Lettera di un omosessuale alla Chiesa di Roma. Eduardo Savarese racconta di fede e di ascolto e di rifiuto.

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Penso che sia impossibile leggere questo libro senza pregiudizi.
Dell’argomento se ne parla ogni giorno e ognuno di noi ha la propria opinione.

Io mi sono avvicinata con curiosità e con la voglia di capire come faccia l’autore a conciliare il suo essere più intimo, l’essere omosessuale, con quello che la Chiesa sostiene e ribadisce di continuo, spesso con termini forti e inequivocabili.

Eduardo Savarese ce lo svela nel suo libro Lettera di un omosessuale alla Chiesa di Roma (Edizioni e/o). Ce lo racconta e noi possiamo sentire, quasi toccare, le sue difficoltà, la sua sofferenza, il suo voler essere accettato e amato dalla Chiesa, così come lui ama Gesù.

L’autore ci porta nel suo mondo e si apre con noi, con sincerità disarmante, circa le sue aspettative, le sue speranze e le sue paure. Poco importa essere d’accordo o meno, quello che ci viene offerto è il difficile compromesso di essere omosessuale e credente. Due termini apparentemente in opposizione.

È un libro scritto con il cuore e con la testa. Le argomentazioni attingono alla sua realtà personale, al suo vissuto e alla letteratura, alla giurisprudenza (non solo italiana) e alle Scritture.

Savarese parla di ciò che conosce (lui è magistrato, omosessuale e cattolico) e lo fa definendo la cornice e poi parlando di sé, non il contrario. Si muove con circospezione e con rispetto del lettore, delle persone di cui parla e, soprattutto, della Chiesa, attento a non superare i limiti.
Se da un lato appare evidente il desiderio dell’autore di essere accettato dalla Chiesa di Roma, dall’altro emerge con chiarezza come lui la strada l’abbia trovata, grazie a preti e suore che parlano con il cuore e al cuore e che, più di tutto, ascoltano chi hanno davanti. Impresa ardua per chiunque, non solo per i religiosi.

Perché gli omosessuali non hanno diritto di essere amati e accettati per come sono. Perché rifiutarli? O anche peggio, perché dire loro, come sottolinea l’autore: ti accettiamo nella Chiesa anche se  sei omosessuale. Come dire: sei sbagliato, ma l’amore di Gesù è talmente grande, che nonostante tu sia molto sbagliato, lui ti ama lo stesso.

Di questo e di molto altro parla l’autore.

Leggere questo libro fa indubbiamente riflettere. La maggior parte di noi ha delle idee ben precise sull’argomento, frutto di riflessioni, confronti, credo e background.

Non è un libro per tutti. Non è adatto a chi voglia vedersi confermate le proprie teorie e opinioni granitiche, non va bene a chi non ha dubbi. È un libro a mio avviso da leggere con umiltà, curiosità e calma, va assaporato, perché è un libro ricco, molto più di quanto l’autore stesso voglia ammettere. È il frutto di anni di riflessioni, pensieri, confronti, dubbi.
O almeno così è parso a me.

Tabatha Mancini

Tabatha Mancini

Nata e cresciuta a Milano, mi sono laureata in Scienze del Servizio Sociale e poi ho conseguito un Master in Analisi Transazionale. Amo osservare e studiare le dinamiche tra le persone, così come quelle di gruppo. Mi affascinano politica ed economia, nella misura in cui hanno ripercussioni sul nostro quotidiano. Mi piace la lettura in generale, ma prediligo le storie a lieto fine.

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