Come salvare il capitalismo. Robert Reich racconta le difficili dinamiche dell’economia.

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Come salvare il capitalismo, cover

Che cos’è meglio: il libero mercato o l’intervento del Governo?

Robert Reich nel libro Come salvare il capitalismo, ci spiega che questa è una falsa domanda, utilizzata nei talk show per distrarre l’ascoltare dai problemi reali, perché non può esistere un libero mercato senza l’intervento del Governo. Alla maggior parte delle persone forse il tema interessa poco o niente, eppure ogni giorno dobbiamo fare i conti con delle decisioni, o non decisioni, che influenzano la nostra vita.

Bisognerebbe allora chiedere: in quali settori, in quale misura e quando è giusto che intervenga il Governo?
È giusto, ad esempio, che il Governo intervenga per difendere i monopoli? O per favorire le multinazionali? O per detassare i super-ricchi?

La risposta è “no”, eppure è ciò che è successo e che continua a succedere.

Robert Reich, dopo Aftershock, prosegue la sua analisi delle condizioni che hanno portato alla crisi del 2008 negli USA e che ha coinvolto anche l’Europa.

Benché prenda in considerazione solo quanto avvenuto negli Stati Uniti, per il lettore italiano è facile riscontrare numerose analogie.

La prima parte del libro è incentrata sulla descrizione dei 5 pilastri del capitalismo (proprietà, monopoli, contratti, fallimento ed enforcement)  e di come siano stati privati di valore negli ultimi due decenni. La seconda analizza la situazione attuale e la terza quali potrebbero (dovrebbero) essere gli accorgimenti e le modifiche da apportare affinché l’economia si riprenda e si instauri nuovamente un circolo virtuoso: le persone possano spendere rendendo nuovamente dinamica l’economia, i guadagni aumentino, di conseguenza i salari  e quindi le persone possano spendere ancora di più, in una spirale verso l’alto virtualmente senza fine.

Come salvare il capitalismo si inserisce nel filone di libri sul tema economico; con parole semplice ed esempi chiari, traduce i complessi meccanismi finanziari (e politici) che non vediamo, ma che hanno ripercussioni quotidiane sulle nostre vite, e li rende facilmente comprensibili anche per chi di economia è convinto di non capire niente.

Reich ci accompagna lungo un percorso di scoperta, in cui non è possibile individuare un momento preciso in cui i contrappesi hanno smesso di funzionare, rendendo tutto più difficile per i “non ricchi”. Si sono susseguite tante piccole modifiche al sistema di cui non ci siamo accorti, aggiustamenti impercettibili, leggi apparentemente innocue a cui nessuno ha prestato attenzione e che hanno portato al risultato odierno: il potere nelle mani di pochi che lo difendono e si impegnano per averne sempre di più.

È inevitabile arrabbiarsi durante la lettura perché chi doveva tutelare i più deboli non lo ha fatto, non ci ha nemmeno provato, ha pensato solo a se stesso e al proprio tornaconto, non ha voluto guardare un po’ più in là del suo naso e ha privato la stragrande maggioranza di noi di potere contrattuale, di poter operare delle scelte o di ambire a un miglioramento sociale.

Secondo Reich, però, “coloro che sono al vertice e plasmano le regole non sono moralmente colpevoli. () Il problema non sono il potere o linfluenza in sé e per sé di chi comanda, ma piuttosto la relativa mancanza di potere e influenza dallaltra parte. Non ci sono più contrappesi significativi, cioè forze capaci di contenere e riequilibrare il crescente peso politico delle grandi aziende, di Wall Street, dei super ricchi.

Su questo punto io non sono d’accordo, ritengo che esista un dovere morale, un’etica, secondo cui non è corretto approfittare della propria posizione dominante per arricchire se stessi e pochi altri a discapito della collettività.

Faccio parte di quella schiera di persone che vedono l’economia come una disciplina umana, emotiva e sociale più che scientifica, a dispetto di come ci viene presentata di solito: infarcita di numeri e formule che ci spaventano e ci fanno sentire incapaci e inadeguati.

Questo libro è una prova del fatto che non esistono leggi immutabili e che le motivazioni per cui oggi ci troviamo in questo pantano, non hanno nulla di asettico né di predefinito, ma hanno molto di umano: avidità ed egoismo prima di tutto. Per chi vuol capire un po’ di economia politica attuale, questo libro va benissimo. Robert Reich ha la capacità di semplificare, spiegare e illustrare con parole ed esempi comprensibili, dinamiche altrimenti complesse.

Per quel che mi riguarda, trovo sempre interessante la lettura di questo genere di libri: capire lo stato attuale delle cose, comprendere come siamo potuti arrivare a questo punto e il perché di certe scelte (non scelte), aiuta a interpretare meglio le azioni (non azioni) attuali. Se riesco a districarmi nella complessità che ha portato alla crisi, posso comprendere meglio la direzione di certe decisioni o azioni. Mi sentirò impotente davanti alla prepotenza schiacciante di alcuni individui e di alcune società, ma avrò almeno la possibilità di cogliere il quadro generale. Dalla comprensione può nascere la riflessione, che non fa mai male, anche quando resta fine a se stessa senza tradursi in azione. E poi chi lo sa? Magari un giorno potremo contribuire a raddrizzare il tavolo da gioco, ormai spudoratamente a favore di pochi.

Termino con una frase dell’autore, che racchiude un po’ il senso del libro:

Lidea di un libero mercatoseparato e distinto dal governo ha funzionato da utile paravento per coloro che non vogliono che il meccanismo del mercato venga messo a nudo nella sua interezza. Sono gli stessi che più hanno influito sul suo funzionamento e preferirebbero che continuasse a essere così. La mitologia è utile proprio perché nasconde il loro potere. Perciò, il primo passo per invertire il circolo vizioso è vedere il meccanismo del mercato per quello che è.

 

Robert Reich
Come salvare il capitalismo
Traduzione di Nazzareno Mataldi

 

Tabatha Mancini

Tabatha Mancini

Nata e cresciuta a Milano, mi sono laureata in Scienze del Servizio Sociale e poi ho conseguito un Master in Analisi Transazionale. Amo osservare e studiare le dinamiche tra le persone, così come quelle di gruppo. Mi affascinano politica ed economia, nella misura in cui hanno ripercussioni sul nostro quotidiano. Mi piace la lettura in generale, ma prediligo le storie a lieto fine.

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