Più Libri Più Liberi 2015. Tina Modotti. La nuova rosa. Arte, storia, nuova umanità

Fotografare è come scrivere sull’acqua. Movimenti e stasi. Attimi ed eternità. L’essenza dell’immagine è il segno di un anima.
E quello di Tina Modotti è un segno primordiale, energico, indomito. Con il quale traccia linee, ritratti forti. Tina e la sua macchina fotografica seducono il mondo. Che si mostra senza veli, impudico quasi, nella sua estrema verità, nei suoi contrasti.  Oggetti, donne, strade, campi, lavoratori, guerriglieri, un intero popolo… Bianco e nero, condivisione e strappo, bellezza e imperfezione, gioia e dolore. Nello scatto, la realtà, ma non solo. La meraviglia. E qualcosa di imprendibile. Come Tina. Un vento improvviso. Donna di incendi e rivolta. Operaia, attrice e pasionaria, artista e intellettuale. Fotografa. Ma soprattutto, donna coraggiosamente libera. Di vivere più vite, di scegliersi più amori. Incurante di schemi e convenzioni. Coerente ed inflessibile con se stessa, nel suo impegno personale e politico. Pablo Neruda, alla sua morte,  definendola “hermana dal cuore puro”, le dedicò una lirica vibrante:

“Un mondo marcia verso il luogo dove tu andavi, sorella./Avanzano ogni giorno i canti della tua bocca/nella bocca del popolo glorioso che tu amavi./Valoroso era il tuo cuore./Nelle vecchie cucine della tua patria, nelle strade polverose,/ qualcosa si mormora e passa,/qualcosa torna alla fiamma del tuo adorato popolo,/qualcosa si desta e canta./Sono i tuoi, sorella: quelli che oggi pronunciano il tuo nome,/quelli che da tutte le parti, dall’acqua, dalla terra,/col tuo nome altri nomi tacciamo e diciamo./Perché non muore il fuoco. (Pablo Neruda, 5 gennaio 1942)”.

Una mostra per ricordare Tina Modotti, si è svolta recentemente ad Udine. Il volume pubblicato per l’occasione, Tina Modotti, la nuova rosa. Arte, storia, nuova umanità, a cura di Enzo Collotti, Marì Domini, Paolo Ferrari e Claudio Natoli, edito da Forum, è stato presentato nell’ambito della quattordicesima Fiera Nazionale della Piccola e Media Editoria, Più libri più liberi, a Roma. Pubblicazione di spessore notevole, che documenta più aspetti della vita di Tina, e segue una precisa impostazione. Le foto seguono le fasi di una vita dove arte, storia personale e Storia universale sono inscindibili. Il catalogo si articola in otto sezioni, ognuna preceduta da una serie di saggi storici.

Manuela De Leonardis, critica e storica dell’Arte, nel corso dell’incontro ha delineato un esauriente excursus della vita artistica della Modotti. Nasce ad Udine nel 1896, Tina Modotti. Emigra in America nel 1913, per raggiungere il padre a San Francisco. L’amore per la poesia e la pittura la legano a Roubaix “Robo” de l’Abrie Richey, con il quale, nel 1917, va a vivere a Los Angeles. Un trafiletto su un giornale dell’epoca, L’Italia, nell’ottobre del 1918,  li vuole sposi, ma forse non vi fu alcuna unione legale. Sono gli  anni di Hollywood, della sua esperienza di attrice, densi di incontri. Tra i tanti,  quello con Edward Weston, del quale in poco tempo diverrà modella e amante. È bella, Tina, nel corpo e nello spirito.Weston, nel ritrarla nuda su una terrazza, non spoglia la carne.Va oltre. Lei si si dà al cielo, al tutto. Con irresistibile naturalezza e generosità. Scura bellezza, inquieta. Dopo la morte di Robo, avvenuta in Messico, nel 1922, si trasferisce lì con Weston.Vivono a Città del Messico, Edward le è al fianco nella vita, ne influenza la formazione artistica, la sostiene ed incoraggia nella sua carriera di fotografa. Tina mostra però subito una sua personalissima visione della fotografia. La scrittrice Anita Brenner commissiona a Weston  la raccolta delle immagini per il suo libro (pubblicato nel 1929), Idols behind altars. Tina partecipa al lavoro, con un viaggio compiuto con Edward in giro per il Messico. Diviene amica di artisti e intellettuali, Frida Kahlo, Diego Rivera. Si iscrive al Partito Comunista (PCM). Viene scelta come fotografa del movimento muralista messicano, collabora con il giornale Il Machete, organo ufficiale del PCM. Sono gli anni del Rinascimento messicano, sono gli anni di punta della sua attività fotografica, legata indissolubilmente all’attività politica. L’arte diventa un mezzo per la battaglia sociale. Scrive con chiara consapevolezza nel suo Manifesto Sobre la fotografia, sulla rivista Mexican Folkways, nel 1929:”…La fotografia è il mezzo più eloquente e diretto per fissare e registrare l’epoca attuale… La fotografia, per il fatto stesso che può essere prodotta soltanto nel presente e sulla base di ciò che esiste oggettivamente davanti alla camera, si impone come il mezzo più soddisfacente per registrare la vita oggettiva in tutte le sue manifestazioni; da ciò il suo valore documentario. E se a questo si aggiunge la sensibilità e la comprensione del problema, e soprattutto un chiaro orientamento sull’importanza che deve assumere nel campo dello sviluppo storico, credo che il risultato meriti di occupare un posto nella rivoluzione sociale, alla quale tutti dobbiamo contribuire”. Gli operai, il portatore di banane, la donna con la bandiera… Tutti accarezzati dal suo occhio attento, combattivo. “Oneste fotografie, senza distorsioni o manipolazioni”, così le definisce. Genuine, per Weston. “La chiarezza e l’essenzialità di Modotti, garantiscono l’assenza di ogni tipo di retorica”, nota Roberta Valtorta nell’intervento critico contenuto nel volume.

Non si ferma Tina. La passione brucia sempre. Supera Weston.Vita, amori nuovi, importanti. Xavier Guerrero, Julio Antonio Mella, che verrà assassinato sotto i suoi occhi per ordine del dittatore cubano Machado. Vittorio Vidali, che conosce in occasione di una manifestazione a favore di Sacco e Vanzetti. Con il cambiamento del clima politico, nel ’30, accusata di aver organizzato un attentato contro il nuovo Capo dello Stato, Rubio, Tina viene espulsa dal Messico. Ripara con Vidali in Europa, a Berlino, poi in Russia. Sono gli anni che segnano una brusca interruzione dell’attività fotografica, a favore di una militanza a tempo pieno. Dopo aver partecipato alle manifestazioni antifasciste francesi, Tina non c’è più. Allo scoppio della guerra civile spagnola, nel 1936, diventa “Maria”, combattente con Vidali, che si fa chiamare invece “Comandante Carlos”. Si uniscono alle Brigate Internazionali, in Spagna, Tina conosce personaggi impegnati nella lotta comune, come Hemingway, Neruda, Malraux, Bethune, Rafael Alberti, Malraux. Quando il movimento repubblicano crolla, nel ’39, fa ritorno con Vidali in Messico. Un Messico duro da vivere, anche se le ha annullato l’espulsione. Un taxi è la sua ultima culla, muore durante il ritorno da una cena a casa dell’architetto Meyer. Nel libro, una foto la ritrae nella bara, nemmeno la morte sembra averle rubato la forza.

Maria Luisa Righi, storica del Comitato scientifico della Fondazione Istituto Gramsci, ha tracciato invece profilo storico-politico della figura di Tina. Figura che definisce “affascinante”, così come risulta da questo volume, che si distingue “per l’ampiezza della selezione delle immagini, e per l’apparato fotografico – anche inedito (proveniente in parte dal lascito di Jolanda Modotti, sorella di Tina) – straordinario”. Il titolo prende spunto dall’espressione di Neruda, che chiamò Tina “la nuova rosa”. Le notizie sono molto aggiornate, ognuno degli autori ha al suo attivo una biografia della Modotti, e ci sono i contributi dei maggiori esperti della Storia europea e mondiale degli anni ’20 e ’30. Tina diede il suo impegno fattivo in numerose organizzazioni internazionali, aveva un’esperienza di vita personale particolare, era bilingue, parlava e scriveva anche in spagnolo, francese, russo. Ha vissuto in Paesi diversi, in nuclei di comunità cosmopolite. In Messico c’erano esuli spagnoli, tedeschi. Intellettuali che nel Dopoguerra presero strade diverse. Raccogliere le carte dagli Archivi, nel caso della Modotti, non è una cosa facile. I materiali sono molti, e la documentazione non è sempre agevole. Per dieci anni la Modotti è stata considerata una “rivoluzionaria professionale”. La Righi ci dice che l’espressione “professionale” non si attaglia esattamente a Tina, vista la sua storia singolare e non accostabile a quella di altri personaggi. Per anni la Modotti è stata trascurata da una storiografia attenta alla dimensione universale della Storia, non alle vicende, sia pure interessantissime, di una donna spregiudicata e movimentata come lei. Riporta l’obiezione, sollevata da più parti, che la sua libertà estrema potrebbe averla penalizzata. A Tina è stata comunque riconosciuta una certa autonomia di intenti. “Metto troppa arte nella mia vita e di conseguenza non mi resta molto da dare all’arte”. È nel periodo messicano che il rapporto tra Vita ed Arte è così stretto in Tina. Nel resto della sua esistenza c’è una cesura. L’abbandono della fotografia si lega all’attivismo politico. Eppure, in quegli anni, non mancano artisti che prestano il loro contributo alla causa (Picasso, Neruda). Ci si interroga sul perché di questa crisi espressiva, chiusura di un ciclo con l’esilio dal Messico, crisi personale, dovuta ai mutamenti storici… In Russia, con Vidali, troverà un clima di epurazione e dal punto di vista artistico, la fine delle avanguardie, che lasciano il passo ad un realismo storico propagandistico. L’Arte diventa malinconica e sofferente, partecipe delle sofferenze del mondo intero. La stessa Tina assume un aspetto malinconico, nelle foto che la ritraggono, non sorride quasi mai, appare mesta. I tempi sono così tumultuosi, non si adattano ai suoi ritmi interiori. “I miei tempi di composizione sono lenti, quando scatto l’immagine è già andata”. “E anche il mezzo tecnico è forse inadeguato”, aggiunge Manuela De Leonardis. Ripercorrendone le vicende, esistenziali, artistiche e politiche, Paolo Ferrari, in un saggio del libro, osserva che tre sono i motivi della trascuratezza nei confronti della storia individuale della Modotti. Intanto,“obiettive lacune nella documentazione, riguardante i vari passaggi della vita di Tina. Poi, l’avversione da parte di molti per le sue scelte politiche ed esistenziali… Infine, la difficoltà di collocarla, come ha scritto Toffoletti, in una cultura fotografica nella quale si era formata… La biografia di Tina ha sempre suscitato dunque interesse, ma forti avversioni: figura antitetica al modello tradizionale di donna, artista, comunista, attivista nel Soccorso Rosso, donna intenzionata a trovare una propria autonoma strada e donna sessualmente libera, non poteva suscitare simpatia negli ambienti conservatori… Molte sue scelte personali erano antitetiche ai modelli proposti dalla cultura cattolica, così come da quelli di una parte della cultura della sinistra, comunista in particolare”. Claudio Natoli, insegnante di Storia Contemporanea all’Università di Cagliari, nel suo intervento fuori programma in sala, a proposito del libro, dice che non nasce dal nulla, ma dall’opera intancabile del fotografo Riccardo Toffoletti, al quale moltissimo si deve per la riscoperta della Modotti, come artista, e come donna. Nel capitolo Tra arte fotografica e Nuova Umanità, Natoli scrive che Tina fu dipinta come una specie di Mata Hari del “Comintern” dalla destra messicana. Non fu una “comunista suo malgrado”, ma lo fu “per una scelta appassionata e autonoma, anche se non scevra di conflitti”. Sulla permanenza della Modotti in Russia, osserva che Tina rifiutò di essere la fotografa ufficiale del regime, che con il realismo socialista Tina non aveva a che fare, avrebbe dovuto rinunciare alle sue scelte di artista. Parlando del volume, Natoli ne descrive la molteplicità dei piani. “Non si è ceduto all’impulso forte di caricare l’opera di foto storiche, ma si è preferito, attraverso le fotografie, fare interagire la figura umana e artistica di Tina con la grande Storia, senza la quale molte cose risulterebbero incomprensibili. Ci siamo chiesti come contestualizzare eventi tanto importanti senza sovrapporli alla storia di Tina”. Troviamo, nel  catalogo, eventi e luoghi in cui Tina fu protagonista, le foto che documentano il suo impegno per Soccorso Rosso, Soccorso Operaio, le organizzazioni che avevano capito quanto fossero importanti le foto nelle comunicazioni di massa”. Ci sono sezioni di inediti assoluti e inediti per l’Europa. Dal fondo della sorella Jolanda, proviene la bellissima foto che immortala quest’ultima nell’atto di stendere i panni. Tina coglie in una veste bianca e in un’azione semplice e quotidiana un momento di assoluta poesia. Ci sono poi le foto dell’esperienza politica in Messico, quelle dell’Escuelas libras de agricoltura, provenienti dall’INAH (Instituto Nacional de Antropologia e Historia di Città del Messico). La denuncia dei campi di concentramento, del pericolo che costituivano per la pace e la libertà dei popoli. Tina andò personalmente a Vienna per portare soccorso alle famiglie. La documentazione sulla Guerra di Spagna, il quartiere di Madrid dove Tina si trovava, le foto che testimoniano il lavoro del Soccorso Rosso per istituire l’Ostello dei bambini, insomma, “una ricostruzione minuziosa della Storiografia e della Storia”.

Dorme Tina. Tra sogni di epoche nuove, più giuste. O forse no. Continua a credere, a combattere.

La nuova rosa è tua, la nuova terra è tua:
ti sei messa una nuova veste di semente profonda
e il tuo soave silenzio si colma di radici” (Neruda).

 

Tullia Ranieri

Tullia Ranieri

Tullia Ranieri ha al suo attivo numerose esperienze artistiche. Scrittrice e attrice, collabora con varie Associazioni culturali. Suoi testi sono pubblicati in Antologie varie e su siti Internet. Si è dedicata a progetti sperimentali di diffusione della poesia nelle scuole e alla scrittura e regia di spettacoli e percorsi poetici. Fa parte del gruppo di Scrittura Collettiva di Fefé Editore. Adora Adonis.

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