Mio fratello è figlio unico. Felice di Lernia racconta la nientificazione della società.

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Mo fratello è figlio unico – Cover

Felice di Lernia è antropologo, operatore sociale e formatore. Cura un blog sul quale registra alcuni suoi pensieri e osservazioni, ed è proprio da questo blog che nasce il libro Mio fratello è figlio unico (ma ha molti follower): una raccolta di short stories, riflessioni sull’attualità, sulla società, su eventi balzati agli onori delle cronache.
Qualunque occasione può essere lo spunto per una riflessione che mira a mettere in luce alcuni andamenti della società, a sviluppare un proprio punto di vista.
Può essere una puntata di Chi l’ha visto?, come il concorso di Miss Italia o un film visto per caso. Dovunque, in qualunque momento, è capace di cogliere frasi che rivelano molto di più sulla società di quanto non si direbbe a prima vista: anche fuori da scuola o dell’oratorio.

Il lettore non troverà una storia che si dipani e che si possa seguire con continuità; come dice lo stesso autore, si può aprire il libro a una pagina qualunque e iniziare a leggere.

Ciò che accomuna queste riflessioni, è la volontà di andare oltre la banalità, di non fermarsi all’apparenza. Di Lernia lo fa con naturalezza, con la facilità e fluidità tipica di chi è allenato, poiché di questo si tratta: allenamento.

Ciò che emerge con prepotenza è il tentativo di essere intellettualmente onesto, di non scivolare nella facile e insidiosa ipocrisia, quella che ci fa avere due pesi, due misure a seconda della nostra vicinanza alla questione, della simpatia o meno che l’argomento suscita in noi. Alcuni ragionamenti vengono portati all’estremo per mostrare quanto siano privi di fondamento. Certo, non mancano le opinioni dell’autore, ma anche in questo vi si può trovare coerenza e onestà intellettuale.

Non è necessario condividere ed essere d’accordo su ogni singola parola, ciò che Di Lernia stimola in noi, è una riflessione onesta, che cerchi di liberarsi dei nostri molti pregiudizi di cui il più delle volte non siamo consapevoli. E lo fa tramite numerosi esempi.

A volte ironico, a volte polemico, a volte serio o nostalgico, l’autore mette in discussione quasi tutto, ha il vizio di mettere a nudo l’ipocrisia e l’italica doppiezza.

Interessante inoltre apprendere e comprendere alcuni concetti come identità sature, falsi validi (di cui purtroppo abbonda la nostra classe dirigente), nientificazione.

Termini che non si sentono nel quotidiano, nemmeno nelle discussioni “sociologiche” nei salotti buoni della televisioni, e che invece dovrebbero essere sdoganate, poiché sono concetti attuali e che rendono molto bene l’idea di alcuni meccanismi, purtroppo per noi, troppo frequenti.

Tabatha Mancini

Tabatha Mancini

Nata e cresciuta a Milano, mi sono laureata in Scienze del Servizio Sociale e poi ho conseguito un Master in Analisi Transazionale. Amo osservare e studiare le dinamiche tra le persone, così come quelle di gruppo. Mi affascinano politica ed economia, nella misura in cui hanno ripercussioni sul nostro quotidiano. Mi piace la lettura in generale, ma prediligo le storie a lieto fine.

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