La natura della moneta di Geoffrey Ingham, ovvero l’evoluzione della sua percezione nel corso dei secoli

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Questo è un libro di Economia, scritto da un sociologo. Perché? Che bisogno c’era?

Il motivo è semplice: questi libri di solito si concentrano sull’aspetto, appunto, economico, mentre Geoffrey Ingham, ne La natura della moneta (Fazi Editore) dedica una buona parte dell’opera a raccontarci il significato che la moneta ha avuto, nel corso dei millenni, nelle diverse società, la sua percezione e come veniva utilizzata. E lo fa sfruttando le sue competenze di sociologo che ha studiato anche economia.

Nella prima parte analizza le diverse scuole e la loro influenza in materia. Si sofferma in particolare sul concetto dominante secondo cui “nel lungo periodo la moneta è neutra”.

Nella seconda si sofferma su quella che a mio avviso è la parte più interessante: quella storica. Le origini, le prime monete, il suo significato, il suo impiego e come si è evoluta. Dopo un’analisi economica della moneta, del suo significato intrinseco, del suo valore nella società e della sua evoluzione, Ingham passa all’aspetto sociologico e alle varie teorie che si sono susseguite nei secoli, soffermandosi in particolare su Weber e Simmel, senza tuttavia dimenticare Marx o Smith.

Se all’inizio della sua storia la moneta aveva un valore intrinseco pari a quello nominale, con l’avvento del credito e delle cambiali, c’è stata una prima evoluzione del suo concetto. In tempi più recenti con le carte di credito e ancora di più con internet e le diverse tipologie di pagamento, che non sempre contemplano la moneta, il concetto è ancora più ampio.

L’autore ripercorre la storia a grandi linee, rifacendosi in particolare all’importanza e all’accezione che nelle diverse epoche storiche si è dato alla moneta. Analizza anche alcune situazioni specifiche e particolari degli ultimi decenni, dal secondo dopoguerra a oggi, i cosiddetti “disordini monetari”. Infine, l’ultimo capitolo, Nuovi spazi monetari, analizza la situazione della Comunità Europea, parlando dei cambiamenti che l’Unione ha portato nei vari stati con l’avvento dell’euro, il trattato di Maastricht, senza tralasciare la perdita di sovranità monetaria.
L’autore mette in rilievo gli aspetti “negativi” del’Europa: le regole più rigide, la necessità di sottostare a una banca centrale, il dover procurarsi i fondi prima di ottenere un prestito.

 Parlando del sistema di Maastricht l’autore scrive che in tutto il mondo capitalista vige sostanzialmente lo stesso regime. Ma in nessun altro luogo i vincoli sono basati su regole tanto stringenti e inflessibili, e in nessun altro luogo queste regole esistono in un vuoto di sovranità.

Il libro è interessante, anche se nella prima parte l’ho trovato piuttosto noioso e poco chiaro, con tanti accenni a diverse, troppe teorie. La seconda parte invece è molto più scorrevole e per certi aspetti affascinante. Ciò che mi è piaciuto è stato rivedere come è cambiata la moneta nel corso dei secoli, il suo significato e il peso che la società le ha attribuito. Se la prima parte era più fredda e meccanica, la secondo ha, per quanto possibile, reso vivo il concetto di moneta. Lasciando intendere molto chiaramente che è in continua evoluzione e che quel che pensiamo oggi, non sarà lo stesso che penseranno le generazioni future sull’argomento.

Tabatha Mancini

Tabatha Mancini

Nata e cresciuta a Milano, mi sono laureata in Scienze del Servizio Sociale e poi ho conseguito un Master in Analisi Transazionale. Amo osservare e studiare le dinamiche tra le persone, così come quelle di gruppo. Mi affascinano politica ed economia, nella misura in cui hanno ripercussioni sul nostro quotidiano. Mi piace la lettura in generale, ma prediligo le storie a lieto fine.

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