirazione per il personaggio scelto, non ho trovato nessuno, ripeto, nessuno che avesse non solo cercato all’origine le caratteristiche del proprio abito, ma che avesse semplicemente letto qualcosa scritto da Tolkien.

Il mio intero campione di riferimento, circa una cinquantina di persone, si era ispirato esclusivamente ai film o alla serie televisiva. Nessuno di loro ha mai avuto la curiosità di aprire il libro o ascoltare l’audiolibro.
Certo, la mia piccola indagine lascia il tempo che trova e non può essere considerata minimamente una prova di alcunché. Probabilmente è stato solo un caso, ma è interessante constatare come citare Tolkien senza neanche averne letto una pagina, sembra essere una pratica comune sia tra i cosplayer che tra altri circoli.
Ce ne faremo una ragione…
Questo poco toglie alle decine di sfilate, raduni, contest e spettacoli cosplay dedicati a manga, videogiochi, fumetti e via dicendo che hanno rallegrato le strade e i teatri di Lucca.
Tra gli appuntamenti principali e solo per riportarne alcuni dei più partecipati, ci sono stati i cortei di Dragon Ball, Dylan Dog, Harry Potter, Kpop Demon Hunterse il già citato Star Wars, ma su tutte vince la grande parata della Community Cosplay Legacy che celebrava i 60 anni della manifestazione.
Le iniziative si sono alternate incessantemente, ma anche i singoli hanno lasciato un segno e il LC&G non sarebbe stato lo stesso senza le centinaia di Harley Quinn, le migliaia di Spiderman, le decine di Joker e dei molteplici personaggi di cui confesso umilmente la mia più assoluta ignoranza.
Il mio plauso va a tutti coloro che hanno arricchito con la loro creatività, le loro interpretazioni e le varie performance queste frenetiche giornate. Quello del cosplay è un mondo considerevole e affascinante, dove convivono sullo stesso piano e con la stessa importanza genialità e cialtroneria, dove vale tutto e il suo contrario pur di ottenere il riconoscimento collettivo.
Quello che non deve mancare mai è il rispetto delle persone durante le manifestazioni attraverso il principio “Cosplay is not consent”(traducibile in italiano come “Il cosplay non è consenso”) secondo cui indossare un costume non autorizza il primo che passa a contatti fisici o comportamenti indesiderati. Rattrista solo che si sia sentito il bisogno di doverlo specificare con una campagna di sensibilizzazione.
Appuntamento al prossimo anno quindi e chissà se non saremo Lùthien Tinùviel di Arda, Elfa Sindar della Terra di Mezzo, figlia del re Elu Thingol, signore del Doriath, e di Melian la Maia e così via dicendo.
Di Roma, si considera però cittadina del mondo. Convinta di aver sbagliato secolo, da sempre vive in bilico tra arte e artigianato. Nutre un amore folle per tutte le arti applicate. Nasce infatti come ceramista, ha competenze elevate in tessitura, ma soprattutto ha sviluppato la sua professionalità in campo orafo. Se vuole riposarsi, si dedica al ricamo creativo. Ogni punto, un mantra. Avrebbe voluto prendere un caffè con Marianne Brandt, Yayoi Kusama e Artemisia Gentileschi.





























